oh per me va benissimo anche un file per @ :-)


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No, sono andato avanti, ma non è ancora finito.
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.


. Mentre Gebedia era occupato col suo concerto, alle ore otto e quarantaquattro Beppe Dosi suonava al citofono di casa Sarto.
Anche lui provava una irritazione nervosa alla pancia, per cena si era accontentato di un panino.
La porta si aprì senza nessuna risposta a voce, si trattava dell'entrata principale, su un lato diverso da quello del tempio che aveva visto la mattina. Era uno stabile piuttosto grande e aveva l'aria di appartenere tutto al Tessitore. Come da istruzioni prese l'ascesore per il terzo piano, al suo arrivo non trovò nessuno ad aspettarlo, c'erao tre porte, probabilmente diversi appartamenti, ma senza nomi. Quella di fronte all'ascensore comunque era aperta. Si affacciò, c'era un vestibolo molto piccolo, quadrato, non avrebbe potuto contenere più di due persone. Era illuminato dall'alto e il pavimento era occupato da un mosaico circolare, di fattura moderna, raffigurante una croce col cartiglio INRI in cima, sospesa in un cielo azzurro punteggiato di nuvole lontane, però vuota.
Oltre il vestibolo un'altra porta uguale introduceva in un salotto, si vedeva un divano ricoperto di velluto rosso fiammante, la gamba curva di un tavolino basso, di legno.
Fece un passo all'interno, pareti e mobilia del salotto erano sistemate in modo da generare una illusione ottica. Dosi trovandosi nell'anticamera aveva l'impressione che la stanza oltre la seconda porta fosse triangolare.
Anzi era solo la punta di un triangolo in cui la stanzetta quadrata era inscritta, col cerchio che conteneva.
" BU' !!! "
Un mostro feroce si era avventato dal salotto, Dosi vide una bocca rossa spalancata e saltò sul posto come una molla, i capelli dritti, facendo intanto con la gola un verso da cavallo.
Una tale reazione non sarebbe servita granchè contro un assalitore veramente deciso a sbranarlo, ma quello rimaneva fermo nella cornice della porta. Mentre i piedi di Beppe tornavano a terra la sua mente notava i particolari; vestiti, corporatura e postura erano quelli del padrone di casa, però il volto sembrava la testa di una pala da forno in cui avessero scavato due buchi per gl occhi, un rettangolo irregolare dipinto di rosso vivo sotto un naso scolpito tra i due buchi. Una maschera africana. Il Tessitore mascherato si piegò all'indietro rischiando veramente di spaccarsi in due dalle risate.
" Che faccia ! Uahuahua che faccia ! E che salto ! "
" Le sembra questo il momento di fare gli scherzi ?? Pensi se avessi avuto con me la pistola ! "
" Ma io lo so che lei non ha mai il ferro con se. " - rispose Sarto levandosi la maschera e lasciando entrare Beppe nel salotto. - " Comunque non era solo uno scherzo, questa è una maschera da iniziazione, viene dal Mali. Gli africani hanno una maschera per ogni momento della vita. "
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La sala conteneva tre divani identici disposti a U attorno a un tavolino rotondo in stile cinese. Il lato aperto era verso l'entrata, oltre il divano di mezzo si vedevano due porte, tra cui era appesa una copia della Caduta di Fetonte incisa da Piranesi, a sinistra due finestre chiuse con tende color canapa raccolte e legate da nastri dello stesso velluto dei divani.
Il tavolino reggeva una collezione di bicchieri di plastica, bottiglie d'acqua e aranciata, una di pompelmo senza zucchero mezza vuota e probabilmente sgasata. Poi il sacchettone di patatine che nessuno avrebbe aperto. Tutta quella mercanzia era un vero e proprio marchio di fabbrica della gente che stava per arrivare.
Si presentarono in sette nell'anticamera e il padrone di casa si alzò per riceverli, invitando Beppe a rimanere seduto.
Naturalmente padre Balduini era il primo, ma c'era anche il superiore dei francescani, in borghese, e altri sconosciuti.
Nessuno di loro indossava qualcosa che potesse identificarli come sacerdoti, eppure si capiva, tutti avevano quel sorriso tirato che aveva già notato in precedenza, identici.
Nell'entrare fecero una cosa inaspettata: ognuno si fermava nel'anticamera e sputava per terra in mezzo al mosaico, sulla croce quindi, e ci mettevano anche dell'entusiasmo con grandi sorrisi.
Dopo questa parentesi si accomodarono assieme al Tessitore chiacchierando di cose qualunque.
La disposizione dei divani ricordava quella del Triclinium romano e come i letti tricliniari erano fatti per ospitare tre persone.
