
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Walter e Silvio, quell’incontro nell’89
Il responsabile comunicazione di Botteghe Oscure e il re della tv.
Che aveva idee molto diverse da oggi
Maurizio Chierici
L'Unità: 30 Novembre 2007, pag. 4 - Politica
Quasi vent’anni fa Berlusconi e Veltroni si sono incontrati per la prima volta attorno a un tavolo di Arcore. Fine maggio 1989. Veltroni era responsabile della comunicazione televisiva di Botteghe Oscure; Berlusconi cominciava a diventare il re del piccolo schermo. La politica sembrava lontana. Ma era ormai un protagonista importante della comunicazione e la sinistra voleva sapere con quali programmi stava disegnando il futuro. La visita di Veltroni ha interessato le cronache. Il Corriere della Sera pubblica l’immagine del Cavaliere che sorride bonario al giovanotto. Veltroni aveva raccolto in un libro la nostalgia per «I favolosi anni ’60» e la politica ne accompagnava l’impegno civile.
Tre giorni dopo sulla stessa poltrona di Veltroni un giornalista del Corriere comincia un’intervista filtrata con eleganza durante un lungo un intero pomeriggio da Fedele Confalonieri. Non preoccupato delle domande, ma generoso nei ricordi. Lui e Silvio che diventano amici attorno ad un pianoforte e lo slancio e le intuizioni e la fantasia del signore che aveva inventato la televisione commerciale. Entusiasmo affettuoso, soprattutto sincero.
«Chapeau», tanto di cappello, ripeteva nell’evocare i passi della scalata.
Ed è Confalonieri ad accompagnare il giornalista nel giardino di Arcore, tavolo protetto dall’ombra di un grande albero, e finalmente arriva il Cavaliere.
Il giornalista accende il registratore e Berlusconi ne è felice.
«Lei comincia nel modo giusto.
Il registratore raccoglie lealmente le nostre parole.
Sapesse certi suoi colleghi che scherzi fanno: travisano, inventano.
Così siamo tutti e due tranquilli.
Prima domanda…».
Ha fretta, quasi un ordine.
Il giornalista prova a rompere il ghiaccio ricordando la visita del comunicatore Pci: qualche giorno fa qui era seduto Veltroni.
Nel registratore la voce del protagonista inclina al sorriso:
«Hai sentito, Fedele? Il signore crede che i comunisti mangino ancora i bambini.
Sono bravi, seri.
Lavorerò con loro perché di loro mi fido.
Dimentichi la propaganda del ’48.
I tempi sono cambiati: stiamo vivendo una nuova realtà».
E poi racconta di essere l’editore ideale di ogni giornalista.
Nei suoi fogli ognuno può scrivere ciò che vuole, assoluto disinteresse per la linea politica dei suoi giornali. Prenda Montanelli. Fedele, più o meno quanto ci costa un fondo di Indro?» (al tempo direttore del quotidiano di famiglia). «Di preciso non lo so. Più o meno tre, quattrocento mila lire» che era una somma favolosa negli anni ‘80.
«Non sono sempre d’accordo con ciò che scrive, ma rispetto le sue idee come rispetto le idee di ogni redattore. Dove lo trova un editore così?».
E la politica?
«Per carità. Lei sa che che ho un grande amico socialista, ma anche buoni amici democristiani. Mi vorrebbero a Roma: non ci casco, non mi conviene. Della politica so troppe cose che consigliano di stare alla larga, il mio mestiere è questo».
Editore anche di giornali o di libri?
«Lasciamo stare i libri. È la Tv il futuro.
Educo i miei figli davanti alla televisione.
Alla sera la guardiamo assieme: risate, commenti, un modo per riunire la famiglia. Il libro invece separa. Ognuno propria stanza inseguendo fantasie che non sempre i genitori approvano e possono controllare…».
Due giorni dopo l’intervista l’articolo del giornalista appare sulla terza pagina del Corriere. Allora era la pagina numero tre. Berlusconi non protesta ma invita a cena il direttore Ugo Stille e il vice direttore Giulio Anselmi che oggi firma La Stampa. Prima della cena ascoltano la registrazione tanto per capire se il giornalista ha pasticciato qualcosa. Non ha pasticciato. Vanno e tornano annoiati. Ogni quarto d’ora i passi felpati di un cameriere allungavano al Cavaliere i bollettini auditel adagiati su una guantiera d’argento. Il Cavaliere leggeva felice ad alta voce. Rai battuta in prima serata. Andiamo sempre meglio.
Il giornalista ha ricordato l’incontro e i giuramenti dei quel maggio ’89, Muro di Berlino ancora in piedi, quando Berlusconi è sceso in politica per difendere l’Italia dal comunismo.
Nessun invito a cena, nessuna protesta: solo una colazione frettolosa in via dell’Anima ma l’argomento è un altro e il padrone di casa dall’ospitalità squisita non ricorda al giornalista la vecchia intervista di qualche tempo prima.
Passano quasi vent’anni e domenica pomeriggio il senatore Dell’Utri coinfida a Lucia Annunziata nello schermo Rai 3 che Berlusconi cambia spesso idea nella convinzione «che cambiano idea solo le persone intelligenti».
Ecco la curiosità: con quali nuove idee torna a sedersi al tavolo di Veltroni?