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Discussione: Dicono di voi...

  1. #1
    anarchico
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    Question Dicono di voi...

    Quale giudizio esprimete nei confronti dei vostri detrattori savoiardi ?.

    http://www.politicaonline.net/forum/...80#post7130380
    Questo è un articolo apparso su "Il Giornale" qualche giorno fa...

    L’Italia fra luci e ombre
    Leggendo L’Italia del Settecento di Dino Carpanetto e Giuseppe Ricuperati, si conferma l’idea che per inquadrare i molteplici aspetti dell’oggi è bene rivangare il passato, con gli strumenti scientifici della storia.
    Nel 1764 Napoli rivestì la maglia nera tra le capitali europee, ultima metropoli a subire una moria per fame. Delle 200mila vittime in Campania, 40mila appartenevano ai vicoli e ai bassi partenopei. Non sappiamo se torreggiassero rifiuti, in quell’emergenza tragica. C’era poco da consumare, in una carestia prevedibile, perché in quell’anno i raccolti erano stati scarsi in Europa, e i prezzi galoppavano. Quali rimedi aveva posto in atto l’Annona, il superministero dell’alimentazione, capace sulla carta di sfamare più di 300mila bocche? «Quella - scrisse un letterato dell’epoca, Ferdinando Galiani - era difettosa in tempi normali, inutile in tempi calamitosi».
    Alle falde del Vesuvio c’era troppo poco Stato. Anzi, non ce n’era neppure l’ombra. Le direttive del Palazzo s’incagliavano in una rete di baronie, di grovigli d’interesse feudale, di esenzioni particolaristiche, di privilegi ecclesiastici che tarpavano le ali a qualsiasi provvedimento. Questa era l’analisi (confermata dagli storici moderni) degli intellettuali napoletani, i Giannone, i Genovesi, i Filangieri, vicini ai lumi di Montesquieu e di Rousseau, indipendenti e vivaci nei loro girotondi di parole e di utopie, ma non interessati a scendere in campo, a dare contributi di lotta e di progresso politico. Il Borbone, re di Napoli con il nome di Carlo VII, si atteggiava a despota illuminato, ma dal 1759 teneva casa a Madrid. Aveva nominato, è vero, un Reggente, un autocrate (anche i Romani antichi, quando si metteva male, eleggevano un dittatore ad interim), Bernardo Tanucci, un politico non sprovveduto che nel carteggio registrò lucidamente le magagne della società napoletana (amministrazione inefficiente, protervia e ignoranza degli aristocratici, miseria di un popolo strangolato dalla corruzione dei dipendenti pubblici), ma procedeva alla giornata, con empirismo, e non ce la fece a navigare nel mar dei sargassi di una mentalità immobilistica.

