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Discussione: Moratoria sull'aborto?

  1. #251
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Tu guarda il caso: 700 anni dopo, ecografo alla mano, siamo arrivati suppergiù alle stesse conclusioni dell'Aquinate.
    Tu ed i tuoi amici piegate la scienza all'ideologia e le vostre opinioni non ci interessano la Chiesa invece, che non segue un'ideologia, ha accettato il verdetto scientifico e spostato la nascita della singola persono al momento del concepimento come la scienza insegna, anche a patto di ritrattare le conclusioni pratiche della teologia dei padri, sempre valide come morale ma spostate come atto di inizio temporale.
    UT UNUM SINT!

  2. #252
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    La Chiesa non segue un'ideologia?

  3. #253
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Ti stavo solo spiegando che l'unicellularità intesa come non complessità e quindi negazione dellindividuo è chiara a me, alla scienza, a questo stato, alla crioconservazione e, aggiungiamo ora, a S. Tommaso.
    E per questo io ti sto rispondendo ricordandoti di non confordere le patate (sperma) coi fagioli (embrione umano). E che la complessità non è indice della natura del soggetto vivente ma caso mai del suo stadio di sviluppo. E quindi la negazione dell'individuo sarà chiara solo a te. La scienza se ne frega dell'individuo ma crassifica gli esseri viventi per categorie: specie, genere... nella fattispecie:

    embrione umano: essere vivente appartenente al genere Homo sapiens sapiens.

    E qui la scienza si ferma. Se questo abbia o non e quali diritti lo decide la politica in base alla morale, entrambe discipline non scientifiche.
    UT UNUM SINT!

  4. #254
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    Su S. Tommaso, non aveva nozioni scientifiche moderne e riteneva la vita sviluppasi dopo tre mesi. Credeva anche alla dottrina Tolemaica ed ai sette cieli. Purtroppo non possedeva un ecografo.
    Esatto. La Chiesa non ha abitudine di «smentire» ma, se nel Magistero ordinario e universale stabilisce (con pieno diritto) qualcosa in contrasto con quanto affermato dai Padri, è evidente che ritenga qualche loro affermazione inesatta o superata...

  5. #255
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    La terra di Giovannino Guareschi
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    Predefinito Il feto sente il dolore (e come poteva essere diversamente? è un bambino...)

    La sofferenza silenziosa del feto

    di padre John Flynn, Zenit 1 giugno 2008


    La scienza sta mettendo in luce come i feti siano in grado di sentire il dolore

    Una questione che ha ricevuto ultimamente maggiore attenzione nei dibattiti sull'aborto è la capacità del feto di provare dolore e di soffrire. Su questo argomento è stato pubblicato di recente un libro che raccoglie una serie di elementi scientifici di esperti, soprattutto italiani.
    Il testo, dal titolo "Neonatal Pain: Suffering, Pain and the Risk of Brain Damage in the Fetus and Unborn" (ed. Springer), è curato da Giuseppe Buonocore e Carlo Bellieni, entrambi membri del dipartimento di Pediatria, Ostetricia e Medicina Riproduttiva dell'Università di Siena.
    I numerosi esperti i cui contributi sono raccolti nel libro concordano nell'affermare che il feto è in grado di provare dolore prima della nascita, spiegano Buonocore e Bellieni nella loro parte introduttiva.
    "Riconoscere la dignità umana e la sofferenza umana nella vita fetale è un dovere medico per migliorare le cure", dichiarano.

    Nuovi mezzi di rilevamento

    Uno dei contributi, prodotto dal lavoro congiunto di nove esperti, riguarda le tecniche ultrasoniche e le possibilità di osservazione che questa offre. Con l'introduzione dell'ultrasonografia a tre e a quattro dimensioni, si è riusciti ad ottenere una valutazione molto più dettagliata del feto e delle sue reazioni a determinate stimolazioni, osservano.
    L'utero è un ambiente protetto ma non isolato, in cui il tatto è il primo dei sensi che il feto sviluppa. Alla 10ª settimana di gravidanza, il bambino è già in grado di portare le mani alla testa, aprire e chiudere la bocca e deglutire.
    Da alcune ricerche recenti risulta inoltre che i neonati dimostrano di avere una memoria funzionale, il cui sviluppo inizia nel periodo prenatale. Buonocore e Bellieni osservano che i neonati ricordano infatti il gusto e gli odori percepiti quando erano nell'utero e che queste sensazioni possono avere un'influenza sulle loro future preferenze. Anche i suoni, tra cui la voce della madre, sono percepiti dai feti. I neonati hanno persino dimostrato di riconoscere la musica che la madre ascoltava durante la gravidanza.