Non era dunque un caso se padre Balduini prese il posto che nel Triclinium era riservato all'ospite più importante: l'angolo destro del divano centrale, imus in medio.
Sarto invece prese il posto proprio del padrone di casa che lo metteva faccia a faccia con l'ospite: la sinistra del divano sinistro, summus in imo.
Beppe, che sedeva nel posto più vicino all'entrata, venne invitato a spostarsi nel divano di mezzo di fianco a Balduini.
Non c'erano formalità, era evidente che tutti si conoscevano e discutevano delle cose loro, con riferimenti difficili da cogliere per un estraneo, ma evitavano accuratamente di coinvolgere il capitano e il prelato al suo fianco. La loro sarebbe stata una conversazione privata.
" Padre, noi ci siamo conosciuti quattro giorni fa. " - Cominciò Dosi - " Avrei voluto rivederla in una situazione più ufficiale, il mio ufficio le ha mandato più volte richieste di informazioni e non ho ricevuto risposta. Ho dovuto scoprire da solo che diverse persone stanno cercando il mio sospetto con l'istruzione di comunicare gli avvistamenti a un suo numero di telefono invece che all'autorità competente.... "
Il prete lo interruppe mettendogli una mano sul ginocchio.
" Signor Capitano, le posso assicurare che le autorità veramente competenti sono costantemente informate. Mi risulta che il signor Sarto le abbia già spiegato, sono proprio i suoi superiori a non averci ancora autorizzato a darle certe informazioni. La sua competenza è apprezzata, ma devono assicurarsi che lei abbia anche le qualifiche necessarie e presto lo sapremo. Ora però devo cambiare discorso, abbia pazienza, avrà visto che abbiamo un modo peculiare per salutarci all'inizio delle nostre serate. Lei cosa ne pensa dunque ? "
“ Che non è una novità, si tratta di una moda diffusa in alcuni ambienti già da molto tempo, solo non sapevo che fosse arrivata anche a voi. “
“ La moda che pensa lei però riguarda il Crocefisso, non la Croce. Come ha visto noi usiamo una Croce vuota, perché l’amore per Nostro Signore ci porta a odiare lo strumento della sua tortura. “
Dice il manuale del perfetto paraculo che quando è possibile trattare non si deve mai accettare la prima offerta. Così Beppe richiamò alla memoria frammenti di conversazioni avute con padre Timoteo in cerca di qualcosa che gli permettesse di tirare sul prezzo.
“ Ma quel che lei chiama tortura è il sacrificio, Gesù si è incarnato appositamente per essere l’agnello del sacrificio. La croce era lo scopo fin dall’inizio e il mezzo da lui stesso scelto per liberarci dal peccato originale.
Rifiutare la croce è come rifiutare tutta la logica che Dio ha stabilito e fare di Gesù qualcos’altro che non è veramente lui. “
Il prete non toglieva la mano dal ginocchio.
" Lei ha ragione. Però deve capire che chi si prende responsabilità più gravi nella Chiesa deve avere una fede adulta. Possiamo tollerare che il popolo sostenga la sua fede con disegni, statue e reliquie, ma noi non possiamo ridurci a questo culto delle immagini, per questo con quell'atto simbolico in realtà noi prendiamo le distanze dall'idolatria. "
Dosi notava che il prete si faceva sempre più vicino e si chiedeva se per caso volesse salirgli in braccio. Sentiva chiaramente l'odore del colluttorio.
Si sforzò comunque di rispondere, anche per tenerlo a bada.
" Ma il divieto delle immagini riguarda i tempi dell'Antico Testamento, quando Dio si manifestava ai Profeti solo come un Verbo immateriale, invisibile. Da quando invece si è fatto uomo che può essere visto e toccato, è stato necessario sviluppare l'arte sacra e usare le immagini per ricordare l'Incarnazione, che è l'evento fondante di tutta la religione cristiana. "
Mentre Dosi parlava di vedere e toccare, il prete a stento si tratteneva dall'allungare l'altra mano, il linguaggio corporeo esprimeva chiaramente eccitazione, Beppe cominciava a sudare.
Eppure la voce di Balduini rimaneva normale, concentrata sull'argomento e nello stesso tempo dissociata dall'atteggiamento reale.
" L'Incarnazione è un evento fondante, ma non definitivo. Nostro Signore si è incarnato, ma dopo la croce è tornato al Padre come Spirito incorruttibile. E così alla stessa maniera gli Eletti saranno liberati dalla croce della Materia per potersi ricongiungere nella stessa maniera al Padre. Così, vede, quella croce non rappresenta più la missione del Figlio, ma simboleggia la nostra personale prigione corporea, da cui vogliamo liberarci. Per questo la posiamo disprezzare senza commettere sacrilegio. "
Impiegava argomenti sempre più sottili come se stesse provando un mazzo di chiavi su di una serratura in cerca di qualcosa che potesse farla scattare.
