



DI ABORTO CLANDESTINO MORIVANO POCHE DECINE DI DONNE (leggetevi i DATI sottostanti).
DURANTE FURTI, SCIPPI E RAPINE CONTINUANO A MORIRE VARIE DECINE DI LADRI OGNI ANNO (SPARATORIE, REAZIONE DELLE VITTIME, ECC.) A QUANDO LA LIBERALIZZAZIONE DEL FURTO, DELLO SCIPPO, DELLA RAPINA???
Secondo Marco Pannella erano “un milione o un milione e mezzo” gli aborti clandestini che si facevano prima della legge 194 (tg5, venerdì sera). Con tante donne vittime. Per questo si è voluto l’aborto legale e assistito. Premesso che è un argomento per me insensato perché anche gli omicidi sono migliaia, ma nessuno propone di “risolvere” il problema legalizzando l’omicidio, bisogna capire, una volta per tutte, se quel dato è vero o falso. Intanto le cifre erano visibilmente sparate a caso. Per esempio secondo la proposta di legalizzazione fatta dal Psi al Senato nel 1971 erano ogni anno dai 2 ai 3 milioni gli aborti clandestini con circa 20 mila donne morte (nell’analogo progetto presentato alla Camera le morti lievitavano inspiegabilmente a 25 mila). Sui giornali le cifre oscillavano in modo abnorme: il “Corriere della sera” del 10 settembre 1976 per esempio dava da 1,5 a 3 milioni di aborti clandestini l’anno. E “Il Giorno” del 7 settembre 1972 da 3 a 4 milioni l’anno. In sostanza si davano i numeri (da 1,5 a 4 milioni), del tutto incontrollati e mai provati. Ma questa ossessiva campagna produsse la sensazione dell’emergenza nazionale e fece passare la legge 194.
Eppure bastava qualche piccolo accertamento per scoprire la verità. Secondo calcoli fatti da statistici ipotizzando 3 (o addirittura 4) milioni di aborti clandestini l’anno ne derivava un tasso medio di abortività in base al quale – alla fine - “tutte le donne italiane avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti procurati clandestini” (Palmaro). Uno scenario ovviamente assurdo.
Che i “milioni di aborti clandestini” ogni anno fossero un argomento totalmente infondato, è provato, in modo indiscutibile, oggi, dai dati ufficiali sugli aborti legali in Italia, fermi attorno ai 130 mila l’anno (dal 1978 hanno raggiunto al massimo la cifra di 240 mila all’anno, ma attestandosi subito molto al di sotto dei 200 mila). Se questo è il numero delle donne che interrompono la gravidanza oggi che l’aborto è facile, legale e assistito, in qualunque ospedale, e addirittura propagandato, è ovvio che dovevano essere un numero molto inferiore a praticarlo quando era illegale, si rischiava il carcere, la faccia e la pelle, ed era difficile trovare le “mammane” che lo praticassero.
Ma passiamo al cuore del problema. L’aborto clandestino – dicevano – provocava ogni anno in Italia la morte di 25 mila donne. Per questo fu reso legale e assistito. Ma era vero quel dato? No, era del tutto assurdo. E ci voleva poco a capirlo.
Dall’Annuario Statistico del 1974 risulta infatti che le donne in età feconda (cioè dai 15 ai 45 anni) decedute nell’anno 1972, cioè prima della legge 194, furono in tutto 15.116. Già il fatto che le morti totali siano la metà delle presunte morti per aborto parla chiaro. Ma poi si scopre che di quelle 15 mila solo 409 risultavano morte di gravidanza o parto.
Naturalmente fra tutte le morti “per gravidanza o parto” quelle dovute ad aborto clandestino erano una piccola parte: qualche decina ogni anno. Una cifra certo triste (umanamente anche una singola morte è una tragedia), ma non una emergenza nazionale. Erano molto più rilevanti, per capirci, le altre cause di decesso delle donne come le morti per parto, per infortuni domestici, per incidenti o per omicidio.
Le cifre che abbiamo visto per l’anno 1972 risultano costanti. Infatti nel 1969 le donne morte in età fertile per complicazioni da gravidanza, parto e puerperio furono in totale 550 (Annuario statistico italiano, 1971); 481 nel 1970 (Annuario 1972); 460 nel 1971 (Annuario 1973); 370 nel 1973 (Annuario 1975). E ogni anno le vittime dell’aborto clandestino erano poche unità.
