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  1. #31
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    Liboni, vertice a Pesaro
    Pesaro, 29 lug 04 - Mentre ad una settimana esatta dall'omicidio dell'appuntato Francesco Giorgioni continuano a susseguirsi dal nord al sud del Paese falsi avvistamenti del killer Luciano Liboni (oggi è stata la volta di Bergamo, Cuneo e Udine), in procura a Pesaro si è svolto un vertice fra investigatori romani e pesaresi. Vi hanno preso parte il maggiore Giovanni Arcangeli, giunto dalla capitale, e il ten. col. Francesco Recchia, che da Pesaro coordina le indagini dell'Arma in tutta l'area dell'Italia centrale dove Liboni ha vissuto e seminato reati. Dall'Umbria (la regione d’origine del 'Lupo') alle Marche - dove il 22 luglio a Pereto di Sant' Agata Feltria ha ammazzato Giorgioni a colpi di pistola per sfuggire ad un controllo dei documenti - all'Emilia Romagna e Toscana. Regioni in cui il latitante si è spostato via via negli anni per compiere rapine o nascondersi. Con il pm Monica Garulli, che nei confronti di Liboni ha spiccato un ordine di fermo per omicidio volontario, i carabinieri hanno fatto il punto sugli elementi raccolti fin qui. Più che altro un utile contatto de visu, visto che gli scambi di informazioni avvengono in ogni modo sempre in tempo reale. Si sarebbe parlato delle telefonate (almeno due o tre) fatte dal killer nello Sri Lanka, probabilmente ad una donna del posto, dei passaggi dell’uomo in bar e cabine pubbliche del Montefeltro, dei suoi possibili agganci in Italia e all’estero. Anche se l'idea prevalente è che Liboni si trovi ancora in patria, nascosto da qualche parte dopo la sparatoria di sabato scorso con la polizia nel centro di Roma.
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    Elio Liboni, il figlio: "Non mi interessa
    il destino di mio padre"
    Roma, 29 lug 04 - "Né io né mia madre facciamo più parte della sua vita, non ho più contatti con mio padre ormai da anni. Non so niente della sua vita, non mi interessa del suo destino, né io né mia madre ne facciamo più parte". A parlare è Elio, il figlio di vent’anni di Luciano Liboni. Il giovane è stato rintracciato a Lucerna, in Svizzera, dall’agenzia AdnKronos, e con i giornalisti ha parlato così del padre, ricercato in tutta Italia dal 22 luglio, giorno in cui freddò con un colpo al cuore l'appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni. No va dimenticato, inoltre, che “il lupo” è latitante dal 19 febbraio del 2002, a causa di un tentato omicidio effettuato a Ponte San Giovanni di Perugia. "Questa brutta storia non mi riguarda", ha detto Elio Liboni, nato da una relazione tra Luciano e una ragazza svizzera, Ursula Luthi."Mia madre la pensa come me. Siamo rimasti scioccati quando abbiamo saputo quello che era accaduto. Con lui" assicura il figlio "abbiano tagliato i ponti tanti anni fa. Abbiamo appreso del tragico gesto di mio padre dai giornali". Il “Lupo” conobbe Ursula 24 anni fa a Montefalco di Foligno, suo paese natale, dove la ragazza si era recata in vacanza. Elio, però, non vuole parlare nemmeno di questo. Si capisce che è una ferita che si è rimarginata e che tutto è terminato quando, inutilmente e per anni, hanno cercato, lui e la madre un contatto con Luciano Liboni. E' per questo motivo che il ragazzo non crede che Luciano, come lo chiama, tenterà di raggiungerli a Lucerna. "Né io, né mia madre facciamo più parte della sua vita" conclude.
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    LIBONI: IL 'LUPO' HA FORSE DUE PISTOLE,
    MA UNA E' GIOCATTOLO
    Ancona, 28 lug 04 - Luciano Liboni, super-ricercato per l'omicidio dell'appuntato dei carabinieri di Sant'Agata Feltria Alessandro Giorgioni, potrebbe andare in giro con due pistole, ma una è di plastica, un'arma giocattolo. Il bandito, inoltre, non ha rubato la semiautomatica di Giorgioni (che è in mano ai carabinieri), anche perché lui preferisce la pistola a tamburo, dato che questa non espelle i bossoli. E' quanto trapela dagli ambienti investigativi marchigiani, dove le indagini proseguono a ritmo serrato anche per cercare di ricostruire i movimenti del killer nelle località dell'Appennino umbro-marchigiano che Liboni ha dimostrato di conoscere molto bene. Il bosco, d'altra parte, è la sua casa, e non è escluso che per proseguire la sua fuga privilegi luoghi a lui noti, piuttosto che la periferia delle grandi città o paesi stranieri, dove pure, come nel caso dello Sri Lanka, ha soggiornato e dove potrebbe avere una nuova compagna. I carabinieri stanno verificando le testimonianze che via via arrivano da parte di cittadini, o gestori di servizi pubblici, che avrebbero visto Liboni anche nell'entroterra Maceratese, all'inizio di giugno, oltre che a Borgo Pace, nel Pesarese, pochi giorni prima dell'uccisione di Giorgioni a Pereto di Sant'Agata Feltria. Anche in queste località avrebbe fatto delle telefonate, forse sempre nello Sri Lanka, parlando in inglese, come hanno raccontato alcuni