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Discussione: Cose d'altri tempi

  1. #21
    Mulino Bianco
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    Predefinito E alle porte si pagava il dazio per far entrare i prodotti

    FINO ad alcuni decenni fa tutti i prodotti che entravano a Bologna attraverso le 12 porte della città dovevano pagare il dazio, una tassa abbastanza salata che veniva incassata da apposito personale che stava di guardia alle porte: il carro veniva fermato nell’avancorpo della porta, il daziere valutava e pesava la merce e quindi staccava una bolletta con la cifra della tassa dovuta.
    Molti ricordano che fino agli anni ’60 del secolo scorso esistevano ancora, accanto ad alcune porte, le piattaforme per pesare la merce.
    Conseguenza di questa tassa, fu l’intensificarsi del contrabbando di merci che avveniva generalmente di notte: il contrabbandiere ‘lanciava’ a un complice, all’interno delle mura, i prodotti.
    Oppure, aiutandosi con una lunga scala, superava le mura con un sacco in spalla.
    Il dazio era una tassa ingiusta — secondo i cittadini — in quanto pagata solo da coloro che portavano a Bologna la merce e non da coloro che la esportavano dalla città.
    Nel tempo, le porte furono viste come il luogo del dazio, identificate cioè con una tassa.
    Anche per questo, quando il Comune decise l’abbattimento di mura e porte, nessuno si oppose ed anzi molti festeggiarono.
    Feste effimere, perché in Italia, quando si abolisce una tassa, se ne introducono altre e più salate!


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 15/04/2008

  2. #22
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    su PORTA SAN DONATO c'era una lapide che diceva: "per questa porta non possono entrare gli stranieri"

  3. #23
    Mulino Bianco
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    Predefinito Quando il canale Castiglione era attraversato da tre ponti

    OGGI è rischioso attraversare la strada anche sulle strisce pedonali: lo si fa con circospezione e timore per evitare di essere investiti.
    Un tempo si poteva attraversare tranquillamente: al massimo transitava una carrozza a cavalli o un carro trainato da buoi.
    Tuttavia, qualche secolo fa, vi erano chilometri di corsi d’acqua che correvano scoperti e il loro attraversamento era possibile solo tramite ponti.
    Bologna era la città delle acque e dei ponti, molti dei quali sono scomparsi fra il ‘600 e l’800.
    Ad esempio, per attraversare via Castiglione, che fino al luglio 1661 era un canale, bisognava utilizzare tre ponti: di fronte a Santa Lucia, all’incrocio con via Farini e davanti a palazzo Pepoli.
    E che dire del ponte della Carità in via San Felice all’incrocio con via Riva Reno? Era diventato un luogo caratteristico, un vero e proprio toponimo, ben più noto di altri ponti sul Reno, come quello di fronte a via dell’Abbadia, o quello davanti alla Manifattura tabacchi.
    Senza dimenticare che c’è una via importante della città, via della Barca (un tempo era il nome del quartiere), che deriva il nome dal traghetto sul Reno per mezzo di una barca (‘Passo della Barca’).
    Così come i nomi dei quartieri Reno, Navile e Porto evocano la Bologna delle acque.


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 22/04/2008

  4. #24
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    Predefinito Luglio ’34, i rumori molesti degli spazzoni comunali

    IL 21 LUGLIO 1934 un lettore scrisse al ‘Carlino’ a proposito dell’ordinanza comunale che vietava i rumori notturni, sostenendo che erano proprio i servizi comunali a provocare disturbo alla quiete notturna.
    «Alle ore 2, quale preludio, vi è il ritmico rumore degli spazzoni che spazzano la strada e i portici. Poi giunge un carro, le ruote del quale hanno larghi cerchioni di ferro, trainato da un cavallo che pure sembra che abbia i piedi di ferro tanto sonoro e metallico riesce ogni suo passo. Il conducente grida la vocale ò prolungata ed il carro si arresta. Si ode lo spazzino raccogliere le immondizie e gettarle nel carro battendo il badile sopra una delle lamiere laterali del carro; quindi grida: ì Lina. Ma la Lina non risponde, sembra dormire. Nuovo grido più acuto: ì Lina! e lei si risveglia. Nel silenzio della notte i suoi ferri danno mazzate sui sassi e il carro rotola sull’acciottolato con un rumore di ferro assordante.
    Circa alle ore 3 si ode avvicinarsi un nuovo rumore di ferro che somiglia ad un carreggio di artiglieria pesante. Non è un cannone, ma un semplice carro-acqua: lo fa apparire un cannone il fatto che anche esso è costituito da lamiera di ferro ed ha pure i cerchioni ferrati.
    Tutte le notti è la stessa cosa. Come si può dormire?».


