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  1. #21
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    Predefinito Lo spettro dello sterminio

    Timothy Shriver è il presidente di Special Olympic, il comitato olimpico degli atleti con disabilità fisiche. Famiglia Kennedy, Shriver ha scritto questa column per Commonweal, il più antico magazine cattolico americano.

    Nei mesi recenti, le persone con la sindrome di Down e quelli che li amano e credono in loro sono state colte da un fremito per l’avvento di piani che estendono i test genetici prenatali. Dato che il tasso di aborto di bambini down è vicino al novanta per cento, questi nuovi piani accendono il confronto tra le persone colpite dalla sindrome e lo spettro dell’isolamento sociale o, peggio, dello sterminio.
    Uno studio che ha ricevuto poca attenzione suggerisce che il processo di isolamento è già strisciante ed è a buon punto. Scrivendo sulle pagine del giornale dell’American Association on Intellectual and Development Disability (l’istituto americano sulle disabilità dell’intelletto e dello sviluppo, ndr), Wolfang Lenhard e i suoi colleghi hanno comparato l’attitudine delle madri di bambini affetti dalla sindrome di Down nel 1970 con quella delle madri di oggi. Anche se la loro analisi rivela sviluppi positivi – i genitori di oggi si sentono più aiutati, meno sacrificati e meno tesi rispetto a quelli di 35 anni fa – ci sono risultati che mostrano una realtà preoccupante. Le madri moderne provano sulla propria pelle i segni di una discriminazione passiva e involontaria. E, diversamente dai loro predecessori, il quaranta per cento dice di aver subìto insinuazioni del tipo: i vostri figli potrebbero essere evitati.

    La conclusione è inevitabile e tetra.
    Nonostante le nostre policy, negli ultimi trent’anni, si siano dimostrate più vicine alle persone colpite dalla sindrome di Down, questi bambini sono visti sempre più spesso come un limite. Abbiamo introdotto servizi più generosi, ma siamo anche diventati più critici. In questo strano mix, l’unica cosa chiara è che ancora non crediamo al valore delle persone che hanno deficit mentali. Quando dei genitori, responsabilmente, decidono di accettare la nascita di un bambino down, il messaggio che ricevono più spesso dalla società è che hanno fatto la scelta sbagliata.
    Immaginate cosa si prova a sapere che gli altri pensano che vostro figlio non dovrebbe esistere.
    Anno dopo anno, il dibattito si accende intorno alla questione dell’aborto e della scelta.
    Ma è arrivato il momento di un altro dibattito – il dibattito su che cosa, esattamente, stiamo scegliendo.
    Molte persone credono che la scelta di non avere un bambino affetto dalla sindrome di Down sia completamente comprensibile. Dopotutto, chi vorrebbe, volontariamente, un handicap per sé o per un figlio? Se la decisione di continuare una gravidanza non riguarda la vita bensì la qualità della vita, perché non evitare i costi personali, familiari e finanziari portati dalla nascita di un bambino disabile? Posta così la questione, la risposta sembra ovvia. Ma l’ovvio, a volte, oscura la verità.
    Come avviene per altre debolezze con le quali conviviamo, la sindrome di Down richiede un cambiamento di aspettative. Tale cambiamento può essere doloroso dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale, ma nessuno di noi è esente dal compierlo. Tutti noi abbiamo delle debolezze e il processo di accettazione delle differenze – sia nostre sia altrui – è la strada per diventare forti. Al termine di quel percorso celebriamo le differenze non per-ché sia stato facile scendere a patti con loro, ma perché accettandole abbiamo visto crescere la nostra capacità di comprendere il potere dello spirito umano. Accettare questo significa sostenere che ognuno di noi ha un valore infinito e incalcolabile – alla faccia di tutte le prove di paura che evidenziano il contrario.
    Per molti è sorprendente che molti studi suggeriscano come la maggior parte dei genitori di bambini con la sindrome di Down dicano di aver avuto un cambiamento positivo delle loro vite. Sono genitori che hanno un alto tasso di fiducia in loro stessi, retti da solidi legami familiari e accomunati da un elevato livello di felicità. Le esperienze di condivisione includono la scoperta di un nuovo scopo della vita, l’acquisizione di nuove capacità e la crescita dell’interesse nei confronti della spiritualità.
    Il disastro che alcune persone associano alla nascita di un bambino disabile non offre un’immagine completa della vicenda. Infatti, a dispetto delle avversità, molte famiglie trovano un nuovo significato della vita. Sono in grado di trasformare quelle che appaiono come perdite in profonde conquiste. Quelli che vivono con persone affette dalla sindrome di Down e si prendono cura di loro sono capaci di farlo perché conoscono qualcosa che i tecnici dei test genetici devono ancora imparare: sanno che, dando agli altri, si riceve più di quanto si sia donato.
    Accettando incondizionatamente la piena dignità di tutte le creature umane, spesso scopriamo anche la nostra. In questo senso, i genitori dei bambini Down abbracciano l’aspirazione – mai colma – su cui si fonda la nostra nazione: siamo tutti uguali, capaci e meritevoli di un’occasione. Ma la nostra nazione crede ancora in tutto ciò?
    In questo momento, gli ostacoli sono tanti. Non commettiamo errori: siamo nel bel mezzo di una silenziosa rinascita dell’eugenetica.
    L’idea che ognuno di noi abbia egual valore a dispetto di origini, salute, religione, capacità o disabilità –una pietra angolare delle nostre eredità religiose e della nostra tradizione politica – è oggi a rischio. Chi, tra i candidati alla Casa Bianca, si unirebbe alle persone che hanno la sindrome di Down per difendere la fede nella dignità universale della vita umana in quanto tale?
    Chi ricorderà ai nostri amici e ai rivali nel mondo che la dignità universale della vita è ancora il fondamento degli Stati Uniti, una pietra angolare ben più solida del nostro esercito, della nostra tecnologia e del potere economico?
    C’è qualche politico che crede in questo?

