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Discussione: Quando su Rai 3?

  1. #161
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    Beh e si parlava anche di mercanti dello Stato Pontificio... Forse che lo Stato Pontificio è una Nazione?

    Eppure è stato uno Stato più duraturo della Serenissima...
    Aveva una vocazione diversa lo Stato pontificio...cmq ha sicuramente formato un sistema al proprio interno similare...

  2. #162
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    Rispondo volentieri.
    Innanzi tutto, per ciò che concerne l'Europa, abbino un sogno ad un elemento pragmatico. L'elemento pragmatico è che gli stati nazionali stanno dimostrando la loro inefficacia oggi, e c'è bisogno di aggregazioni regionali nell'epoca dell'interdipendenza globale. Per ciò che dici sull'agroalimentare, cara Alberta, posso concordare, ma su tutti gli altri campi economici l'unione doganale prima e "il vincolo esterno" dello SME e dell'Unione Monetaria poi hanno provocato per l'italia solo che vantaggi. Fermandomi alla sola unione doganale, che è ciò che so meglio in questo ambito, su una serie di prodotti si è provocata una selezione a livello europeo eliminando chi era poco competitivo e dando un vantaggio alla produzione di qualità e ai consumatori, cioè si sono ottenuti merci di maggiore qualità con prezzi inferiori. Certo, tutto questo al costo di migrazioni e di reinserimento di lavoratori in imprese diverse da quelle "poco competitive".
    Per fare un esempio i tessili tedeschi, dato che la produzione italiana era piu efficiente, hanno perso il lavoro, però nel complesso tutti i tedeschi e tutti gli europei hanno avuto merci migliori e a prezzi piu bassi...

    Detto questo c'è il sogno europeo, ossia quello di un continente che dopo essere stato il motore della prima globalizzazione (con tanti disastri provocati) si pone come primo attore nelle battaglie per i diritti umani, la laicità, le libertà personali e i diritti sociali, la multiculturalità e la democrazia e li pone come i valori propri, nati dall'intreccio di tante esperienze umane e ideali.

    Su di me...Europeo ... credo di aver detto abbastanza. Sicuramente era qualcosa che credevo da tempo, però si è consolidata con l'università.

    Parallelamente, al problema della mancanza di democraticità e di controllo sulle decisioni politiche della comunità ho notato e mi sono emozionato nel leggere articoli e pensieri che proponevano un bilanciamento delle competenze dell'Unione con un ritorno ad una dimensione locale.
    Appena ho capito cosa era il glocal ho capito quale dovesse essere la mia nuova battaglia, l'ho riarrangiata con il tempo, l'ho adattata a me.

    Una forte influenza l'hanno poi avuta diverse componenti.

    1 Da una parte la mia naturale avversione alla staticità, quindi vedo sempre cose da superare, forse talvolta nemmeno a ragione, forse questo deriva dal dover superare barriere interne alla mia testa e nella società per esprimere la mia omosessualità.(non sto dicendo cazzate, è naturale che una codnzione perosnale implichi modalità di ragionare).
    2 internet e questo sito. Mi sono innamorato dei movimenti autonomisti e indipendentisti. Sicuramente molto del berghempensiero e del sardistapensiero mi ha influenzato per la loro capacità di rendere chiaro e lampante il bisogno di superare lo stato nazionale
    3 il contesto sociale in cui vivo. Non la mia famiglia, tipico esempio di sinistra progressista che non disprezza il concetto di patria MA una società che si esprime sempre piu fortemente in maniera ostile non tanto all'italia ma all'estraneo. Io, che sono cresciuto con saldissimo il valore dell'eguaglianza, ho riadattato un'influenza sociale esprimendo altro, non odio verso l'altro, ma malcelata insofferenza verso la nazione.
    4 l'amore che mi è nato per la catalunya, il conseguente studio della sua storia e l'irresistibile passione di poter veder nascere movimenti che si rendono autonomi nel nome di una lontana storia. E' passione per l'autodeterminazione dei popoli.
    5 l'influenza di certe persone. E' un punto legato al 3 (contesto sociale) ma anche all'evidenza reale di questo paese. L'italia è un paese con mille milioni di diversità e sinceramente non è che quando ancora avevo una identificazione nazionale mi sentissi a casa quando uscivo dalla mia regione. Obiettivamente, come diceva un mio vecchio prof di Diritto del Liceo, "quali sono le cose in comune nelle tradizioni profonde tra un piemontese e un veneto? Poche". Allora lo contrastavo, oggi lo ammiro.
    6 appunto, come dicevo, la necessità a mio parere, nata da studi, impressioni, passioni, di bilanciare la globalizzazione e l'aggregazione continentale con un forte ritorno di autonomia fiscale ed economica ma anche culturale. Da questo consegue il mio sogno di una lingua veneta, una comunità veneta nello stato europeo, patria dei valori sopra elencati. Questo necessita il superamento dello stato italiano, che renderebbe la struttura troppo complessa e non servirebbe piu in quanto è troppo grande per pesare a livello internazionale e troppo piccolo per essere interlocutore. Idealmente sogno un'Europa federazione di regioni, divise a loro volta in comuni fortemente diretdemocratici e aperti alla partecipazione, il tutto con un sistema estremamente federale e con l'accentramento solo della politica macroeconomica (come è ora) e della politica estera e di difesa, oltre che di tutto il fondamentale apparato simbolico ideale europeistico, con i valori che ne sono causa e conseguenza.