    Feto come paziente

    Un altro articolo scritto congiuntamente esamina nello specifico la questione del dolore fetale. L'équipe di medici che ha elaborato questo contributo osserva anzitutto che il feto è il protagonista nell'interscambio cellulare con la madre e deve essere considerato un paziente di cui i medici si devono prendere cura.
    Vi sono degli elementi di prova, osservano, da cui si può concludere che il dolore acuto o cronico, o anche uno stress prolungato, possono essere pericolosi per il feto, soprattutto quando ciò avviene durante un momento critico dello sviluppo cerebrale. Le possibili conseguenze negative variano da una ridotta soglia del dolore ad un maggiore deficit senile di memoria.

    Conseguenze del dolore nel feto

    Sulla base di ricerche svolte su primati, l'articolo ipotizza che il dolore fetale possa persino danneggiare il funzionamento del sistema immunitario dell'organismo, con conseguenze di lungo termine in termini di infezioni e malattie autoimmuni.
    Riguardo allo stress, gli autori citano uno studio svolto su un gruppo di madri sottoposte a stress e messo a confronto con un campione di controllo. I bambini nati dalla madri stressate dimostravano un minore peso alla nascita, una minore circonferenza cranica e una più breve età gestazionale alla nascita rispetto ai bambini del gruppo di controllo.
    Gli autori rilevano che secondo alcuni medici il feto non può provare dolore perché non è cosciente e perché nella maggior parte del tempo dorme, ma l'articolo replica ricordando che vi sono consistenti prove scientifiche che dimostrano la sensibilità del feto ad una serie stimoli: suono, luce, tatto e pressione, cambiamenti di equilibrio.
    Anche se il feto non fosse in grado di riconoscere consapevolmente il dolore come facciamo noi, inoltre, rimane comunque per lui una esperienza sgradevole, aggiungono gli autori.

    Effetti da stress

    Un altro capitolo del libro affronta altre conseguenze dello stress per il feto. Kieran O'Donnell e Vivette Glover, membri dell'Institute of Reproductive and Developmental Biology presso l'Imperial College di Londra, spiegano che lo stress materno influisce molto sullo sviluppo del feto.
    In casi di intervento sui feti, inoltre, si registra una reazione allo stimolo invasivo sin dall'età di 16 settimane di gestazione. Persino a 12 settimane si può vedere come il feto si ritragga se viene toccato. Ciò nonostante, O'Donnell e Glover ammettono che non si sa ancora esattamente quando il feto inizia a provare dolore o quando diventa conscio.
    In un capitolo conclusivo, Marina Enrichi invita i lettori ad apprezzare la vita prenatale. Una migliore conoscenza delle condizioni precedenti la nascita e dello sviluppo del feto potrà aumentare la percezione della vita fetale come un qualcosa di prezioso e ingenerare maggiore rispetto per l'embrione che si sta sviluppando e per la donna che lo porta in grembo, sostiene.
    Se questo si verificherà, secondo Enrichi, noi tutti e la società stessa saremo pronti a creare un ambiente più protettivo per il nascituro e la madre.

    Sistema nervoso

    I medici italiani non sono gli unici ad essere convinti della necessità di prestare maggiore attenzione al dolore e alla sofferenza dei feti. Il 10 febbraio, il New York Times ha pubblicato un servizio in cui vengono riportate le conclusioni di altri medici sull'argomento.
    L'articolo cita l'esperienza di Kanwaljeet Anand, che - mentre era specializzando presso un ospedale britannico - ha constatato il forte dolore procurato ai bambini nati prematuri quando venivano operati senza anestesia. A quel tempo - 25 anni fa - i medici pensavano che il sistema nervoso dei bambini fosse troppo poco sviluppato per provare dolore.

