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Discussione: crocifisso nelle aule

  1. #21
    ooooWAGLIONEoooo
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    Mi sembra troppo presto per togliere i crocifissi perchè la maggior parte dei credenti è cattolica e ai non credenti un crocifisso al muro non vedo che fastidio possa dare.

    Lo straniero che si stabilisce in Italia sa bene che religione trova e quel crocifisso non è stato certo messo a bella posta prima del suo arrivo per fare rivendicazioni.

    Anche ai bimbi e adolescenti di altra religione si potrebbe spiegare, senza grandi difficoltà, che il Paese in cui vivono non è il loro Paese di origine, quindi è normale che sul muro in classe trovino altri simboli religiosi.

    Affiancare altri simboli al crocefisso sinceramente mi parebbe un pò na bancarellata però nemmeno mi sentirei di impedirlo laddove ne sorgesse la necessità tipo una discussione tra genitori, screzi tra i bimbi o robe così.


    L'altro giorno rincasando sentivo i discorsi di due bambini di 7 8 anni: riescono ad essere odiosi. Uno diceva all'altro " le mie scarpe son più belle delle tue e costano come minimo il doppio" detto con un'acidità e una sufficienza da staccargli la testa a schiaffi.
    La cosa ridicola è che le scarpe di chi parlava erano di una marca sconosciuta e le scarpette dell'altro, che non fiatava ed era diventato rosso, erano molto più sobrie e marchiate Puma. Un piccolo esempio di come un idiota senza credito sottomette il più debole solo per lo sfizio di farlo.

  2. #22
    DonCamillo
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Mi sembra troppo presto per togliere i crocifissi perchè la maggior parte dei credenti è cattolica e ai non credenti un crocifisso al muro non vedo che fastidio possa dare.

    Lo straniero che si stabilisce in Italia sa bene che religione trova e quel crocifisso non è stato certo messo a bella posta prima del suo arrivo per fare rivendicazioni.

    Anche ai bimbi e adolescenti di altra religione si potrebbe spiegare, senza grandi difficoltà, che il Paese in cui vivono non è il loro Paese di origine, quindi è normale che sul muro in classe trovino altri simboli religiosi.

    Affiancare altri simboli al crocefisso sinceramente mi parebbe un pò na bancarellata però nemmeno mi sentirei di impedirlo laddove ne sorgesse la necessità tipo una discussione tra genitori, screzi tra i bimbi o robe così.


    L'altro giorno rincasando sentivo i discorsi di due bambini di 7 8 anni: riescono ad essere odiosi. Uno diceva all'altro " le mie scarpe son più belle delle tue e costano come minimo il doppio" detto con un'acidità e una sufficienza da staccargli la testa a schiaffi.
    La cosa ridicola è che le scarpe di chi parlava erano di una marca sconosciuta e le scarpette dell'altro, che non fiatava ed era diventato rosso, erano molto più sobrie e marchiate Puma. Un piccolo esempio di come un idiota senza credito sottomette il più debole solo per lo sfizio di farlo.

    Io invece credo che, in linea con le sentenze, quel simbolo dovrebbe rimanere anche se in Italia non vi fosse neppure un cattolico.
    Per il resto, condivido in pieno ciò che dici.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da DonCamillo Visualizza Messaggio
    Io invece credo che, in linea con le sentenze, quel simbolo dovrebbe rimanere anche se in Italia non vi fosse neppure un cattolico.
    Le sentenze italiane ci hanno abituato ormai a giochi di prestigio incredibili...

    Se in Italia la religione fosse un'altra non ci sarebbe il crocifisso e non avrebbe alcun motivo per esserci.

    Non tiriamo in ballo fattori culturali, per piacere... ricordiamoci sempre che prima di cristo e la sua croce c'erano i romani, e i loro dei. Che facciamo, ripristiniamo gli altari a Giove?