Beppe da parte sua si stava stancando di reggere quella discussione sempre più complicata per conto di padre Timoteo. Capiva che arrivati a quel punto continuando a tirare avrebbe spezzato la corda.
Cercò dunque di sganciarsi dal discorso.
" Padre, qui siamo nella teologia vera e propria, non sono tanto esperto. Se lei dice che le cose stanno così posso solo crederle. "
Nella voce di Balduini non ci fu nessun cambiamento di tono.
" Chi non si assume impegni può limitarsi a credere, ma le persone in grado di reggere gravi responsabilità, quelle in cui il Pneuma prevale sulla Materia, pensano con la loro testa. A lei non è chiesto di credere, ma di capire da solo quel che è giusto. Non subito perchè stasera si sta facendo tardi, avrà tempo di meditare, ma la prossima settimana avremo un'altra di queste nostre serate. Lei naturalmente è invitato. Ci aspettiamo per la prossima volta di vedere un suo segno spontaneo di apertura mentale, di adesione, che ci faccia capire di non averla scelta invano. "
Dopo quelle parole il prete finalmente ritirò la mano e il discorso si spostò su cose più normali, poi si spense
Come promesso l'incontro non era durato a lungo, verso mezzanotte Beppe era di nuovo a casa, con la prospettiva di sei ore di sonno prima di doversi svegliare per la gita.
Non riusciva a dormire però.
Se non avesse ritrovato Giò entro una settimana avrebbe dovuto tornare da quella gente. E poi ? Cosa significava " segno spontaneo di apertura mentale " ?
Permettere a quello di allungare le mani ? Sputare anche lui sulla croce ?
E il frate che metteva di mezzo lo Spirito Santo ? Era anche normale che facesse discorsi mistici, ma non era normale che i discorsi mistici fossero coerenti con gli altri elementi.
Cioè, se si escludeva l’ipotesi sovrannaturale, per quale motivo sputare su una croce diventava requisito per avere accesso a informazioni riservate ?
I suoi ragionamenti si spensero infine nel sonno.
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GIORNO SESTO
L'appuntamento era all' Autogrill prima di Fiano per le 6,45, in quanto se si fosse detto settemmezza sarebbero arrivati tutti verso le nove.
Beppe Dosi nobilmente si era fatto venire a prendere dal Chiattoni con la macchina di servizio per mettere il viaggio in conto allo Stato, questo arrivò alle sette con fidanzata a seguito come previsto.
Aveva il Chiattoni una maglia da rugby bianca a righe verdi orizzontali, con il colletto, mentre Dosi indossava una camicia rosso garibaldino che lo rendeva visibile a chilometri, pantaloni bianchi di lino e scarpe nella stessa tinta, oltre ai rayban comprati tre giorni prima.
I coniugi misero il Capitano dietro, non senza proteste, e partirono per la Salaria verso l'Autostrada.
Entrarono nel parcheggio dell'autogrill con poco meno di un'ora di ritardo sull'orario stabilito, cioè erano in anticipo.
Infatti ad aspettarli trovarono solo un David Luthor triste che fumava appoggiato al fuoristrada usato di Gigi Naso, con una delle solite camicie multicolori che sembrava continuare nei tatuaggi sulle braccia.
" Era ora eh. Gigin e la Chiaretta sono andati a colazione e mi hanno mollato qui a fare la guardia, voi che vi fate i vostri comodi e gli altri che non sono ancora arrivati."
" E tu resti qua fuori da solo per davvero ? - Chiese Beppe - " Dai andiamo a prendere il caffè. Gli altri si arrangiano quando arriveranno. "
" Maaa non si può fumare dentro, e quelli non mi lasciano fumare in macchina, poi se ho qualcosa nello stomaco mi viene il mal d'auto.. "
" Ti vedo giù stamattina. " - Intervenne Chiattoni - " Cosa c'è, Gigin ha avuto ancora da dire per le tue scarpe ? Eh ? Eh ? "
A questo David Luthor rifiutò di rispondere, ma bastava abbassare lo sguardo per vedere le scarpette a manto di giraffa, chiuse di fianco col velcro, che portava ai piedi.
Alla fine comunque entrò con loro, presero caffè e cornetti assieme a Gigi Naso e fidanzata, si misero comodi fino all'arrivo degli altri.
Gli altri erano otto, come i posti della Ducato del Picciò. Lui la usava come furgoncino per trasportare i materiali della sua attività, ma c'erano i finestrini laterali e per l'occasione aveva accettato di vuotare il vano di carico e rimontarci i sedili.
