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Discussione: La Cerca

  1. #1
    Crocutale
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    GIORNO 1 :

    Era il primo giorno di giugno veramente caldo a Roma, tutto il Parione era immerso nella luce del sole a picco che confondeva le sagome dei passanti facendone fantasmi inquieti. Non era facile sopportare il peso di una divisa in quelle condizioni, rimanere una mattinata fermi al proprio posto di guardia bolliti vivi nell'uniforme, cercando anche di mantenere un contegno di fronte ai turisti.
    Ne sapeva qualcosa il maresciallo Tornesi, appoggiato al gippone che costituiva il posto di guardia dei Carabinieri davanti all'ambasciata francese in piazza Farnese.
    Vedeva uno scorcio di Campo dei Fiori con il suo mercato dell'ortofrutta e i tavolini dei bar, un filo di vento agitava i tendoni delle bancarelle, che sembravano veramente dei fiori dai colori violenti nel bianco abbagliante di quella giornata, e gli portava le voci dei verdurai misti al rumore dei motorini. Volentieri avrebbe camminato all'ombra di quei tendoni per poi farsi un aperitivo ghiacciato, era quasi mezzogiorno, ma il cambio non sarebbe arrivato prima dell'una e la consegna di sorvegliare l'entrata dell'ambasciata non si discuteva.Così rimaneva sotto il sole con la squadra; lui, Benelli e il Corra.. che squadra.. sprecati per un semplice posto di guardia, sprecati !
    Quasi sperava che succedesse qualcosa per rompere la noia di quel turno che non finiva mai, ma fu accontentato anche troppo presto, il suo occhio esercitato percepì subito i primi segnali di guai: una persona all'improvviso si mette a correre, poi un'altra, gente che si ferma a guardare nella stessa direzione, uno che gesticola per richiamare gli amici, ci stava caciara a Campo dei Fiori.
    Anche il Corra aveva notato, non ci fu bisogno di parlare, il maresciallo fece un gesto con la testa e quello corse a vedere, Tornesi intanto andava a recuperare Benelli che poltriva nel gippone.Poco dopo arrivò alla radio una chiamata dalla centrale, Tornesi prese il ricevitore, ascoltò un attimo, poi in maniera automatica si mise sull'attenti anche se la persona con cui parlava non poteva vederlo.

    "Comandi signor Colonnello! Si, abbiamo notato che c'è del movimento... una bomba??.. impossibile signor Colonnello, siamo a venti metri e avremmo sentito l'esplosione! Ho mandato uno dei miei a investigare, ma la consegna.."

    La voce del colonnello si fece impaziente:
    "Ascolti bene maresciallo, tutti i numeri d'emergenza sono intasati da chiamate, parlano di morti e danni materiali... noi temiamo possa essere un diversivo prima di un attacco terroristico contro l'ambasciata francese...ed è per questo che vi voglio levare di lì !
    Abbiamo già informato l'ufficiale di collegamento della Gèndarmerie Francaise, sta allertando il servizio di sicurezza interno dell'ambasciata, voi invece adesso vi muovete rapidi e intervenite a Campo dei Fiori. Riferisca sulla situazione al più presto! "

    Il maresciallo mise giù il ricevitore e prese la radio portatile, il Corra non era ancora tornato e si sentivano sirene d'ambulanza, tolse la sicura alla pistola, poi lui e Benelli mollarono il gippone dov'era e in due secondi attraversarono la piazza portandosi sul posto.Due ambulanze stavano entrando dalla parte di corso Vittorio Emanuele, si intravedeva in mezzo alla folla il Corra che cercava di liberare il passaggio, c'erano capannelli di curiosi in diversi punti, ma prima che potessero fare un altro passo furono raggiunti da un uomo in borghese che sventolava un tesserino.

    "E' lei il maresciallo Tornesi? Sono Cornella della Finanza.. il suo collega mi ha mandato a cercarla.. ero qui con un collega mio per dei controlli, improvvisamente diverse persone hanno avuto un malore, ma tutti nello stesso momento ! Abbiamo chiamato il pronto soccorso.. ma poi la statua.."

    A quel punto il maresciallo stava perdendo il filo del discorso.
    "Che statua, scusi? E cosa c'entra con i malori?"

    Il finanziere gli rivolse uno sguardo poco rassicurante, aprì la bocca, poi rinunciò a parlare e si limitò a indicare a braccio il centro della piazza.Tornesi seguì con lo sguardo, lì doveva esserci il monumento a Giordano Bruno, non aveva notato nulla, è strano come il cervello riesca a completare le immagini parziali che riceve, al punto di non registrare i cambiamenti nelle cose che dà per scontate.
    Non c'era più la statua, il piedistallo era coperto da una massa metallica informe, simile al moccolo di cera fusa lasciato da un enorme cero.
    Per qualche secondo rimase a guardare raggelato, la sua mente stentava ad accettare quel che vedeva, ma intanto la mano era già corsa da sola alla radio, si dovevano chiamare rinforzi, transennare, riunire i testimoni del fatto. Quella sarebbe stata una giornata molto lunga.
    Ultima modifica di Perseo; 21-03-10 alle 01:22

  2. #2
    Crocutale
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    Chi uscisse da Campo dei Fiori per via dei Giubbonari, passando per piazza Cairoli arriverebbe infine alla Fontana delle Tartarughe, dove alcune viuzze si inoltrano nel Ghetto salendo verso il Portico di Ottavia. Era in uno di questi vicoli che il sefardita Gebedia Morìn aveva il suo negozio di fiori. Non c'era molto passaggio per quella via, questo significava tranquillità, ma anche pochi clienti, le clienti poi erano un avvenimento da raccontare nei giorni seguenti come leggenda. Visto da fuori poteva sembrare un buco da niente, ma si sviluppava in profondità con un ampio retrobottega da cui si accedeva a due stanzette per le esposizioni e all'abitazione del Gebedia, che guardava in un cortile interno. Per queste sue qualità il retrobottega era stato da tempo colonizzato da un gruppo di amici, si erano tutti conosciuti all'università, quando l'unica cosa importante era fare i cazzari da mane a sera, poi la vita li aveva portati per strade diverse, ma non avevano mai smesso di vedersi.
    Il negozio di fiori col suo aspetto a metà tra la vendita carbonara e il rifugio del gruppo TNT era diventato il punto di ritrovo ufficiale, poi un giorno era uscita l'idea di fare colletta per comprare un minifrigo, un altro giorno si erano portate delle sedie in disuso, da Capanelle era poi piovuto un tavolino, e insomma un pezzo alla volta si erano costruiti il loro piccolo circolo privato. Così in quella manciata di minuti prima di mezzogiorno, mentre Tornesi parlava col finanziere, Gebedia si stava occupando di un cliente e tre degli amici erano seduti al tavolo con pane, salame e birra, giusto un aperitivo leggero prima di pranzo.