  4. #24
    DonCamillo
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    CONDANNATO A UN ANNO
    IL GIUDICE ANTICROCIFISSO

    Il Tribunale dell'Aquila ha condannato il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti, ad un anno di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici, pena sospesa, per essersi rifiutato di fare udienza in aule dove era presente il crocifisso; i fatti risalgono al 2006 e riguardano le accuse di omissione in atti d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. Il giudice ha partecipato all'udienza in un'aula dove era presente il crocifisso, anche se ha contestato il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato chiedendo la sospensione del procedimento perchè il Tribunale facesse istanza al Ministero per chiedere il ripristino della condizione di laicità dello Stato attraverso la rimozione del crocifisso. Il legale del giudice, Dario Visconti, dopo aver sottolineato che l'udienza si è svolta in un'aula dove il crocifisso aveva le dimensioni di mezzo metro per uno, ha annunciato appello. «Non sono assolutamente d'accordo con la sentenza - ha spiegato - il Tribunale non ha considerato che la parte offesa è il giudice e che c'è manifesta antigiuridicità nelle condizioni in cui si è svolta l'udienza. Questo non significa offendere i cristiani, ma rimuovere il crocifisso vuol dire togliere un privilegio per consentire che le aule dei tribunali diventino davvero laiche e neutrali». Lo scorso 15 gennaio Tosti si era opposto contro la richiesta di archiviazione del pm della Procura di Campobasso, Rossana Venditti, relativa alla denuncia penale per il reato di discriminazione religiosa presentata nei confronti dei giudici del Tribunale dell'Aquila, Giovanni Novelli, Carla Ciofani e Alfonso Grimaldi, e relativa all'udienza del 22 novembre scorso. Nel maggio 2007 la Corte d'Appello dell'Aquila aveva confermato per Tosti la condanna a sette mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa e non menzione) per non aver tenuto udienze a causa della presenza del Crocifisso nelle aule giudiziarie.


    http://www.leggo.it/articolo.php?id=6877

  5. #25
    DonCamillo
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    Citazione Originariamente Scritto da Magius Visualizza Messaggio
    Le sentenze italiane ci hanno abituato ormai a giochi di prestigio incredibili...

    Se in Italia la religione fosse un'altra non ci sarebbe il crocifisso e non avrebbe alcun motivo per esserci.

    Non tiriamo in ballo fattori culturali, per piacere... ricordiamoci sempre che prima di cristo e la sua croce c'erano i romani, e i loro dei. Che facciamo, ripristiniamo gli altari a Giove?

    Se parli così è evidente che fai finta di non capire le motivazioni del TAR e del Consiglio di Stato.
    Ti risulta, considerando anche quelle motivazioni, che ci sono i presupposti per ripristinare gli altari di Giove?

    Ti risulta che qualcuno abbia protestato, in difesa della laicità della Sapienza, chiedendo di togliere la statua della Dea Mitra da davanti l'entrata? No. E pure io sarei contrario ad una richiesta tanto stupida.

    Ci sono solo "illuminati" che, in nome della laicità vietano ad una persona di parlare, cosnsiderando la religione retaggio di superstizioni e chissà cos'altro, quando invece, pochi giorni prima:




  6. #26
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    Per me il nocciolo della questione e' le sentenze finora vogliono stabilire solo obblighi o divieti.

    Se davvero e' un simbolo di liberta', allora ogni singola CLASSE dev'essere LIBERA di scegliere se avere il crocifisso oppure no.

    Personalmente poi penso che debba prevalere sempre il diritto a esporre il simbolo che non a ritirarlo, cioe' che la liberta' della classe non si debba esprimere a maggioranza, ma che invece se anche 1 solo studente vuole il suo simbolo religioso (di qualsiasi religione purche' riconosciuta), debba prevalere il suo diritto a esporlo e non il diritto degli altri ad impedirglielo.

    Invece oggi abbiamo una legge che vuole solo imporre a tutti una decisione dall'alto...