    Non andò meglio con il figlio di Carlo, Ferdinando IV: s’insediò nel 1767, ma come riformatore non valeva un’unghia della consorte, Maria Carolina, che nel sangue aveva l’energia della madre, l’imperatrice asburgica Maria Teresa. Se Napoli piangeva (e con lei le province del regno, Puglia, Calabria, Palermo), Roma non rideva. Prospero Lambertini (papa Benedetto XIV, 1740-1758), sull’abbrivio del predecessore, Clemente XII, chiuse la fase più oscura, la curia rinascimentale dei principi porporati nepotistici alla Borgia, lavorando per l’avanzamento della cultura e perfino della politica, con aggiustamenti in campo amministrativo e fiscale (colpì l’usura, liberalizzò il commercio, investì in risanamento di paludi e riordino dei fiumi, Po e Reno, nel bolognese natio), ma la sua fu una parentesi. Quello pontificio era uno Stato anomalo, accerchiato da giganti, che doveva sfamare una capitale onnivora, parassitaria, e le cui finanze sgorgavano dal prelievo devoto di tutta la cristianità: era fatale che si arroccasse in sé, in forme di reggenza immote, senza tempo.
    Nell’Italia del Settecento per sentir parlare di riforme e di tasse in senso moderno (delizie e croci di ogni governo, anche attuale) bisogna affacciarsi al Piemonte sabaudo. Qui un monarca aperto, Vittorio Amedeo II, che da duca di Savoia arrivò a re di Sardegna (1718-1730), mise mano al più vasto e articolato progetto di mutamenti dello Stato. Non si fanno riforme con i fichi secchi. Cambiare costa. Un sovrano deve avere certezza delle entrate. E il denaro fresco è quello delle tasse. Che devono essere eque, regolari, controllabili, affidate a un sistema di funzionari preparati e, nei limiti, specchiati. L’opinione pubblica gradisce la trasparenza. Tot viene versato dai cittadini all’autorità, tot ritorna sotto forma di miglioramenti tangibili in funzionamento delle istituzioni e qualità della vita.
    Un teorema limpido, ma di ardua applicazione, se ci si mettono di mezzo soprusi, rottami feudali, esenzioni incancrenite dall’inerzia e dalla prepotenza di ceti privilegiati senza diritto. Un ginepraio che Vittorio Amedeo cercò di sfoltire, istituendo una Ferma generale (organismo accentrato del fisco), che sostituisse l’ingranaggio frusto e dispersivo degli appalti privati. I fondi andarono a modernizzare istruzione, esercito, sanità e assistenza pubbliche. L’attenzione si concentrò anche sulla proprietà fondiaria, con la creazione di un catasto, perfezionato da Maria Teresa nei suoi possedimenti lombardo-veneti. Non si chiamava ancora ICI, dannazione di ogni condomino, ma era un vivace sprazzo illuministico nell’Italietta di quei tempi.

    Ezio Savino de “Il Giornale” 11.01.2008

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233193

    Due cosine su tutte poi, per capire quanto siano di parte gli amici Neo-Borbonici :

    Per quanto riguarda la seconda flotta mercantile del mondo, viene da chiedersi come mai sugli oceani le nami battessero tutte o quasi tutte bandiera Britannica, Olandese, Portoghese, Spagnola o Tedesca, e come mai i commerci con l'estero del "grande" Regno di Napoli e delle Due Sicilie fossero inferiori a quelli dello stesso Regno di Sardegna.
    Forse che le navi i Napoletani le usavano per la navigazione sottocosta per trasferire le derrate agricole da una città all'altra del regno, dal momento che non esistevano quasi strade e strade ferrate, e quì veniamo alla Napoli Portici, splendida esercitazine tecnica indubbiamente ! La seconda ferrovia italiana infatti e la Moncallieri Torino, innaugurata 10 anni dopo quella Napoletana. Peccato che dieci anni dopo ancora, prima dell'avvio della seconda guerra di indipendenza (1859), in Piemonte vi erano oltre 900 Km di ferrovia funzionante, mentre a Napoli continuava ad esserci la... Napoli Portici.

    Il fatto poi che vi fosse un alto numero di operai nelle fabbriche e di contadini nei campi, visto il grado di malnutrizione (denunciato da varie personalità dell'epoca) in cui versava la popolazione, fa pensare più che a un primato positivo, al fatto che ci fosse una scarsa organizzazione industriale, ed un sfruttamento "estensivo" dei campi. Questo non lo dice Conterio, basta documentarsi o semplicemente viaggiare per il sud e cercare risposte.

    Nessuno vuol sminuire le cose buone ed ottime esistenti al sud prima dell'Unità, ma cerchiamo d'essere onesti con noi stessi per non diventare ridicoli...

    Un meridionale e grande meridionalista come Giustino Fortunato, scrive: Eravamo ancora, nel 1860, sul limitare del medio evo, quando, di botto, fummo cacciati nell'età moderna; o meglio, le due età s'incontrarono a un tratto, si mescolarono, si confusero nel modo più singolare e per via de' più stridenti contrasti. Nessun paese, per ciò, è più arretrato del nostro nel sentimento della libertà.