    Attraverso delle analisi, Anand dimostrò chiaramente che questo non era vero e che dopo l'introduzione dell'anestesia la mortalità era diminuita dal 25 al 10%. Presto la prassi di anestetizzare è diventata la norma, secondo l'articolo. Anand ha poi continuato il suo studio in questo campo, notando che i bambini di sole 22 settimane di gestazione mostravano una reazione al dolore anche se solamente punti da uno spillo.

    Diverse ipotesi

    Sulla base di queste osservazioni, si è concluso che il feto con ogni probabilità prova dolore. La questione ha assunto poi un'importanza ancor maggiore con lo sviluppo della chirurgia fetale, poiché il fatto che il feto provi dolore è un elemento importante per il chirurgo.
    Anand, ora professore di Medicina dell'Università dell'Arkansas e pediatra presso l'Arkansas Children's Hospital a Little Rock, ha detto al New York Times di ritenere che il feto sia in grado di provare dolore sin dalla 20ª settimana di gravidanza, e forse anche prima.
    L'articolo cita anche il lavoro di Nicholas Fisk, esperto di Medicina fetale e direttore dello University of Queensland Center for Clinical Research, in Australia. Fisk ha svolto ricerche da cui risulta che il feto anche solo di 18 settimane reagisce ad un'operazione invasiva producendo un picco nei valori dell'ormone dello stress e con un maggiore afflusso di sangue al cervello. Questo tipo di reazione è presente anche nei bambini e negli adulti, e serve a proteggere un organo vitale dal pericolo.

    Conseguenze nel dibattito sull’aborto

    L'articolo del New York Times riconosce che la questione del dolore prenatale comporta evidenti implicazioni per il dibattito sull'aborto. Di fatto, la medicina sta dimostrando che il feto sente dolore e più andiamo avanti, più i ricercatori anticipano le loro stime sull'età in cui esso inizia a provarlo.
    Per i fautori dell'aborto, però, non è facile ammettere che il feto possa sentire dolore, poiché ciò costituisce un elemento in più a dimostrazione di come sia sbagliato negare al nascituro la possibilità di vivere.
    "L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano", afferma il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2274. Riconoscere che il feto può sentire dolore è un passo in avanti nel riconoscerlo come persona.

    http://www.documentazione.info/artic...d=654&idsez=36

  6. #256
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    La sofferenza silenziosa del feto

    di padre John Flynn, Zenit 1 giugno 2008


    La scienza sta mettendo in luce come i feti siano in grado di sentire il dolore

    Una questione che ha ricevuto ultimamente maggiore attenzione nei dibattiti sull'aborto è la capacità del feto di provare dolore e di soffrire. Su questo argomento è stato pubblicato di recente un libro che raccoglie una serie di elementi scientifici di esperti, soprattutto italiani.
    Il testo, dal titolo "Neonatal Pain: Suffering, Pain and the Risk of Brain Damage in the Fetus and Unborn" (ed. Springer), è curato da Giuseppe Buonocore e Carlo Bellieni, entrambi membri del dipartimento di Pediatria, Ostetricia e Medicina Riproduttiva dell'Università di Siena.
    I numerosi esperti i cui contributi sono raccolti nel libro concordano nell'affermare che il feto è in grado di provare dolore prima della nascita, spiegano Buonocore e Bellieni nella loro parte introduttiva.
    "Riconoscere la dignità umana e la sofferenza umana nella vita fetale è un dovere medico per migliorare le cure", dichiarano.

    Nuovi mezzi di rilevamento

    Uno dei contributi, prodotto dal lavoro congiunto di nove esperti, riguarda le tecniche ultrasoniche e le possibilità di osservazione che questa offre. Con l'introduzione dell'ultrasonografia a tre e a quattro dimensioni, si è riusciti ad ottenere una valutazione molto più dettagliata del feto e delle sue reazioni a determinate stimolazioni, osservano.
    L'utero è un ambiente protetto ma non isolato, in cui il tatto è il primo dei sensi che il feto sviluppa. Alla 10ª settimana di gravidanza, il bambino è già in grado di portare le mani alla testa, aprire e chiudere la bocca e deglutire.
    Da alcune ricerche recenti risulta inoltre che i neonati dimostrano di avere una memoria funzionale, il cui sviluppo inizia nel periodo prenatale. Buonocore e Bellieni osservano che i neonati ricordano infatti il gusto e gli odori percepiti quando erano nell'utero e che queste sensazioni possono avere un'influenza sulle loro future preferenze. Anche i suoni, tra cui la voce della madre, sono percepiti dai feti. I neonati hanno persino dimostrato di riconoscere la musica che la madre ascoltava durante la gravidanza.

