http://www.santorosario.net/somma/se...ecundae/40.htm
Summa Teologica II-II q.40 a. 1
Ora se una guerra non è giusta, i soldati commettono peccato mortale di omicidio e furto nel partecipare a tale guerra.Perché una guerra sia giusta si richiedono tre cose. Primo, l'autorità del principe, per ordine del quale deve essere proclamata. Infatti una persona privata non ha il potere di fare la guerra: poiché essa può difendere il proprio diritto ricorrendo al giudizio del suo superiore. E anche perché non appartiene ad una persona privata raccogliere la moltitudine, cosa che è indispensabile nelle guerre. E siccome la cura della cosa pubblica è riservata ai principi, spetta ad essi difendere lo stato della città, del regno o della provincia cui presiedono. E come lo difendono lecitamente con la spada contro i perturbatori interni, col punire i malfattori, secondo le parole dell'Apostolo: "Non porta la spada inutilmente: ché è ministro di Dio e vindice nell'ira divina per chi fa il male"; così spetta ad essi difendere lo stato dai nemici esterni con la spada di guerra. Ecco perché ai principi vien detto nei Salmi: "Salvate il poverello, e il mendico dalle mani dell'empio liberate". E S. Agostino scrive: "L'ordine naturale, indicato per la pace dei mortali, esige che risieda presso i principi l'autorità e la deliberazione di ricorrere alla guerra".
Secondo, si richiede una causa giusta: e cioè una colpa da parte di coloro contro cui si fa la guerra. Scrive perciò S. Agostino: "Si sogliono definire giuste le guerre che vendicano delle ingiustizie: e cioè nel caso che si tratti di debellare un popolo, o una città, che han trascurato di punire le malefatte dei loro sudditi, o di rendere ciò che era stato tolto ingiustamente".
Terzo, si richiede che l'intenzione di chi combatte sia retta: e cioè che si miri a promuovere il bene e ad evitare il male. Ecco perciò quanto scrive S. Agostino: "Presso i veri adoratori di Dio son pacifiche anche le guerre, le quali non si fanno per cupidigia o per crudeltà, ma per amore della pace, ossia per reprimere i malvagi e per soccorrere i buoni". Infatti può capitare che, pur essendo giusta la causa e legittima l'autorità di chi dichiara la guerra, tuttavia la guerra sia resa illecita da una cattiva intenzione. Dice perciò S. Agostino: "La brama di nuocere, la crudeltà nel vendicarsi, lo sdegno implacabile, la ferocia nel guerreggiare, la smania di sopraffare, e altre cose del genere sono giustamente riprovate nella guerra".
Summa Teologica II-II q. 66 a. 8
Ora nel caso del sacco di Costantinopoli, come si può parlare di guerra giusta visto che è mancato il primo requisito?SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. A proposito della preda (di guerra) bisogna distinguere. Se coloro che fanno il saccheggio dei nemici conducono una guerra giusta, acquistano la proprietà di quanto ottengono con la violenza. E non si tratta di rapina: cosicché non sono tenuti alla restituzione. Però potrebbero peccare di cupidigia per la loro cattiva intenzione, qualora combattessero non per la giustizia, ma principalmente per il saccheggio, o la preda. Scrive infatti S. Agostino, che "è peccato fare il soldato per il saccheggio". - Se poi quelli che fanno il saccheggio combattono una guerra ingiusta, commettono una rapina e son tenuti alla restituzione.
L'autorità del principe, ovvero il Papa, aveva vietato tale atto, non l' aveva autorizzato.
Per quanto riguarda il secondo requisito, come può essere un buon requisito quello di spogliare con cupidigia una città che fra l'altro non era nemica, visto che i nemici erano i Turchi?
A maggior ragione, come può essere soddisfatto il terzo requisito vista l'intenzione di cupidigia dei soldati?
Se manca, o è carente anche uno di questi requisiti la guerra non è più giusta.
Il fatto che poi la guerra ingiusta abbia portato buoni frutti non rende certo giusta una guerra ingiusta. E' vero che Dio sa trarre il male dal bene, ma il male non si trasforma in bene per questo.
Secondo la morale cattolica, un fine onesto non giustifica mai un mezzo intrinsecamente sbagliato. E' peccaminoso condurre una guerra ingiusta anche per un fine corretto. Per valutare se una atto è buono o meno, bisogna valutare le condizioni oggettive dell'atto, non le conseguenza buone.
Dall'uccisione del Figlio di Dio, abbiamo tutti la Redenzione, ma questo non deve portare a dire che uccidere il figlio di Dio è stato un atto giusto e buono viste le conseguenze ottime per noi.
Il fatto che il Papa abbia ritirato per misericordia la scomunica non implica che la guerra era giusta. Per rientrare nel concetto di guerra giusta si devono oggettivamente rispettare tutti e 3 i requisiti indicati da San Tommaso, indipendentemente dalle conseguenze buone.
Per non parlare poi della disobbedienza al Pontefice dei soldati e delle loro crudeli efferatezze.
Le Crociate in generale furono delle guerre di legittima difesa per difendere il mondo cristiano, la Fede ed i pellegrini. Portarono a scambi culturali proficui ed anche alla temporanea fine degli scismi. Furono necessarie, è vero, però questi aspetti positivi non ci dovrebbero portare a tacere, minimizzare giustificare episodi molti tristi, abusi come questo.
CIAO![]()




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