Prima di tornare alle macchine ci fu l'attimo del calciomercato, visto che la Cri era l'unica donna sulla monovolume, Dosi e Chiattoni misero la Fra con lei e si presero in cambio Gebedia, sapendo che non avrebbe dato fastidio qualunque cosa avessero fumato. A quel punto anche la Chiaretta volle andare con le altre donne e facendosi strada a colpi di poppe occupò il posto del Sor Ciliegini, che dovette salire sul gippone con Gigi Naso e David.
Erano le otto quando finalmente la carovana si mise in marcia, uscirono poco dopo a Orte e presero la E45, che attraverso l'Umbria li avrebbe portati direttamente a destinazione.
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La strada dopo Todi era piatta, campi a sinistra e mucchietti di case a destra, nello stereo della monovolume Er Califfo cantava " Io non piango " mentre nel sedile più in fondo le tre donne ciacolavano.
Nel sedile di mezzo Sanfone Plinsky, Beppe Beccaccia e Gigantiello, seduti in ordine d'altezza formavano una scala diagonale, mentre di fianco al guidatore stava Spartacus, che era troppo ingombrante per schiacciarsi con gli altri. Il Picciò teneva il volante e ricordava ad alta voce di un viaggio precedente per quella via.
" Ve l'avevo detto no che una volta portavo i turisti in motorino. Scera l'agenzia, gli noleggiavano motorino e pilota, il turista saliva de dietro e si faceva il giro del centro e dei monumenti.
Venivano un sacco de ghei, li mortè, ti si stringevano quando si prendeva una buca, a un certo punto l'agenzia ci ha messo per contratto che dovevamo prenne almeno tre buche apposta.
Ensomma un giorno famo a trasferta a Perugia, pagata come straordinario, caricamo i motorini su sto camion a mattina presto, eravamo otto, dieci, du cinesi, ce guardamo attorno... ndo sta er pulman nostro ?
E quelli: ma che pulman, salite anche voi coi motorini ! Manco li deportati aoh. Ce chiudono, tutto buio, du ore seduti per terra in mezzo ai motorini senza vede gnente, proprio per questa strada, buche, scossoni, gente che c'ha i bisogni. Alla fine il camion se ferma, aprono, na luce che abbaglia, e scennemo a Perugia. A fine giornata ritorno a notte fonda nelle stesse condizioni... cosa nun se fa ppe du testoni.. "
La strada si era ristretta e passava tra due barriere di cemento, Gigi Naso faceva tutto un discorso suo col Ciliegini di fianco.
" L'utilitaria dovevo portare ! Ma la Ciaretinn voleva il macchinone e mi mona che l'ho tirà fora, poi passan tre minuti e lei cambia idea, va a far pollaio su l'altra machina, e io resto qua con questo affare che mi beve cinque al metro ! E alora cosa mi merito : n'atro mona de fianco e un recia de drio che vol fumar. Ma mi te copo se accendi un sigaro qua dentro, Recia, me spiase ma t'ho da copar... "
Superata la strettoia il paesaggio era tornato uguale, solo che i mucchietti di case erano passati a sinistra e i campi a destra.
Dosi e Chiattoni con la macchina dello Stato si erano tenuti in coda, ma trovarono il momento per superare il fuoristrada. Nel passare di fianco Beppe agitava la mano fuori dal finestrino col toscano acceso stretto tra le dita in un gesto a metà tra il saluto e la benedizione. La brace brillava nel vento.
" Guarda sta rallentando, ecco che prende la corsia d'emergenza... David avrà il vomitino.. cercano un punto per fermarsi.. Chiatta segnala al Picciò e fermiamoci anche noi.. ecco David che scende... ecco che cerca di scavalcare il guardrail e rischia di finire a testa in giù nel fosso.. te l'avevo detto che si faceva venire il mal d'auto per l'invidia ? Te l'avevo detto ? "
Si misero tutti e tre a ridere,
" Ah Beppe, c'è una cosa che dovevo dirti ora che ci penso " Fece Gebedia.
" Che c'è ? "
" Ieri sera ero a un concerto, ho conosciuto quello che chiamate il capellone, c'era anche lui. "
I due davanti smisero subito di ridere.
" Giò ? Stiamo impazzendo per cercarlo e lui va ai concerti come se nulla fosse ? Sei sicuro che fosse lui ? "
" Si, abbiamo parlato, ha detto di conoscerti, anzi ha anche lasciato un messaggio, sembra un pò una minaccia però, dice che chi cerca può essere trovato. "
" Continua a prendere per il culo allora !! Ma se ne andasse a cagare! Se mi trova finalmente lo sbologno a Zeronove e mi tiro fuori da questo troiaio, magari lo facesse davvero !