    Nel mio ruolo di presidente di Special Olympics, ho avuto la fortuna di lavorare con molti americani di talento, come Eddie Barbanell, atleta, attore e leader nel campo delle disabilità intellettuali.
    Eddie mi ricorda spesso che dobbiamo lavorare sodo per fermare quanti scherzano sulla sindrome di Down. Lui lo sa, perché è nato con quella sindrome.
    Forse, Eddie desidera solo vedere le persone che oggi lo prendono in giro, accettare se stesse.
    E forse, il nostro desiderio comune è quello di affrontare le nostre limitazioni trovando in esse la forza che non abbiamo trovato altrove. La promessa di uguaglianza e dignità universale è una sfida radicale che ha ispirato la nascita della nostra nazione. Riprendere la sfida significa capire le disabilità – fisiche o mentali – non sono una fine bensì un’inizio.
    Crederci è una scelta, una scelta per la quale vale la pena vivere.

    Su www.ilfoglio.it del 29 dic 07

    Timothy Shriver
    (traduzione di Luigi De Biase)

    saluti

  2. #22
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    Predefinito Alla Mangiagalli

    Al direttore - Dinnanzi all’appello scritto da Giuliano Ferrara che promuove la moratoria in favore dei concepiti desidero ricordare la posizione presa da Giorgio Pardi, già presidente dei ginecologi lombardi e direttore della clinica Mangiagalli di Milano, dove ha lavorato fino in ultimo nel corso del 2007. Negli anni Settanta questa clinica divenne simbolo della battaglia in favore della regolamentazione dell’aborto.
    In seguito agli avvenimenti di Seveso furono proprio i medici dell’ospedale milanese a insistere per introdurre in Italia la legge 194.
    Il professor Pardi era all’interno della clinica, sostenendo la necessità di una depenalizzazione che debellasse le pratiche clandestine.
    In una intervista rilasciata in proposito nel 2006, il professor Pardi disse: “Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Chi interrompe una gravidanza deve essere ben conscio di procurarsi una ferita che lascia cicatrici profonde, indipendentemente dal metodo usato”.
    “Ma che significa? – argomentava Pardi – Certo, non mi spingo fino a dire che bisogna convincere la donna a non interrompere la gravidanza, ma metterla in grado di poter decidere realisticamente che cosa fare, non in base a suoi diritti, ma in base alla sua libera responsabilità, ecco questo mi sembra il minimo”.
    Giorgio Pardi è stato medico e persona di eccezionale onestà intellettuale. Con lui si poteva essere d’accordo oppure contrari, ma nessuno può negare la chiarezza e la decisione pronta a sostenere fino in fondo quello in cui credeva. Rimane di lui l’indicazione a praticare una legge controversa anche negli aspetti propositivi trascurati. Perché la moratoria non sia ridotta a espressione di un sentimento nobile e giusto, dobbiamo individuare nei nostri ospedali un nuovo percorso clinico, una modalità condivisa per la tutela sociale della maternità.
    Per applicare integralmente la 194 e per rispettare veramente il diritto di ogni donna, occorre favorire l’incontro con persone dedicate che la informino di cosa significa l’aborto, delle sue conseguenze e dei sostegni possibili in caso di proseguimento della gravidanza.