Conclusione: le cifre sparate dalla propaganda abortista (25 mila donne morte) che hanno portato alla legalizzazione dell’aborto erano del tutto infondate. Erano balle. Lo conferma il fatto che dall’entrata in vigore della legge 194 la mortalità delle donne in età feconda, non ha avuto alcuna significativa diminuzione statistica improvvisa, quindi la 194 non ha modificato alcunché. “Ciononostante”, scriveva Roberto Algranati su Liberal “anche in epoca recente, l’onorevole Pannella ha riaffermato il vecchio luogo comune secondo il quale la legge sull’aborto avrebbe salvato la vita a centinaia di migliaia di donne”.
In realtà non ha portato neanche alla sparizione dell’aborto clandestino. Infatti sull’ “Espresso” del 10 novembre 2005, Chiara Valentini scrive che la relazione del ministro della Salute nell’anno 2005 stima circa in 20 mila gli aborti clandestini. E la stessa cifra è ribadita dal demografo Massimo Livi Bacci. Dunque la 194 è clamorosamente fallita: non ha estirpato neanche la piaga della clandestinità. E lo stesso fenomeno è accaduto in Gran Bretagna, nei Paesi Scandinavi, in Germania, Giappone, Russia Polonia, Romania e via dicendo.
Ma se la 194 non ha cancellato l’aborto clandestino – a 30 anni dalla sua approvazione – cos’ha prodotto? Rendere legale, facile, assistito e gratuito l’aborto può solo banalizzarlo e moltiplicarlo. E così è stato. Da 20-30 mila clandestini a 150-200 mila legali. Due ricercatori dell’Università di Trento, Erminio Guis e Donatella Cavanna (“Maternità negata”, Milano 1988) hanno scoperto che il 32 per cento delle donne che hanno abortito non l’avrebbe fatto se non ci fosse stata la legge 194 a permetterlo. Quindi migliaia di aborti che – in mancanza della 194 – sarebbero stati evitati. “Risultati del tutto analoghi” aggiunge Mario Palmaro “sono stati condotti in Francia. Il significato di questi dati è evidente: la legge incide in modo decisivo sui comportamenti”.
E’ vero che c’è stata una relativa diminuzione degli aborti legali dal 1978 ad oggi, ma intanto bisogna considerare la diffusione di abortivi chimici. In secondo luogo il fenomeno è tutto italiano ed è dovuto a una forte sensibilizzazione sui temi della vita fatta dalla Chiesa italiana (basti dire che i Centri di aiuto alla vita, anche concretamente, hanno salvato circa 80 mila bambini e altrettante mamme). Infatti negli altri Paesi europei, come Francia e Inghilterra, dove la presenza cattolica (e la cultura della vita) è irrilevante, gli aborti legali non sono in discesa, ma semmai in salita.
Infine 30 anni fa si costruì un’assordante campagna sulle “morti per aborto clandestino”, ma perché oggi non si parla delle morti per aborto praticato legalmente e assistito? Perché tanto silenzio sulle morti che hanno fatto clamore in America in relazione alla pillola abortiva (New York Times, 23.11.2005)? La sorte delle donne non interessa più?
La dottoressa Kustermann, dall’insospettabile pulpito di Micromega (7/05), fa sapere che “con la Ru486 c’è anche il dolore fisico, che almeno con l’aborto chirurgico non c’è”. Poi ha svelato quanto sia devastante anche l’aborto chirurgico legale che presenta “un rischio del 4 per cento di complicazioni più o meno gravi, che vanno dalla necessità di ripetere l’intervento, all’emorragia, alla perforazione dell’utero, all’infezione dell’utero che si manifesta nei giorni seguenti con febbre alta e dolori intensi. Quindi…
permangono dei rischi che possono determinare anche conseguenze di lungo periodo per la donna: per esempio un’infezione grave o una perforazione uterina” che “può determinare una sterilità permanente”.
La Kustermann aggiunge che “non c’è quasi nessun aborto che sia per sempre indolore”. Il dolore psichico è evidente in tante donne che hanno vissuto questo trauma. Ma, avverte la Kustermann, anche per le donne che “riescono a superare l’evento indenni”, dal punto di vista psicologico, “l’aborto può essere un fattore di rischio nel momento in cui intervengono depressioni legate al desiderio di maternità irrealizzato nel corso della vita”.
Insomma, aver presentato l’aborto come una conquista civile ha messo gravemente in ombra le conseguenze cui va incontro la donna. E ha spazzato via 4 milioni e 500 mila bambini. Un orrore.
Antonio Socci
P. S. 4.500.000 bambini e bambine (... solo in Italia ...)UCCISI.
DIO ABBIA PIETA' DI TUTTI NOI.