E tu aspetti adesso a dirmelo ? Lo vedi e non mandi un messaggio a me o al Conte qui ? "
" Non sono un infame aoh ! "
Dosi s'era spazientito, ma riprese il controllo.
" Si, ma dimmi una cosa; come parlava ? Ti sembrava romano ? "
" Macchè, abbiamo parlato in Yevanic, italiano neanche una parola. Ah.. è difficile sai ? Trovare qualcuno che parli questo dialetto, quasi tutti i Sefardim parlano Judezmo, la famiglie che ricordano lo Yevanic si contano sulle dita di una mano. Eppure lui lo parlava alla perfezione come a casa dei miei. "
Allo svincolo di San Piero in Bagno, Romagna, imboccarono la strada provinciale verso Predappio, ultima tappa prima della mangiata alla trattoria della Pace a Rocca san Casciano, che era lo scopo ultimo di tutto il viaggio. Era una strada stretta tutta curve che seguiva il fianco delle colline, parete erbosa a sinistra e pendio con guard rail a destra. Non c'era un'anima che potesse contestare infrazioni al limite di velocità, ma il rischio di vedersi spuntare qualcuno dalla direzione opposta bastava a farlo rispettare, quasi quasi richiedeva più tempo quel tratto che tutta la strada precedente.
Chiattoni, Dosi e Gebedia erano di nuovo in coda alla colonna, non c'erano altre automobili di passaggio. Videro Gigi Naso accostare, si stava fermando in un punto dove non c'era guard rail, fermarono anche loro scommettendo che si trattava ancora di David Luthor. Infatti il surfista del Tevere uscì dal fuoristrada, scese nel prato in pendio, e si mise dritto a gambe larghe, non era mal d'auto.
Beppe Dosi allora preso da ispirazione saltò fuori dalla macchina e corse a farla anche lui assieme a David. Più che assieme di fianco, anzi proprio addosso. Poi si girò di scatto e tornò verso la macchina ancora più veloce. David insospettito guardò in basso, l'orlo dei suoi jeans neri, fece una faccia e lo inseguì su per il prato. Beppe aveva già del vantaggio e avrebbe potuto facilmente chiudersi nell'auto se con la sua proverbiale agilità non si fosse incastrato da solo tra portiera e schienale senza riuscire a districarsi prima del'arrivo di Luthor, che già stava ridendo. Rideva ma intanto gli mollava dei pugni sulla spalla che facevano tremare la macchina. Gebedia seduto dietro seguiva lo spettacolo senza commenti.
Sotto la camicia Beppe Dosi si riempì di bolle.
Ultima modifica di Perseo; 27-06-15 alle 22:44
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Venendo da sud il cimitero di Predappio col suo parcheggio si incontra prima di arrivare al paese. E' un bel parcheggio quadrato, spazioso, dotato di servizi igienici che sono sempre utili dopo aver guidato per tre ore abbondanti. C'è anche un fioraio in una lunga baracca frequentata da diversi gatti.
Uscendo dai servizi e seguendo il muro di cinta si arriva all’entrata , costituita da tre arcate a tutto sesto sovrastate da un frontone a doppio tetto spiovente, senza timpano, a riprendere lo stile romanico della pieve medievale alla sinistra del complesso..
Il gabbiotto del custode era vuoto come sempre, le nuvole formavano disegni suggestivi in cielo e oltre l’arcata iniziava la salita tra un intrico di cappelle familiari che davano l’impressione di camminare per una città in miniatura.
C’erano loro, c’era l’Umbertino con altri lunigiani che avevano aspettato i romani all’entrata per unirsi alla compagnia, Spartacus s'era portato il labaro di una delle associazioni cui aderiva, che dava quel tocco indispensabile di becerità.
Una delle tante associazioni, ma d'altronde tutte collegate sotterraneamente, tutte volti pubblici di un qualcosa che da tempo si teneva nell'ombra e come un fungo cresceva sul cadavere del defunto Movimento Sociale Italiano.
Il cimitero è costruito ai piedi di una collinetta e la cappella Mussolini sta sulla cima, all’angolo opposto dell’entrata, entrambe costruite negli anni trenta in una buona imitazione dello stile romanico.
La porta della cappella e il rosone a sedici braccia che la sovrasta sono contenuti in un arco decorativo a tutto sesto, a sua volta coperto da un timpano. Due ali aggiunte ai lati costituiscono l’entrata e l’uscita della cripta scavata sotto.
Ma l'edificio in se è un quadrato simmetricamente costruito attorno a una colonna centrale fatta di sola luce. Una colonna immateriale, eppure presente, che inizia dalla lanterna costruita sopra la volta, attraversa una spessa lastra di vetro incastonata in un pozzetto rotondo, e termina sul pavimento della cripta, dove pietre disposte a croce di Malta ne formano la base. Fermarsi davanti al sarcofago di pietra in cui riposa il Duce, o alla Deposizione lignea che occupa la stessa posizione nella cappella di sopra, significa trovarsi all'interno di questa colonna, l'asse verticale della croce greca tracciata dalla pianta di tutto il complesso.