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da DonCamillo Visualizza Messaggio
    CONDANNATO A UN ANNO
    IL GIUDICE ANTICROCIFISSO

    Il Tribunale dell'Aquila ha condannato il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti, ad un anno di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici, pena sospesa, per essersi rifiutato di fare udienza in aule dove era presente il crocifisso; i fatti risalgono al 2006 e riguardano le accuse di omissione in atti d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. Il giudice ha partecipato all'udienza in un'aula dove era presente il crocifisso, anche se ha contestato il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato chiedendo la sospensione del procedimento perchè il Tribunale facesse istanza al Ministero per chiedere il ripristino della condizione di laicità dello Stato attraverso la rimozione del crocifisso. Il legale del giudice, Dario Visconti, dopo aver sottolineato che l'udienza si è svolta in un'aula dove il crocifisso aveva le dimensioni di mezzo metro per uno, ha annunciato appello. «Non sono assolutamente d'accordo con la sentenza - ha spiegato - il Tribunale non ha considerato che la parte offesa è il giudice e che c'è manifesta antigiuridicità nelle condizioni in cui si è svolta l'udienza. Questo non significa offendere i cristiani, ma rimuovere il crocifisso vuol dire togliere un privilegio per consentire che le aule dei tribunali diventino davvero laiche e neutrali». Lo scorso 15 gennaio Tosti si era opposto contro la richiesta di archiviazione del pm della Procura di Campobasso, Rossana Venditti, relativa alla denuncia penale per il reato di discriminazione religiosa presentata nei confronti dei giudici del Tribunale dell'Aquila, Giovanni Novelli, Carla Ciofani e Alfonso Grimaldi, e relativa all'udienza del 22 novembre scorso. Nel maggio 2007 la Corte d'Appello dell'Aquila aveva confermato per Tosti la condanna a sette mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa e non menzione) per non aver tenuto udienze a causa della presenza del Crocifisso nelle aule giudiziarie.


    http://www.leggo.it/articolo.php?id=6877
    GRAVISSIMO EPISODIO LIBERTICIDA, QUINDI ANTICRISTIANO!

    Questo episodio equivale in TUTTO E PER TUTTO a condannare ad 1 anno di prigione un medico che si rifiuta di praticare un aborto.

  8. #28
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    Se parli così è evidente che fai finta di non capire le motivazioni del TAR e del Consiglio di Stato.
    Ti risulta, considerando anche quelle motivazioni, che ci sono i presupposti per ripristinare gli altari di Giove?

    Ti risulta che qualcuno abbia protestato, in difesa della laicità della Sapienza, chiedendo di togliere la statua della Dea Mitra da davanti l'entrata? No. E pure io sarei contrario ad una richiesta tanto stupida.

    Ci sono solo "illuminati" che, in nome della laicità vietano ad una persona di parlare, cosnsiderando la religione retaggio di superstizioni
    Tanto per cambiare, non capisci quello che scrivo.

    Partiamo con una precisazione: nessuno ha impedito al papa di parlare, non c'è andato lui per non creare ulteriori polemiche. Poi stiamo qui a discutere sul perchè e il per come, ma la realtà oggettiva è che il papa si è rifiutato di andare dopo tutto il casino. PUNTO. Se ancora non riesci a comprenderlo non è colpa mia.

    Ad ogni modo io parlo di CULTURA DI UN POPOLO non della religione di oggi. Se si parla della cultura di un popolo non puoi negare che Giove sia arrivato prima di gesù cristo qui in italia. Ergo, parlare di CULTURA DEL POPOLO ITALIANO tentando di difendere il cattolicesimo è ridicolo. Che si trovino scuse migliori.
    Per quanto mi riguarda sono tollerante verso tutte le forme di religioni, se uno vuole andare in giro col crocifisso, in burka o con altre simboli può farlo e deve poterlo fare. Non ha senso affermare il contrario.

