
Originariamente Scritto da
Enrico1987
Rispondo volentieri.
Innanzi tutto, per ciò che concerne l'Europa, abbino un sogno ad un elemento pragmatico. L'elemento pragmatico è che gli stati nazionali stanno dimostrando la loro inefficacia oggi, e c'è bisogno di aggregazioni regionali nell'epoca dell'interdipendenza globale. Per ciò che dici sull'agroalimentare, cara Alberta, posso concordare, ma su tutti gli altri campi economici l'unione doganale prima e "il vincolo esterno" dello SME e dell'Unione Monetaria poi hanno provocato per l'italia solo che vantaggi. Fermandomi alla sola unione doganale, che è ciò che so meglio in questo ambito, su una serie di prodotti si è provocata una selezione a livello europeo eliminando chi era poco competitivo e dando un vantaggio alla produzione di qualità e ai consumatori, cioè si sono ottenuti merci di maggiore qualità con prezzi inferiori. Certo, tutto questo al costo di migrazioni e di reinserimento di lavoratori in imprese diverse da quelle "poco competitive".
Per fare un esempio i tessili tedeschi, dato che la produzione italiana era piu efficiente, hanno perso il lavoro, però nel complesso tutti i tedeschi e tutti gli europei hanno avuto merci migliori e a prezzi piu bassi...
Detto questo c'è il sogno europeo, ossia quello di un continente che dopo essere stato il motore della prima globalizzazione (con tanti disastri provocati) si pone come primo attore nelle battaglie per i diritti umani, la laicità, le libertà personali e i diritti sociali, la multiculturalità e la democrazia e li pone come i valori propri, nati dall'intreccio di tante esperienze umane e ideali.
Su di me...Europeo ... credo di aver detto abbastanza. Sicuramente era qualcosa che credevo da tempo, però si è consolidata con l'università.
Parallelamente, al problema della mancanza di democraticità e di controllo sulle decisioni politiche della comunità ho notato e mi sono emozionato nel leggere articoli e pensieri che proponevano un bilanciamento delle competenze dell'Unione con un ritorno ad una dimensione locale.
Appena ho capito cosa era il glocal ho capito quale dovesse essere la mia nuova battaglia, l'ho riarrangiata con il tempo, l'ho adattata a me.
Una forte influenza l'hanno poi avuta diverse componenti.
1 Da una parte la mia naturale avversione alla staticità, quindi vedo sempre cose da superare, forse talvolta nemmeno a ragione, forse questo deriva dal dover superare barriere interne alla mia testa e nella società per esprimere la mia omosessualità.(non sto dicendo cazzate, è naturale che una codnzione perosnale implichi modalità di ragionare).
2 internet e questo sito. Mi sono innamorato dei movimenti autonomisti e indipendentisti. Sicuramente molto del berghempensiero e del sardistapensiero mi ha influenzato per la loro capacità di rendere chiaro e lampante il bisogno di superare lo stato nazionale
3 il contesto sociale in cui vivo. Non la mia famiglia, tipico esempio di sinistra progressista che non disprezza il concetto di patria MA una società che si esprime sempre piu fortemente in maniera ostile non tanto all'italia ma all'estraneo. Io, che sono cresciuto con saldissimo il valore dell'eguaglianza, ho riadattato un'influenza sociale esprimendo altro, non odio verso l'altro, ma malcelata insofferenza verso la nazione.
4 l'amore che mi è nato per la catalunya, il conseguente studio della sua storia e l'irresistibile passione di poter veder nascere movimenti che si rendono autonomi nel nome di una lontana storia. E' passione per l'autodeterminazione dei popoli.
5 l'influenza di certe persone. E' un punto legato al 3 (contesto sociale) ma anche all'evidenza reale di questo paese. L'italia è un paese con mille milioni di diversità e sinceramente non è che quando ancora avevo una identificazione nazionale mi sentissi a casa quando uscivo dalla mia regione. Obiettivamente, come diceva un mio vecchio prof di Diritto del Liceo, "quali sono le cose in comune nelle tradizioni profonde tra un piemontese e un veneto? Poche". Allora lo contrastavo, oggi lo ammiro.
6 appunto, come dicevo, la necessità a mio parere, nata da studi, impressioni, passioni, di bilanciare la globalizzazione e l'aggregazione continentale con un forte ritorno di autonomia fiscale ed economica ma anche culturale. Da questo consegue il mio sogno di una lingua veneta, una comunità veneta nello stato europeo, patria dei valori sopra elencati. Questo necessita il superamento dello stato italiano, che renderebbe la struttura troppo complessa e non servirebbe piu in quanto è troppo grande per pesare a livello internazionale e troppo piccolo per essere interlocutore. Idealmente sogno un'Europa federazione di regioni, divise a loro volta in comuni fortemente diretdemocratici e aperti alla partecipazione, il tutto con un sistema estremamente federale e con l'accentramento solo della politica macroeconomica (come è ora) e della politica estera e di difesa, oltre che di tutto il fondamentale apparato simbolico ideale europeistico, con i valori che ne sono causa e conseguenza.
Infine la tua domanda finale, cara Alberta, sulla questione della relazione tra crisi istituzionale e mancanza di amore per la nazione che dovrebbe essere la mia. Ha influito, credo, ma non basta a spiegare un processo che, guarda il punto 5 e 6, ha una sua generale progettualità, condivisibile o no, nata dall'esperienza e dalla realtà e costruita passo passo sia con lo studio che con l'idealità.
Come ogni cosa può avere i suoi lati negativi, come ogni cosa può avere le sue pecche ma credo che il percorso che ho compiuto sia ormai formante la mia identità politica.
PS: per rispondere ad una tua domanda parzialmente sottointesa, non sono sempre stato contro l'identità nazionale italiana, è una cosa che è nata nel tempo ed è esplosa da 2 anni a questa parte... assolutamente non legata a leghismi o protleghismi, che anzi a mio parere sono la negazione piu assoluta del progetto che ho in mente io, in quanto volenterosi di chiudersi e non di aprire le forze, le energie, le volontà della comunità veneta ad una comunità continentale