Tutto questo ragionamento naturalmente vale per le condizioni ideali in cui poche persone entrino compostamente nella cripta, e una alla volta si soffermino davanti all’arco che separa il sarcofago dai visitatori per contemplare i ricordi del caduto.
Quelli del gruppo TNT però, compresi gli amici di Dosi arrivati dopo, erano diciotto, e ignari del simbolismo, la colonna e tutto il resto, avevano occupato tutto lo spazio che c'era, con Spartacus che cercava di fare un minimo di ordine.
" Uooooh ! Dobbiamo fare il presente! Mettetevi inquadrati, forza. "
Si disposero su due file ordinate per quanto possibile, Spartacus più avanti e spostato di lato alzò il labaro con impeto marziale.
" Camerata Mussolini Benito... "
L'insegna però era infilata sull'asta ma non fissata, per cui quella mossa energica la fece partire in volo, passando davanti alla truppa e andando a cadere oltre la balaustra che separava il sarcofago dallo spazio aperto al pubblico.
Gli altri avrebbero dovuto rispondere " Presente ! ", ma rimasero invece ammutoliti a fissare il drappo volante e Spartacus steso sulla balaustra, mezzo dentro e mezzo fuori, che lo recuperava da terra bestemmiando.
Completato il recupero si ricomposero e cominciarono da capo, questa volta con mossa più controllata.
" Camerata Mussolin... "
Parole, agitazione, sensazione di non essere considerato, si girò a guardare la truppa.
La Cri era per terra svenuta, le donne attorno a soccorrerla.
" Noo ! Machessuccede ! "
" Ha avuto un collasso " - gli rispose il Sanfone - " Sembra che gli anfibi fossero troppo stretti. "
" Ma come. Gli anfibi ! Ha smaronato l'anima per giorni con gli anfibi nuovi, e voleva prendere a calci la gente. E adesso sviene ? Non siamo neanche riusciti a fare il Presente ! "
" Scusa però anche tu, se non avessi perso tempo col labaro volante avremmo già sbrigato tutto. Adesso ormai dobbiamo andare, bisogna portarla fuori a prendere aria. "
Sconsolato dovette seguire gli altri su per la scala dell'uscita.
All'aperto la Cri si riprese subito, ma i suoi soccorritori non vollero lasciarla andare, anzi intendendosi tra loro senza parole Dosi e il Sanfone la sollevarono per le spalle, Ciliegini e Chiattoni la presero per le gambe e in quattro a lento passo di marcia presero la via in discesa del ritorno, sordi alle proteste della loro assistita.
" No, ma siete scemi ! Mollatemi deficienti ! Che figura... "
I predappiesi che quella mattina visitavano il cimitero trovarono uno spettacolo insolito: un corteo funebre al contrario che invece di trasportare nel cimitero una persona morta ne portava fuori una viva e piuttosto agitata.
Fingendo di occuparsi delle loro tombe tenevano un occhio fisso su quella comitiva che scendeva il colle cantando " E' morto un bischero " , per poi distogliere lo sguardo quando Gebedia li squadrava in silenzio, con un paio di scarponi neri in mano.
In paese ne avrebbero parlato per mesi.
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.


Rocca san Casciano si trova a pochi minuti da Predappio, lungo una strada che attraversa le colline prima di tuffarsi nelle Foreste Casentinesi. E’ un paese simile a tanti altri della sua regione, col torrente che lo taglia in due, le case alte, sottili e colorate in fila sul greto, il labirinto di strade strette nel centro delimitato da due ponti.
E però ha come suo carattere una particolare asimmetria, i ponti sono in diagonale rispetto alle strade, la piazza centrale non è quadrata, ma triangolare, con un vertice che si allunga come la canna di un imbuto fino a diventare una stradina come le altre. I palazzi che si affacciano sulla piazza hanno portici ad arcate larghe e basse, decorate dalle insegne dei bar e negozi che si trovano al loro interno, solo l’insegna della Pace si innalza sopra i portici e il balcone del primo piano occupando il centro della facciata giallo scuro.
In contrasto con la grande insegna l’entrata è quasi nascosta, bisogna esserci stati almeno una volta per sapere che i tavolini all’aperto sono di un caffè, mentre per la trattoria bisogna entrare da una porta anonima e salire al primo piano.
Li bisogna passare da un’altra porticina col vetro smerigliato, non lasciarsi ingannare dal corridoio che conduce ai servizi e prendere invece un’altra porticina subito davanti. Solo allora ci si trova nel salone pieno di trofei di caccia, riscaldato nei mesi freddi da una grande stufa di mattoni.