    Feto come pazienteUn altro articolo scritto congiuntamente esamina nello specifico la questione del dolore fetale. L'équipe di medici che ha elaborato questo contributo osserva anzitutto che il feto è il protagonista nell'interscambio cellulare con la madre e deve essere considerato un paziente di cui i medici si devono prendere cura.
    Vi sono degli elementi di prova, osservano, da cui si può concludere che il dolore acuto o cronico, o anche uno stress prolungato, possono essere pericolosi per il feto, soprattutto quando ciò avviene durante un momento critico dello sviluppo cerebrale. Le possibili conseguenze negative variano da una ridotta soglia del dolore ad un maggiore deficit senile di memoria.

    Conseguenze del dolore nel fetoSulla base di ricerche svolte su primati, l'articolo ipotizza che il dolore fetale possa persino danneggiare il funzionamento del sistema immunitario dell'organismo, con conseguenze di lungo termine in termini di infezioni e malattie autoimmuni.
    Riguardo allo stress, gli autori citano uno studio svolto su un gruppo di madri sottoposte a stress e messo a confronto con un campione di controllo. I bambini nati dalla madri stressate dimostravano un minore peso alla nascita, una minore circonferenza cranica e una più breve età gestazionale alla nascita rispetto ai bambini del gruppo di controllo.
    Gli autori rilevano che secondo alcuni medici il feto non può provare dolore perché non è cosciente e perché nella maggior parte del tempo dorme, ma l'articolo replica ricordando che vi sono consistenti prove scientifiche che dimostrano la sensibilità del feto ad una serie stimoli: suono, luce, tatto e pressione, cambiamenti di equilibrio.
    Anche se il feto non fosse in grado di riconoscere consapevolmente il dolore come facciamo noi, inoltre, rimane comunque per lui una esperienza sgradevole, aggiungono gli autori.

    Effetti da stress Un altro capitolo del libro affronta altre conseguenze dello stress per il feto. Kieran O'Donnell e Vivette Glover, membri dell'Institute of Reproductive and Developmental Biology presso l'Imperial College di Londra, spiegano che lo stress materno influisce molto sullo sviluppo del feto.
    In casi di intervento sui feti, inoltre, si registra una reazione allo stimolo invasivo sin dall'età di 16 settimane di gestazione. Persino a 12 settimane si può vedere come il feto si ritragga se viene toccato. Ciò nonostante, O'Donnell e Glover ammettono che non si sa ancora esattamente quando il feto inizia a provare dolore o quando diventa conscio.
    In un capitolo conclusivo, Marina Enrichi invita i lettori ad apprezzare la vita prenatale. Una migliore conoscenza delle condizioni precedenti la nascita e dello sviluppo del feto potrà aumentare la percezione della vita fetale come un qualcosa di prezioso e ingenerare maggiore rispetto per l'embrione che si sta sviluppando e per la donna che lo porta in grembo, sostiene.
    Se questo si verificherà, secondo Enrichi, noi tutti e la società stessa saremo pronti a creare un ambiente più protettivo per il nascituro e la madre.

    Sistema nervoso

    I medici italiani non sono gli unici ad essere convinti della necessità di prestare maggiore attenzione al dolore e alla sofferenza dei feti. Il 10 febbraio, il New York Times ha pubblicato un servizio in cui vengono riportate le conclusioni di altri medici sull'argomento.
    L'articolo cita l'esperienza di Kanwaljeet Anand, che - mentre era specializzando presso un ospedale britannico - ha constatato il forte dolore procurato ai bambini nati prematuri quando venivano operati senza anestesia. A quel tempo - 25 anni fa - i medici pensavano che il sistema nervoso dei bambini fosse troppo poco sviluppato per provare dolore.

