Criminali? Il discorso sarebbe lungo...molto lungo.
Pensa una cosa: il centrodestra ora vincerà; molti pseudocamerati l'appoggeranno, con voti o candidandosi nelle loro file. Il cdx appoggerà TUTTE le guerre di terrorismo di stato di Usa-GB-Israele: veri e propri genocidi. Per l'"onestà" e buona società questi politicanti o coloro che con il semplice voto che appoggeranno anche solo moralmente queste guerre di sterminio sono ottime persone. Ma moralmente non sono costoro i veri criminali? La morale non è forse più importante dell'azione fisica? Moralmente uno come Liboni (carcere minorile 17 anni di galera ucciso..) non si è forse riscattato moralmente ammesso abbia commesso atti che noi possiamo giudicare - con la nostra bassezza - "criminali"...?
Ti rimando ai "Miserabili" di Victor Hugo...un capolavoro....
Esistono leggi non scritte. Esiste l'etica. Esistono quelle che qualcuno chiama leggi di natura e altri leggi divine, tutte rispondono a Valori di riferimento.
Quando è una società a perdere questi Valori allora l'individuo ha il diritto sacrosanto di auto-imporsi una condotta di vita, uniformando sè stesso alla legge che intende seguire.
Liboni ha seguito la legge della strada che, come ogni altra legge, ha le sue regole: ha rischiato e ha pagato a caro prezzo questa scelta.
Merita rispetto.
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Alessandro Palmas: "Ho pregato per Liboni e ho sparato solo perché è stato necessario"ROMA, 10 AGO - ''L' ho ucciso e poi ho pregato per lui''. A parlare e' Alessandro Palmas, 29 anni, il carabiniere che ha fermato a fuga di Luciano Liboni, in un' intervista al settimanale 'Gente', da domani in edicola. ''Il bandito - racconta Palmas - puntava la pistola contro l' ostaggio, era fuori di sé. Urlava: 'Le faccio un buco in testa, vi ammazzo tutti'. Non avevo scelta, ho sparato e l' ho ucciso. Alla fine pero' mi e' rimasto un profondo dispiacere per quel disgraziato. Da cristiano non avrei mai voluto arrivare a un simile epilogo. Subito dopo sono andato in Chiesa e ho recitato una preghiera anche per lui''. ''Ho fatto tutto il possibile - aggiunge il carabiniere - per evitare che finisse in tragedia, appoggiando addirittura la pistola a terra. Ho sparato solo perche' e' stato necessario. Si', ho la coscienza a posto''
Gli anarchici inneggiano al "Lupo", sequestrati documenti a FirenzeFirenze, 7 ago 04 - I carabinieri hanno perquisito stamani il circolo del Movimento anarchico fiorentino (Maf), nel centro storico di Firenze, per la diffusione di volantini che, nei giorni scorsi, inneggiavano alla figura del ''Lupo'' Luciano Liboni. L' iniziativa e' scattata alle 7 ed ha portato al sequestro di documenti, testi ciclostilati e alcuni computer trovati nella sede del Maf, che e' situata in locali del Comune in vicolo del Panico. La perquisizione e' stata autorizzata dalla procura della Repubblica di Firenze in seguito all' avvio di un procedimento contro ignoti per istigazione a delinquere. Nello stabile dove ha sede il Maf, i carabinieri hanno trovato otto persone - sei uomini e due donne, tra i 19 e i 30 anni, la maggior parte fiorentini - che avevano trascorso la notte all' interno. Gli otto si erano chiusi all' ultimo piano ed avevano sbarrato le scale con travi di legno ed altri oggetti, poiche', come hanno riferito loro stessi ai militari, temevano uno sgombero. Saputo, invece, che l' intenzione era quella di perquisire la sede, hanno fatto entrare i carabinieri senza che si generassero problemi di ordine pubblico.