Come clienti da tempo conosciuti gli era stato riservato il posto migliore: un tavolone disposto lungo la parete con le finestre, con le bottiglie di vino già in attesa. Dall’altra parte della sala, di fronte al passaggio per la cucina, una ragazzotta tirava la sfoglia e faceva i tortelli a vista del pubblico.
Il menù della Pace è sempre lo stesso, vecchio quanto la trattoria stessa, immutabile negli anni: cominciarono con salumi e giardiniera, i crostini alla toscana, poi furono cambiati i piatti, tranne quello di Gebedia che era ripulito con tale perfezione da ingannare i camerieri, si attendevano tagliatelle e tortelli.
Beccaccia e Gigi Naso si esibivano in contemporanea con dei monologhi dividendo il tavolo in due uditori.
Beppe nel mezzo non riusciva a seguire nessuno dei due e lasciava correre lo sguardo sulla sala, due soli tavoli erano occupati oltre al loro, uno da due motociclisti baffuti e pieni di toppe, l’altro da un prete in abito talare.
In quei giorni Beppe aveva avuto a che fare con i preti anche troppo, per cui rimase subito insospettito da quella presenza. Non si stupì quando il padrone della Pace venne a portargli un messaggio.
“ Lei è il signor Dosi, vero ? Il signore a quel tavolo dice che vorrebbe parlare con lei. “
“ Gli risponda che prima finirò il mio pranzo, prego. “
Il pranzo proseguì a lungo tra giri di tagliatelle, arrosti misti con i pomodori grigliati e molti brindisi, solo al’arrivo dei dolci Beppe prese la sua parte di caffè e torte da inzuppare, lasciò a malincuore sul tavolo i liquori e andò a sedersi davanti al sacerdote sconosciuto.
“ Buongiorno. Mi diceva l’oste che lei desidera vedermi. “
“ Si, se lei è il Capitano Dosi di Roma. “
“ Lo sono, ma non so come lei mi conosca. “
“ Sono don Anselmo Balzoni, uno dei corrispondenti di padre Timoteo, mi ha fatto sapere lui che l’avrei trovata qua oggi. Io abito presso una comunità sacerdotale a Spadarolo, che non è lontano, e sono venuto a cercarla. Padre Timoteo ha anche lasciato detto di ricordarle qual è la cosa più importante di tutte ed offrirle il sacramento della confessione. Alla fine la salvezza è una delle poche cose gratuite rimaste al mondo. “
“ Si, allora è proprio lui. Devo però dirle che numerosi impegni di lavoro ultimamente non mi hanno lasciato il tempo di combinare guai da confessare. “
Il prete catturò al volo un cameriere e ordinò a sua volta caffè e torte prima di proseguire.
“ Ecco, proprio i suoi impegni mi hanno spinto a cercarla. Secondo padre Timoteo avrebbero una relazione con il mio campo di studi. “
“ Padre Timoteo dovrebbe sapere che le indagini sono sempre coperte da segreto d’ufficio e non posso parlarne con il pubblico. Il suo campo di studi comunque quale sarebbe ? “
“ Da tempo studio la vita dell’Evangelista e Apostolo Giovanni. Ho anche avuto diversi soggiorni in luoghi legati alla sua vita, soprattutto Efeso, dove si trova la sua tomba, che però è vuota. “
“ Questo fatto che sia vuota ha una importanza per lei ? “
“ In tutto quel tempo i cacciatori di reliquie potrebbero essersi portati via i pezzi, ma secondo le testimonianze dei suoi contemporanei il corpo risulterebbe scomparso fin dal primo giorno. Già da prima si parlava del fatto che dovesse vivere fino al ritorno del Nostro Signore, che ancora oggi non è avvenuto, e sembra che grazie allo Spirito Santo nulla potesse fargli del male. Tentarono di avvelenarlo, di immergerlo nell’olio bollente, rimase sempre illeso. Invecchiava però, nei suoi ultimi giorni aveva superato i cento anni ed era così debole che i membri della Chiesa di Efeso dovevano andarlo a prendere ogni giorno sulla collina dove si era stabilito e portarlo a braccia fino al luogo in cui si riunivano. Ma alla fine gli fu annunciato da Dio che era il momento di andarsene e allora questo centenario trovò in qualche maniera la forza di scavarsi da solo un sepolcro a forma di croce nel fianco della sua collina. I suoi discepoli con i loro occhi lo videro morire e lo depositarono nella tomba, ma a quanto dicono, tornati la mattina dopo, trovarono solo i suoi sandali, il resto era scomparso.