    Luigi Frigerio, presidente della Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia

    su www.ilfoglio.it del 29 dic 07

    saluti

  3. #23
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    Predefinito

    Ma se un feto non ha un encefalogramma... cosa che praticamente è inesistente prima della 8° settimana di gestazione perchè considerarlo un essere umano....?

    E soprattutto... anche avendo un encefalogramma... non essendo un corpo vivo e vitale... (vitale è il fulcro... ovvero capace di autosostentarsi) può essere considerato un essere umano?

    Uh già dimenticavo... ma una donna... perchè deve essere costretta a portare avanti una gravidanza? Psicologicamente... fisicamente... soprattutto se tu Quel figlio non lo vuoi è devastante...

    Rimanere incinte contro la propria volontà... è dunque un crimine?

  4. #24
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    Predefinito Al direttore - Per intanto grazie.

    Si tratta di un’occasione buona, decisamente migliore dei tanti pettegolezzi (non si tratta di accuse al suo giornale ma di andazzo diffuso) che finiscono in pagina soltanto per incrementare le vendite. E’ questa a nostro avviso un’occasione buona per offrire un’immagine serena e non ostinata di un giornale che, pur qualificandosi laico, non rinuncia a cercare e a dire con coraggio e rispetto la verità.
    Le propongo un mio articolo che, a partire dalla registrazione oggettiva di dati del nostro territorio, stuzzica una riflessione sulla legge 194 e concretamente vorrebbe promuovere un impegno diverso circa la sua applicazione.
    Confido che l’intelligenza e la professionalità che la contraddistinguono le permettano di dare spazio sul suo giornale a questa tematica e a questo modo di affrontarla, rendendo così a tutti un servizio di civiltà. Buon lavoro.

    Eraldo Ciangherotti, vicepresidente Movimento
    per la Vita Liguria

    Allegato.
    Grazie alla legge 194/78 una donna potrebbe chiedere aiuto in merito a una gravidanza difficile, inattesa o disagiata.
    Lo potrebbe fare perché lo stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio: così viene dichiarato all’art 1.
    Una donna cioè non ha il diritto prioritario ad abortire di fronte a un test di gravidanza positivo ma ha diritto prima di tutto a usufruire di tutte le misure economiche e psicologiche che lo stato possa mettere a disposizione per tutelare la maternità.
    Un principio politico coniugato al “condizionale” davvero significativo sulla carta, totalmente disatteso sul piano pratico.
    In questi giorni i mass media hanno incominciato a concentrare le proprie attenzioni su un argomento che tutti definiscono una tragedia, non solo per la madre e per il fetoembrione, ma per la società tutta.
    E’ l’aborto, l’eliminazione cioè di una vita umana già iniziata con il concepimento.
    Nessuno più si permette di disquisire filosoficamente sull’inizio vero della vita, questo tipo di argomentazione sembra oramai acqua passata, stagnante e maleodorante più che altro.
    Oggi giorno, grazie anche ai progressi della scienza, si arriva ad ammettere che si ha a che fare con vite umane ben identificate ma troppo spesso dimenticate: messe tutte insieme danno numeri da capogiro, soprattutto in paesi o regioni dove il tasso di denatalità si fa davvero sentire.
    E così rincara la dose l’Avvenire, da sempre in prima linea a sostenere e difendere la vita nascente proponendo anche una moratoria sull’embrione di pari effetto e impegno rispetto alla tanto combattuta moratoria sulla pena di morte: richiama le coscienze degli uomini di buona volontà a non essere inconsapevolmente ipocriti, nel difendere Caino dimentichi di Abele.
    Dopo qualche giorno esce allo scoperto pure Giuliano Ferrara, leader del mondo laico, che non tocca le ragioni religiose ma quelle di evidenza scientifica e che ha il coraggio di dire che stiamo giocando con numeri elevati: il gioco però non è al lotto bensì alla difesa delle vite umane.
    45 milioni di aborti all’anno nel mondo, 130 mila in Italia: la gente non sapeva e adesso non può dimenticare.
    Esce pure l’editoriale per due giorni di seguito de Il Giornale dove nonostante il rischio di scontentare una parte degli affezionati lettori, si ha il coraggio di dire che nel bel mezzo di una gravidanza c’è una vita umana, già formata e in corso di sviluppo: parole forti per certe orecchie ma “provare con un’ecografia per credere” è la sfida di Mario Giordano.
    Infine questa mattina Libero con Antonio Socci e un ritratto del personaggio di Ferrara e del suo digiuno contro l’aborto.

