







un tentativo di porre un argine alla deriva liberista e conservatrice degli anni del malaffare di berlusconi. tentativo fallito? ormai è evidente. Ma come avremmo giustificato il non averci provato?
credi che non saremmo più in afghanistan se non fosse mai nato il governo Prodi? credi che lo scalone sarebbe stato superato ma senza toccare l'età pensionabile a 57 anni? credi che il precariato sarebbe stato affossato? credi che la legge sui pacs si sarebbe fatta?
no, non puoi realisticamente credere questo.
credi invece che saremmo ancora duri, lindi, casti, rossi e puri. Non so a te, ma a me questo non può bastare.


Guarda che le leggi di confindustria si fermano anche con la lotta....ma ormai ce lo stiamo dimenticando....sempre piu' attenti a riposizionarci negli equilibri istituzionali e costretti a sconcertanti equilibrismi politici e a questo punto anche identitari...
...saro' un illuso fuori dal tempo, ma io sono intimamente convinto che un partito comunista debba essere in grado, prima di tutto, di organizzare la lotta sociale.
Di fatto, con l'arretramento sul lavoro,si è deciso senza mezzi termini di essere (solo) funzionali al Governo Prodi...puo' essere anche una strategia geniale e una tattica politica lungimirante...
...io pero' voglio continuare a pensarla e a pensare da comunista!


questo discorso non sta in piedi perchè sono ben altre le valutazioni che un partito comunista (che non è o non dovrebbe essere un partito come tutti gli altri) deve fare prima di entrare in un governo per giunta a chiarissima egemonia borghese: quali sono i rapporti di forza in campo? quale lo scenario internazionale? quale lo stato dell'economia? quale il radicamento sociale del partito? quali gli spazi di manovra?
a differenza da quanto detto dai bertinottiani (e a parte i "paletti" anche dai grassiani) allo scroso congresso, l'entrata di Rifondazione nel governo Prodi non avrebbe e non ha cambiato affatto l'assetto moderato della coalizione: tutte le controriforme perpetrate rispecchiano i rapporti di forza di cui i maggiori partiti della coalizione sono espressione compiuta; e infatti Rifondazione non ha deviato di una virgola l'orientamento di partenza.
ma il fatto che le controriforme care a Confindustria siano state votate anche col voto dei comunisti è GRAVISSIMO perchè segna un'onta indelebile di cui i lavoratori sono perfettamente consci e per cui ce la faranno pagare cara!
il partito che esce da questo primo anno e mezzo di governo non è più un partito per quanto contraddittoriamente antisistema; è un partito integrato in queto ordine sociale ed economico somigliante come linea e prospettiva ai vecchi Ds ma lontano anni luce dal radicamento e dalla struttura organizzativa che avevano i Ds.
il nostro unico ruolo è stato di anestetizzare i movimenti sociali, illudendo i militanti di base che tempi migliori sarebbero arrivati...mentre il quadro politico e sociale si è spostato sempre più a destra.
la linea tenuta dalla direzione è suicida e criminale in quanto ha assassinato un partito in cui un settore del lavoro dipendente aveva riposto delle speranze, dopo aver seminato tronfie illusioni (l'abrogazione della legge 30, il risarcimento sociale, il pianto dei ricchi...) dissoltesi come neve al sole.
un partito serio avrebbe già fatto fuori questi dirigenti, mentre costoro si autopromuovono leader del nuovo partitone riformista!
questa è una VERGOGNA che urla vendetta: in mano a questi carrieristi dilettanti allo sbaraglio il futuro della sinistra è segnato!


ti do ragione su tutto, il mio intento non era polemico, tra l'altro all'ultimo congresso io votai la mozione 3 (e mai avrei pensato che un giorno sarei arrivato a dire queste cose).
Quel che mi stava a cuore far capire è il fatto che in ogni caso saremmo stati in crisi.
Se quel giorno non avessimo formalizzato l'alleanza col centrosinistra, la gente non avrebbe comunque capito (il nostro elettorato, per fortuna, non è l'elettorato di Forza Italia che ti vota anche se cambi idea 3 volte al giorno; questo è un motivo di vanto per noi, ma non si può negare che crei molti problemi di cui dobbiamo tener conto) e la classe operaia ci avrebbe accusati di aver favorito la rielezione di Berlusconi, e non a torto.
Detto questo, ogni critica è sensata e doverosa, ma bisogna mantenere un minimo di piedi per terra, ad esempio ammettendo che le leggi di confindustria si fermano anche con la lotta quando hai alle spalle il 33% del paese, e non il 5 o il 4.5% come ci danno oggi i sondaggi.