Funerali di Luciano Liboni, la sorella Giovanna insulta i giornalisti(UJcom) Montefalco, 6 ago 04 - "Vergognatevi, dovreste lasciar riposare in pace un 'pover uomo'", questa è una sola delle tante frasi - per la maggior parte ingiuriose - che Giovanna Liboni ha rivolto ai giornalisti accorsi presso la chiesa di Montefalco, per seguire le fasi del funerale del fratello Luciano, ucciso a Roma in un conflitto a fuoco. E pensare che la cerimonia funebre s'era aperta nel migliore dei modi. Don Angelo Nizzi, parroco di Cannaiola di Trevi, ha detto che chiede alla comunità tutta di "pregare per il Carabiniere ucciso, ma anche per Luciano Liboni, che non era una belva". Pietà cristiana, quella di Don Nizzi, una pietà che, certo, non si nega a nessun morto, nemmeno se questo è un feroce killer come "il lupo". Non va dimenticato, però, che, a Sant'Agata Feltria, Liboni sparò per uccidere! Dopo aver ferito l'appuntato, Alessandro Giorgioni, visto che non l'aveva ucciso, ha sparato ancora, dimostrando una ferocia belluina. Ferocia che, per grazia divina e per la bravura del carabiniere scelto, Alessandro Palmas, non ha fatto altre vittime il giorno della sparatoria a Roma, al Circo Massimo. Il sacerdote ha ribadito che Luciano Liboni "non è la belva che è stata descritta. E' tutta una montatura - ha detto - è un uomo che ha sbagliato, che era sotto l'influsso del male. Anche questo dobbiamo considerare, e difendere la sua dignità di uomo perché è una creatura di Dio e sempre un uomo che Dio ha voluto". Il legale della famiglia Liboni, Cristina Zinci, ha parlato per conto del fratello del pregiudicato, Giancarlo, presente anche lui in chiesa. "E' mortificato per tutto il sangue innocente che è stato versato - ha detto l'avvocato - è anche molto provato sia dall'omicidio del carabiniere che dalla latitanza del fratello, e infine dalla speranza che non fosse stato Luciano a sparare al militare". La salma è arrivata puntuale presso il piccolo cimitero della città "Ringhiera dell'Umbria", davanti al camposanto il primo cittadino, Valentino Valentini, che ha salutato i giornalisti. Il primo ad arrivare è stato proprio Don Angelo, poi l'avvocato Zinci e quindi la bara con la salma di Luciano Liboni. A distanza di cinque minuti, la Fiat Punto rossa con a bordo Giovanna Liboni e la madre di Luciano. La povera donna (la madre) è apparsa molto provata, è stata fatta scendere e il suo visto è stato coperto con una giacca nera, ma nel frattempo Giovanna Liboni aveva fatto il suo squallido show. Si comprende il dolore di una sorella, ma si dovrebbe comprendere anche il dolore di una moglie che non ha più il marito e di un bambino che, piccolissimo, è già orfano di padre e la sua vita si farà in "salita" molto presto. Non tutti quelli che soffrono da bambini, da grandi diventano assassini!
Forse domani mattina i funerali di LiboniSopralluogo al cimitero di Montefalco stamani da parte del sindaco della città, Valentino Valentini, insieme a rappresentanti di polizia, carabinieri e vigili urbani per mettere a punto i dettagli organizzativi in vista del funerale di Luciano Liboni. Non ancora comunque decisa la data del rito. Secondo Valentini ''non e' escluso'' che questo possa tenersi domani mattina. Il sopralluogo e' servito in particolare - secondo quanto si e' appreso - per studiare le misure necessarie a tenere lontani curiosi e giornalisti. Ieri infatti la famiglia di Liboni aveva annunciato che al funerale non verranno ammessi cronisti, fotografi e teleoperatori. Nella cappella interna al cimitero (le porte sono state chiuse durante il sopralluogo) si e' recato anche un sacerdote. Non e' comunque ancora chiaro se la messa si terrà lì o nella chiesa di San Fortunato. Per Liboni e' stato intanto preparato un loculo, al settimo livello, non lontano da dove e' sepolto il fratello Luigi.