    Due considerazioni allora vengono naturali.
    Prima di tutto da ciò emerge che la difesa della vita non è solo roba dei “cattolici bigotti”. Certamente la chiesa ha fatto la sua parte determinante nell’impegno a tutelare la vita umana sin dal suo concepimento. Ma qui e ora esce anche il mondo laico, fatto di tante certezze e di tanti dubbi, che con coraggio riconosce nella gravidanza le vite umane, i bambini non ancora nati e indifesi, che dovrebbero meritare da parte dello stato più considerazione, per lo meno un po’ di più di quella attuale da “rifiuti speciali”.
    In secondo luogo, questa legge 194 è decisamente scadente e inadeguata per quanto ne concerne l’applicazione integrale, che si deve definire vergognosa: è diventata un semplice bancomat di certificati di aborto, tutti l’hanno capito: lo stato dovrebbe contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza (comma dell’art 2 della legge 194/78) e invece non c’è nulla in tal senso che venga fatto da nessuno.
    Solo si obbliga il medico e la donna a mentire sulle cause per rendere legalizzata la pratica abortiva. All’epoca del 1978 ci avevano messo in guardia da questo rischio pure i radicali, che da sempre non hanno mai speso una parola a favore della vita nascente.
    La donna che per ragioni economiche o psicologiche rifiuti la maternità si reca, nella migliore delle ipotesi, al Consultorio pubblico, dichiara di richiedere la ivg per immaturità psicoaffettiva, o disturbo psicoaffettivo, o grave disagio adolescenziale, o problemi di salute, o abuso o violenza o ancora per contesti familiari pluriproblematici e così ottiene subito un bel certificato che dopo sette giorni di pausa e di “riflessione a tu per tu” la rende idonea ad eliminare il bambino.
    Al consultorio inoltre non vanno donne che abbiano ricevuto diagnosi di patologie fetali.
    Ciò significa che, solo nell’Asl 2 savonese in consultorio nel 2007 sono ricorse all’aborto 250 donne gravide, tutte motivate da ragioni economiche o psicologiche che le rendevano incapaci di accogliere un figlio.
    Di tutto ciò non è responsabile la donna: la colpa è dello stato, della regione, della provincia e dei comuni che nulla hanno fatto per sostenere la vita umana nascente.
    Nessun aiuto ma solo arrangiarsi: questo ci hanno confidato le donne che hanno abortito nel nostro territorio.
    Eraldo Ciangherotti

    www.ilfoglio.it del 29 dic 07

    saluti

    ps: forse leggendolo famedoro acquisirà informazioni utili per conoscere meglio il problema della donne "costrette" ad abortire.

  5. #25
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    ...fare scelte dettate dal buon senso non è piu' che sufficiente??