    Attraverso delle analisi, Anand dimostrò chiaramente che questo non era vero e che dopo l'introduzione dell'anestesia la mortalità era diminuita dal 25 al 10%. Presto la prassi di anestetizzare è diventata la norma, secondo l'articolo. Anand ha poi continuato il suo studio in questo campo, notando che i bambini di sole 22 settimane di gestazione mostravano una reazione al dolore anche se solamente punti da uno spillo.

    Diverse ipotesi

    Sulla base di queste osservazioni, si è concluso che il feto con ogni probabilità prova dolore. La questione ha assunto poi un'importanza ancor maggiore con lo sviluppo della chirurgia fetale, poiché il fatto che il feto provi dolore è un elemento importante per il chirurgo.
    Anand, ora professore di Medicina dell'Università dell'Arkansas e pediatra presso l'Arkansas Children's Hospital a Little Rock, ha detto al New York Times di ritenere che il feto sia in grado di provare dolore sin dalla 20ª settimana di gravidanza, e forse anche prima.
    L'articolo cita anche il lavoro di Nicholas Fisk, esperto di Medicina fetale e direttore dello University of Queensland Center for Clinical Research, in Australia. Fisk ha svolto ricerche da cui risulta che il feto anche solo di 18 settimane reagisce ad un'operazione invasiva producendo un picco nei valori dell'ormone dello stress e con un maggiore afflusso di sangue al cervello. Questo tipo di reazione è presente anche nei bambini e negli adulti, e serve a proteggere un organo vitale dal pericolo.

    Conseguenze nel dibattito sull’aborto

    L'articolo del New York Times riconosce che la questione del dolore prenatale comporta evidenti implicazioni per il dibattito sull'aborto. Di fatto, la medicina sta dimostrando che il feto sente dolore e più andiamo avanti, più i ricercatori anticipano le loro stime sull'età in cui esso inizia a provarlo.
    Per i fautori dell'aborto, però, non è facile ammettere che il feto possa sentire dolore, poiché ciò costituisce un elemento in più a dimostrazione di come sia sbagliato negare al nascituro la possibilità di vivere.
    "L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano", afferma il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2274. Riconoscere che il feto può sentire dolore è un passo in avanti nel riconoscerlo come persona.

    http://www.documentazione.info/artic...d=654&idsez=36
    Non é una novità
    L'embrione però non é un feto

  7. #257
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    Discussione interessante, tuttavia varrebbe la pena di rilevare degli errori di impostazione: per tutta la discussione si è parlato di "scienza che deve piegarsi all'etica", in realtà il termine "scienza" è inappropriato e sarebbe più giusto sostituirlo cn tecnica (o meglio cn scienza tecnica) intesa cm capacità di coordinazione di mezzi in vista della realizzazione di determinati fini.
    Ora, questa distinzione che potrebbe sembrare banale è tutt'altro che iniqua, e vi invito in particolare a pensare alla tecnica non in modo riduttivo e prettamente tecnicistico, cm farebbero gli scienziati i quali nn si preoccupano minimamente di ciò (e hanno ben altro di cui occuparsi evidentemente) dando per scontato che la scienza sia la scienza, cioè un apparato teorico e la tecnologia sia la tecnologia (intendendo per altro la tecnologia cm tecnica il che è sbagliato dal momento che la tecnologia stessa si serve della tecnica per evolvere).
    Da quando nn ha più senso effettuare qsta distinzione netta fra scienza e tecnica? da quando la scienza da sapere VERO e incontroertibile è diventata conoscenza VALIDA e approssimabile: fino a quando essa era vera deteneva una specie di primato sull'aspetto tecnico-pratico-applicativo, da quando la scienza è diventata sapere ipotetico si è passati progressivamente da un momento teorico della scienza a un momento tecnico, cioè dal possesso di uno schema di verità indistruttibile a schemi nn veri e continuamente approssimabili ad uno scopo, tante teorie in concorrenza fra loro la cui verità dipenderà solo dalla loro migliore approssimazione a un determinato fine, perennemente in uno stato di non verità: questa è l'essenza della tecnica.

    Ora però vado a mangiare..il proseguio a dopo..