  9. #29
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    CONDANNATO A UN ANNO
    IL GIUDICE ANTICROCIFISSO

    Il Tribunale dell'Aquila ha condannato il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti, ad un anno di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici, pena sospesa, per essersi rifiutato di fare udienza in aule dove era presente il crocifisso;
    Direi che la pena inflitta a questo giudice fannullone (si rifiutava di andare a lavorare dal 2006 ) è la giusta conseguenza delle sentenze citate anche da Don Camillo del Consiglio di Stato e TAR veneto, che poco sotto aveva riportato anche Dr.Hans:



    Al riguardo, più volte la Corte costituzionale ha riconosciuto nella laicità un principio supremo del nostro ordinamento costituzionale, idoneo a risolvere talune questioni di legittimità costituzionale (ad esempio, tra le tante pronunce, quelle riguardanti norme sull’obbligatorietà dell’insegnamento religioso nella scuola, o sulla competenza giurisdizionale per le cause concernenti la validità del vincolo matrimoniale contratto canonicamente e trascritto nei registri dello stato civile).
    Trattasi di un principio non proclamato expressis verbis dalla nostra Carta fondamentale; un principio che, ricco di assonanze ideologiche e di una storia controversa, assume però rilevanza giuridica potendo evincersi dalle norme fondamentali del nostro ordinamento. In realtà la Corte lo trae specificamente dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 Cost.
    Il principio utilizza un simbolo linguistico ("laicità") che indica in forma abbreviata profili significativi di quanto disposto dalle anzidette norme, i cui contenuti individuano le condizioni di uso secondo le quali esso va inteso ed opera. D’altra parte, senza l’individuazione di tali specifiche condizioni d’uso, il principio di "laicità" resterebbe confinato nelle dispute ideologiche e sarebbe difficilmente utilizzabile in sede giuridica.
    In questa sede, le condizioni di uso vanno certo determinate con riferimento alla tradizione culturale, ai costumi di vita, di ciascun popolo, in quanto però tale tradizione e tali costumi si siano riversati nei loro ordinamenti giuridici. E questi mutano da nazione a nazione.
    Così non v’è dubbio che in un modo vada inteso ed opera quel principio nell’ordinamento inglese, laico, benché strettamente avvinto alla chiesa anglicana, nel quale è consentito al legislatore secolare dettare norme in materie interne alla chiesa stessa (esempio relativamente recente è dato dalla legge sul sacerdozio femminile); in altro modo nell’ordinamento francese, per il quale la laicità, costituzionalmente sancita (art. 2 Cost. del 1958), rappresenta una finalità che lo Stato potrà perseguire, e di fatto ha perseguito, anche con mortificazione dell’autonomia organizzativa delle confessioni (lois Combes) e della libera espressione individuale della fede religiosa (legge sull’ostensione dei simboli religiosi); in altro modo ancora nell’ordinamento federale degli Stati Uniti d’America, nel quale la pur rigorosa separazione fra lo Stato e le confessioni religiose, imposta dal I emendamento alla Costituzione federale, non impedisce un diffuso pietismo nella società civile, ispirato alla tradizione religiosa dei Padri pellegrini, che si esplica in molteplici forme anche istituzionali (da un’esplicita attestazione di fede religiosa contenuta nella carta moneta - in God we trust -, al largo sostegno tributario assicurato agli aiuti economici elargiti alle strutture confessionali ed alle loro attività assistenziali, sociali, educative, nell’orizzonte liberal privatistico tipico della società americana); in altro modo, infine, nell’ordinamento italiano, in cui quel simbolo linguistico serve ad indicare reciproca autonomia fra ordine temporale e ordine spirituale e conseguente interdizione per lo Stato di entrare nelle faccende interne delle confessioni religiose (artt. 7 e 8 Cost.); tutela dei diritti fondamentali della persona (art. 2), indipendentemente da quanto disposto dalla religione di appartenenza; uguaglianza giuridica fra tutti i cittadini, irrilevante essendo a tal fine la loro diversa fede religiosa (art. 3); rispetto della libertà delle confessioni di organizzarsi autonomamente secondo i propri statuti purché non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano (art. 8, 2° co.), e per tutti, e non solo per i cittadini, tutela della libertà in materia religiosa, e cioè di credere, non credere, di manifestare in pubblico o in privato la loro fede, di esercitarne il culto (art. 19); divieto, infine, di discriminare gli enti confessionali a motivo della loro ecclesiasticità e del fine di religione o di culto perseguito (art. 20). Dalle norme costituzionali italiane richiamate dalla Corte per delineare la laicità propria dello Stato si evince, inoltre, un atteggiamento di favore nei confronti del fenomeno religioso e delle confessioni che lo propugnano, avendo la Costituzione posto rilevanti limiti alla libera esplicazione della attività legislativa dello Stato in materia di rapporti con le confessioni religiose; attività che potrà praticarsi ordinariamente soltanto in forma concordata sia con la religione di maggioranza sia con le altre confessioni religiose (art. 7, 2° co., e art. 8, 3° co.).