LIBONI: ANCORA DUBBI E ATTESE PER IL FUNERALEPERUGIA, 4 AGO - Nessuna notizia certa, ancora, sul giorno e sull' ora del funerale di Luciano Liboni, che si svolgerà nella sua città di origine, Montefalco, per iniziativa del fratello Giancarlo. Non sarebbe infatti ancora giunto alla famiglia il nulla osta della magistratura romana per il funerale. Quest' ultimo e' pronto recarsi a Roma per organizzare il trasporto del feretro. Per Luciano Liboni e' stato scelto uno dei loculi del cimitero del piccolo centro umbro. E' accanto a quello dove già riposano il padre del killer e uno dei suoi fratelli. In paese tutti si informano e vogliono sapere, e probabilmente sono numerosi i concittadini del ''lupo'' interessati a partecipare al rito funebre, anche se solo per curiosità. Tuttavia, proprio per tenere lontani curiosi, giornalisti e fotografi, nessun particolare emerge al momento. Da indiscrezioni si e' appreso che il rito religioso non sarà celebrato nelle chiese del centro storico di Montefalco, dove abita l' anziana madre. Sembra invece che si svolgerà nella chiesetta del cimitero. Nella cittadina umbra la morte di Liboni continua intanto a tenere banco, soprattutto fra gli anziani, mentre i giovani sono già immersi nell' atmosfera dell' ''Agosto montefalchese'', che comincerà venerdì prossimo, fra concerti, taverne, degustazioni di Sagrantino e la tradizionale ''Fuga del bove''.
LIBONI:PER LA FAMIGLIA ORE DI ATTESA IN VISTA FUNERALE<BLOCKQUOTE><BLOCKQUOTE>
MONTEFALCO (PERUGIA), 3 AGO - Quella di ieri per la famiglia di Luciano Liboni, il killer del carabiniere Alessandro Giorgioni ucciso a sua volta sabato a Roma in un conflitto a fuoco con i carabinieri, e' stata una giornata di attesa. Dovrebbe infatti arrivare da un momento all'altro il nulla osta della procura di Roma per poter svolgere il funerale.Un atto che in serata comunque non era stato ancora notificato all'avvocato Cristina Zinci, il legale che assiste Giancarlo Liboni, il fratello del 'lupo'. Rimane così ancora incertezza su quando e dove sara' celebrato il rito funebre. Dopo l'autopsia di ieri, Giancarlo Liboni e' rimasto per l' intera giornata di oggi in attesa della comunicazione ufficiale del via libera della magistratura capitolina. Sara' lui a curare e organizzare un funerale che sarà totalmente a carico della famiglia. Il fratello di Liboni e' infatti pronto a recarsi a Roma per organizzare il trasporto del feretro fino a Montefalco. Massimo riserbo su dove e da chi verrà celebrato il rito. Intanto oggi la famiglia di quello che e' stato per giorni uno dei malviventi più ricercati d'Italia e' stata impegnata a curare per pratiche in vista della sepoltura. Per Luciano Liboni e' stato scelto uno dei loculi del cimitero di Montefalco, il piccolo centro umbro dove e' originaria la famiglia. E' accanto a quello dove già riposa il padre del killer. Nelle ultime ore la famiglia si e' chiusa ancora di più nel proprio dolore. ''Io sono una persona normale - ha detto oggi Giancarlo Liboni - con una vita normale, che ha sempre lavorato. Con quello che ha fatto Luciano non centro niente. Perché mi devono sbattere in prima pagina come il fratello del killer?''. Attesa c'e' anche per capire come reagira' la citta'. Dopo la morte di Liboni Montefalco si e' in parte divisa tra la pietà per la morte dell'uomo e l'orrore per i suoi crimini. Una vita che il killer aveva passato in gran parte da solitario anche nella città umbra. Nello stesso modo - hanno accertato i carabinieri di Roma - in cui ha trascorso gli ultimi giorni della sua latitanza romana. Senza cioe' poter contare su appoggi o coperture nella malavita della capitale. Avendo come unico giaciglio una panchina in un giardino della periferia romana. L'unico legame Liboni lo aveva forse con una cingalese conosciuta nel 2002 nello Sri Lanka. Con lei si era sposato e forse la straniera stava per dargli un figlio. Liboni, secondo le ipotesi fatte dagli investigatori, era stato attratto dallo Sri Lanka per motivi legati alla sua indole, per la natura e perché quel Paese poteva rappresentare, anche per ragioni geografiche, la sua meta per il futuro. Ma al funerale di Liboni quella donna che lo attendeva nello Sri Lanka con ogni probabilità non ci sarà.