testimoni. E continuano a giungere costantemente segnalazioni da tutta la provincia di Pesaro, da chi pensa di aver avvistato il super-ricercato in sella ad una moto o a bordo di un'auto. Così come, ovviamente, sono oggetto di indagini serratissime i contatti che Liboni può avere avuto e i rapporti che tuttora può intrattenere nel Paese asiatico. Al momento sono esclusi legami con latitanti,o in ogni modo con personaggi di spicco della criminalità che possono aver scelto lo Sri Lanka come rifugio. La sensazione è che Liboni resti un 'balordo', capace sì di uccidere e anche di sottrarsi alla cattura, ma pur sempre un delinquente di piccolo cabotaggio, che negli anni non avrebbe stretto rapporti tali con la malavita da avere coperture 'eccellenti' all'estero. Ma si tratta, appunto, di riflessioni investigative che potrebbero essere poi smentite dai fatti.
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  2. #32
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    Liboni, gli anarchici sono con lui
    Firenze, 28 lug 04 - Un volantino in cui si esprime ''solidarietà' anarchica'' a Luciano Liboni e si definiscono ''assassini e sequestratori'' le forze dell'ordine, è stato affisso a Firenze, vicino al circolo degli anarchici di vicolo del Panico. ''Forza , Luciano, in Toscana c'e' qualcuno con te'', è scritto ancora nel manifestino, una cui copia è stata acquisita dai carabinieri. ''Luciano Liboni, il lupo, il rapinatore solitario, non ha mai torto un capello alle persone che ha sequestrato e solo per il tempo necessario - esordisce il volantino -. Ne' ha mai sparato nel mucchio, come fanno le forze dell'ordine antisociale, assassini e sequestratori per vocazione e professione. I Media - prosegue il manifestino - lo dipingono alternativamente come un pazzo, per screditarne la rivolta, e come un genio della fuga, per mascherare l'impotenza dei loro amati sbirri. Ma il lupo spara solo a chi vuol togliergli la vita. Forza, Luciano, in Toscana c'e' qualcuno con te! Solidarietà anarchica''
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    Il 22 luglio Alessandro Giorgioni
    andò da solo nel bar 'Ciccioni' di Pereto
    PESARO, 27 LUG - Il 22 luglio Alessandro Giorgioni andò da solo nel bar 'Ciccioni' di Pereto di Sant' Agata Feltria, dove poco dopo sarebbe morto ammazzato dal killer Luciano Liboni. L’appuntato non era in compagnia di un collega; perché era impegnato in un semplice servizio di osservazione, come tanti altri condotti nel territorio da quello che si chiama carabiniere singolo - quando si muove in piccoli paesi o frazioni - o carabiniere di quartiere, nel caso delle città. A confermare questa ricostruzione, ''smentendo in modo categorico che con Giorgioni ci fosse un altro militare'', è stasera il comandante provinciale dell’Arma di Pesaro Urbino, col. Roberto Musillo. ''Non avremmo nessun interesse a negare l’esistenza di un altro carabiniere - ha detto Musillo-, molto più semplicemente, in una zona ritenuta tranquilla, almeno fino ad oggi, Giorgioni ha fatto quello che altre decine di militari come lui fanno ogni giorno, andando a controllare un uomo che sembrava un barbone in un bar''. Dei 1.610 servizi di pattuglia e perlustrazione assicurati dall’Arma nel territorio della provincia a partire da gennaio scorso, 631, sottolinea Musillo, sono stati svolti infatti da un carabiniere singolo o di quartiere, a piedi o in auto. Dell’intervento di due militari e non uno nel bar 'Ciccioni' si era parlato nell’immediatezza dell’omicidio, e l’ipotesi è stata rilanciata in un’intervista alla titolare del locale, ma la smentita dell’Arma è netta: ''si tratta di una ricostruzione errata. Tutto qui'', conclude il comandante. Intanto, fra quelle colline del Montefeltro dove Liboni ha seminato morte, si susseguono le testimonianze di persone che nel settimana precedente l’omicidio, fra il 16 e il 18 luglio, hanno visto il 'Lupo' aggirarsi nella zona di Borgopace. Il latitante ha sicuramente mangiato almeno in uno dei bar del posto e fatto una telefonata dalla cabina fissa del locale, esattamente come a Pereto. Anche in questo caso, avrebbe chiamato un’utenza internazionale, nello Sri Lanka, un contatto evidentemente essenziale per lui, uomo in fuga, ricercato già da due anni per il tentato omicidio di un operaio a Perugia. I legami di Liboni con il paese del Sud Est asiatico sono uno degli aspetti su cui le indagini delle procure di Pesaro e Roma si concentrano, soprattutto per il sospetto che il 'Lupo' voglia raggiungere quella meta lontana e mettersi al sicuro li'. Ammesso che non ci sia già riuscito. Che nello Sri Lanka il bandito sia già stato, lo farebbero pensare il flacone e la pomata prodotti in loco e trovati dai carabinieri fra gli effetti personali del killer nel cassone della moto (rubata) con cui aveva raggiunto la capitale dopo il delitto.
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    Anche una donna di Foligno, ex amica di Luciano Liboni,
    è stata sentita dagli investigatori

