Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Cattolico Tradizionalista
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    Provincia di Lecce - Il mondialismo è una statua di cera, Lady U$A non mi farò mai ammagliare dalla tua bandiera
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    Predefinito Mussolini, l'immortale!

    <Per vari aspetti Mussolini era affascinante. Per anni tutti gli stranieri di rilievo che vennero a Roma non avevano altro interesse che avvicinare l’uomo che, in condizioni estremamente difficili, dopo parecchi anni di anarchia e di caos era riuscito a rimettere ordine e ritmo all’intera vita dell’Italia moderna (…). Perché nel fondo l’animava un vero impulso di umanità. Sdegnoso di ogni ricchezza è sempre vissuto modestamente. Durante la vita conservò una viva simpatia per gli umili, per i contadini e per i lavoratori (…). Coloro i quali vogliono ad ogni costo raffigurarlo come un essere intrattabile, rude come il granito si ingannano completamente. Il potere non lo logorò per niente (…). Non possiamo enumerare i suoi atti di bontà (…). Il bilancio del Fascismo? Ha nome: strade,autostrade, ferrovie, canali di irrigazione, centrali elettriche, scuole, stadi, sports, aeroporti, porti, igiene sociale, ospedali, sanatori, bonifiche, industrie, commercio, espansione economica, lotta contro la malaria, battaglia del grano, Littoria, Sabaudia, Pontinia, Guidonia, Carta del Lavoro, collaborazione di classe, Corporazioni, Dopolavoro, Opera Maternità e Infanzia, Carta della Scuola, Enciclopedia, Accademia, Codici mussoliniani, Patti Lateranensi, Conciliazione, pacificazione della Libia, marina mercantile, marina da guerra, aeronautica, conquista dell’Abissinia. Tutto ciò che ha fatto il Fascismo è consegnato alla storia. Ma se c’è un nome che, in tutto questo dramma, resterà puro e immacolato, sarà quello di Mussolini> (Paul Gentizon, giornalista svizzero).
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  2. #2
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    Predefinito Mussolini il rivoluzionario

    Mussolini il rivoluzionario è il primo solido pilastro di un’opera in quattro volumi che ha in cantiere il giovane storico Renzo De Felice. Essa abbraccia la vita di Mussolini dalla nascita al 1920 e descrive la formazione e le battaglie del futuro Capo del Fascismo dagli anni della giovinezza socialista a quelli del primo squadrismo. Un fascio di luce gettato su di un periodo decisivo della vita di Mussolini e un contributo prezioso ad intendere la sostanza profonda di questa genuina natura di ribelle e di lottatore.

    Purtroppo, a distanza di vent’anni dalla morte, un discorso serio su Mussolini aspetta ancora di essere fatto. Da una parte ci sono la ingiuria, la diffamazione, la calunnia contro un avversario la cui ombra non dà pace e tregua. Dall’altra la patetica e casalinga rievocazione dei fedeli che rischia di deformare in una oleografia borghese la personalità del più spregiudicato rivoluzionario della storia d’Italia. Questo libro del De Felice può essere la prima pietra per la ricostruzione della viva immagine di Mussolini. Un libro serio, documentato, ponderato, scritto, per quanto possibile, senza pregiudizio. È, diciamolo subito, una sorpresa, perché l’editore del volume è il famigerato Einaudi e il prefatore il viscido, sfuggente, Delio Cantimori. Evidentemente qualcosa si sta muovendo nel complesso fazioso e retrivo della storiografia antifascista e, dopo l’orgia di banalità e di calunnie, qualcuno tra i più seri e tra i più colti sente il bisogno di incominciare ad usare un linguaggio più onesto e più pulito.

    Non sappiamo se nei prossimi volumi dell’opera (“Il fascista”, “Il duce”, “L’alleato”) De Felice riuscirà a conservare la misura e l’equilibrio di cui fa sfoggio in questo primo libro, ma l’inizio è senza dubbio soddisfacente.

    Mussolini il rivoluzionario è un’opera che pone le basi della ricostruzione della personalità di Mussolini. Perché Mussolini è stato soprattutto, innanzitutto, una figura di rivoluzionario. Un rivoluzionario: cioè un uomo dotato della istintiva capacità di agire in modo profondo ed incisivo sulle situazioni e sugli stati d’animo, non subendoli ma trasformandoli con un azione violenta, sconvolgitrice, imprevedibile. Un rivoluzionario: ossia una personalità capace di estrarre l’essenziale da un’idea, da una realtà, da un sentimento, e di rendere visibile a tutti, in un momento, ciò che è vecchio e ciò che è nuovo, ciò che è vivo e ciò che è morto, quel che va abbandonato e quel che va conquistato.

    Non un politicante, un mercanteggiatore di voti e di consensi, ma un creatore di fatti irrevocabili, un suscitatore di miti, l’evocatore di tutte le energie sane di un popolo e di una società.

