Non è solo un problema di (non) equivalenza delle proposte politiche.
Nell'agosto 1889 ebbe luogo a Parigi il terzo congresso mondiale del Volapük. Alla presidenza furono chiamate tre persone: il prof. Kerkhoffs (direttore della scuola di commercio a Parigi), un professore di Berlino (che era il più anziano di età) e un certo signor Sprague di Baltimora (perché era il volapuchista che veniva da più lontano). Al momento della verifica poteri, qualcuno disse di avere delle deleghe. Kerkhoffs in particolare e un volapuchista austro-ungarico ne avevano una paccata a testa. Nessuno metteva in dubbio la buona fede dei colleghi (erano altri tempi) e tutti furono propensi ad accettarle. Ma il signor Sprague chiese la parola (naturalmente in Volapük).
"Il prof. Kerkhoffs e il collega di Vienna hanno troppi voti. Se si mettono d'accordo fra di loro, da soli hanno la maggioranza, ed inducono il congresso a fare ciò che loro vogliono, anche se tutti gli altri sono contrari. Questo non va bene. Questo in America si dice Trust".
Ne nacque una lunga discussione procedurale, che fu risolta con un brillante escamotage, di cui però racconteremo un'altra volta. Anche perché quella soluzione non sarebbe idonea per il problema cruciale di queste elezioni: il pericolo di trust chiamato Veltrusconi. Indipendentemente da contenuti e programmi.





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