    TERNI, 26 LUG - Anche una donna di Foligno, ex amica di Luciano Liboni, è stata sentita dagli investigatori che stanno cercando di fare terra bruciata attorno al pericoloso killer, ma è risultato che negli ultimi anni non ha avuto più contatti con lui. La sua foto era però finita accanto a quella di Liboni su una vettura di servizio dei carabinieri di Terni e questo aveva fatto ipotizzare che stessero ricercando una donna di Terni. Circostanza smentita dal ten. Marco Belladonna, comandante del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Terni, il quale ha spiegato, appunto, che quella foto, che figurava tra il materiale raccolto nell’ambito delle ricerche, è di una donna di Foligno che è stata già sentita ed ha chiarito la sua posizione ed i suoi rapporti con Liboni interrottisi sette od otto anni fa. Intanto a Terni, per la sua vicinanza a Roma, speciali controlli di polizia e carabinieri proseguono su tutte le strade di collegamento con la capitale, sui treni ed anche sugli autobus. Nelle ultime 24 ore sono giunte ai carabinieri almeno una decina di segnalazioni di persone che avrebbero visto il killer, ma tutte si sono rivelate false. Alla stazione ferroviaria di Terni, sempre nell’ambito delle ricerche di Liboni, la polizia ha trovato due vetture manomesse. I proprietari le avevano lasciate parcheggiate per riprenderle il giorno dopo, regolarmente chiuse. Invece le portiere sono state aperte e l’interno rovistato. Dall’esame delle impronte digitali non sono emersi collegamenti con la vicenda Liboni.C' e' un insospettabile passato da pittore naif nella disperata vita di Luciano Liboni. Dipingeva paesaggi rurali, ma soprattutto angeli, crocifissi e altre figure religiose: Dio, in particolare, che rappresentava come una grande esplosione di luce. Enon solo dipingeva quadri, ma realizzava anche mosaici, utilizzando i tappi delle bottiglie di sughero e le mollette. Fu per dimostrare al giudice di sorveglianza di Perugia i suoi sforzi a reinserirsi nella società, che si avvicinò per la prima volta all' arte, nel 1999. Lo conferma un fotografo di Montefalco, Giorgio Valecchi, chiamato dallo stesso Liboni a documentare i suoi lavori. ''Mi disse - ricorda oggi - che le foto gli servivano per documentare alla assistente sociale del carcere la prova del suo impegno e del suo reinserimento nella società''.
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  3. #33
    ombra nera
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    Citazione Originariamente Scritto da Dvalin Visualizza Messaggio
    Meglio lupo morto che cane da guardia vivo!