  8. #258
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    La sofferenza silenziosa del feto

    di padre John Flynn, Zenit 1 giugno 2008


    La scienza sta mettendo in luce come i feti siano in grado di sentire il dolore

    Una questione che ha ricevuto ultimamente maggiore attenzione nei dibattiti sull'aborto è la capacità del feto di provare dolore e di soffrire. Su questo argomento è stato pubblicato di recente un libro che raccoglie una serie di elementi scientifici di esperti, soprattutto italiani.
    Il testo, dal titolo "Neonatal Pain: Suffering, Pain and the Risk of Brain Damage in the Fetus and Unborn" (ed. Springer), è curato da Giuseppe Buonocore e Carlo Bellieni, entrambi membri del dipartimento di Pediatria, Ostetricia e Medicina Riproduttiva dell'Università di Siena.
    I numerosi esperti i cui contributi sono raccolti nel libro concordano nell'affermare che il feto è in grado di provare dolore prima della nascita, spiegano Buonocore e Bellieni nella loro parte introduttiva.
    "Riconoscere la dignità umana e la sofferenza umana nella vita fetale è un dovere medico per migliorare le cure", dichiarano.

    Nuovi mezzi di rilevamento

    Uno dei contributi, prodotto dal lavoro congiunto di nove esperti, riguarda le tecniche ultrasoniche e le possibilità di osservazione che questa offre. Con l'introduzione dell'ultrasonografia a tre e a quattro dimensioni, si è riusciti ad ottenere una valutazione molto più dettagliata del feto e delle sue reazioni a determinate stimolazioni, osservano.
    L'utero è un ambiente protetto ma non isolato, in cui il tatto è il primo dei sensi che il feto sviluppa. Alla 10ª settimana di gravidanza, il bambino è già in grado di portare le mani alla testa, aprire e chiudere la bocca e deglutire.
    Da alcune ricerche recenti risulta inoltre che i neonati dimostrano di avere una memoria funzionale, il cui sviluppo inizia nel periodo prenatale. Buonocore e Bellieni osservano che i neonati ricordano infatti il gusto e gli odori percepiti quando erano nell'utero e che queste sensazioni possono avere un'influenza sulle loro future preferenze. Anche i suoni, tra cui la voce della madre, sono percepiti dai feti. I neonati hanno persino dimostrato di riconoscere la musica che la madre ascoltava durante la gravidanza.

    Feto come pazienteUn altro articolo scritto congiuntamente esamina nello specifico la questione del dolore fetale. L'équipe di medici che ha elaborato questo contributo osserva anzitutto che il feto è il protagonista nell'interscambio cellulare con la madre e deve essere considerato un paziente di cui i medici si devono prendere cura.
    Vi sono degli elementi di prova, osservano, da cui si può concludere che il dolore acuto o cronico, o anche uno stress prolungato, possono essere pericolosi per il feto, soprattutto quando ciò avviene durante un momento critico dello sviluppo cerebrale. Le possibili conseguenze negative variano da una ridotta soglia del dolore ad un maggiore deficit senile di memoria.

    Conseguenze del dolore nel fetoSulla base di ricerche svolte su primati, l'articolo ipotizza che il dolore fetale possa persino danneggiare il funzionamento del sistema immunitario dell'organismo, con conseguenze di lungo termine in termini di infezioni e malattie autoimmuni.
    Riguardo allo stress, gli autori citano uno studio svolto su un gruppo di madri sottoposte a stress e messo a confronto con un campione di controllo. I bambini nati dalla madri stressate dimostravano un minore peso alla nascita, una minore circonferenza cranica e una più breve età gestazionale alla nascita rispetto ai bambini del gruppo di controllo.
    Gli autori rilevano che secondo alcuni medici il feto non può provare dolore perché non è cosciente e perché nella maggior parte del tempo dorme, ma l'articolo replica ricordando che vi sono consistenti prove scientifiche che dimostrano la sensibilità del feto ad una serie stimoli: suono, luce, tatto e pressione, cambiamenti di equilibrio.
    Anche se il feto non fosse in grado di riconoscere consapevolmente il dolore come facciamo noi, inoltre, rimane comunque per lui una esperienza sgradevole, aggiungono gli autori.