Si parlò di assunzione in cielo, la Chiesa non ha mai ritenuto di avere prove certe per dichiarare questo fatto, ma comunque diversi artisti ne furono ispirati e abbiamo assunzioni in cielo di Giovanni dipinte anche da Giotto e Donatello. Altri pensano che nel profondo della collina il suo corpo possa essere stato rigenerato per poter continuare ad aspettare il secondo avvento di Gesù, cosa che ricorderebbe un aspetto dell’opera alchemica, e infatti Giovanni fu scelto assieme a suo fratello Giacomo come patrono degli alchimisti… si intende quelli veri.. non gli ermetici…. “
“ Anche padre Timoteo aveva accennato una idea simile “ – Lo interruppe Dosi vedendo che il prete tendeva a divagare – “ Ma io non posso accettare di seguirla in un discorso con questo presupposto. Che ci siano in giro degli apostoli immortali non sarebbe credibile neppure in un film. “
“ E’ vero, è una cosa tutta fede e niente ragione, non ci si può fare un discorso. Alla fine anche io ho dubitato della sua sanità quando ho letto le cose che dice di aver ascoltato. Lei per segreto di ufficio non ne può parlare, ma io così mi trovo a non sapere se padre Timoteo sia ancora lucido o se con l’età ha perso il discernimento. Questo dubbio mi fa soffrire. “
Beppe Dosi soppesò attentamente, si rendeva conto che rassicurare padre Balzoni sulle condizioni del suo corrispondente avrebbe implicitamente confermato tutto il resto del discorso e allargato la fuga di notizie.
E però non se la sentiva di mentire riguardo il suo amico..
“ Padre Timoteo non è impazzito. Questo è tutto quel che le posso dire. “
“ Grazie, mi basta sapere questo. “
La parentesi a quel punto poteva dirsi chiusa, Beppe poteva alzarsi e tornare con i suoi, ma una domanda gli venne in mente.
“ Padre Timoteo mi accennava anche al dono delle lingue che verrebbe dallo Spirito Santo.
Lei cosa ne può dire ? “
“ Beh, stando ad Atti degli Apostoli è come avere un traduttore istantaneo: chi ha il dono parla normalmente la sua lingua, ma tutti quelli che lo ascoltano sentono le parole nelle loro lingue di nascita, come una forma di telepatia. Molto probabilmente funziona anche all’inverso, cioè chi ha il dono sente gli altri parlare nella sua lingua natale e non ha bisogno di imparane altre.
Vede, se in quella storia di fantascienza che dicevamo l’Apostolo Giovanni fosse ancora vivo, per tutti questi duemila anni si sarebbe sempre espresso nella sua lingua aramaica senza doverne imparare altre, e nessuno se ne accorgerebbe. Certo, volendo spingere la teoria, la mancanza di allenamento nelle altre lingue potrebbe dargli difficoltà nel capire la parola scritta… c’era un esempio riferito da un missionario in Melanesia nel sedicesimo secolo che…. “
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Poco dopo le ore 22 Beppe Dosi vide le luci di Roma oltre il nastro luminoso del'autostrada.
Dopo la discussione col sacerdote era tornato al suo tavolo ripromettendosi di non permettere alla fantasia di influenzare la sua indagine, le chiacchiere degli amici l'avevano riportato al presente, presto era venuta l'ora di andare.
Si erano fermati ancora una mezz'ora nella piazza, davanti al bar di sotto, ogni volta ci trovavano una coppia di vecchi figli dei fiori tedeschi che si erano stabiliti nel paese e Spartacus si intratteneva con loro.
Tornati alle macchine non avevano invertito la marcia, la strada proseguiva direttamente attraverso l'Appennino fino a Firenze. A Pontassieve avevano svoltato lungo una strada regionale per guadagnare un tratto ed erano entrati nell'Autostrada del Sole a Incisa. Dalle parti di Orvieto avevano fatto l'ultima sosta in autogrill, ultimo caffè, Chiattoni stanco gli aveva lasciato la guida.
La Fra era di nuovo con loro, addormentata di dietro, Gebedia era andato col Picciò e il gruppo grosso, l'aiutante di fianco dormiva anche e non c'era più nessuno a tenergli lontani i pensieri.
Non era credibile neppure per il reparto misteri, ma intanto avrebbe fatto tornare tutti i conti e spiegato tutta la situazione.
L'uscita dell'autostrada, doveva riportare a casa i coniugi e poi tornarsene alla sua con la macchina dello Stato che stava guidando, questo significava poi trovare un parcheggio.
Notte o giorno che fosse in città al traffico non si sfuggiva.
Con tutta la buona volontà c'era un pensiero di cui non riusciva a liberarsi e che almeno lo teneva sveglio nella guida.
Un cristiano, a Roma, dov'è che si nasconde ?
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