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Discussione: 17 - Dicono di voi...

  1. #1
    anarchico
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    Question 17 - Dicono di voi...

    Quale giudizio esprimete nei confronti dei vostri detrattori neoborbonici ?.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=401194
    Il regno dei savoia avanzato. Solo becera propaganda savogliarda. I savoia erano all'avanguardia solo nel fare genocici e guerre.

    Il Regno delle Due Sicilie nel 1856 era la terza potenza industriale del mondo.
    Aveva la seconda flotta mercantile al mondo.
    Il numero di operai nell'industrie del Regno delle Due Sicilie era superiore a tutti gli altri stati preunitari messi assieme.
    Anche in campo agricolo avevamo il numero più alto di lavoratori tra gli stati preunitari.
    Napoli era la prima città italiana per popolazione.
    La zona industriale che partiva da Nocera-Pagani comprendeva tutta l'attuale provincia di Napoli era insieme alla zona intorno a Londra l'area europea con maggior densità d'industrie.
    La prima città italiana illuminata dal gas è stata Napoli.
    La Napoli-Portici inaugurata il 3 ottobre 1839 è stata la prima ferrovia d'Italia. In quegli ultimi tre mesi di quel lontano 1839 viaggiarono su quei primi sette chilometri di ferrovia quasi mezzo milione di passeggeri. Altro che treno privato del re per il suo divertimento.
    La prima nave a vapore d'Italia è stata una nave Napolitana.
    L'opificio di Pietrarsa è stata la prima grande fabbrica di industria pesante d'Italia entrata in funzione più di cinquqnta anni prima della Breda e della fiat.
    Non dimentichiamo che l'emigrazione non esisteva il tasso di disoccupazione nel Regno delle Due Sicilie era intorno al 3% oggi nel Sud Italia abbiamo un 25% di disoccupazione che a livello giovanile arriva al 50%.
    Lo stato sociale del Regno delle Due Sicilie era il più avanzato d'Europa. Il Regno delle Due Sicilie è stato il primo paese al mondo a pagare le pensioni a tutti gli impiegati pubblici. Si andava in pensione percependo l'intera somma dell'ultima retribuzione. Oggi l'OCSE ha sancito che gli stati devono pagare una pensione pari al 59% dell'ultima retribuzione.

    Non solo il Regno delle Due Sicilie era molto più avanzato del Regno di Sardegna ma per certi aspetti era anche più avanzato degli stati attuali.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Quale giudizio esprimete nei confronti dei vostri detrattori neoborbonici ?.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=401194
    Il regno dei savoia avanzato. Solo becera propaganda savogliarda. I savoia erano all'avanguardia solo nel fare genocici e guerre.

    Il Regno delle Due Sicilie nel 1856 era la terza potenza industriale del mondo.
    Aveva la seconda flotta mercantile al mondo.
    Il numero di operai nell'industrie del Regno delle Due Sicilie era superiore a tutti gli altri stati preunitari messi assieme.
    Anche in campo agricolo avevamo il numero più alto di lavoratori tra gli stati preunitari.
    Napoli era la prima città italiana per popolazione.
    La zona industriale che partiva da Nocera-Pagani comprendeva tutta l'attuale provincia di Napoli era insieme alla zona intorno a Londra l'area europea con maggior densità d'industrie.
    La prima città italiana illuminata dal gas è stata Napoli.
    La Napoli-Portici inaugurata il 3 ottobre 1839 è stata la prima ferrovia d'Italia. In quegli ultimi tre mesi di quel lontano 1839 viaggiarono su quei primi sette chilometri di ferrovia quasi mezzo milione di passeggeri. Altro che treno privato del re per il suo divertimento.
    La prima nave a vapore d'Italia è stata una nave Napolitana.
    L'opificio di Pietrarsa è stata la prima grande fabbrica di industria pesante d'Italia entrata in funzione più di cinquqnta anni prima della Breda e della fiat.
    Non dimentichiamo che l'emigrazione non esisteva il tasso di disoccupazione nel Regno delle Due Sicilie era intorno al 3% oggi nel Sud Italia abbiamo un 25% di disoccupazione che a livello giovanile arriva al 50%.
    Lo stato sociale del Regno delle Due Sicilie era il più avanzato d'Europa. Il Regno delle Due Sicilie è stato il primo paese al mondo a pagare le pensioni a tutti gli impiegati pubblici. Si andava in pensione percependo l'intera somma dell'ultima retribuzione. Oggi l'OCSE ha sancito che gli stati devono pagare una pensione pari al 59% dell'ultima retribuzione.