    Effetti da stress Un altro capitolo del libro affronta altre conseguenze dello stress per il feto. Kieran O'Donnell e Vivette Glover, membri dell'Institute of Reproductive and Developmental Biology presso l'Imperial College di Londra, spiegano che lo stress materno influisce molto sullo sviluppo del feto.
    In casi di intervento sui feti, inoltre, si registra una reazione allo stimolo invasivo sin dall'età di 16 settimane di gestazione. Persino a 12 settimane si può vedere come il feto si ritragga se viene toccato. Ciò nonostante, O'Donnell e Glover ammettono che non si sa ancora esattamente quando il feto inizia a provare dolore o quando diventa conscio.
    In un capitolo conclusivo, Marina Enrichi invita i lettori ad apprezzare la vita prenatale. Una migliore conoscenza delle condizioni precedenti la nascita e dello sviluppo del feto potrà aumentare la percezione della vita fetale come un qualcosa di prezioso e ingenerare maggiore rispetto per l'embrione che si sta sviluppando e per la donna che lo porta in grembo, sostiene.
    Se questo si verificherà, secondo Enrichi, noi tutti e la società stessa saremo pronti a creare un ambiente più protettivo per il nascituro e la madre.

    Sistema nervoso

    I medici italiani non sono gli unici ad essere convinti della necessità di prestare maggiore attenzione al dolore e alla sofferenza dei feti. Il 10 febbraio, il New York Times ha pubblicato un servizio in cui vengono riportate le conclusioni di altri medici sull'argomento.
    L'articolo cita l'esperienza di Kanwaljeet Anand, che - mentre era specializzando presso un ospedale britannico - ha constatato il forte dolore procurato ai bambini nati prematuri quando venivano operati senza anestesia. A quel tempo - 25 anni fa - i medici pensavano che il sistema nervoso dei bambini fosse troppo poco sviluppato per provare dolore.

    Attraverso delle analisi, Anand dimostrò chiaramente che questo non era vero e che dopo l'introduzione dell'anestesia la mortalità era diminuita dal 25 al 10%. Presto la prassi di anestetizzare è diventata la norma, secondo l'articolo. Anand ha poi continuato il suo studio in questo campo, notando che i bambini di sole 22 settimane di gestazione mostravano una reazione al dolore anche se solamente punti da uno spillo.

    Diverse ipotesi

    Sulla base di queste osservazioni, si è concluso che il feto con ogni probabilità prova dolore. La questione ha assunto poi un'importanza ancor maggiore con lo sviluppo della chirurgia fetale, poiché il fatto che il feto provi dolore è un elemento importante per il chirurgo.
    Anand, ora professore di Medicina dell'Università dell'Arkansas e pediatra presso l'Arkansas Children's Hospital a Little Rock, ha detto al New York Times di ritenere che il feto sia in grado di provare dolore sin dalla 20ª settimana di gravidanza, e forse anche prima.
    L'articolo cita anche il lavoro di Nicholas Fisk, esperto di Medicina fetale e direttore dello University of Queensland Center for Clinical Research, in Australia. Fisk ha svolto ricerche da cui risulta che il feto anche solo di 18 settimane reagisce ad un'operazione invasiva producendo un picco nei valori dell'ormone dello stress e con un maggiore afflusso di sangue al cervello. Questo tipo di reazione è presente anche nei bambini e negli adulti, e serve a proteggere un organo vitale dal pericolo.

    Conseguenze nel dibattito sull’aborto

    L'articolo del New York Times riconosce che la questione del dolore prenatale comporta evidenti implicazioni per il dibattito sull'aborto. Di fatto, la medicina sta dimostrando che il feto sente dolore e più andiamo avanti, più i ricercatori anticipano le loro stime sull'età in cui esso inizia a provarlo.
    Per i fautori dell'aborto, però, non è facile ammettere che il feto possa sentire dolore, poiché ciò costituisce un elemento in più a dimostrazione di come sia sbagliato negare al nascituro la possibilità di vivere.
    "L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano", afferma il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2274. Riconoscere che il feto può sentire dolore è un passo in avanti nel riconoscerlo come persona.

    http://www.documentazione.info/artic...d=654&idsez=36
    Chiaramente condivisibilisssimo