    Sul limitare del medio evo, a casa mia, non vuol dire essere i primi della classe a metà ottocento !

    A presto - Conterio

  2. #2
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    Ma se il Regno era così pezzente, perché tutta quella carneficina per annetterlo al resto del Regno Sabaudo?

  3. #3
    Gaeta resiste ancora!
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    [quote=oggettivista;7130425]Quale giudizio esprimete nei confronti dei vostri detrattori savoiardi ?.

    Il giudizio che può avwere un armeno su di un nazionalista turco che esalti i massacri del '18. O un ebreo su di un tedesco che esalti Mengele e Bormann.

    Un meridionale e grande meridionalista come Giustino Fortunato, scrive: Eravamo ancora, nel 1860, sul limitare del medio evo, quando, di botto, fummo cacciati nell'età moderna; o meglio, le due età s'incontrarono a un tratto, si mescolarono, si confusero nel modo più singolare e per via de' più stridenti contrasti. Nessun paese, per ciò, è più arretrato del nostro nel sentimento della libertà.

    Chissà quando il Fortunato è stato sincero, se nella citazione di sopra o in quella che ha dato in privato:
    Giustino Fortunato



    "L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali"
    2 settembre 1899, lettera a Pasquale Villari


    Gaetano Salvemini



    "Se dall'unità d'Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E' caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone.





    "Intere famiglie veggonsi accattar l'elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest'uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani.

    Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala"



  4. #4
    Gaeta resiste ancora!
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Ma se il Regno era così pezzente, perché tutta quella carneficina per annetterlo al resto del Regno Sabaudo?
    La stessa cosa si chiedono in Iraq oggi e in Vietnam ieri.
    Brutta cosa l'imperialismo, specie quello straccione dei rozzi montanari.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    La stessa cosa si chiedono in Iraq oggi e in Vietnam ieri.
    Brutta cosa l'imperialismo, specie quello straccione dei rozzi montanari.
    Sappiamo benissimo che prima del 1848 il Regno delle Due Sicilie non era competitivo con la Francia e l'Inghilterra: ma se è per questo non lo era nemmeno il Centro/Nord Italia.
    Sappiamo che il Regno delle Due Sicilie era sviluppato a Napoli e paesi limitrofi e non nel resto del territorio, ma quali erano le regioni/stato del resto d'Italia ad essere sviluppate anche nelle campagne?
    Quello che si sa è che dal 1848 a prima dell'annessione barbarica del 1860, il Regno delle Due Sicilie era uno Stato florido, avviato a competere con le maggiori potenze europee dell'epoca: cosa questa che non aveva nelle possibilità il Centro Nord dell'Italia, ed infatti, il Piemonte in via di bancarotta, vendette Nizza alla Francia e invase il Regno per salvarsi il culo.
    Questa è la storia del vero motivo dell'Unità d'Italia: il resto è solo aria fritta.

  6. #6
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    Predefinito e noi diciamo di LORO...

    Una riflessione su alcuni aspetti negativi ancora presenti nel Regno delle 2 Sicilie (primo fra tutti secondo me il diffuso latifondismo, specie in Sicilia, che i Borbone avevano combattuto ma non riuscito ad abbattere anche se avevano mantenuto e rafforzato gli importantissimi "usi civici"...), andrebbe fatta anche nel nostro movimento MA...

    1) MA...la prima domanda legittima e' quella di Mosongo, perchè se eravamo così arretrati il Regno di Sardegna ha voluto annetterci, per amore di patria italiana??? Puo' mai essere credibile?

    2) MA... se come dicono in molti, era lo STATO e la CORTE dei Borbone ad essere ricco/ricca (debito/pil molto piu' basso del Piemonte e dell'Italia attuale, rendita di stato al 120% alla Borsa di Parigi, etc etc...) e non il popolo...come mai questo popolo insorse dopo la conquista savojarda e non sotto i Borbone? Questo non e' dimostrazione che il popolo meridionale stava peggio sotto i Savoia che sotto i Borbone, se non bastasse il fenomeno bibblico dell'emigrazione meridionale iniziata proprio alla fine dell'800?