    Non solo il Regno delle Due Sicilie era molto più avanzato del Regno di Sardegna ma per certi aspetti era anche più avanzato degli stati attuali.
    E dicono male infatti, sono... un pochino di parte forse ?
    Mah !!!

    Vediamo :
    Questo è un articolo apparso su "Il Giornale" qualche giorno fa...

    L’Italia fra luci e ombre
    Leggendo L’Italia del Settecento di Dino Carpanetto e Giuseppe Ricuperati, si conferma l’idea che per inquadrare i molteplici aspetti dell’oggi è bene rivangare il passato, con gli strumenti scientifici della storia.
    Nel 1764 Napoli rivestì la maglia nera tra le capitali europee, ultima metropoli a subire una moria per fame. Delle 200mila vittime in Campania, 40mila appartenevano ai vicoli e ai bassi partenopei. Non sappiamo se torreggiassero rifiuti, in quell’emergenza tragica. C’era poco da consumare, in una carestia prevedibile, perché in quell’anno i raccolti erano stati scarsi in Europa, e i prezzi galoppavano. Quali rimedi aveva posto in atto l’Annona, il superministero dell’alimentazione, capace sulla carta di sfamare più di 300mila bocche? «Quella - scrisse un letterato dell’epoca, Ferdinando Galiani - era difettosa in tempi normali, inutile in tempi calamitosi».
    Alle falde del Vesuvio c’era troppo poco Stato. Anzi, non ce n’era neppure l’ombra. Le direttive del Palazzo s’incagliavano in una rete di baronie, di grovigli d’interesse feudale, di esenzioni particolaristiche, di privilegi ecclesiastici che tarpavano le ali a qualsiasi provvedimento. Questa era l’analisi (confermata dagli storici moderni) degli intellettuali napoletani, i Giannone, i Genovesi, i Filangieri, vicini ai lumi di Montesquieu e di Rousseau, indipendenti e vivaci nei loro girotondi di parole e di utopie, ma non interessati a scendere in campo, a dare contributi di lotta e di progresso politico. Il Borbone, re di Napoli con il nome di Carlo VII, si atteggiava a despota illuminato, ma dal 1759 teneva casa a Madrid. Aveva nominato, è vero, un Reggente, un autocrate (anche i Romani antichi, quando si metteva male, eleggevano un dittatore ad interim), Bernardo Tanucci, un politico non sprovveduto che nel carteggio registrò lucidamente le magagne della società napoletana (amministrazione inefficiente, protervia e ignoranza degli aristocratici, miseria di un popolo strangolato dalla corruzione dei dipendenti pubblici), ma procedeva alla giornata, con empirismo, e non ce la fece a navigare nel mar dei sargassi di una mentalità immobilistica.