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<BLOCKQUOTE><BLOCKQUOTE>Chi ha aiutato Luciano Liboni, dopo che la sua faccia era stata vista e rivista
su giornali e giornali era consapevole di chi fosse Liboni, della sua ferocia e della sua malvagità.
ROMA, 1 AGO - (di Annalisa Sturiale, Ansa) ''Chi ha aiutato Luciano Liboni, dopo che la sua faccia era stata vista e rivista su giornali e giornali era consapevole di chi fosse Liboni, della sua ferocia e della sua malvagità. Lo dice oggi, con determinazione un investigatore. Lo dice mentre proseguono le indagini dei carabinieri di Roma convinti che Liboni poteva contare su qualche appoggio. Probabilmente non più di tre quattro-persone che adesso sono diventate l'obiettivo principale dell'intera inchiesta. Un'inchiesta che va avanti a ritmo sostenuto. Per prima cosa, ha detto un investigatore che da giorni ha come unico obiettivo di mettere la parola fine all'intera inchiesta, ''siamo sicuri che Liboni non ha dormito in nessuna pensione e in nessuna camera della capitale''. Lo hanno dedotto dalle macchie, tipo muffa, che i laboratori della scientifica hanno rilevato ieri sera sui pantaloni che indossava Liboni. Questo significa che il Lupo, ha continuato a vivere da lupo. Dormendo in giacigli improvvisati, per strada o in zone isolate. C'e' poi da chiarire cosa ci facessero nello zaino di Liboni quattro bossoli della sua inseparabile calibro 38 color argento. Sono i quattro bossoli che probabilmente sono rimasti nella pistola dopo aver ucciso Alessandro Giorgioni e dopo aver sparato sabato scorso contro la polizia a Roma. Probabilmente li voleva ricaricare artigianalmente. Ulteriore indizio che Liboni poteva contare su l'appoggio di qualcuno. . Per non lasciare nulla al caso, la scorsa notte, i carabinieri hanno setacciato anche alcuni campi nomadi nei quartieri Appio e Casilino e ascoltato diverse persone, nomadi e barboni. Per giorni e giorni i carabinieri hanno cercato ovunque Liboni, si sono immedesimati nel Lupo e hanno pensato ed agito come lui. Un animale braccato e ferito. E per questo sapevano che il Lupo era ancora a Roma. Non era affatto scappato e i carabinieri del Nucleo Operativo, ormai, ne avevano quasi la certezza. In questa lunga settimana di indagini, che ieri non si sono affatto concluse, i carabinieri hanno accertato che Luciano Liboni dopo aver sparato contro la polizia in via delle Terme di Diocleziano, era rimasto nella capitale. Alcuni informazioni avevano raccontato che il Lupo il mercoledì successivo alla sparatoria vicina alla Stazione Termini aveva comprato due magliette e un paio di pantaloni, vicino Villa Celimontana, un parco pubblico che si trova non lontano dalla zona dove ieri il Lupo e' stato colpito. Altri indizi portavano poi i carabinieri a circoscrivere sempre di più la zona dove Liboni ha cercato di mettere in atto quella che avrebbe dovuto essere la sua ''ultima fuga''.