    "No, ma sono proprio dei mongoloidi. Aperitivo prima di mezzogiorno si era detto, e non sono ancora arrivati. Io fra un quarto d'ora devo andare."

    Beppe Dosi, capitano dei Carabinieri, stava cercando di rianimare il suo accendino anni venti che funziona una volta si e tre no. Era il genere alto, biondo e sbarbato che dentro l'uniforme fa sempre bella figura, ma nel vestirsi in borghese aveva ogni tanto delle trovate che capiva solo lui. Quel giorno sfidava la calura con un completo di tweed e coppola, perchè stavano bene con la pipa.

    "Ma quelli ancora stanno addurmì, chi vuoi che venga."

    Il suo aiutante e autista, maresciallo Chiattoni da Benevento, era nella sua solita divisa: Fred Perry bianca e nera, jeans e scarpe da ginnastica di un colore improbabile, aveva capelli neri tagliati molto corti e le basette non proprio da mods, ma quasi, per quanto permesso dal regolamento. Era leggermente più basso del capitano, ma più largo, di spalle si intende, pugile dilettante nei pesi medio-massimi. Nel parlare affettava il salame facendo attenzione a non rovinare la tovaglia a quadretti rossi, l'aveva portata lui insieme alla bottiglia con la candela, nella sua fantasia dovevano creare un'atmosfera da bettola francese dei tempi passati.

    "Senti Beppe, ma piuttosto, la Paoletta e i figli sono ancora a casa?"

    Gigi Naso, rappresentante di commercio e confidente quando capitava, con i suoi ventott'anni era il giovane della compagnia. Sceso da Bassano del Grappa per studiare veterinaria, non si era mai laureato, ma distribuiva le sue cure al piccolo zoo che aveva raccolto in casa.

    "No, sono a Lecce." -rispose Beppe- "Li ho caricati sul treno stamattina."

    "Ah ma allora seratona! Andiamo da Mauretto e non gli lasciamo più chiudere."

    "Ma non ho voglia di guidare oggi, andiamo al Cutty piuttosto, via."

    "Telefoniamo per riservare un tavolo allora?"

    La risposta fu un gesto vago, il telefonino di Beppe Dosi si era messo a squillare, e lui nel rispondere si era allontanato dal tavolo.

    " Signor Colonnello? Comandi! Si, sono proprio qui.. fuori servizio.. eh, Campo dei Fiori è a pochi minuti da qua. No, non ho sentito nessun rumore, ma è una cosa grave? No..si figuri.. vado subito a prendere il comando.. si.. mi muovo adesso."

    Lasciati cadere i discorsi sulla serata capitano e aiutante raccolsero le loro cose, salutarono velocemente gli amici e uscirono di buon passo prendendo a destra per piazza Mattei, e poi a sinistra lungo il vicolo dei Falegnami. Anche all'ombra di un vicolo il sole e la calura si facevano sentire subito, ma questi particolari non impedivano al Beppe di continuare la sua pipata.

    " Ma questo completino di lana a giugno? Non mi schiatterai a metà strada?"

    "A noi irlandesi il tweed ci piace. "

    " Ma io, veramente, non ne vedo qui, un mona magari, ma irlandesi neanche l'ombra ! "

    " Che guapp' e cartò che sei.. "

    Questo genere di discorsi tra loro poteva andare avanti a lungo, ma furono interrotti dal suono delle sirene. Altre ambulanze stavano arrivando dall'ospedale Santo Spirito scortate da un'autopattuglia, una nuvola di curiosi si faceva più densa ad ogni passo, era il momento di rientrare nei loro ruoli professionali. Per prima cosa ne cappottarono un paio che non si spostavano, poi si aprirono la strada fino alle transenne a gomitate e scusi tanto, infine sventolando i tesserini attraversarono la barriera e raggiunsero il luogo delle indagini.
    Ultima modifica di Perseo; 21-03-10 alle 01:20

  3. #3
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    ( Proviamo a mettere un altro pezzetto, va, magari ho trovato dei lettori veloci. )


    Il Beppe girava attorno alla massa compatta di bronzo che fino a circa un'ora prima era stata una statua. Aveva più volte avvicinato la mano, l'aveva toccata, era fredda, non c'erano gocce di metallo fuso per terra, nemmeno bruciature sulla pietra. Eppure non solo la statua, ma anche gli otto medaglioni e i pannelli fissati ai lati del piedistallo si erano sciolti e ora lo rigavano come lacrime di cera. Era possibile che una tale quantità di materiale fuso si raffreddasse completamente in una sola ora? E se anche la statua fosse stata colpita da qualcosa, un raggio laser, avrebbe dovuto sciogliersi in maniera irregolare, doveva esserci un buco dove era stata toccata, e quella parte si sarebbe piegata sotto il peso della porzione ancora solida. E invece no, il bronzo si era adagiato in maniera uniforme, era colato oltre i bordi del supporto da tutti i lati, ma senza toccare terra. A meno che, di qualunque cosa si trattasse, avesse colpito dall'alto in maniera precisamente perpendicolare alla cima della statua. Ma come? Elicottero? Un satellite? E perchè poi? E c'erano i morti, quattro, in diversi punti della piazza e nessuno che mostrasse ferite o contusioni. Si stavano ancora raccogliendo le testimonianze, ma a quanto gli aveva riferito il maresciallo Tornesi, primo ad arrivare sul posto, i decessi dovevano essere avvenuti contemporaneamente al fenomeno che aveva distrutto il monumento. Uno nella libreria Fahrenheit, uno vicino la Vineria, uno all'imbocco di Via dei Giubbonari da cui loro erano arrivati. Il Chiattoni era stato mandato a controllare mentre gli agenti si affacendavano a prendere i rilievi prima di caricare i cadaveri sulle ambulanze. L'ultimo, proprio sotto al monumento, non era una persona qualunque, aveva una veste talare con i bottoni cremisi dei vescovi e un passaporto diplomatico dello stato Vaticano, il nome poteva essere olandese o belga, il viso era congelato in una maschera di terrore che stringeva lo stomaco a vedersi.
    Erano arrivati sul posto alle 12.18, meno di mezz'ora dopo il fatto, eppure c'era già in attesa un incaricato della curia che si era presentato come padre Balduini, anche se nulla nei suoi vestiti avrebbe fatto pensare che si trattasse di un sacerdote. Aveva riconosciuto il monsignore morto come un vescovo missionario con cittadinanza vaticana, quindi aveva preteso assicurazioni che la salma dopo gli accertamenti sarebbe stata riconsegnata al più presto a loro, e dopo l'assicurazione che la richiesta sarebbe stata immediatamente trasmessa ai superiori se ne era andato. Nel comportamento di Balduini c'era stato qualcosa che a Beppe non tornava, ma non riusciva ancora a individuare cosa, e comunque era strano che fosse arrivato in così poco tempo.
    Un banco di frutta era il più vicino al punto in cui era caduto il monsignore, abbandonato, tutti i commercianti e i clienti erano stati riuniti da una parte per raccogliere con ordine le testimonianze, comandò che gli venisse portato il proprietario per ascoltarlo di persona.
    Il fruttarolo era un tizio in canotta che si faceva prima a saltarlo che a girarci attorno, ben sbarbato però, sulla cinquantina. Rimase qualche attimo in silenzio a fissare quell'ufficiale in borghese con la pipa che spuntava dal taschino, poi si decise ad aprire bocca.