    Non andò meglio con il figlio di Carlo, Ferdinando IV: s’insediò nel 1767, ma come riformatore non valeva un’unghia della consorte, Maria Carolina, che nel sangue aveva l’energia della madre, l’imperatrice asburgica Maria Teresa. Se Napoli piangeva (e con lei le province del regno, Puglia, Calabria, Palermo), Roma non rideva. Prospero Lambertini (papa Benedetto XIV, 1740-1758), sull’abbrivio del predecessore, Clemente XII, chiuse la fase più oscura, la curia rinascimentale dei principi porporati nepotistici alla Borgia, lavorando per l’avanzamento della cultura e perfino della politica, con aggiustamenti in campo amministrativo e fiscale (colpì l’usura, liberalizzò il commercio, investì in risanamento di paludi e riordino dei fiumi, Po e Reno, nel bolognese natio), ma la sua fu una parentesi. Quello pontificio era uno Stato anomalo, accerchiato da giganti, che doveva sfamare una capitale onnivora, parassitaria, e le cui finanze sgorgavano dal prelievo devoto di tutta la cristianità: era fatale che si arroccasse in sé, in forme di reggenza immote, senza tempo.
    Nell’Italia del Settecento per sentir parlare di riforme e di tasse in senso moderno (delizie e croci di ogni governo, anche attuale) bisogna affacciarsi al Piemonte sabaudo. Qui un monarca aperto, Vittorio Amedeo II, che da duca di Savoia arrivò a re di Sardegna (1718-1730), mise mano al più vasto e articolato progetto di mutamenti dello Stato. Non si fanno riforme con i fichi secchi. Cambiare costa. Un sovrano deve avere certezza delle entrate. E il denaro fresco è quello delle tasse. Che devono essere eque, regolari, controllabili, affidate a un sistema di funzionari preparati e, nei limiti, specchiati. L’opinione pubblica gradisce la trasparenza. Tot viene versato dai cittadini all’autorità, tot ritorna sotto forma di miglioramenti tangibili in funzionamento delle istituzioni e qualità della vita.
    Un teorema limpido, ma di ardua applicazione, se ci si mettono di mezzo soprusi, rottami feudali, esenzioni incancrenite dall’inerzia e dalla prepotenza di ceti privilegiati senza diritto. Un ginepraio che Vittorio Amedeo cercò di sfoltire, istituendo una Ferma generale (organismo accentrato del fisco), che sostituisse l’ingranaggio frusto e dispersivo degli appalti privati. I fondi andarono a modernizzare istruzione, esercito, sanità e assistenza pubbliche. L’attenzione si concentrò anche sulla proprietà fondiaria, con la creazione di un catasto, perfezionato da Maria Teresa nei suoi possedimenti lombardo-veneti. Non si chiamava ancora ICI, dannazione di ogni condomino, ma era un vivace sprazzo illuministico nell’Italietta di quei tempi.

    Ezio Savino de “Il Giornale” 11.01.2008

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233193

    Due cosine su tutte poi, per capire quanto siano di parte gli amici Neo-Borbonici :

    Per quanto riguarda la seconda flotta mercantile del mondo, viene da chiedersi come mai sugli oceani le nami battessero tutte o quasi tutte bandiera Britannica, Olandese, Portoghese, Spagnola o Tedesca, e come mai i commerci con l'estero del "grande" Regno di Napoli e delle Due Sicilie fossero inferiori a quelli dello stesso Regno di Sardegna.
    Forse che le navi i Napoletani le usavano per la navigazione sottocosta per trasferire le derrate agricole da una città all'altra del regno, dal momento che non esistevano quasi strade e strade ferrate, e quì veniamo alla Napoli Portici, splendida esercitazine tecnica indubbiamente ! La seconda ferrovia italiana infatti e la Moncallieri Torino, innaugurata 10 anni dopo quella Napoletana. Peccato che dieci anni dopo ancora, prima dell'avvio della seconda guerra di indipendenza (1859), in Piemonte vi erano oltre 900 Km di ferrovia funzionante, mentre a Napoli continuava ad esserci la... Napoli Portici.

    Il fatto poi che vi fosse un alto numero di operai nelle fabbriche e di contadini nei campi, visto il grado di malnutrizione (denunciato da varie personalità dell'epoca) in cui versava la popolazione, fa pensare più che a un primato positivo, al fatto che ci fosse una scarsa organizzazione industriale, ed un sfruttamento "estensivo" dei campi. Questo non lo dice Conterio, basta documentarsi o semplicemente viaggiare per il sud e cercare risposte.

    Nessuno vuol sminuire le cose buone ed ottime esistenti al sud prima dell'Unità, ma cerchiamo d'essere onesti con noi stessi per non diventare ridicoli...

    Un meridionale e grande meridionalista come Giustino Fortunato, scrive: Eravamo ancora, nel 1860, sul limitare del medio evo, quando, di botto, fummo cacciati nell'età moderna; o meglio, le due età s'incontrarono a un tratto, si mescolarono, si confusero nel modo più singolare e per via de' più stridenti contrasti. Nessun paese, per ciò, è più arretrato del nostro nel sentimento della libertà.

    Sul limitare del medio evo, a casa mia, non vuol dire essere i primi della classe a metà ottocento !

    A presto - Conterio

  3. #3
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    Regno delle Due Sicilie: una potenza economica internazionale !!!