Se tutto il tuo ragionamento sull'aborto si ferma a queste quattro idiozie non ti resta che vergognarti profondamente, offendi prima di tutto la tua intelligenza. E' un modo di ragionare che fa vomitare oltretutto basato su leggende totalmente false, oppure sei così ingenuo da credere alle balle sulle decine di migliaia di donne morte per aborto clandestino ogni anno come ci raccontavano quei XXXXXXX dei radicali?


E' assurdo pensare che legalizzando l'aborto si sia salvata la vita a qualcuno. E' un controsenso.
Che poi, magari tra i milioni di esseri umani gettati nel cesso ci sarebbe potuto essere lo scopritore della cura per il cancro, il medico chirurgo più bravo al mondo, o magari il politico onesto che mettesse fine alla situazione orribile del napoletano.
Certo, magari avrebbero potuto nascere anche una miriade di ladri, omicidi e buoni a nulla.
Ma sicuramente anche loro si sarebbero meritata ALMENO una chance nella vita.


el aborto es la primera cause de muerte entre adolescentes
http://www.mujereshoy.com/secciones/1326.shtml
-----------------------------------------------------
http://isole.ecn.org/reds/donne/lati...argentina.html
ABORTO: PRIMA CAUSA DI MORTE TRA LE DONNE IN ETA' FERTILE
IN ARGENTINA UNO STUDIO DIMOSTRA L'INCIDENZA LETALE DELL'ABORTO CLANDESTINO
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
http://www.gennarocarotenuto.it/132-...morte%E2%80%9D
L’aborto clandestino in Argentina è la prima causa di morte per le madri
-------------------------------------------------
Messico:
Las hemorragias, primera causa de muerte en mujeres gestantes en México
http://www.cimac.org.mx/noticias/00ago/00081404.html


Mariano68 se non posti le fonti degli articoli è inutile chiacchierare, soprattutto con dei numeri in ballo. Cifre cifre, ok, ma cifre di che?? E da dove??
Socci (scusate, l'ottimo socci!) ovviamente non si degna di citare le sue fonti perchè anche lui, come tanti altri, si inventa i numeri di sana pianta.
Grazie invece a waglione che pur essendo di parte dimostra un minimo di serietà postando da dove vengono i numeri che altrimenti non hanno alcun senso. Proprio zero.


Mentre ricordo a Mariano la necessità di postare sempre il link o comunque il riferimento di un articolo riportato, provvedo alla mancanza.
L'ottimo articolo dell'ottimo Socci è ottimamente posto nel suo ottimo sito web
http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm
Ottimi auguri di un'ottima lettura


Curioso i dati di Socci sono inattendibili, i dati di tre siti privati e del tutto sconosciuti sono Vangelo.
Da sottolineare poi che il terzo link nulla ha a che fare con l'aborto, ma serve solo a sviare more solito il discorso tirando in ballo un'altra questione.
Prima era il passato di Ferrara ora addirittura la giunta militare argentina, poi cosa ci aspetta? Vogliamo parlare di Carla Bruni e Sarkozy?