  9. #259
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    La Chiesa non segue un'ideologia?
    Questa domanda mi da l'occasione per proseguire ricollegandomi al discorso: il cristianesimo, cm l'islam, cm le democrazie liberali, cm il socialismo reale e il capitalismo stesso sono ideologie.
    Vale la pena ricordare che l'uomo è essenzialmente uomo tecnico (per la definizione precedentemenre data di "tecnica") cioè è l'uomo che costantemente è incline a sviluppare strumenti e mezzi al fine di raggiungere scopi, ma allo stesso tempo va ricordato che le stesse ideologie si servono della tecnica per portare avanti i loro scopi, lo fanno continuamente al punto che (considerando il livello di sviluppo della tecnica del nostro tempo) non possono fare a meno di essa per soddisfarli.
    Molti attribuiscono alla scienza-tecnica le cause dei possibili mali e dei possibili rischi del nostro tempo, ma è altrettanto chiaro che la causa di qsti mali nn è la tecnica in se ma l'uso ideologico della tecnica, la tecnica in se nn è soffocamento dell'uomo ma (cm sviluppo estremo della coordinazione di mezzi) è l'inveramento dell'uomo, cioè ciò che può portare l'uomo al suo massimo dispiegamento (nel senso di dispiegamento della massima potenza): soffocato è l'uomo ideologico dal momento che la gestione ideologica della tecnica è una gestione tale da limitare il dispiegamento di potenza a causa dei limiti che consistono nelle peculiarità che caratterizzano e differenziano le varie ideologie (si pensi ad esempio all'etica cristiana o alle particolarità strutturali che caratterizzano il processo di produzione capitalista o comunista).
    Le ideologie cioè rientrano in determinati schemi che le pongono in antitesi l'una con l'altra, ma la tecnica è per definizione processo di illimitato sviluppo della coordinazione di mezzi in funzione di fini: in questo senso una tecnica ideologicamente utilizzata sarà limitata nel dispiegamento del proprio incremento di potenza.
    Abbiamo però detto che le idfeologie (in quanto tali) sn conflittuali (in quanto incompatibili) e cm si esprime qsto conflitto? a parole certamente, ma anche e sopratutto attraverso lo scontro pratico, ed è su questo che subentra la tecnologia cm strumento, e le ideologie hanno tutto l'interesse affinchè qsto strumento sia il più efficiente possibile:Perché il capitalismo ha sconfitto il socialismo reale? Perché il socialismo reale si è reso conto ad un certo punto della propria storia di come e quanto venisse ad incepparsi il funzionamento della tecnica all’interno delle sue strutture organizzative. Alla fine la gestione capitalistica della tecnica risultava estremamente più funzionale, più efficace che non la gestione marxista, e comunista della stessa.
    Se le ideologie sono tra loro conflittuali, ognuna ha il proprio interesse che lo strumento principale in uso nella lotta sia il più efficiente possibile. Ma perché lo strumento sia il più possibile efficiente, bisogna pure che l'ideologia che si serve di esso non intralci il buon funzionamento dello strumento stesso ( e nel caso lo facesse sarebbe annientata dallavversaria). Questo vorrà dire che, allora, gli scopi che l'ideologia si propone cesseranno di essere gli scopi principali arrivando ad assumere come scopo primario il buon funzionamento dello strumento stesso. Ecco il nucleo concettuale dell’intera questione: stiamo andando verso un tempo in cui, ad esempio, non sarà il profitto capitalistico a servirsi della tecnica, ma sarà la tecnica a servirsi del profitto capitalistico per aumentare sempre di più la propria capacità di realizzare scopi di "secondo livello", allo stesso modo nn sarà più il cristianesimo a servirsi della tecnica per compiere le sue opere di bene o divulgare la propria verità, ma sarà la tecnica a servirsi di esso divenendo lo scopo primario della sua esistenza.
    In qsto senso la tecnica è l'espresisone ultima del pensiero fondamentale della filosofia greca (la persuasione cioè che le cose siano niente) e comporta la distruzione di tutto ciò che resta della tradizione occidentale, dal momento che le radici delle ideologie moderne risiedono nella filosofia metafisico-epistèmico-teologica, e comporta in ultima analisi la liberazione dell'uomo ideologico che ritorna ad essere ciò che essenzialmente è, cioè uomo essenzialmente tecnico.

 

 
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