  4. #34
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da ombra nera Visualizza Messaggio
    Esistono leggi non scritte. Esiste l'etica. Esistono quelle che qualcuno chiama leggi di natura e altri leggi divine, tutte rispondono a Valori di riferimento.
    Quando è una società a perdere questi Valori allora l'individuo ha il diritto sacrosanto di auto-imporsi una condotta di vita, uniformando sè stesso alla legge che intende seguire.
    Liboni ha seguito la legge della strada che, come ogni altra legge, ha le sue regole: ha rischiato e ha pagato a caro prezzo questa scelta.
    Merita rispetto.
    .

  5. #35
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Ricordo anche quella donna

    Quella donna di Foligno (non era cmq di Foligno..) FT di cui si parla nell'articolo è morta nell'aprile del 2006. Ricordiamo anche lei......nonostante tutto...

  6. #36
    legione muti
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    Predefinito arte

    In giro per l'Umbria esistono quadri religiosi molti belli. Autore fu proprio LL

  7. #37
    ombra nera
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    Citazione Originariamente Scritto da MiCeLin Visualizza Messaggio
    E' un'estate molto calda - Roma è una città infuocata
    per le strade piano piano - un lupo solo l'ha domata.
    E l'attore questa volta - non è certo un calciatore
    ma un lupo solitario - che ha contate le sue ore.
    E' difficile braccare - è un ribelle differente
    che voi volete morto - che con voi non c'entra niente.
    Un lupo solitario - che non ha certo accettato
    una vita da borghese con le rate da impiegato.
    E per una settimana - la sua foto è ben in vista
    un uomo con la moto - è il terrore del buonista.
    Era sempre stato solo - sempre stato imprigionato
    da piccolo in collegio - quasi sempre abbandonato.
    Col pennello disegnava - sogni quadri ed un futuro
    contro questa strana vita - contro chi non lo ha voluto.
    Quante volte maledetta - questa vita già segnata
    fino all'ultimo respiro - questa morte già cercata. Alle spalle lo hanno preso - alle spalle gli han sparato
    ora il cacciatore ha vinto - e l'ha pure ammanettato.La sua corsa è terminata - ora vive tra i leoni
    tra queste vile spie - io ricordo il mio Liboni.
    Non è certo un giornalista - a infangare la memoria
    di un lupo solitario - che ha difeso la sua storia. Contro inchiostro e male lingue - io lo porterò nel cuore
    tra condanne ben pensanti - io gli porterò un bel fiore.

    chi non ha nulla da perdere se non la propria libertà e il suo onore darà battaglia. Una battaglia disperata, senza sosta, senza tregua.
    Una battaglia impossibile. La battaglia per la propria sopravvivenza.
    Nella società della mercificazione delle anime bastino gli esempi dei pochi che
    seppero osare!

  8. #38
    ombra nera
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    Liboni ha minacciato di uccidere anche suo fratello
    MONTEFALCO (PERUGIA), 25 LUG - L'elicottero dei carabinieri sorvola a bassa quota il cielo di Montefalco - città di origine di Luciano Liboni - e tutti guardano all' insù. Poi giù commenti nei bar, per strada e persino in chiesa. 'Non sarà mica tornato a Montefalco?'', si interroga una signora in piazza del Certame, preoccupata per il fratello di Liboni, perché due anni fa lo stesso Luciano gli gridò in faccia: ''A Montefalco il primo che ammazzerò sarai tu''. Pare che al fratello avesse chiesto di dargli una mano finanziariamente per pagarsi gli avvocati. Ora quest' ultimo non si fa piu' vedere in giro nella cittadina, lavora in un ospedale, si e' sposato da poco e ha anche avuto un figlio. Luciano Liboni e' il primogenito di una numerosa famiglia. La mamma ha partorito ben sette figli, ma il tribunale dei minori, viste le condizioni di indigenza in cui versava la famiglia (il papà era muratore) ne affidò cinque ad un istituto religioso. Una signora che li conosce racconta: ''E' stato in seguito a questo affidamento che la mamma si e' ammalata, per il dolore, di esaurimento nervoso ed e' stata piu' volte ricoverata in ospedale''. Il ''lupo'', dunque, ha avuto un' infanzia disagiata. Un vicino di casa racconta che il padre, morto da qualche tempo, si ubriacava spesso nel bar di Montefalco e che i figli andavano non di rado a letto senza cena. ''Da qui - si dice in città - la ribellione che lo ha portato ad indossare la maschera di Rambo''. Da almeno un anno non si faceva vedere a casa della mamma, che vive nel centro storico. Le telefonava spesso, però, per informarsi sul suo stato di salute. Qualcuno accusa i servizi sociali. ''Se fosse stato aiutato - afferma un ex assessore comunale - se avesse avuto un impiego fisso,forse oggi non sarebbe diventato quella belva braccata che incute solo terrore''. Eppure una quindicina di anni fa, proprio lungo corso Mameli, la via principale di Montefalco, aveva aperto un bar, insieme ad un socio. Gli affari andavano anche benino, ma la società si e' quasi subito sfasciata e Liboni avrebbe cominciato così a compiere reati gravi, come le rapine. Racconta una signora della vicina Camiano: 'In carcere aveva imparato pure a dipingere e quattro anni fa, sulla piazza principale, aveva allestito una bancarella per vendere i suoi quadri naif''. Ma oggi la città ha paura e in molti se ne stanno col naso in su a controllare quegli elicotteri dei carabinieri che passano a bassa quota.