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Un colpo in testa e Liboni finisce la sua carriera di killer(UJcom) Roma, 31 lug 04 – Luciano Liboni è morto! L’ha ucciso un carabiniere, un uomo come quello che lui aveva barbaramente assassinato a Sant’Agata Feltria. E’ finita come doveva finire! Il “Lupo” era stato ferito questa mattina, nel corso di un conflitto a fuoco con i militari dell’Arma – nei pressi del Circo Massimo a Roma -, ma è morto in ospedale: sotto i ferri dei chirurghi, perché il soccorso non si nega a nessuno, nemmeno agli assassini. Pare che le sue ultime parole siano state: “Io in galera non ci torno, piuttosto preferisco morire”. I fatti si sono svolti tutti durante la mattinata, Liboni viene individuato da alcuni vigili urbani (disarmati). Gli agenti, tramite radio, chiedono rinforzi e avvertono i Carabinieri. Luciano Liboni è vestito con dei jeans e una maglieria, è rasato a zero e, come era stato ipotizzato nei giorni scorsi, non porta più il pizzetto. Sul posto arrivano Alessandro Palmas ed Angelo Bellocci. Il “Lupo”, appena li vede, spara quattro colpi. A raccontare i fatti p Umberto Pinotti, il comandante provinciale dei Carabinieri. La crudeltà de “Lu king” non ha limiti: prende in ostaggio un’intera famiglia: padre, madre due figlie. Minaccia di uccidere tutti: “Tanto sono morto”; dice. Poi si dà alla fuga continuando a sparare. Solo a quel punto i Carabinieri hanno risposto al fuoco. Un colpo preciso lo raggiunge alla testa e Liboni stramazza al suolo in un lago di sangue. Si chiamano i soccorsi sanitari e viene trasportato in ospedale, ma muore sotto i ferri. Liboni e' stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Roma ma le sue condizioni sono subito risultate molto gravi. Sottoposto ad un intervento al cervello, non ha retto all'operazione ed il suo cuore ha cessato di battere alle 14,45. Il proiettile, presumibilmente sparato da vicino, e' entrato nella regione occipitale del cervelletto, ha attraversato il tronco encefalico ed e' uscito dalla parte orientale del cervello, lasciando tracce di piombo all'interno e provocando un vero squarcio nel cervello, un focolaio fratturativo, in termine clinico, da dove l'emorragia si e' estesa fino a provocare la morte del paziente. La 38, quella con cui aveva ucciso l’appuntato, Alessandro Giorgioni, resta in terra, lì dove è crollato lui, abbattuto dal fuoco dei Carabinieri. Immediate le reazioni. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è congratulato con il generale dell'Arma dei Carabinieri, generale Gottardo. "Lo avevo detto. Non aveva scampo - dice il prefetto Achille Serra - Era braccato e tutti avevano fatto terra bruciata intorno a lui Non avevo dubbi sul fatto che lo avrebbero preso". Secco il commento di Francesco Giorgioni, il padre di Alessandro:"Spero che non muoia. Per lui morire sarebbe un successo. Spero invece che possa capire che cos'è la morte e che cos'è la vita". Ma Liboni, una vita "dedicata" al crimine, l'avevo detto: "Mi faccio uccidere ma in galera non ci torno". (UJcom) Ma/Mi