    " Ma chi sei aoh, Sherlock Holmes ? "

    " Per favore, qui le domande le faccio io. " - rispose Beppe Dosi subito intristito dal commento - " Il suo nome, per favore? "

    " Valdarno Tommaso, stavo qui al banco quand'è successo er patatracche."

    " Ecco, mi spieghi bene cosa ha visto.. "

    " Dottò, io gliel'ho già detto a l'altri. Erano passate le undici ed è arrivato uno che avrà avuto l'età mia. Era alto, secco, aveva la faccia da uccello e una cofana de capelli ricci e lunghi, tutti brizzolati, pareva Branduardi. Sul momento l'avevo preso per un turista, aveva la camminata di quello che non è mai passato di qua, e poi mai visto e conosciuto prima, eppure quando ha parlato, Trasteverino puro come me ! Ce so rimasto male. "

    " Ma cosa le ha detto questa persona ? "

    " Ma niente, ha comprato una pesca, poi ha salutato e si è fermato un passo più in la a mangiarla. A quel punto è arrivato il monsignore e gli ha attaccato discorso, si conoscevano, sono stati tranquilli a parlare per un po, ma io non sto mica a spià quel che dicheno l'altri. Ma nsomma, anche se parlavano piano li avevo visti farsi sempre più tesi, e di botto il capellone ha alzato la voce, non so cosa gli ha detto, ma fatto sta che il monsignore ha cacciato un urlo con una faccia come se avesse visto il diavolo ed è rimasto corcato per terra. "

    " Ma c'è stata collutazione? Si sono colpiti? "

    " Noo, manco toccati. Stavano a distanza come me da lei adesso, il monsignore ha avuto il malore, e quell'altro ha preso e se ne è andato come nulla fosse. Volevo anche dirgli qualcosa io, ma con quello a terra sono corso subito a vedere che aveva, è arrivata altra gente, abbiamo chiamato subito l'ambulanza, ma dottò, quello era già bello che stecchito dal primo istante, non l'ho visto muoversi. E inoltre, le giuro, quando sono andato soccorrere il morto, la statua era ancora a posto, è stato dopo, quando s'è chiamato il soccorso e ho alzato la testa un attimo che l'ho vista ridotta così come è adesso ! "

    " Ma ci stava proprio sotto ! Non ha sentito un rumore, un sibilo, del calore ? "

    " No, proprio nulla.. "

    " C'era per caso un elicottero in volo sulla piazza in quel momento ? "

    " No dottò, c'era niente, un elicottero l'avrei sentito. "

    " Ma mi dica, il primo uomo che ha visto, quando si è allontanato, in che direzione andava ? "

    Il Valdarno indicò in direzione di Via dei Giubbonari, proprio dove uno degli altri morti era caduto. Beppe stava pensando ad altre domande, ma nel frattempo un agentino giovane, di quelli di leva, si era avvicinato ed era in chiara attesa che il capitano avesse finito la conversazione. Consegnò dunque il testimone al Tornesi con l'istruzione di chiamare subito gli esperti per fare l'identikit della persona che aveva visto, poi si rivolse al nuovo arrivato che scattò nel saluto.

    " Comandi signor capitano ! Ne abbiamo trovato un altro. "

  4. #4
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    Un minimo di commento sarebbe gradito, nello spazio che va da " Vorrei sapere cosa succede dopo. " a " Potresti anche levarti dai maroni. "

  5. #5
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    Recuperato l'aiutante entrarono nel cinema Farnese, attraversarono una porticina con la scritta Riservato e salirono fino a un corridoio di servizio al primo piano. Il nuovo caduto giaceva a terra in una posizione scomposta, proprio sotto una finestra che si affacciava sulla piazza, aveva un giubbotto arancione e una borsa come gli operai comunali, ma nella destra aveva ancora stretto un binocolo. Sembrava una cavalletta schiacciata tra il pavimento e la parete, dovettero superare un momento di orrore prima di avvicinarsi per esaminarlo.
    " Ma questo noi lo conosciamo ! "
    Er Ciàina. Era uno mezzo cinese e mezzo italiano che per darsi un tono faceva l'estremista di destra e ideologo della supremazia della razza bianca realizzata allo stadio e nella mala. Lo conoscevano bene perchè era sempre in giro a far danni, anche se poi le sue malefatte si limitavano al massimo a qualche scritta sui muri, nulla che potesse coronare il suo sogno di essere messo in guardina un paio di giorni, per poter dire che lui era uno de quelli che ar gabbio ce so stati davero. Ma non era questo il punto, la cosa importante era che sicuramente non lavorava per l'azienda del gas. In effetti non lavorava proprio, però sapevano per certo che nel suo vivacchiare si prestava spesso a servizi di sorveglianza e spionaggio, sempre per agenzie private però, mai con le guardie. Ed ora eccolo li senza vita, con le scarpe a punta da sanbabilino e la stessa espressione terrorizzata delle altre vittime di quella mattinata. A Beppe Dosi in fondo spiaceva che fosse finito così, ne conosceva di peggiori, e ora capiva cosa non gli era tornato chiaro nel comportamento di padre Balduini. Era indifferente, non si era degnato di dire una preghiera, nemmeno un segno di croce davanti ai morti. Nemmeno Beppe stesso per la verità l'aveva fatto, ma in quel momento, avendoci pensato, interruppe un attimo il suo lavoro per segnarsi e mormorare un eterno riposo a chi non c'era più. Poi lui e Chiattoni guardarono dalla finestra, c'era una visuale ottima della piazza, del monumento distrutto, e di quel che ci accadeva attorno. Non ci voleva tanto a capire cosa stesse sorvegliando il Ciàina con quel binocolo.
    " Qui non è successo nulla per caso " - fece il Chiattoni - " Dovevano essere tutti coinvolti in qualche maniera, gli altri tre che ho visto, messi assieme al Ciàina qua, coprivano tutti gli accessi, potevano vedere tutto quel che entrava o usciva dalla piazza. Sapevano che doveva succedere qualcosa di grosso. Ma grosso proprio, questo è il tipico caso di cui si nega l'esistenza e che viene affidato a noi. "
    " Il reparto che non c'è.. " - rispose il capitano - " E infatti il colonnello ha chiamato subito noi, e prima ha anche spostato il corpo di guardia dall'ambasciata qui dietro, in modo da arrivare prima della Polizia e prendersi il caso. Ma se anche sa qualcosa, figurarsi se ce lo viene a dire. Piuttosto... hai visto se quello deceduto dall'altra parte della piazza era uno sulla cinquantina con capelli lunghi e ricci ? "
    " No, ventinove anni, capelli neri e lisci, il suo documento di identità mi puzza di falso, ma sull'età non mentiva. "
    " E poi ? Quando ti gratti in mezzo alle gambe significa che vuoi dire dell'altro. Dai, dai, sputa l'osso. "
    " La faccia.. non era impaurito come gli altri, anzi è morto sorridendo come se fosse in estasi. Mo te lo dico, è quello che mi ha messo più paura a vederlo ! "
    Beppe ascoltava guardando fuori dalla finestra, era una abitudine che aveva quando stava per iniziare un nuovo caso, gli serviva a ricordarsi di quanto è grande Roma, quanta gente ci sta, quante cose nascoste. Aveva anche voglia di accendersi un toscanello, ma non poteva spargere della cenere in zona di indagini.
    " L'unica cosa certa allora è che una delle persone coinvolte è ancora viva. " - disse poi - " Come minimo è uno informato sui fatti, entro sera avremo il suo identikit e se facesse storie possiamo trattenerlo per omissione di soccorso. Domani cominciamo a cercarlo. "