    Segnalato a Latina Liboni, il pluriomicida
    ricercato in mezza Italia

    Roma, 25 lug. - Segnalato a Latina Liboni, il pluriomicida ricercato in mezza Italia: avrebbe tentato di rubare un'auto dopo aver rapinato un bus di linea. - Gli inquirenti stanno vagliando in queste ore le numerose segnalazioni pervenute ai centralini del 112 e 113. Particolarmente importante sarebbe la testimonianza di un cittadino che ha raccontato di aver visto Liboni aggirarsi con "fare minaccioso" attorno alla sua automobile, nell'area di un parcheggio, probabilmente per rubarla. Cautela da parte degli investigatori anche riguardo a un'altra segnalazione, sempre nella zona di Latina, che vorrebbe l'omicida protagonista di una rapina ai danni di un autista del Cotral. A tale proposito anche il questore della città, Alfonso Maria La Rotonda, ha espresso le proprie perplessità. Intanto e' stata ritrovata a Roma la moto rubata, sulla quale Liboni viaggiava quando ha ucciso il carabiniere Alessandro Giorgioni, a Sant'Agata Feltria, in provincia di Pesaro-Urbino. Il ritrovamento ad opera dei carabinieri tra la stazione Termini e il ministero dell'interno, non lontano da dove il pregiudicato ieri ha seminato il panico dopo aver sparato contro un agente che, insospettitosi, gli aveva chiesto i documenti. Sono dieci le compagnie di carabinieri impegnate nella ricerca del fuggiasco. Gli investigatori ritengono comunque che l'omicida possa nascondersi nelle regioni del centro Italia, tra Lazio, Marche, Umbria, Romagna e Toscana. Massiccia la presenza delle forze dell'ordine anche lungo la superstrada E45 Orte-Cesena.

    Parte accidentalmente un colpo, agente ferisce collega
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    Un agente di polizia è rimasto lievemente ferito oggi pomeriggio da un colpo di arma da fuoco sparato accidentalmente da un collega durante i particolari servizi di controllo disposti nell' ambito delle ricerche di Luciano Liboni, il fuggiasco accusato di aver ucciso due giorni fa un carabiniere nelle Marche e di aver sparato questa mattina a Roma contro alcuni poliziotti. E' successo lungo il raccordo autostradale Perugia-Bettolle. Alla polizia - si è appreso in questura - era giunta la segnalazione di una vettura che stava transitando sul raccordo Perugia-Bettolle, in direzione Firenze, con a bordo un uomo che sembrava somigliare a Liboni. Nei pressi di Ferro di Cavallo, alla periferia della città, tre pattuglie della polizia - una della stradale e due della squadra volante - si sono quindi attivate per raggiungere l’auto e tentare di farla accostare ai bordi della strada. La macchina è stata fermata dalla squadra volante, giunta per prima sul posto. Mentre gli agenti si apprestavano a fare scendere il conducente, per controllarlo, è sopraggiunta la pattuglia della stradale e a uno dei suoi componenti - secondo una prima ricostruzione della questura - è accidentalmente partito un colpo. Il proiettile ha sbattuto in terra, si è frammentato e due sue schegge hanno colpito un agente della volante ad una gamba. Il poliziotto è rimasto lievemente ferito e si trova ricoverato all' ospedale Silvestrini di Perugia. L' uomo che era stato fermato per il controllo è risultato essere un pregiudicato proveniente dal Nord Italia, effettivamente molto somigliante a Liboni, che è stato quindi lasciato andare.