    Questa fondamentale natura rivoluzionaria di Mussolini spiega tutte le sue scelte. Egli ha militato nel socialismo nella speranza di poter sconvolgere con la violenza delle masse proletarie l’assetto di una meschina società borghese. Coerentemente, all’interno del partito socialista ha esecrato e combattuto il riformismo, cioè la tendenza ad inserire il socialismo nel “sistema”. Successivamente, accortosi che il pacifismo socialista confluiva nella grande palude democratica e umanitaria, ha salutato nella guerra lo strumento capace di indirizzare la storia verso la rivoluzione totale. Da questa scelta deriva l’ulteriore rifiuto del socialismo. In questa scelta ne era già contenuta un’altra: fallito il socialismo come strumento di rottura rivoluzionaria, occorreva cercare in un’altra direzione, quella in cui si muoveva la gioventù in armi delle nazioni europee: il fascismo. Nell’apparente contraddizione delle ideologie e degli atteggiamenti c’è una perfetta logica dell’azione.

    La lettura del libro del De Felice ci fa scorrere davanti agli occhi questa coerente successione. Esso si pone più come un racconto obiettivo che come un’interpretazione generale, ma le conseguenze che si traggono si impongono da sole. Innanzitutto in che cosa consisteva essenzialmente il famoso “socialismo” si Mussolini? Esso era eminentemente rivoluzionarismo. Era la lotta spietata, aggressiva, violenta contro l’ordine costituito della borghesia per la creazione di una nuova realtà storica, di un nuovo ordine eroico. In questo Mussolini è discepolo di Sorel, il padre del sindacalismo rivoluzionario, che malediceva il mito del progresso, inveiva contro la “platitude” umanitaria, predicava lo sciopero generale e la violenza come elementi di un mito totale destinato a preparare l’avvento di una umanità eroica.

    Come ognuno può vedere si tratta di prospettive lontanissime da quelle del socialcomunismo contemporaneo il cui fine altro non è che il graduale imborghesimento delle masse con la pace e la bistecca, il burro e le riforme, la coesistenza e la televisione. È un socialismo passato al vaglio di Nietzsche, di cui Mussolini fu attento lettore e che fu, si può dire, l’unico filosofo che studiò veramente. C’è un importante saggio giovanile di Mussolini su Nietzsche apparso su Il Pensiero Romagnolo nel 1905 che De Felice riporta ampiamente. Non è inutile citarlo per comprendere gli orizzonti mentali di questo strano “socialista”.

    Scrive Mussolini: “Il superuomo, ecco la grande creazione nietzscheana. Quale impulso segreto, quale interna rivolta hanno suggerito al solitario professore di lingue antiche dell’università di Basilea questa superba nozione? Forse il taedium vitae, della vita quale si svolge nelle odierne società civili dove irrimediabile mediocrità trionfa a danno della pianta-uomo. E Nietzsche suona la diana di un prossimo ritorno all’ideale. Ma un ideale diverso fondamentalmente da quello in cui hanno creduto le generazioni passate. Per comprenderlo verrà una nuova specie di spiriti liberi fortificati nella guerra, nella solitudine, nel grande pericolo, spiriti che conosceranno il ghiaccio e i venti, le nevi dell’alta montagna e sapranno misurare con occhio sereno tutta la profondità degli abissi, spiriti dotati di un genere sublime di perversità, spiriti che ci libereranno dall’amore del prossimo della volontà del nulla ridonando alla terra il suo scopo e agli uomini le loro speranze – spiriti nuovi, liberi, molto liberi che trionferanno su Dio e sul Nulla!”

    È, lo vede ognuno, la profezia del fascismo. Del resto, della eterogeneità di Mussolini alla mentalità del socialismo corrente si era accorta la Kuliscioff che in quel tempo diceva di lui: “non è un marxista e neppure un socialista. È un poetino, un poetino che ha letto Nietzsche”. Una definizione che si potrebbe accettare se si sostituisse quel “poetino” col termine più appropriato di “rivoluzionario”. Purtroppo esigenze di spazio non ci consentono di discutere i molti temi affrontati dal De Felice in questo libro. Ci limitiamo a lodarne lo sforzo verso un’autentica obbiettività. Esso mette in chiaro le grandi qualità umane, morali, intellettuali di un uomo di cui vent’anni di storiografia antifascista si voleva liberare etichettandolo come “avventuriero” o “demagogo”.

    Soprattutto, quel che traspare dalle righe scarne ed asciutte del De Felice è la superiorità personale di Mussolini, la sua chiarezza intellettuale, la maggiore energia, la capacità lavorativa, l’alta, lungimirante praticità. Mussolini il rivoluzionario è e resta il libro di un antifascista, ma di un antifascista che, cercando, ha trovato le prove e le testimonianze della sua fede e del suo disinteresse e non le ha occultate o nascoste.