  6. #6
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    Giorno 2:

    La mattina dopo un Beppe Dosi in divisa completa si presentava a rapporto nell'ufficio del colonnello.

    " Capitano Dosi, si metta comodo prego. E' a conoscenza delle ultime notizie ? "

    " No, mi dica. "

    " Quello di ieri è stato tutto un falso allarme, l'amministrazione comunale aveva rimosso la statua di Giordano Bruno per sottoporla a una pulitura, l'hanno sostituita momentaneamente con un'opera dello scultore Alberto Morini, ma l'ufficio stampa per un disguido non ha reso pubblica la notizia. Così si è subito diffusa la leggenda urbana della statua sciolta, che unita a un paio di malori dovuti al primo caldo ha causato un momento di panico ingiustificato. Anche la voce che ci siano stati diversi morti è completamente ingiustificata, l'unico decesso realmente avvenuto è quello di un anziano ecclesiastico. Mi spiace averla dovuta disturbare per nulla ieri. "

    Era una versione dei fatti palesemente falsa, ma non c'era da scomporsi, l'assegnazione di un caso al reparto che non c'è iniziava sempre con una recita di quel genere, e anche la risposta doveva seguire il copione.

    " Nessun disturbo, non si preoccupi, sta tutto nel mio rapporto. "

    Il colonnello prese dal tavolo un foglio di carta, era un identikit, si distinguevano chiaramente i tratti della persona descritta dal fruttivendolo il giorno prima.

    " C'è però ancora una noia prima di poter archiviare. Questa persona secondo testimoni era presente quando l'ecclesiastico si è sentito male, sarebbe opportuno rintracciarla per gli accertamenti del caso, ma la maggior parte del personale è già occupata in questioni più importanti. Le dispiacerebbe occuparsene lei ? "

    " Provvederò subito. Ho il permesso di trasmettere questo identikit alle pattuglie operative? "

    " Già fatto, è stato distribuito a tutte le pattuglie nostre e della Polizia. "

    " E per fortuna che si tratta di una questione secondaria. Se era importante si mobilitava l'Esercito ? "

    La battuta era di troppo, ma non era riuscito a trattenerla, si stava già stancando di continuare a far finta che non fosse successo nulla. Il colonnello si accigliò subito.

    " Beppe, fai poco lo spiritoso. E trovalo ! "

    " Agli ordini, signor colonnello ! "

  7. #7
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    Nel primo pomeriggio era di nuovo in borghese, aveva un camicione bianco chiuso davanti con i lacci perchè quel giorno si sentiva on the road, assieme al Chiattoni stava camminando tra i turisti sotto al Colosseo. Tra una comitiva e l'altra si vedevano spuntare i figuranti vestiti da legionari antichi che si lasciavano fotografare per qualche moneta.
    Due di questi stavano inscenando un combattimento di gladiatori.

    Uno era massiccio, pesante, aveva un gladio di gommapiuma, uno scudo quadrato di plastica di quelli che si trovano per carnevale e un elmo che poteva sembrare vero, con una gran criniera rossa e la visiera bucherellata che nascondeva il volto.
    Completavano il suo abbigliamento una maglietta con la scritta " Saluti Romani ", calzoncini da jogging e scarpe da ginnastica con i calzettoni di spugna.
    L'altro era a volto scoperto con l'acciuga sul mento e i capelli ricci trattenuti da una bandana, portava solo un gilet senza maniche e pantaloni aderenti in similpelle. Attorno al braccio sinistro aveva avvolta una rete, mentre con la destra agitava un tridente di plastica con le punte coperte di carta stagnola.
    Il reziario opponeva l'agilità alla maggior forza del gladiatore, gli girava attorno tenendo davanti a sè il braccio coperto dalla rete, lo insultava per spingerlo a scoprirsi, ma quello sapeva di non poter competere in velocità e continuava a rimanere riparato dietro lo scudo. Vista fallire la provocazione il reziario fece scorrere il tridente nella sua mano fino a tenerlo per l'ultimo quarto del manico, e invece che affondare di punta vibrò un colpo laterale verso la tempia dell'avversario. Questo prontamente parò con lo scudo e subito dopo balzò avanti per un affondo col gladio, che il reziario deviò con l'avambraccio protetto dalla rete, mentre spostava la presa appena sotto la testa del tridente per tentare a sua volta un affondo da vicino, che incontrò nuovamente lo scudo del gladiatore.
    Si allontanarono.
    Il reziario tentò nuovamente il colpo ruotato a distanza, questa volta in diagonale verso il basso per spezzare la gamba del gladiatore. Ma questo esibendo una insospettata agilità riuscì a saltare l'asta in arrivo e subito tornò all'attacco contro il lato ora scoperto del suo avversario, che a sua volta si portò fuori pericolo eseguendo una caduta e capriola all'indietro.
    Dagli spettatori partirono gli applausi, i lampi delle fotocamere stendevano un muro di luci tra loro e i contendenti.
    Nel rialzarsi dopo la capriola il reziario aveva liberato la rete, manovrandola come una frusta riuscì ad avvolgerla al braccio armato del gladiatore. Si misero allora entrambi a mimare uno sforzo terribile, come se il primo con tutto il suo peso non riuscisse a spostare l'altro che resisteva con la sola forza del braccio. Infine fu il gladiatore a tirare verso di se l'avversario, per poi colpirlo al ginocchio con l'angolo inferiore dello scudo.
    Uno scutum vero, di legno pesante con i rinforzi di bronzo agli angoli, avrebbe realmente spezzato i legamenti, e il socio si dimostrò un bravo attore gettandosi sul selciato e lamentandosi come un calciatore atterrato in area di punizione. Il gladiatore lasciò cadere lo scudo, con la mano libera prese il reziario per la bandana e lo alzò da terra in ginocchio.
    Sollevò il gladio di gommapiuma e si rivolse verso gli spettatori come a chiedere cosa dovesse fare del caduto, i turisti non aspettavano altro e subito si alzò una foresta di pollici, la maggior parte alzati, anche se una frangia di facinorosi insisteva per il pollice verso. Vista la volontà della maggioranza il reziario sconfitto fu liberato, si alzò per ringraziare il pubblico che lo aveva graziato e cominciò il giro con la cassetta delle offerte. L'altro intanto raccolse le armi per poi raggiungere Beppe e aiutante che ancora stavano applaudendo.