    Ne deriva che la laicità, benché presupponga e richieda ovunque la distinzione fra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti nel tempo e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all’interno di una medesima "civiltà", è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com’è al divenire di questa organizzazione (in modo diverso, ad esempio, dovendo essere intesa la laicità in Italia con riferimento allo Stato risorgimentale, ove, nonostante la confessionalità di principio dello stesso, proclamata dallo Statuto fondamentale del Regno, furono consentite discriminazioni restrittive in danno degli enti ecclesiastici, e con riferimento allo Stato odierno, sorto dalla Costituzione repubblicana, ed ormai non più confessionale, ove però quelle discriminazioni non potrebbero aversi).
    Quale poi dei sistemi giuridici ora ricordati, o di altri ancora qui non considerati, sia meglio rispondente ad un’idea astratta di laicità, che alla fine coincide con quella che ciascuno trova più consona con i suoi postulati ideologici, è questione antica; una questione che però va lasciata alle dispute dottrinarie.
    In questa sede giurisdizionale, per il problema innanzi ad essa sollevato della legittimità della esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, disposto dalle autorità competenti in esecuzione di norme regolamentari, si tratta in concreto e più semplicemente di verificare se tale imposizione sia lesiva dei contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma e sostanza al principio di "laicità" che connota oggi lo Stato italiano, ed al quale ha fatto più volte riferimento il supremo giudice delle leggi.
    È evidente che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo ove è posto.
    In un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un "simbolo religioso", in quanto mira a sollecitare l’adesione riverente verso il fondatore della religione cristiana.
    In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. In tal senso il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte "laico", diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni.
    Ora è evidente che in Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana.
    Questi valori, che hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano, soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta costituzionale, accolte tra i "Principi fondamentali" e la Parte I della stessa, e, specificamente, da quelle richiamate dalla Corte costituzionale, delineanti la laicità propria dello Stato italiano.
    Il richiamo, attraverso il crocifisso, dell’origine religiosa di tali valori e della loro piena e radicale consonanza con gli insegnamenti cristiani, serve dunque a porre in evidenza la loro trascendente fondazione, senza mettere in discussione, anzi ribadendo, l’autonomia (non la contrapposizione, sottesa a una interpretazione ideologica della laicità che non trova riscontro alcuno nella nostra Carta fondamentale) dell’ordine temporale rispetto all’ordine spirituale, e senza sminuire la loro specifica "laicità", confacente al contesto culturale fatto proprio e manifestato dall’ordinamento fondamentale dello Stato italiano. Essi, pertanto, andranno vissuti nella società civile in modo autonomo (di fatto non contraddittorio) rispetto alla società religiosa, sicché possono essere "laicamente" sanciti per tutti, indipendentemente dall’appartenenza alla religione che li ha ispirati e propugnati.
    Come ad ogni simbolo, anche al crocifisso possono essere imposti o attribuiti significati diversi e contrastanti, oppure ne può venire negato il valore simbolico per trasformarlo in suppellettile, che può al massimo presentare un valore artistico. Non si può però pensare al crocifisso esposto nelle aule scolastiche come ad una suppellettile, oggetto di arredo, e neppure come ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato.
    Nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo; e l’appellante del resto auspica (e rivendica) una parete bianca, la sola che alla stessa appare particolarmente consona con il valore della laicità dello Stato.
    La decisione delle autorità scolastiche, in esecuzione di norme regolamentari, di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, non appare pertanto censurabile con riferimento al principio di laicità proprio dello Stato italiano.

