Da Il maestro di Regalpetra di M.Collura
“Marchiarlo come mafioso sarebbe possibile solo facendo un torto alla nostra intelligenza ed alla sua memoria storica, fatta di acume e spirito critico. Non ce ne voglia, allora, l’illuminato uomo di cultura Leonardo Sciascia, se per questa volta, con tutta la nostra forza, lo collochiamo ai margini della società civile”, afferma in un comunicato il “Coordinamento antimafia” (trecento soci, tra i quali importanti esponenti politici della sinistra, magistrati, docenti universitari, studenti, familiari delle vittime dei sicari delle cosche: molti dei quali, Partito comunista compreso, dopo la pubblicazione del comunicato, dal Coordinamento stesso prenderanno le distanze). E prosegue: “Siamo certi che Sciascia, un po’ per una certa affinità di cultura oltrechè per spirito di anticonformismo, preferisca ad Orlando i sindaci che lo hanno preceduto: magari quelli degli anni ’60, come Ciancimino, che gestivano la cosa pubblica in nome e per conto della mafia”.
Per quanto riguarda le obiezioni sul “caso Borsellino”, il Coordinamento parla di un “attacco diretto alla persona, ben studiato a tavolino, che ha il vago sapore di una tra le più sofisticate forme di avvertimento mafioso”.
Ecco…per coloro i quali stilano il comunicato del Coordinamento antimafia, egli è diventato un “quaquaraquà”, vale a dire il più ignobile degli individui nella scala dei valori che, nel Giorno della civetta, elenca il capomafia don Mariano Arena.
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