    " Spartacus, lo spadaccino del Colosseo ! "

    Quello si tolse l'elmo, a vederlo in volto poteva veramente sembrare uno dei Cimbri che Mario aveva sconfitto e portato schiavi a Roma, l'impressione però si incrinava nel momento in cui apriva bocca e sfoderava la sua cadenza tarantina.

    " Noo, macheddìte, che spadaccino. Io, sono un mirmillone, è tradizziunale ! "

    " E la sambuca da Mauretto è tradizionale o no ? " - fece Chiattoni interrompendolo - " Stasera siamo tutti la se vuoi fare un salto. "

    " Maa, io non c'ho testa stasera, devo andare in palestra dai monaci Shaolin, poi so stanco. Però se riesco un salto più tardi lo faccio. Piuttosto, ma la statua di Giordano Bruno, il giornale dice che l'hanno rimossa per ripulirla e intanto hanno messo quella schifezza, ma tanti dicono che non è vero e che hanno visto con i loro occhi che si è sciolta. A voi, cosa vi risulta? "

    " Si, mò ti apriamo gli archivi attè e ti mandiamo anche copia giornaliera dei nostri rapporti. Eddai Sparta.. "

    Beppe Dosi a quel punto gettò l'esca con indifferenza.
    " Anche perchè non si vede come potrebbe fare un pezzo di bronzo a fondersi da solo.. "

    " Chiedete alla Sciamana allora. Ho sentito che ne parlava, ieri sera. Sarà in giro per librerie adesso. "

    Carlotta de Martiis, lontanamente imparentata con i Borboni, era un personaggio noto a tutti i frequentatori di librerie antiquarie e grande esperta di sciamanesimo. Beppe conosceva l'importanza che la figura di Giordano Bruno ha per i cultori dell'esoterismo e sospettava che non fosse un caso se i fatti erano accaduti proprio a Campo dei Fiori, per questo si era rivolto a Spartacus che nell'ambiente sapeva tutto di tutti. Gli esoteristi generalmente hanno un sacco di tempo a disposizione per andare in giro, conoscere gente e spettegolare tra loro. Anche se si danno arie di custodire chissà quali segreti, nella realtà non gli pare vero quando trovano qualcuno disposto ad ascoltare le loro storie. Era certo che smuovendo le frasche in quel giro prima o poi il capellone sarebbe saltato fuori.

  8. #8
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Sottrattisi con qualche difficoltà all'interrogatorio dell'amico, passarono il resto della giornata a fare il giro delle sette chiese nelle librerie. Alla fine la trovarono alla Testa di Ferro, poco prima della chiusura. Li accolse con un sorriso, era alta quasi quanto Beppe, i capelli castani mossi raccolti dietro la testa, vestita in una maniera classica senza concessioni allo stile emo che andava in quel momento.

    " Ah, ma siete qua. Mi aveva detto Prospero prima che eravate passati a cercarmi, pensate che ho fatto anche una visita dal Gebe, visto che siete sempre la. Siete in giro per quel che è successo ieri a Campo dei Fiori? "

    Anche mentre parlava continuava a toccare i libri, li sfogliava, li rivoltava, e Beppe faceva lo stesso, mentre il maresciallo Chiattoni li lasciava parlare, rassegnato ad attendere che il commesso si decidesse a spingere verso la porta quei bibliomaniaci per chiudere il negozio.

    " Cosa ti fa pensare che siamo qui per quello ? "

    " Ero al Fahrenheit ieri, ho visto come sono andate le cose e so per certo che la versione ufficiale che avete dato è falsa. E' logico che stiate indagando. "

    " Ma non ti ho visto nell'elenco dei testimoni.. "

    " Certo, appena ho visto come si mettevano le cose me ne sono andata. Non volevo passare tutto il giorno a farmi interrogare. "

    " E accettare un invito a cena, visto che sta venendo l'ora, ti scoccerebbe anche? "

    " Quello va bene. Dove si va di bello? "

    " Fast food kosher? "

    " Così voi due potete lumarvi la cameriera falascià? Lo sai che non c'è niente di più scortese che invitare a cena una signora e poi lasciare gli occhi attaccati a quelle che passano accanto ? "

    " Ah.. il cognato ha parlato, eh?.. Dal vegetariano allora? "

    " Si, ha parlato, ma dovresti anche sapere che non sono vegetariana.. "

    " Ah già, allora si va alla Steccàus, via ! "

    Usciti dalla libreria passarono dunque per via Cavour e poi via della Curia tra il Foro e il Campidoglio, fino al Testaccio. Una nuova steakhouse era stata aperta a metà di via Marmorata, finirono in una saletta con le pareti tapezzate di copertine di dischi.
    Tra una ordinazione e una birra si fecero raccontare quel che lei aveva visto, nulla in realtà che non si fosse già raccolto dagli altri testimoni.

    " Mi dicevano che potresti avere un'idea su come il metallo abbia potuto sciogliersi?.. "

    " Non è una cosa che posso spiegare subito. Ma intanto, quando portano i piatti, puoi chiedere se ci danno un'altra forchetta? "

    All'arrivo dei piatti la conversazione prese una piega strana, la Sciamana parlava senza tregua lasciando intontiti i suoi due cavalieri, ma evitava accuratamente di rispondere alle loro domande. Nel parlare usava la seconda forchetta per intingere nella salsa dei cubetti di carne cruda che aveva ordinato, mentre la prima forchetta e la sua mano sinistra rimanevano tutto il tempo nascoste sotto l'orlo del tavolo.
    Dosi e Chiattoni intanto si guardavano in silenzio tra loro non sapendo più che fare per tornare sul discorso di loro interesse, annichiliti da quel fiume di chiacchiere.
    Furono intanto chiesti anche dolci e caffè.
    Mentre il cameriere si allontanava con le ordinazioni Beppe prese fiato per parlare, era deciso a riprendere l'iniziativa, ma fu preceduto ancora dalla sua ospite.