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 29/04/2008


    ----

    Meravigliosi tempi andati

  5. #25
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    Predefinito Nove secoli di storia cittadina dall’alto della torre Asinelli

    LA STAR bolognese del 2009 sarà — ce lo auguriamo — la torre Asinelli che compirà i nove secoli di vita.
    Infatti, per tradizione, si ritiene che la data d’inizio della costruzione dell’Asinelli sia l’11 ottobre 1109.
    Dunque, si immagina vi saranno iniziative per celebrare il secolare compleanno di una delle due torri simbolo della città.
    Certo che a vederla, l’Asinelli, i suoi nove secoli li porta benissimo.
    Eppure, nel corso della sua lunga esistenza, non furono pochi i problemi che ebbe e i rischi che corse: il più grave fu quello rappresentato dalla sua vicina Garisenda la cui pendenza apparve eccessiva e tale da rappresentare un serio rischio.
    Il problema fu risolto drasticamente fra il 1351 e il 1360: la Garisenda fu ‘capitozzata’, cioè fu abbassata.
    Gli altri pericoli che corse furono rappresentati dagli incendi e dai fulmini che la colpirono spesso.
    Nel 1352 Giovanni da Oleggio decise di porre guardie nella torre Asinelli. Furono costruite le scale interne in legno e il ‘corridore’, una struttura, sempre in legno, che circondava l’Asinelli e permetteva di collegare le due torri.
    Nell’agosto del 1399 un incendio distrusse il corridore di legno, mentre il 23 luglio 1413 un rogo doloso distrusse le scale, ricostruite molto tempo dopo.


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 07/05/2008

  6. #26
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    Predefinito Un parafulmine sull’Asinelli nell’anno di grazia 1824

    LA SETTIMANA scorsa abbiamo visto che nei suoi quasi 900 anni di vita, la torre Asinelli, la cui data di nascita è l’11 ottobre 1109, ha corso rischi a causa della vicinanza della Garisenda, minacciosamente inclinata,
    e dei numerosi incendi.
    Il terzo pericolo per la torre furono i fulmini che la colpirono più volte e la danneggiarono: e le ‘ferite’ sul paramento murario si potevano constatare a occhio nudo.
    Finchè, il 14 settembre 1706, il perito del Comune Gianandrea Taruffi costruì una gabbia di legno che, con un congegno di carrucole e funi, gli permise di salire lungo la torre assieme a tecnici e muratori per individuare i danni.
    La riparazione si protrasse per un anno fra la curiosità dei cittadini.
    Al termine dei lavori, il 3 settembre 1727, fu collocata sopra la rocchetta dell’Asinelli, come auspicio di protezione dai fulmini, un San Michele Arcangelo in bassorilievo, opera di Giovan Battista Gnudi.
    Ma il 27 agosto 1754 la torre Asinelli ‘restò percossa, e molto rovinata da fulmini’.
    Toccò all’architetto del Comune Gian Giacomo Dotti, assieme ad un capomastro, usare la ‘gabbia ascensore’ per riparare i danni.
    L’operazione fu ripetuta numerose altre volte, finchè, nel 1824, il Comune collocò l’impianto parafulmine sulla torre Asinelli.


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 13/05/2008

  7. #27
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    Predefinito Il riscatto dei servi della gleba, i clandestini di otto secoli fa

    SI PARLA molto di immigrati clandestini soprattutto per due ragioni: anzitutto perché chi non è identificabile può essere un portatore di criminalità,
    e in secondo luogo perché chi svolge un onesto lavoro opera ‘in nero’, riceve compensi minori e non ha garanzie.
    In questo modo il lavoro clandestino distorce il mercato del lavoro in quanto quei lavoratori prestano la loro attività a costi inferiori rispetto ai regolari. Producono a costi minori
    e i loro scorretti datori di lavoro ottengono grandi profitti.
    Nel 1257 la civile Bologna riscattò 5855 servi della gleba restituendo loro diritti e dignità: i loro nomi e quelli dei loro proprietari sono scritti nel ‘Liber Paradisus’.
    Ma, alla base della liberazione dei servi della gleba vi furono solo motivazioni civili e umane, o anche altre ragioni?
    Certamente i servi della gleba, una volta liberati, divennero contribuenti; in secondo luogo si determinò una parità nel mercato del lavoro: infatti chi utilizzava servi della gleba non pagava loro alcun salario, al contrario di chi aveva dipendenti.
    Forse, fra le motivazioni, vi fu anche l’obiettivo di creare una leale concorrenza tra produttori che, finalmente, poterono proporre i loro prodotti partendo da un costo della manodopera uguale per tutti.