Home Top CronacaA Montefalco, tutti più tranquilli. Liboni già da giovane dava segni di grande violenzaMontefalco, 31 lug 04 - A Montefalco, il piccolo comune di 4.000 anime dove è nato e vissuto Luciano Liboni, la notizia della sua cattura arriva intorno a mezzogiorno dai notiziari radiofonici. Si diffonde in un baleno, dal bar di corso Mameli fino alla vicina piazza del Comune, dove è in allestimento la manifestazione ''un bicchiere di storia'', riguardante le auto d’epoca che sfileranno oggi alle 16. C' è soddisfazione per la cattura del ''lupo'', ma tutti vogliono conoscere i particolari del conflitto a fuoco con i carabinieri e, soprattutto, se è vero che sia stato ferito gravemente. Tutti parlano di questo loro concittadino come se fosse finito un incubo, perché erano in tanti a temere che fosse tornato a Montefalco, dove avrebbe avuto un ''conto'' aperto con il fratello Giancarlo in seguito ad una lite. L’uomo, che in questi giorni è sempre vissuto tappato in casa della mamma - che abita proprio in piazza del Comune - avrebbe appreso la notizia dal Tg 2, mentre si trovava a lavorare all’ospedale di Foligno. Da ladruncolo di paese a pericoloso assassino, con la pistola facile: quella di Luciano Liboni, l'uomo che è accusato di aver ucciso l'appuntato dei carabiniere Alessandro Giorgioni nelle Marche e che oggi è stato catturato a Roma dopo l’ennesima sparatoria della sua latitanza è, secondo quanto emerge dagli archivi di polizia, una ''carriera'' criminale in piena regola. Tante le imputazioni: omicidio, tentativo di omicidio, rapina, furto, spaccio di stupefacenti, sequestro di persona, ricettazione, violenza carnale. Nato 47 anni fa a Montefalco, una cittadina medievale definita ''la ringhiera dell’Umbria'' per i suoi paesaggi e nota in tutto il mondo per il ''Sagrantino'' e gli affreschi di Benozzo Gozzoli, Luciano Liboni a 17 anni ha già un curriculum di tutto rispetto: tra il '74 e il '75 viene più volte arrestato per furto, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. La sua è stata una infanzia difficile, vissuta tra le botte in casa e la fame. E' il primo di sette fratelli, ma il padre, muratore, è un alcolizzato che si occupa poco dei figli ed anche la madre ha gravi problemi di salute. Due sue sorelle finiscono in orfanatrofio, due fratelli vengono dati in adozione, un altro muore in manicomio ed un altro ancora, dopo una lite, non vuole saperne più niente di lui, tanto da nascondersi per il timore di incontrarlo. E così Luciano, diciassettenne, è già nel carcere minorile di Firenze. E' il passaggio da ragazzo difficile e ladruncolo e bullo di paese a professionista del crimine ed infatti a 19 anni arriva la sua prima rapina: ruba un auto puntando un rasoio alla gola del proprietario. Divide la sua vita tra riformatorio, carcere e il suo paese natale, dove conosce quella che sarà la prima donna importante della sua vita. E' una svizzera giunta a Montefalco con alcune amiche per trascorrervi una vacanza. E' una bella donna e Luciano, di 14 anni più giovane di lei, se ne innamora. Amore corrisposto ed i due vanno a vivere insieme, nella cittadina umbra. Hanno anche un figlio, che oggi ha 22 anni e che vive con la madre in Svizzera dove la donna è tornata dopo avere inutilmente cercato di ricondurre il suo uomo ad una vita normale. Luciano Liboni infatti negli anni ottanta continua ad entrare ed uscire dal carcere ma poi si rende irreperibile ed è ricercato per rapina, porto abusivo e detenzione di armi, lesioni personali, detenzione di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione. Arrestato nei primi anni novanta esce nel '96 e neanche un anno dopo è di nuovo dietro le sbarre: sempre le stesse accuse: lesioni personali, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti, oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sequestro di persona a scopo di rapina, furto, estorsione, ricettazione, porto abusivo e detenzione di armi.