forse ti aspetti che abbia da replicare, invece no. Non ho niente da dire e non me ne vergogno: hai perfettamente ragione.
Questo lo capisco io, lo capisci tu, lo capisce chi viene qui e legge, perchè ciò di cui stiamo parlando ci interessa.
Non lo capisce però l'elettore medio, e questo va considerato, perchè senza di esso non abbiamo, purtroppo, la forza di fare niente di quel che proponiamo. La cosa non è irrilevante, perchè di lavoro SI MUORE, si muore sul posto di lavoro, si muore perchè il lavoro non si ha, si muore perchè il lavoro non ci paga a sufficienza, quindi i proclami non bastano, bisogna agire. E io, proprio perchè so di cosa sto parlando, essendo stato precario non lo farò mai in una associazione culturale dura e pura.
Si poteva fare diversamente? Forse.
Si poteva fare di più? Sicuramente.
Cosa sarebbe cambiato? Niente.
Il nostro consenso si sarebbe salvato? Ma nemmeno per sogno...


Inizialmente forse no - bisogna ,mettere nel conto anche le perdite tattiche di consenso-, ma avremmo mantenuto una base minima da cui far ripartire un'offensiva strategica, ideologica e politica contro il fallimento di qualsiasi opzione riformista.
Avendo invece avallato la macelleria sociale di cui è artefice il governo Prodi, ci siamo resi corresponsabili e siamo diventati noi stessi obiettivo della rabbia operaia e precaria.
E ora siamo nella condizione di dover cambiare nome, simbolo e natura...da partito antisistema a partito riformista, omologato, organico, proprio in una fase storica in cui il riformismo, l'illusione di modificare "pacificamente" la società e i rapporti di classe è AL PALO.
Infatti, invece di dire "abbiamo sbagliato tutto, scusateci, non lo faremo più, saremo al vostro fianco" il messaggio che i nostri dirigenti lanciano ai lavoratori è che il comunismo è un tragico errore, da non ripetere e anzi da condannare ab aeterno.
Aggiungo solo che la mia rabbia e frustrazione è, prima che politica e "intellettuale", la rabbia di un precario della scuola e dell'università! Dannati siano quei culi incollati alle poltrone!!!


L'unico consiglio che mi sento di dare a chi ha ancora il fegato di essere iscritto -non so se sia il tuo caso- è di leggere ATTENTAMENTE i documenti congressuali. Non siamo al mercato delle vacche e non mi sembra corretto cercare di "comprare" il voto dei compagni.
All'ordine del giorno, non c'è solo la queastione della FORMA: Cosa rossa sì o no, simbolo e quant'altro.
C'è, ed è di gran lunga più importante, la SOSTANZA!
C'è da capire quali svolte strategiche siano necessarie, se il Partito Democratico sia un amico o un nemico di classe, se il lavoro dipendente è ancora centrale per i comunisti e nella società, quale lavoro occorra svolgere nei sindacati di massa, cosa vuol dire egemonia e come praticarla, come rilanciare il conflitto sociale e come riconquistare la fiducia calpestata dei lavoratori, quali forme di organizzazione darci, ecc. ecc.
Sono queste le questioni che contano e che fanno la differenza.
Mantenere il nome "comunista" per poi continuare ad essere subalterni al PD e a Confindustria, nel governo nazionale e nelle amministrazioni locali, non mi interessa. Non mi interessa essere comunista alla Diliberto, che per le "compatibilità di sistema" ti vota anche il bombardamento della Serbia.
Il simbolo va certamente difeso fino allo spasimo, ma un Congresso che, dopo un anno e mezzo D-I-S-A-S-T-R-O-S-O, si riduca al dibatitto "simbolo sì, simbolo no", nascondendo le questioni urgenti e reali, sarebbe frustrante e
controproducente.
Questa sciagurata maggioranza va cacciata a pedate concrete non solo simboliche!