    Di Marco Poli www.marcopoli.it

    Da: Il Resto del Carlino - Ed. Bologna - 20/05/2008

  8. #28
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    Predefinito Il pane di Bologna? Nel 1917 era il migliore d’Italia

    MOLTI bolognesi ricordano ancora Francesco Zanardi (1873-1954), sindaco di Bologna fra il 1914 e il 1919 che fu soprannominato ‘il sindaco del pane’.
    La ragione di questa denominazione derivò dal fatto che Zanardi introdusse a Bologna l’Ente autonomo dei Consumi che, coi suoi numerosi negozi, offriva prodotti, fra cui il pane, a prezzi inferiori dal 20% al 40% rispetto ai privati.
    Ma Zanardi fece di più: acquistò una nave per importare il grano dall’Argentina a prezzi più contenuti, costruì il forno del pane in via Don Minzoni in grado di produrre 500 quintali di pane al giorno.
    Insomma, soprattutto dopo l’inizio della guerra mondiale (24 maggio 1915), Zanardi si preoccupò del fatto che un prodotto fondamentale per l’alimentazione come il pane non mancasse mai sulla tavola dei cittadini, cosa che avvenne Bologna, ma non in altre città italiane.
    Francesco Zanardi ebbe poi un’ulteriore soddisfazione allorchè, il 20 febbraio 1917, la Commissione nazionale degli approvvigionamenti del ministero di Agricoltura, Industria e Commercio premiò il pane di Bologna come il migliore e di minor costo d’Italia, lodandone ‘la confezione, il grado di cottura, ed il prezzo di 46 centesimi’.
    A buon diritto, dunque, i bolognesi chiamarono Zanardi ‘il sindaco del pane’.


    di: Marco Poli www.marcopoli.it

    da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 10 giugno 2008

  9. #29
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    Predefinito Le origini petroniane della Pulzella Storia o leggenda?

    IL CARLINO del 6 gennaio ha pubblicato un articolo dello storico Franco Cardini sull’ipotesi delle origini bolognesi di Giovanna d’Arco.
    Cardini scrive di aver appreso questa vicenda da uno scritto, ‘Cenni sull’origine bolognese di Giovanna d’Arco’ del conte Luigi Rinaldi Ghisilieri e pubblicato a Lodi nel 1908.
    Ebbene, delle presunte origini petroniane della pulzella di Orléans, ne scrissi nel 1982, assieme a Marilena Lelli, in un fascicolo dal titolo ‘Fatti e misfatti di donne nelle antiche cronache bolognesi’.
    Fra le varie spigolature di curiosità vi era anche il caso di Giovanna d’Arco, confortato da un autorevole ricercatore che pubblicò nel 1859 (prima, quindi, del fascicolo citato da Cardini) il libro ‘Origine e gesta di Giovanna d’Arco’ nel quale si avanzava l’ipotesi — anzi, la certezza! — delle origini bolognesi di Giovanna d’Arco.
    Lo studioso in questione era Giovanni Battista Crollalanza (cognome che è la traduzione italiana di Shakespeare), uno dei più noti cultori di araldica, fondatore dell’Accademia Araldica Italiana (Fermo, 1819 - Pisa 1892).
    Ebbene il Crollalanza, sulla base di una ‘Cronaca Ghisilieri’ che conteneva addirittura il ritratto della futura eroina chiamata sempre Darco, sostenne che la fanciulla fosse figlia di un fuoriuscito politico bolognese, Ferrante Ghisilieri, che insieme alla moglie Bartolomea Ludovisi, nel 1401 si rifugiò in Francia dove lui cambiò cognome in Darco e lei in Romea.
    Ebbero tre figli, fra cui Giovanna.
    Quando pubblicammo quel fascicolo, l’ipotesi delle origini petroniane dell’eroina finì in prima pagina di quotidiani nazionali e fu oggetto di una domanda in un quiz di Mike Bongiorno!
    Fascino della leggenda. O della storia?


    di: Marco Poli www.marcopoli.it

    da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 9 gennaio 2009

  10. #30
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    Predefinito ‘Cose d’altri tempi’ alla Famèja. Marco Poli presenta il suo libro

    Giovedì 15 alle 16,30, presso la sede de ‘La Famèja Bulgnèisa’ in via Barberia 11 (tel. 051/333491), lo studioso di storia locale Marco Poli presenterà il suo libro ‘Cose d’altri tempi: frammenti di storia e di cronaca di Bologna’.
    L’ingresso è libero fino all’esaurimento dei posti disponibili.


    da: Il Resto del Carlino. ed. Bologna - 13 gennaio 2009

 

 
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