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    Ma se un feto non ha un encefalogramma... cosa che praticamente è inesistente prima della 8° settimana di gestazione perchè considerarlo un essere umano....?

    E soprattutto... anche avendo un encefalogramma... non essendo un corpo vivo e vitale... (vitale è il fulcro... ovvero capace di autosostentarsi) può essere considerato un essere umano?

    Uh già dimenticavo... ma una donna... perchè deve essere costretta a portare avanti una gravidanza? Psicologicamente... fisicamente... soprattutto se tu Quel figlio non lo vuoi è devastante...

    Rimanere incinte contro la propria volontà... è dunque un crimine?
    no,rimanere incinte contro la proprio volontà non è un crimine,ma oggi come oggi è almeno segno di stupidità e cmq non si capisce perché debba pagare il prezzo più salato il nascituro...già oggi si può andare in un ospedale e partorire,lasciando poi il bimbo al reparto,che provvederà poi a segnalare la cosa ai servizi sociali che attiveranno le procedure per l'affido. potete chiedere a chi volete,è così da anni eppure si continuano a vedere neonati buttati come immondizia......

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Austriacante Visualizza Messaggio
    ...fare scelte dettate dal buon senso non è piu' che sufficiente??
    -----------------------------------------------
    Se leggi attentamente l'articolo qui sopra scoprirai che l'unica scelta rimane l'aborto.
    E non essendo dunque una scelta dove te lo metti il tuo buon senso?

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    Ma se un feto non ha un encefalogramma... cosa che praticamente è inesistente prima della 8° settimana di gestazione perchè considerarlo un essere umano....?

    E soprattutto... anche avendo un encefalogramma... non essendo un corpo vivo e vitale... (vitale è il fulcro... ovvero capace di autosostentarsi) può essere considerato un essere umano?

    Uh già dimenticavo... ma una donna... perchè deve essere costretta a portare avanti una gravidanza? Psicologicamente... fisicamente... soprattutto se tu Quel figlio non lo vuoi è devastante...

    Rimanere incinte contro la propria volontà... è dunque un crimine?
    Ma prescindendo da queste visioni materialiste vogliamo cercare di vedere aldilà del semplice contatto con mano? Nel senso che non perchè un feto non debba avere un encefalogramma deve essere considerato uno stupido oggetto. L'essere umano si viene a creare dal momento in cui c'e il concepimento da parte dei genitori; e quindi il feto è da considerarsi a tutti gli effetti essere umano. Per quanto riguarda l'ultima questione da te posta, la risposta è semplicissima... nessuno è libero di prendere decisioni spettanti un'altra vita umana soprattutto quando riguarda la stessa vita. In tal caso non è mancanza di libertà da parte della madre, come qualcuno soventemente interpreta, è semplicemente un rispetto della vita altrui.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da GLADIUS Visualizza Messaggio
    Ma prescindendo da queste visioni materialiste vogliamo cercare di vedere aldilà del semplice contatto con mano? Nel senso che non perchè un feto non debba avere un encefalogramma deve essere considerato uno stupido oggetto. L'essere umano si viene a creare dal momento in cui c'e il concepimento da parte dei genitori; e quindi il feto è da considerarsi a tutti gli effetti essere umano. Per quanto riguarda l'ultima questione da te posta, la risposta è semplicissima... nessuno è libero di prendere decisioni spettanti un'altra vita umana soprattutto quando riguarda la stessa vita. In tal caso non è mancanza di libertà da parte della madre, come qualcuno soventemente interpreta, è semplicemente un rispetto della vita altrui.

    se chiami visioni materialiste....uno stupro....e parli di genitori....citi:nessuno è libero di prendere decisioni spettanti un'altra vita...........permetti che io come persona possa scegliere se tenere o non tenere?

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni
    di esseri umani.
    Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu
    ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti

    Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
    Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile.
    Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.
    La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia.
    Sono due cose diverse, ovviamente.
    Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri. Bene, anzi male.
    Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore.
    E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna.
    E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti.
    Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

    Giuliano Ferrara su www.ilfoglio.it del 19 dic 07

    ps: questo, sopratutto, è essere di destra.

    saluti
    Ovviamente sottoscrivo parola per parola.

 

 
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