    Per noi, per cui Mussolini non è solo un oggetto di studio ma un maestro d’azione politica, esso rappresenta un invito a liberarsi del feticcio del “duce” che dovrebbe avallare certo conformismo borghese e patriottardo da epigoni e da rassegnati e un invito a ritrovare il vero Mussolini: il ribelle, lo spregiudicato, l’anticonformista, l’uomo che ha disperso e bastonato i pavidi e i buffoni di casa nostra per diventare, per oltre vent’anni il terrore e lo spauracchio dell’Europa dei socialisti, dei democratici, dei vigliacchi.


    Adriano Romualdi

  3. #3
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    Predefinito Les dieux s'en vont

    Di Mussolini spesso abbiamo pensato molto male. D’accordo, i suoi critici ed i suoi detrattori erano infami, ma c’era qualcosa, nella sua opera e nella sua condotta, che non persuadeva neppure noi. Aveva parlato di guerra per vent’anni e ci pareva avesse evitato di prepararla sul serio, trascurando gli armamenti e circondandosi di generali inetti. Aveva predicato l’idea della nuova gerarchia e si era circondato non di una aristocrazia di uomini ma di un entourage di retori e di adulatori. Aveva proclamato la rivoluzione ma tollerato l’immobilismo borghese e qualunquistico dei salotti e dei circoli ufficiali. Infine, per due volte, al momento decisivo, lui, il duce, il massimo interprete della dottrina della forza e dell’azione, si era rassegnato senza combattere: il 25 luglio, quando era andato dal re senza prendere nessuna misura protettiva, e il 25 aprile, quando aveva lasciato Milano con animo rassegnato alla fine.

    Ma oggi, al di là di queste ombre, noi sentiamo intera la positività della sua natura e della sua creazione. Egli è stato un rivoluzionario: un uomo che ha messo in movimento la ruota della storia; che ha aperto strade, demolito pregiudizi, fondato uno stato, costruito città, creato uno stile, suscitato un mito. Soprattutto, ha saputo incarnare ed interpretare l’esigenza posta dalla cultura del suo tempo: superare l’ideologia borghese scientista ed egualitaria del XVIII secolo.

    Il Fascismo, quale egli lo ha realizzato, è la grande breccia aperta d’assalto nel grigio orizzonte della modernità razionalistica ed economicistica.

    In un’ora di tramonto e di decomposizione, egli ha saputo raccogliere intorno a sé le forze migliori della gioventù italiana per prendere d’assalto lo stato e farne il faro di una nuova fede europea. L’hitlerismo, che ha impegnato l’estrema battaglia dell’Europa contro l’imperialismo russo e americano, è uscito dallo spirito della rivoluzione di Mussolini.

    Che tutto ciò sia venuto dall’Italia, da questo paese di straccioni e di avvocati, di cattolici e di opportunisti, è quasi incredibile.

    Mussolini si è posto al servizio di questa rivoluzione con un’energia prodigiosa, una lucidità implacabile, un realismo spietato. Il fatto che negli ultimi anni abbia concesso sempre di più al conformismo e al “meridionalismo” di quelli che lo attorniavano, non deve farci dimenticare la chiarezza ed il coraggio con cui nel 1919 seppe salvare il paese da una classe dirigente invigliacchita e dalla canaglia delle strade.

    Mussolini era consapevole di essere lui stesso l’incarnazione di questa volontà di lotta e di rinnovamento. Sapeva che la sua stessa persona era una bandiera, un mito. Questo gli ha fatto dimenticare che un uomo solo, anche grandissimo, è troppo poco per fare la forza di un regime e che la democrazia si combatte soltanto con una aristocrazia.

    Ma bisogna riconoscere che egli ha saputo incarnare questo mito con grande prestigio sottoponendosi ad uno stile, una disciplina anche fisica, uno scrupolo del dovere che, quando si diraderà la critica di questi anni, ci appariranno nel loro giusto valore.

    Egli ha dominato il suo tempo per lunghi anni, ha suscitato una nuova speranza, ha infuso forza, fede, energia ad un popolo vecchio, scettico, sfiduciato. È stato un Romano in mezzo a degli Italiani. È stato il migliore di noi.


    Adriano Romualdi

  4. #4
    Cattolico Tradizionalista
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    Provincia di Lecce - Il mondialismo è una statua di cera, Lady U$A non mi farò mai ammagliare dalla tua bandiera
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    Predefinito

    È stato un Romano in mezzo a degli Italiani.
    Bellissima definizione!
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  5. #5
    Lupo di Toscana
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    Complimenti ITALIANO E Ksatryia per quello che avete postato !!

  6. #6
    La nobiltà al bancone
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    Il più grande degli Italiani.

  7. #7
    Il Gran Camposanto
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    Predefinito

    Piccolo "affettuoso" avvertimento rivolto ai buontemponi della domenica.
    Esiste, oltre a quella ai moderatori, un altro tipo di segnalazione: molto meno indolore, direi...
    Arrivederci, purchè con serie intenzioni di contribuire al dibattito...

 

 

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