    Infine la tua domanda finale, cara Alberta, sulla questione della relazione tra crisi istituzionale e mancanza di amore per la nazione che dovrebbe essere la mia. Ha influito, credo, ma non basta a spiegare un processo che, guarda il punto 5 e 6, ha una sua generale progettualità, condivisibile o no, nata dall'esperienza e dalla realtà e costruita passo passo sia con lo studio che con l'idealità.

    Come ogni cosa può avere i suoi lati negativi, come ogni cosa può avere le sue pecche ma credo che il percorso che ho compiuto sia ormai formante la mia identità politica.

    PS: per rispondere ad una tua domanda parzialmente sottointesa, non sono sempre stato contro l'identità nazionale italiana, è una cosa che è nata nel tempo ed è esplosa da 2 anni a questa parte... assolutamente non legata a leghismi o protleghismi, che anzi a mio parere sono la negazione piu assoluta del progetto che ho in mente io, in quanto volenterosi di chiudersi e non di aprire le forze, le energie, le volontà della comunità veneta ad una comunità continentale
    Grazie mille per la risposta, caro Enrico ... tutto ciò è - e resta - lontanissimo dal mio personale punto di vista in argomento, però al tempo stesso lo apprezzo per il suo essere un discorso molto articolato, frutto di un intenso sentire nonchè del sedmentarsi, in te, di pensieri lungamente maturati in virtù di varie circostanze ... cosa che, per lo meno, di leghista (almeno nel senso calderolian-bossian-borgheziano etc. del termine!) ha ben poco

  3. #163
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    Si come tutte le popolazioni forzosamente sottoposte all'italia, ossia tutte le popolazioni della penisola, perchè l'Italia non ha senso d'esistere.
    Ma noooo, dài ... sigh ... avevo appena lodato le tue capacità di argomentare in maniera articolata ed interessante anche tesi IMO non condivisibili, ed ora te ne esci con QUESTO ...?!?

  4. #164
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    Uhm...ma tu la sai la storia della mia regione? Probabilmente no...cmq l'identificazione dei contadini e delle masse popolari nel 1600 alla repubblica fu fortissima. Sicuramente il tutto era centralizzato su venezia ma l'identificazione della gente nei confronti di questa repubblica era grande e per questo si può parlare di una repubblica veneta coesa.
    Ma a governarla erano, non a caso, i veneziani, non i "veneti".

    Ci furono dogi bresciani, padovani, veronesi, udinesi?

    Credo piuttosto pochi.

    Ed i membri del Consiglio dei Dieci, della Quarantia, del Maggior Consiglio di dov'erano?

  5. #165
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    La Serenissima era governata da Veneziani che governavano sul Dominio di Terraferma (il Veneto) e sul Dominio di Mare (la Dalmazia).

    Gli altri "popoli" sottomessi alla Repubblica avevano, se gli andava bene, un posto nel governo cittadino della loro città, figuriamoci una magistratura di Venezia.

  6. #166
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    Citazione Originariamente Scritto da Caimano Visualizza Messaggio
    La Serenissima era governata da Veneziani che governavano sul Dominio di Terraferma (il Veneto) e sul Dominio di Mare (la Dalmazia).

    Gli altri "popoli" sottomessi alla Repubblica avevano, se gli andava bene, un posto nel governo cittadino della loro città, figuriamoci una magistratura di Venezia.
    Si è vero. I nobili veneziani erano gelosissimi del controllo sulle istituzioni della serenissima. Solo quando questa entrò in crisi aprirono parzialmente a nobili di altri territori (sostanzialmente le province venete).
    Ma con questo?

  7. #167
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberta Visualizza Messaggio
    Ma noooo, dài ... sigh ... avevo appena lodato le tue capacità di argomentare in maniera articolata ed interessante anche tesi IMO non condivisibili, ed ora te ne esci con QUESTO ...?!?
    Un po' di populismo per tenere accesa la discussione

  8. #168
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    Si è vero. I nobili veneziani erano gelosissimi del controllo sulle istituzioni della serenissima. Solo quando questa entrò in crisi aprirono parzialmente a nobili di altri territori (sostanzialmente le province venete).
    Ma con questo?
    E con questo la cultura e la politica erano veneziane, non venete. E a ragione: da quando possono liberamente votare, furlani, trevisani e compagnia bella hanno sempre scelto male, al contrario dei saggi e rossi venexiani

  9. #169
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    se continuate mi taglio le vene..

  10. #170
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia Visualizza Messaggio
    se continuate mi taglio le vene..
    Si è il nostro fine

 

 
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