Michele Brambilla da "Il Giornale" odierno
«Caro Giuliano Ferrara, grazie per quello che stai facendo...», «Caro direttore del più bel giornale che c’è...», «Caro direttore coraggio, la battaglia per la verità è sempre sacrosanta al di là di tutte le confessioni, le sono vicino con sincera ammirazione»... Sono ormai più di due settimane che, ogni giorno, almeno due pagine intere de Il Foglio sono occupate da lettere di adesione alla richiesta di moratoria sull’aborto avanzata da Giuliano Ferrara.
Di adesioni ma non solo: di riflessioni sulla vita e sulla morte, di interrogativi su Dio o comunque sul grande mistero che ci avvolge, perfino di storie personali: nomi illustri e (soprattutto) gente comune raccontano, come in un confessionale, le loro piccole grandi vicende private, la gioia per la nascita di un figlio, la convivenza con una malattia, il dolore e il rimorso per aver pronunciato, un giorno ormai lontano ma sempre presente e pungente, un «no» alla vita.
Gli scherzi del destino. Non doveva essere, quello di Ferrara, un giornale laico? Un foglio d’élite? Un pensatoio per la classe dirigente? Non viene forse, il suo direttore e fondatore, dalla scuola del vecchio Pci, e poi dalla sinistra libertaria del Sessantotto, e poi ancora dall’epopea craxiana, con i suoi richiami a Garibaldi e al Risorgimento? Non era forse determinante, nella truppa che fondò il Foglio, la componente radicale? Non era forse palpabile la comunanza - a tratti la fratellanza - con Marco Pannella e le sue «battaglie» per le «conquiste civili»?
E invece. Invece scrive un’ostetrica di settant’anni: «Penso di aver sottratto alla pena d’aborto diverse centinaia di bambini. Sono passate da casa mia vergini e prostitute. In questi quarantaquattro anni mai nessuna è tornata pentita di avere accolto la maternità: né la undicenne incinta né la donna vittima di violenza». Scrive una giovane coppia di Napoli: «Nel prossimo marzo nascerà il nostro primo figlio (...) Dalla prima ecografia abbiamo visto un puntino bianco in continuo movimento, poi un embrione meglio formato, poi una piccola testa, poi delle piccole braccia, poi delle piccole gambe, poi un bambino e poi...». Una lettrice racconta di quando, studentessa di medicina, con le lacrime agli occhi battezzò un feto di cinque mesi «adagiato malamente su un pezzo di lenzuolo, pronto per l’autopsia che confermasse la diagnosi della sua malattia, curabile solo con l’“aborto terapeutico”...».
C’è anche una donna che è viva perché la 194 non era ancora in vigore: «Se fossi stata concepita anni dopo avrei avuto tutte le “carte in regola” per essere abortita. Ma era il 1976 e io, “feto malformato”, sono nata e anche se la mia “prima madre” non se l’è sentita di tenermi io la ringrazio di avermi messo al mondo». Che scandalo, per un certo milieu che Ferrara ben conosce. Che scandalo dar voce perfino a chi ricorda quel che non si vorrebbe ricordare, e cioè che c’è perfino la possibilità - per la donna in difficoltà - di partorire un figlio e poi di affidarlo ad altri, perché c’è sempre un popolo pronto ad accogliere la vita. È il popolo che ora, forse con sorpresa dello stesso Ferrara, è diventato il popolo de Il Foglio. Gli esperti di mass media, che come gran parte degli esperti vivono ben distanti dalla realtà, si stupiscono.
Ma la realtà gioca brutti scherzi, e il grande successo dell’iniziativa di Ferrara dimostra che c’è anche un popolo (forse non maggioritario, ma comunque un popolo) che ha idee ben differenti da quelle della cultura dominante, da quelle dei filosofi à la page, dei direttori-predicatori-della-domenica con la barba bianca. La proposta di una moratoria sull’aborto ha reso finalmente visibile, dalle colonne de Il Foglio, un popolo mai rappresentato dai grandi giornaloni, e nemmeno da una stampa cattolica resa prudente dal timore di venir tagliata fuori dal mondo. Perché diciamo la verità: neanche Avvenire e Famiglia Cristiana parlano così forte e chiaro come parla oggi Giuliano Ferrara. Là si legge pure che la 194 è «una buona legge», da «non toccare» ma semmai «da applicare meglio». (Che strano. Ventisette anni fa, quegli stessi giornali diedero battaglia per abrogarla, questa legge varata con l’ipocrita nome di «tutela della maternità»: è forse cambiato qualcosa da allora?).
Qua, voglio dire sul Foglio, Ferrara scrive invece che «l’aborto è un omicidio». Ecco perché questo popolo ha trovato solo ora una casa. Dicevamo che è uno scherzo del destino, perché Il Foglio è nato come giornale laico e per dea esibiva la Ragione. Ma in fondo: non è forse anche laica una battaglia per la difesa della vita? E c’è forse qualcosa di più ragionevole che interrogarsi sulla nostra origine e sul nostro destino, magari con quegli «Appunti per il dopo» che sono un’altra straordinaria iniziativa del Foglio? Ferrara scherza, Ferrara ci gioca, Ferrara ci marcia e fa solo politica, dicono per screditare non tanto lui, ma quello che scrive. Qualcuno addirittura sostiene che il fine ultimo è l’aumento della diffusione del giornale. Che fesserie. Chi conosce Ferrara sa bene che di aumentare le vendite non gliene frega niente, anzi circola addirittura una leggenda che lo vorrebbe incazzato quando il giornale vende più del solito, perché in quel caso diventerebbe popular e non elitario.
Chi lo conosce bene sa anche che sono altri i momenti in cui Ferrara gode nel creare un caso, o un personaggio, in cui egli stesso non crede. Quando lancia qualche bizzarria politica per sparigliare le carte, ad esempio. Ma non adesso, non sulla vita, non sulle grandi domande dell’uomo. Bleffa? E perché mai. Non dice di essersi convertito, anzi si lamenta perché vorrebbe crederci, ma non ci crede. Il paradosso de Il Foglio è un paradosso solo fino a un certo punto. Ferrara continua ad appoggiarsi sulle due risorse cui ha sempre fatto affidamento: l’intelligenza e la ragione. Sono l’intelligenza e la ragione a fargli prendere atto che né la politica né l’economia, né la sociologia né la scienza possono rispondere ai bisogni più profondi dell’uomo. Come diceva Pascal: «L’ultimo passo della ragione è riconoscere che c’è un'infinità di cose che la superano".