    ...
    In questa sede non può, quindi, trovare accoglimento la richiesta dell’appellante che lo Stato e i suoi organi si astengano dal fare ricorso agli strumenti educativi considerati più efficaci per esprimere i valori su cui lo Stato stesso si fonda e che lo connotano, raccolti ed espressi dalla Carta costituzionale, quando il ricorso a tali strumenti non solo non lede alcuno dei principi custoditi dalla medesima Costituzione o altre norme del suo ordinamento giuridico, ma mira ad affermarli in un modo che sottolinea il loro alto significato.
    ...
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=10360

    Se un giudice non vuole lavorare perchè c'è un Crocefisso, simbolo della cultura della tolleranza al di là dell'espressione strettamente cristiana che noi gli attribuiamo, beh significa che il primo "talebano" è proprio lui e come tale lo si è trattato.

  10. #30
    DonCamillo
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    Citazione Originariamente Scritto da Magius Visualizza Messaggio
    Tanto per cambiare, non capisci quello che scrivo.

    Partiamo con una precisazione: nessuno ha impedito al papa di parlare, non c'è andato lui per non creare ulteriori polemiche. Poi stiamo qui a discutere sul perchè e il per come, ma la realtà oggettiva è che il papa si è rifiutato di andare dopo tutto il casino. PUNTO. Se ancora non riesci a comprenderlo non è colpa mia.

    Di fronte ad una saggezza della quale ci viene fatto dono con tanta magnanimità e profusione, quale quella aulica del soprastante messaggio, non ci resta che pensare che il protagonista, nell'occasione così positiva, qualora ai margini del bosco incontrase un brigante che lo minacciasse con la punta di uno stecco affinchè non si addentri nel suo territorio, guarderebbe lieto e felice la punta dell'arnese rivoltagli dritta all'occhio destro e pensaserebbe: "Meno male che lo stecco non è forcelluto! Ma forse è meglio che faccia come dice lui". Andando dai carabinieri, lamentandosi perchè non gli è stato permesso di passare dalla scorciatoia, sarebbe divertente guardare la sua faccia nel qual caso i carabinieri gli rispondessero: "Partiamo con una precisazione: nessuno le ha impedito al di andare oltre, non c'è andato lei!".


    Ad ogni modo io parlo di CULTURA DI UN POPOLO non della religione di oggi. Se si parla della cultura di un popolo non puoi negare che Giove sia arrivato prima di gesù cristo qui in italia. Ergo, parlare di CULTURA DEL POPOLO ITALIANO tentando di difendere il cattolicesimo è ridicolo. Che si trovino scuse migliori.
    Per quanto mi riguarda sono tollerante verso tutte le forme di religioni, se uno vuole andare in giro col crocifisso, in burka o con altre simboli può farlo e deve poterlo fare. Non ha senso affermare il contrario

    Anche su questo tuo intervento ci sarebbe da sbizzarrirsi con l'ironia, sai? Ma non ce la faccio, mi sconsolo di fronte a analisi così superficiali. Tutto ciò che è passato è storia, questo è ovvio. Che razza di discorsi...
    L'importanza del cristianesimo, le conquiste fatte in nome di quel crocifisso... la nostra cultura è oltre che imperniata di quei valori anche strutturata secondo quei valori, e non sui vaori che Giove rappresenta. Le motivazioni del TAR e del Consiglio di Stato lo spiegano in maniera esemplare. Perchè vuoi cocciutamente far finta di non capire?

 

 
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