    " Ecco, ora ci siamo. " - disse tirando fuori l'altra forchetta da sotto il tavolo - " Scusate se vi ho fatto aspettare, ma per queste cose è fondamentale concentrarsi su altro e non pensare a quel che si sta facendo. "

    Senza altre spiegazioni sistemò la forchetta in equilibrio sull'indice teso della sua mano sinistra. La forchetta rimase ferma per un attimo, poi si afflosciò sul dito come un laccio da scarpe. Dopo averla ripresa tra le mani la arrotolò proprio come un laccio, poi la porse a Beppe che era rimasto a bocca aperta.

    " Ora prova a rimetterla a posto. "

    La prese e provò a raddrizzarla,ma non era possibile smuoverla, era dura e rigida come ci si può normalmente aspettare da un pezzo di metallo. La forma del manico e le decorazioni erano le stesse delle altre posate in uso nel locale. Ci sono delle leghe che perdono consistenza se riscaldate, le usano normalmente i prestigiatori per eseguire quel genere di numero, ma allora Carlotta avrebbe dovuto sapere in anticipo che sarebbero andati proprio in quel posto e procurarsi una copia identica in lega speciale, impossibile.

    " Bel trucco. Come hai fatto? "

    " C'è una forma di energia che ancora deve essere identificata, ma pure esiste e ha delle caratteristiche. E' affine a tutto quel che è vivente, per cui il corpo umano può riceverla come un'antenna e incanalarla. Inoltre ha la capacità di allentare i legami atomici dei metalli, li rende molli, ma come hai visto appena cessa la somministrazione di energia riprendono le loro caratteristiche normali. "

    " Si, ma qui parliamo di un monumento, non di una forchetta. Si può fare ugualmente anche se c'è molta più massa? "

    " In realtà c'è un limite alla quantità di questa energia che può passare attraverso il corpo di una persona singola, però c'è chi pensa che sarebbe possibile realizzare una cosa chiamata accumulatore di orgoni. Sarebbe un oggetto ingombrante, fatto di molti strati alternati di materiale organico e inorganico, ci sarebbe voluto almeno un camioncino per trasportarlo. "

    " Eh.. un camioncino.. in un giorno di mercato chi ci farebbe caso. Ma se no un dirigibile?? avrebbe potuto portare questo generatore sopra alla statua senza fare rumore! "

    " Bè, macheddici." - interruppe Chiattoni - " Se fosse passato un dirigibile sopra Campo dei Fiori lo saprebbe tutta Roma, l'avremmo visto anche noi mentre andavamo. "

    " E, be, allora, se non va bene fai tu l'indagine da solo eh? Io sto in ufficio a leggere il giornale e aspetto di vedere cosa combini, tanto... Io volevo esaminare tutte le possibilità, ma c'è sempre quello che ne vuole sapere di più.. "

  9. #9
    Crocutale
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Il Gulliver pub, o più semplicemente da Mauretto, sta all'altezza del secondo palo di via Settevene, in periferia. Davanti c'è uno spazio delimitato da vasi di piante, con tavoli lunghi di legno, dipinti di verde. Il pub è una costruzione bassa, la porta sulla destra, una scala esterna taglia in diagonale la facciata fino a un'altra porta sul primo piano. La base della scala è chiusa da un cancelletto, nessuno sa cosa ci sia al piano superiore, e tra i frequentatori circolano molte leggende.
    Il Picciò era appena arrivato in sella all'insetto meccanico, col fratello biondo, il Danese, sul sellino di dietro. Mentre chiudeva l'insetto con la catena vide che il gruppo TNT era già sistemato quasi al completo a prendere l'aria davanti al pub. Solo il sor Ciliegini, bancario, era entrato per recuperare i boccali personalizzati che Mauretto custodiva per loro. Fuori appoggiato al muro Fausto Beccaccia il cacciatore tirava boccate da una sigaretta e raccontava tutta una storia al Gebedia, che al solito guardava le stelle e non ascoltava. La fidanzata del Chiattoni stava seduta sulla panchina di fianco alla porta con la Cri, versione cresciuta di Pippi Calzelunghe, che gli saltellava davanti parlando come una radio. Gigantiello e Sanfone Plinsky, entrambi con Ceres, gli vennero incontro, il primo nonostante il nome era alto un soldo, l'altro spilungone con pizzettone giacchetta e cravattino, una coppia d'impatto.

    " Bella regà, ci siamo tutti ? "

    " Beppe e Chiatta, bidonari, sono andati a cena per conto loro da un'altra parte. Hanno telefonato che ci raggiungono dopo. "

    Si unirono agli altri, c'era anche Gigi Naso alle prese con la fidanzata vicentina che lo aveva raggiunto a Roma.

    " GIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!! Lo sai che viene anche Davide stasera, e tu lo prendi sempre in giro, e devi smetterla perchè poi lui si offende. E ascolta quando ti parlo mona, questa volta voglio vederti comportare da persona normale, lo saluti, stai tranquillo e non fai battute da deficiente. E io ti mollo se fai la solita figura da scemo.. "

    David Luthor, il surfista del Tevere, chitarrista di un gruppo Rockabilly-Surf+cover di Johnny Cash, era il bersaglio eterno degli scherzi di Gigi Naso, che da ragazzo serio disapprovava il suo stile estroso. Gigi comunque quella sera era deciso a fare contenta la sua ragazza e far vedere a tutti che persona ammodo poteva essere quando voleva, era sicuro della sua capacità di controllarsi. La sua sicurezza durò fino all'attimo in cui se lo trovò veramente davanti. Era arrivato sorridente con passo sportivo, il cigarillo in bocca, il dente di squalo falso comprato a Ostia appeso al collo, il camicione giallo e verde da surfista, i pantaloni a pinocchietto bianchi e infine le scarpe da ginnastica, giallo fluorescente, sembravano pittate con l'evidenziatore.
    Gigi Naso rimase qualche attimo a guardarlo a occhi spalancati, col nasone a patata che diventava rosso lampadina e le vene del collo gonfie.