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Il "Lupo" è stato ucciso, il killer più spietato degli ultimi anni ha finito di seminare terrore
ROMA - E' finita tragicamente la latitanza di Luciano Liboni. Il "Lupo", ferito stamattina al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri nei pressi del Circo Massimo a Roma, è morto in ospedale. Una morte che fa tornare in mente le ultime parole del killer: "In galera non ci torno, piuttosto mi faccio ammazzare". E' tarda mattinata quando Liboni viene da alcuni vigili urbani che lo fino a via del Circo Massimo e avvertono i carabinieri. Il killer indossa una maglietta, un paio di jeans. Si è rasato a zero e non porta il pizzetto. Viene notato da alcuni vigoli urbani che lo seguono e avvertono i carabinieri. "I nostri due colleghi, Alessandro Palmas e Angelo Bellucci, sono arrivati sul posto e appena Liboni li ha visti, ha sparato quattro colpi" racconta Umberto Pinotti, comandante provinciale dei carabinieri. Intanto Liboni prende in ostaggio un'intera famiglia: padre, madre e due ragazze e punta la pistola contro di loro. "Tanto sono morto, li uccido" grida. Poi fugge e spara ancora. A quel punto i militari rispondono al fuoco. E lo colpiscono. Poi la corsa in ospedale e il decesso. La pistola del bandito, usata per uccidere l'appuntato Giorgioni, e col quale ha sparato anche a Roma sabato scorso in via delle Terme di Diocleziano, resta in terra. Accanto alla pistola, alcuni bossoli esplosi in via del Circo Massimo contro i due motociclisti del nucleo radiomobile. Immediate le reazioni. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è congratulato con il generale dell'Arma dei Carabinieri, generale Gottardo. "Lo avevo detto. Non aveva scampo - dice il prefetto Achille Serra - Era braccato e tutti avevano fatto terra bruciata intorno a lui Non avevo dubbi sul fatto che lo avrebbero preso". Secco il commento di Francesco Giorgioni, il padre di Alessandro:"Spero che non muoia. Per lui morire sarebbe un successo. Spero invece che possa capire che cos'è la morte e che cos'è la vita". Ma Liboni, una vita "dedicata" al crimine, l'avevo detto: "Mi faccio uccidere ma in galera non ci torno".
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Luciano Liboni è morto, mentre era sotto i ferri all'ospedale San Giovanni di RomaRoma, 30 lug 04 - E' morto, mentre era sotto i ferri all'ospedale San Giovanni di Roma, Luciano Liboni. La conferma e' arrivata dal sostituto procuratore della repubblica di Roma, Italo Ormanni. L'uomo, ricercato dal 22 luglio scorso per l'omicidio nel pesarese dell'appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, era stato catturato stamattina nei pressi di Circo Massimo. Colpito alla gola e alla testa, era stato ricoverato al San Giovanni in condizioni disperate. Nonostante fosse ferito, Liboni ha cercato fino all'ultimo di divincolarsi dai carabinieri che lo hanno colpito e immobilizzato a terra. Ha tentato di ribellarsi anche nella lettiga sulla quale e' stato caricato in ambulanza. Tanto che gli hanno dovuto legargli i piedi per neutralizzarlo. ''Per sfuggire alla cattura, Luciano Liboni si e' fatto scudo di una mamma con due bambine. Ma fortunatamente nessuna di loro e' stata ferita nella sparatoria''. E' quanto apprende l'Adnkronos dal Corpo della Polizia Municipale - I gruppo, di cui due agenti hanno riconosciuto il killer del carabiniere. ''I nostri due agenti - prosegue la Polizia municipale - Giorgio De Angelis e Ivan Bianco, hanno riconosciuto Liboni grazie alle foto segnaletiche che avevano a bordo delle loro motociclette''. ''Quando lo hanno visto - spiegano ancora al I gruppo dei vigili urbani - Liboni stava passeggiando tranquillamente nei dintorni della fermata della metro Circo Massimo. Mancava qualche minuto a mezzogiorno''. ''Vistosi scoperto - dice ancora - il killer ha sparato circa sei colpi. Tre sono stati indirizzati verso l'agente Bianco che, per fortuna, e' riuscito a schivarli''. ''Ora - aggiunge la Polizia municipale - i due agenti sono entrambi ricoverati all'Ospedale San Giovanni per curare le contusioni: per sfuggire ai colpi, infatti, si sono buttati a terra dalle loro moto. Il killer e' stato catturato dai carabinieri - concludono i vigili - sono loro che lo hanno colpito''. Riserbo, invece, sulla segnalazione che sarebbe giunta al gruppo Montecatini da parte di una passante, la prima ad aver riconosciuto Liboni e a dare l'allarme ai vigili, che hanno dirottato i due motociclisti sul posto, dove gia' si trovavano per il concerto che si terra' stasera al Colosseo di Simon Garfunkel. I due carabinieri si chiamano Alessandro Palmas e Angelo Bellucci. Soddisfazione per la cattura di Liboni e' stata espressa dalle piu' alte cariche dello Stato.