    3) MA...qualcuno si e' mai chiesto se le idee e i modelli francesi ed inglesi di liberismo potevano portare gli stessi effetti anche nel meridione d'Italia?
    Per fare un paragone azzardato e' come se usassimo i bus londinesi rossi a due piani a Napoli per vedere i cittadini fare la fila alla fermata...o per farlo più calzante, e' come il diffondersi della Massoneria in Italia fosse equiparabile come effetto a quanto successo nei paesi anglosassoni, in questi puo' essere ANCHE un motore di diffusione di giusti ideali...nel belpaese e' diventato ESCLUSIVAMENTE e ben presto un centro di potere, alternativo alla Chiesa, e popolato dai peggiori affaristi e mafiosi tosco-padani (si va dai mazziniani e garibaldini fino ai Gelli, Berlusconi, etc etc...).

  7. #7
    anarchico
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    Alla luce di quanto detto e di quanto si sarebbe potuto dire mi e vi chiedo. Perchè il Regno duosiciliano ha ottenuto all'Esposizione internazionele di Parigi del 1956 il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale ???. Non mi risulta che il nostro re Francesco potesse paragonarsi al Bush di turno e quindi fosse stato nelle condizioni di poter imporre alle altre nazioni l'obbligo di conferire alla propria nazione un così prestigioso riconoscimento a livello internazionale !!!!!.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Alla luce di quanto detto e di quanto si sarebbe potuto dire mi e vi chiedo. Perchè il Regno duosiciliano ha ottenuto all'Esposizione internazionele di Parigi del 1956 il premio come terzo Paese del mondo per sviluppo industriale ???. Non mi risulta che il nostro re Francesco potesse paragonarsi al Bush di turno e quindi fosse stato nelle condizioni di poter imporre alle altre nazioni l'obbligo di conferire alla propria nazione un così prestigioso riconoscimento a livello internazionale !!!!!.
    Senz'altro fai per dire il 1856 e dove il riconoscimento fu per essere la terza migliore nazione europea dopo Inghilterra e Francia nella quotazione in borsa.

  9. #9
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    Ciao Oggettivista,
    Ho notato che hai preso questo documento dal forum dei savoia. E' chiaro che devono giustificare i massacri commessi dai loro eroi, il loro punto di vista non PUO' essere veritiero. Devono per forza dire certe menzogne risorgimentali, è solo su questo che si fonda il loro credo. Tra l'altro mi è stato reso impossibile, dai loro moderatori, controbattere in maniera civile nei loro topic effettuando la sistematica cancellazione dei mie messaggi. Questo è sinonimo della loro mentalità liberale e democratica. Stai certo che non cambieranno di una virgola le loro opinioni, perchè anche una virgola le farebbe crollare su se stesse.

  10. #10
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Nessuno Visualizza Messaggio
    Ciao Oggettivista,
    Ho notato che hai preso questo documento dal forum dei savoia. E' chiaro che devono giustificare i massacri commessi dai loro eroi, il loro punto di vista non PUO' essere veritiero. Devono per forza dire certe menzogne risorgimentali, è solo su questo che si fonda il loro credo. Tra l'altro mi è stato reso impossibile, dai loro moderatori, controbattere in maniera civile nei loro topic effettuando la sistematica cancellazione dei mie messaggi. Questo è sinonimo della loro mentalità liberale e democratica. Stai certo che non cambieranno di una virgola le loro opinioni, perchè anche una virgola le farebbe crollare su se stesse.
    Anche io ho riscontrato la stessa mancanza di obiettività...soprattutto da parte dei savoiardi che si riconoscono in vittorio emanuele.

 

 
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