    " Ma.. ma alora.. MA ALORA TI S'E PROPRIA UN RECIA !!! "

    La serata prometteva bene, si era appena all'inizio e già una scena destinata a passare alla storia, il Picciò e il Danese entrarono per procurarsi le birre. Furono accolti dalla musica degli Afterhours a malapena distinguibile tra il brusio della folla, davanti a loro c’erano tre tavoli disposti attorno a una colonna quadrata e uno di quei giochini vecchissimi in cui bisogna guidare la pallina su un piano mobile cosparso di buchi, un pezzo di antiquariato. Sulla sinistra un passaggio tra il bancone e tre separè di legno portava a uno spazio più largo con i tavoli pieni di gente e la porta dei servizi dietro l’angolo. Ciliegini era appoggiato all’estremità del bancone e chiacchierava con Mauretto sistemato al solito dietro la cassa, tra loro stava posato un vassoio rotondo con i boccali privati della compagnia. Si avvicinarono per salutarli e recuperare i loro due boccali, ordinarono le birre e occuparono al volo uno dei separè appena abbandonato da un paio di ragazze, non aveva un tavolo, ma una mensola di legno lungo i tre lati chiusi e alti sgabelli impagliati. Nelle ore seguenti il gruppo TNT fece la spola tra cortile, bancone e separè, rinnovando ad ogni giro la scorta di birra weisse, arrivarono anche Dosi e Chiattoni di ritorno dalla loro importante missione, e infine Mauretto annunciò che si era liberato un tavolo abbastanza grande per tutti loro, attorno cui avrebbero potuto dedicarsi al rito tribale della sambuca.

    Gigi Naso intanto stava entrando nella toilette, non che avesse un bisogno urgentissimo, era solo alla sesta birra e c'era ancora tempo, ma aveva visto David entrare prima e gli pareva che non fosse ancora uscito. Il servizio era uno solo per uomini e donne, un lavandino con specchio in fondo e la porta del WC sulla sinistra, chiusa.

    " Recia, sei li dentro? Quanto ci metti. "
    Nessuna risposta. Gigi insisteva, molestissimo.
    " Stai facendo gli esercizi per allungartelo? Tanto è inutile ! "
    Silenzio, provò la porta, era chiusa da dentro.
    " Ti stai strusciando le vene varicose sulla tazza del water ! Vieni fuori di li ... Recia!! ..Mona !! Smettila di pulirti le scarpe con lo spazzolone del cesso ! "

    Alla fine la porta si aprì e spuntò una faccia che non era per nulla quella di David Luthor. Gli occhi terrorizzati di una preda intrappolata lo fissavano da dietro un paio di occhiali. Gigi Naso rimase di sasso chiedendosi se si trattasse di un'allucinazione, mentre il tipo scivolava fuori dalla porta e spalle al muro camminava di sghembo come un granchio verso l'uscita, sempre fissandolo a lampade spalancate. Nessuno dei due disse nulla, il tipo guadagnò la porta e si diede alla fuga, Gigi andò a usare il water, basito. Poco dopo ritrovò David Luthor che sedeva tranquillo al bancone contandosela con una ragazzotta skin.
    " Oh, ma non eri andato in bagno tu? "
    " Io no, perchè ? "
    " No.. Niente, scusa.. "

    Beppe Dosi stava per accendersi il toscano originale da accostare alla sambuca quando il telefonino si mise a vibrare nella tasca.
    Prima di rispondere controllò l'origine della chiamata: Spartaco.

    " Pronto Sparta, stai arrivando? Siamo tutti qui."
    " Noo, sono con degli altri amici miei in una gelateria nuova all'EUR."
    "Ma quella dai laghetti dove fanno il gelato di soia? Si, ho capito."
    "Si, ma senti, c'è qui quello che state cercando! E' a due tavoli da me. "
    "... Sparta.. ma tu come fai a sapere chi stiamo cercando e che faccia ha? Devo arrestarti per trafugamento di informazioni riservate?.. "
    " Maa, cheddici, ce l'hanno tutti il ritratto, e cosa c'entro io adesso..."
    " Domani passi dal negozio di fiori perchè questa storia me la devi spiegare bene. Ma intanto, noi non sappiamo chi è quello e cosa può fare, quindi anche se si alza non seguirlo, capito? Anzi non guardarlo proprio, te rimani li che adesso arriviamo."

    Si alzò lasciando sigaro e bicchiere sul tavolo, corse fuori e chiamò il Comando per inviare pattuglie sul luogo indicato. Poi raggiunse il Chiattoni, che stava prendendo il fresco e ascoltando i racconti di Fausto Beccaccia sulle imprese del suo cane Schioppo.

    " Conte Oliver, molla tutto che dobbiamo andare in fretta, l'agente Otto Grunf ha trovato il capellone! "
    Il maresciallo lo seguì alla Stilo di servizio.
    "Otto Grunf chi? Spartaco? Ma cosa centra Spartaco adesso. "
    "Questo ancora non lo so, intanto accendi il motore."
    Chiattoni si mise al posto di guida e sistemò la cintura di sicurezza, mentre Beppe si attardava a sistemare saldamente la sirena sul tettuccio, perchè di solito al primo scossone cadeva e restava appesa al finestrino. Intanto la compagnia con altri curiosi si era messa davanti l'entrata a guardare la scena.

    " Oh, ci vedono tutti, fai la partenza da Bo e Duke! "
    " Si, facciamo Hazard mò. Qui andiamo a finire nel fosso."
    " No, no, quando mai ci capita un'altra occasione così, fai la partenza da Bo e Duke ! "

    Chiattoni si lasciò convincere e partì in sgommata con doccia di ghiaia su tutti gli spettatori, seguita da derapata a novanta gradi con sfioramento del fosso dall'altra parte della carreggiata. Si tuffarono nella notte a sirena spiegata lasciandosi alle spalle come ricordo due centimetri di copertone spalmati sull'asfalto.

  10. #10
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    In via Dino Bertani, ai margini dell'EUR, ci sta uno spiazzo con le panchine. Tutte le notti dalle 22 alle 5 ci sta parcheggiato un baracchino mobile che vende caffè e bomboloni strabuoni, per la felicità dei pochi che ne conoscono l'esistenza. Per Piazza e il Drughini, agenti di polizia, era una fermata irrinunciabile quando erano di servizio notturno. Anche quella volta alle ore due erano appoggiati al retro del furgone bar con bombolone in una mano e caffettino nell'altra, il caffè gratis è anche più buono, e il barista offriva sempre sapendo che la loro presenza avrebbe tenuto lontani i malintenzionati.
    Si sentivano sirene, un'auto dei Carabinieri stava passando per l'Ostiense.

    " E' già la terza " - fece il Drugo - " Ma che stanno a combinà, la Centrale non dice niente. Ma è accesa la radio? "
    Piazza appoggiò il bicchiere di carta e controllò distrattamente la radio.
    " E' a posto, ma figurati se i caramba si degnano di informarci dei fatti loro. "
    Passarono ancora qualche istante a pocciare tranquilli i bomboloni nel caffè.
    " Oh, ma secondo te, staranno cercando quello dell'identikit di stamattina? "
    "Non so. Cosa te lo fa pensare? "
    "Forse il fatto che sta passando proprio adesso davanti a noi?.. E' la sul marciapiede di fronte.. "
    Il Drugo alzò lo sguardo dal bicchiere.
    " Ostia, ma è quello preciso.. pensa i caramba che fanno tanti sforzi, poi arriviamo noi... scusate, ma è lui che cercavate, no perchè lo abbiamo appena portato in centrale.."
    "Minchia, diventiamo gli eroi del reparto se gliene facciamo una simile."
    " E 'nnamo allora! "

    Buttarono la cibaria nel cestino e si separarono camminando rapidi, ma senza correre per non metterlo in allarme. Il capellone sembrava diretto verso il centro, Drughini attraversò per tagliargli la strada mentre Piazza gli si avvicinava da dietro. La strada era deserta e loro erano in divisa, doveva aver capito che l'avevano con lui, eppure continuava innocente a camminare come se niente fosse. Non sapevano niente di lui, neanche cosa avesse fatto, ma se tutta Roma lo stava cercando poteva essere uno pericoloso, ma anche loro erano pronti e armati. Il Drugo gli si piazzò davanti e face segno di fermarsi.