    Vorrei porre una domanda a voi savoiardi.
    Perchè il Regno duosiciliano ha ottenuto all'Esposizione internazionale di Parigi il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale ???. Non mi risulta che il nostro re Francesco potesse paragonarsi al Bush di turno e quindi fosse stato nelle condizioni di poter imporre alle altre nazioni l'obbligo di conferire alla propria nazione un così prestigioso riconoscimento a livello internazionale !!!!!.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Vorrei porre una domanda a voi savoiardi.
    Perchè il Regno duosiciliano ha ottenuto all'Esposizione internazionale di Parigi il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale ???. Non mi risulta che il nostro re Francesco potesse paragonarsi al Bush di turno e quindi fosse stato nelle condizioni di poter imporre alle altre nazioni l'obbligo di conferire alla propria nazione un così prestigioso riconoscimento a livello internazionale !!!!!.
    Bene carissimo. Intanto ho unito questo tuo ultimo post al precedente in quanto l'argomento è lo stesso. Avresti divuto farlo tu !
    Poi devo dirti che soffro un tantino essere chiamato Savoiardo. Sarebbe come se io chiamassi tutti i meridionali "napoletani", o no ?

    Invece di fare ulteriori domande, potresti illuminarci tu, cha a quanto sembra hai già le risposte in tasca. Perdiamo meno tempo, dal momento che la mia articolata risposta qua sopra non è stata neppure considerata !

  5. #5
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    Sono casertano, di Caiazzo, anch'io sono convinto che Francesco II fosse un buon Re. Peccato che non abbia collaborato con i Savoia nel fare l'Italia.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio Visualizza Messaggio
    Bene carissimo. Intanto ho unito questo tuo ultimo post al precedente in quanto l'argomento è lo stesso. Avresti divuto farlo tu !
    Poi devo dirti che soffro un tantino essere chiamato Savoiardo. Sarebbe come se io chiamassi tutti i meridionali "napoletani", o no ?

    Invece di fare ulteriori domande, potresti illuminarci tu, cha a quanto sembra hai già le risposte in tasca. Perdiamo meno tempo, dal momento che la mia articolata risposta qua sopra non è stata neppure considerata !

    Ho letto il tuo articolo ed anche il commento dei neoborbonici che mi fanno notare come il, da te citato, Giustino Fortunato, in circostanze diverse da quelle a te note si espresse in modo non molto lusinghiero sul regno borbonico.
    Ti dispiacerebbe rispondere alla mia domanda ?. Perchè l'Inghilterra e la Francia (massoniche e sicuramente non amiche dei Borbone) assegnarono al Regno delle Due Sicilie il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale ?.

    Sotto riporto un breve frammento di questa discussione.


    p.s. come potete sostenere la causa di un tizio (non dico altro per non essere bannato) come vittorio emanuele ??????.



    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=401337
    "Un meridionale e grande meridionalista come Giustino Fortunato, scrive: Eravamo ancora, nel 1860, sul limitare del medio evo, quando, di botto, fummo cacciati nell'età moderna; o meglio, le due età s'incontrarono a un tratto, si mescolarono, si confusero nel modo più singolare e per via de' più stridenti contrasti. Nessun paese, per ciò, è più arretrato del nostro nel sentimento della libertà.

    Chissà quando il Fortunato è stato sincero, se nella citazione di sopra o in quella che ha dato in privato:
    Giustino Fortunato


    "L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali"

    2 settembre 1899, lettera a Pasquale Villari


    Gaetano Salvemini


    "Se dall'unità d'Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E' caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone.

    Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni


    "Intere famiglie veggonsi accattar l'elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest'uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani.

    Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala"

    http://quisisana.blogspot.com/ "

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da dito5 Visualizza Messaggio
    Sono casertano, di Caiazzo, anch'io sono convinto che Francesco II fosse un buon Re. Peccato che non abbia collaborato con i Savoia nel fare l'Italia.
    Ciao !. Perchè non visiti il forum delle Due Sicilie ?. http://www.politicaonline.net/forum/...splay.php?f=51
    Potrai leggere molte interessanti informazioni su re Francesco II !!!.

    ....e magari sarà per i tuoi compatrioti duosiciliani un'occasione per recuperare una pecorella smarrita ,

  8. #8
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    I Duosiciliani sono una realtà seria che poco ha a che vedere con paranoia e logorrea.

  9. #9
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da dito5 Visualizza Messaggio
    I Duosiciliani sono una realtà seria che poco ha a che vedere con paranoia e logorrea.
    hehehe .... cominciamo a diventare offensivi .

  10. #10
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