Home Top CronacaIl "Lupo" è stato catturato dai Carabinieri, è in fin di vita in ospedaleROMA 30 lug 04 - I carabinieri hanno arrestato Luciano Liboni, al termine di un conflitto a fuoco nei pressi del Circo Massimo a Roma. Liboni, ricercato per l'omicidio di un carabiniere a Pesaro, è stato bloccato nei pressi dell'obelisco e versa, in ospedale, in condizioni "disperate". Anche un carabiniere è rimasto ferito. La presenza di Liboni era già stata segnalata questa mattina nel quartiere dell'Eur. l malvivente, secondo una prima ricostruzione fornita da alcuni passanti, era a piedi, nei pressi del Circo Massimo, nei pressi di un chiosco. Stava per salire su una moto quando un vigile urbano l'ha riconosciuto ed ha allertato i carabinieri. I primi a giungere sul posto sono stati due motociclisti dell'Arma. "I nostri due colleghi sono arrivati sul posto e appena Liboni li ha visti, ha sparato quattro colpi - racconta Umberto Pinotti, comandante provinciale dei carabinieri - Uno dei due militari ha usato la moto come scudo. Intanto Liboni ha preso in ostaggio un'intera famiglia: padre, madre e due ragazze, puntando la pistola contro di loro. I miei uomini hanno cercato di farlo ragionare, non riuscendovi. Lui ha sparato ancora. A quel punto i militari hanno risposto al fuoco". La pistola del bandito, usata per uccidere l'appuntato Giorgioni, e col quale ha sparato anche a Roma sabato scorso in via delle Terme di Diocleziano, è stato recuperata in terra. Accanto alla pistola, alcuni bossoli esplosi in via del Circo Massimo contro i due motociclisti del nucleo radiomobile. La sparatoria, raccontano alcuni testimoni, è durata tre minuti al massimo. "Ho sentito sette o otto colpi di arma da fuoco - dice Riaz, ambulante del Bangladesh che vende bibite e panini in un chiosco a piazza Ugo La Malfa, a poche decine di metri dal luogo dove Luciano Liboni è stato catturato - quando mi sono avvicinato per capire che cosa stava succedendo, era già tutto finito". Anna, una signora appena scesa dalla metro alla fermata Circo Massimo, uscendo dalla stazione ha sentito i colpi: "Ho avuto paura - dice - e ho atteso prima di uscire che tutto fosse finito". Immediate le reazioni. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si è congratulato con il generale dell'Arma dei Carabinieri, generale Gottardo. "Lo avevo detto. Non aveva scampo - dice il prefetto Achille Serra - Era braccato e tutti avevano fatto terra bruciata intorno a lui Non avevo dubbi sul fatto che lo avrebbero preso". Secco il commento di Francesco Giorgioni, il padre di Alessandro:"Spero che non muoia. Per lui morire sarebbe un successo. Spero invece che possa capire che cos'è la morte e che cos'è la vita". Dopo essere stato sottoposto ad una Tac, e' entrato in sala operatoria dove i medici del San Giovanni tenteranno di estrarre un proiettile dalla testa.
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