    " Polizia! Si fermi e faccia vedere i documenti ! "
    Il capellone si fermò e non sembrava stupito o spaventato, rispose tranquillo.
    " Mi spiace signor agente, ma io non ho documenti. "
    Piazza gli era dietro, non poteva più scappare.
    " Risposta sbagliata, dobbiamo portarla in centrale per l'identificazione. Pià, per sicurezza mettigli le manette e portiamolo alla macchina. "
    Si aspettavano una reazione violenta ed erano pronti a immobilizzarlo, ma quello invece porse i polsi senza che ci fosse bisogno di dirglielo, il Drugo cominciò a pensare di aver esagerato, alla fine sembrava uno sbandato innocuo come ce ne sono tanti in giro. Però aveva addosso un bel completo di qualità, mica la solita roba fricchettona.
    Le manette scattarono, Piazza rilassato stava prendendo la radio per informare la centrale, ma quelle con un rumore di molla rotta saltarono via dai polsi del tipo e caddero a terra. I due poliziotti rimasero un attimo interdetti, il capellone non aveva detto niente e rimaneva ancora li in attesa con le braccia tese. Drughini si portò di fianco per non prendersi un calcio mentre si chinava, raccolse le manette e gliele rimise, questa volta assicurandosi che la chiusura funzionasse a dovere.
    " Guarda come si fa a metterle, adesso non saltano più. "
    Come se fossero dotate di propria volontà le manette lo contraddissero aprendosi nuovamente e ricadendo a terra.
    Il Drugo si stava infuriando, aveva l'impressione che lo sconosciuto in qualche maniera li stesse prendendo in giro, voleva torcergli un orecchio e portarlo in quella maniera alla macchina. Però era solo una immaginazione, in realtà non si era mosso, decise che non era il caso di rimanere li imbambolato. Non riuscì a cambiare posizione, braccia e gambe rifiutavano di muoversi. Era una cosa talmente inaspettata che per il momento non riusciva neanche a spaventarsi, era sveglio, respirava, stava in piedi, poteva muovere gli occhi, ma per il resto era paralizzato. Anche Piazza stava muovendo solo gli occhi e restava immobile, si guardarono, capirono di essere nei guai.
    Lo sconosciuto invece aveva ripreso il suo cammino.

    " Allora contento di avervi conosciuto, ma ora ho degli impegni e devo lasciarvi. Buonanotte. "

    Ma cos'era, un ipnotizzatore? I suoi passi si allontanavano, forse quando se ne fosse andato tutto sarebbe tornato a posto. Piazza aveva sbarrato gli occhi e cercava di comunicare qualcosa con le sopracciglia, i passi ora si stavano nuovamente avvicinando come se quello avesse cambiato idea, ora il Drugo cominciava veramente ad avere paura. Il capellone tornò nel suo campo visivo e gli mise una mano sulla spalla, lo guardava negli occhi come se fosse veramente preoccupato per lui.

    " Pino, tua moglie si chiama Elvira, vero?.. "
    La paura diventava panico, sapeva il suo nome? E quello di sua moglie? Ma cosa voleva. Parlava come se fosse un amico, ma anche i mafiosi hanno quell'atteggiamento quando fanno una proposta che non si può rifiutare.
    " ..Lei ha un neo sotto il braccio sinistro, lo sai, ecco.. dovresti farlo vedere a un medico. Però non fra un po, capisci? Subito! Domani appena possibile prendila e portala dal tuo medico. "
    Gli battè ancora una volta la mano sulla spalla e se ne andò, Drughini ora era attraversato da brividi forti come scosse elettriche, partivano dai piedi e salivano fino alla testa, non sapeva cosa fosse. Non sapeva neanche quanto fossero durati, forse un minuto o due, ma quando cessarono gli fu possibile nuovamente muoversi, anche Piazza si stava ripigliando, si guardarono ancora.

    " E adesso cosa ci scriviamo sul rapporto? "
    " Niente, stiamo zitti per non fare la figura dei babbei, noi non abbiamo incontrato nessuno stanotte. Ma piuttosto hai sentito cosa diceva? Sa come mi chiamo e chi è mia moglie ! "
    " Ho sentito.. anche il fatto del medico.. ma cosa pensi di fare adesso? "
    " Devo portare la moglie dal medico solo perchè me lo dice il primo balordo che passa? "
    " Non so, magari per sicurezza.. Ma comunque tua moglie da quanto tempo è che non si fa visitare? "
    Il Drugo non rispose, Piazza sentiva che era arrivato il momento del sacrificio supremo.
    " Senti, domattina abbiamo lavoro d'ufficio, faccio io la tua parte! Si.. non è difficile.. magari salto la pausa caffè.. tu puoi stare a casa e fai quel che c'è da fare. "

    La mattina dopo l'agente di polizia Pino Drughini e signora erano nello studio del medico, che con una lente di ingrandimento stava esaminando il neo sospetto.
    La faccia del medico si faceva sempre più seria e il signor Pino sudava.
    Infine il medico senza dir nulla fece segno di aspettare e compose un numero al telefono.

    " Pronto, ciao sono Giorgio, sei in clinica?... Si.. tutto bene... Senti, ho qui una paziente che dovresti proprio vedere, sei tu l'esperto dermatologo.. però non so se possiamo aspettare i tempi per chiedere la visita specialistica, prendere l'appuntamento e tutto. C'è mica la maniera di infilarla dentro di contrabbando?
    Ah.. la guardia medica... ma cosa ci fai tu in servizio alla guardia medica?.. Baroni ti ha incastrato di nuovo.. no, senti Ezio, non puoi continuare in questa maniera.. si vabbè, domani. Comunque allora sei alla Croce Bianca stasera.. dalle 21 in poi... certo, te la mando li, Drughini si chiama.. si, grazie. Tu ricordati, ciao. "

    Il dottore mise giù il telefono, fece un sospiro e poi si rivolse ai suoi assistiti con un mezzo sorriso.

    "Vedete, noi tante volte non ci crediamo, ma la Provvidenza esiste... "

 

 
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