  9. #39
    ombra nera
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    Omicidio carabiniere, proseguono le ricerche
    (UJcom) Perugia, 23 lug 04 - Luciano Liboni, 47 anni originario di Montefalco, in Umbria, è il presunto assassino dell’appuntato dei Carabinieri, Alessandro Giorgioni di 36 anni. L’ha ucciso con una freddezza e una ferocia indicibili. Il primo colpo alla gola e, mentre il militare si accasciava al suolo, un secondo proiettile che, come dice il medico legale, Adriano Tagliabracci, che ha effettuato l’autopsia, gli ha “frammentato il cuore”. La gigantesca caccia all’uomo è scattata subito dopo l’efferato delitto, accaduto attorno alle 12 e 45 di ieri, presso il bar “Ciccioni” di Pereto, una frazione di Sant’Agata Feltria nelle Marche. Posti di blocco sono stati istituiti in tutto il Centro Italia, ma per ora dell’omicida nessuna traccia. L'uomo venne arrestato a giugno scorso a Praga ma riusci' a sfuggire all'Interpol; era ricercato dal 2002 per quadruplo tentato omicidio nei confronti di una coppia a P.S. Giovanni di Perugia e due finanzieri a Civitavecchia. Secondo il perito di Ancona, l'assassino è "uno veramente pronto a tutto": ha impugnato la pistola (forse una calibro 38 special, di cui sarebbe stato ritrovato un proiettile) con freddezza e ha mirato da distanza e ha fatto fuoco. Non c'è stata alcuna colluttazione: è bastato che il carabiniere chiedesse all'uomo i documenti (si trattava di un controllo di routine) e l'assassino ha reagito immediatamente, senza che Giorgioni potesse difendersi in alcun modo. Il primo colpo non ha toccato organi vitali, il secondo, per la precisione millimetrica, è stato l'opera di un vero e autentico killer. Per altro, Luciano Liboni – che ha un figlio di 20 anni - aveva già tentato di uccidere un carabiniere. Il tentato omicidio avvenne il 3 luglio scorso, in località, tenuta del Cavaliere, tra Guidonia e Settecamini, alle porte di Roma. Anche in quell'occasione alla richiesta di documenti Liboni aveva risposto con due colpi di pistola. Due colpi, sparati ad altezza d'uomo, contro i carabinieri che lo avevano fermato. Un proiettile si era conficcato nel cofano dell'auto, l'altro invece aveva ferito di striscio un militare. Subito dopo il tentato omicidio nella zona era scattata la caccia all'uomo. I carabinieri della compagnia di Tivoli e del gruppo di Frascati avevano anche redatto un identikit inviato a tutti i comandi d'Italia. Da Perugia arrivò la risposta: si trattava di Liboni, un rapinatore umbro latitante. I carabinieri di Perugia avevano una foto ricavata da una telecamera a circuito chiuso che aveva ripreso Liboni durante una rapina. I carabinieri segnalarono Liboni alla Procura di Tivoli per tentato omicidio. Ieri il comando di Tivoli, non appena appresa la notizia dell' omicidio del carabiniere, ha ricollegato l'episodio al recente tentato omicidio di un proprio carabiniere. Da Tivoli il capitano Bartolo Doria ha subito indirizzato al comando di Novafeltra la foto di Liboni, detto Lupo solitario. E' stata quella foto che la testimone del bar ha riconosciuto. E forse è stato visto in mattinata, potrebbe aver fatto benzina e mangiato qualcosa in una stazione di servizio lungo la E45, nel territorio di Cesena, poche ore dopo l' omicidio, Luciano Liboni, l' assassino dell' appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, tutt'ora ricercato. Anche se fra gli investigatori c' e' chi avanza perplessità sul fatto che un bandito braccato corra il rischio di fermarsi a mangiare, la segnalazione dei gestori della stazione e' stata vagliata con cura. Anche perché la descrizione della motocicletta e del volto del sospetto omicida corrispondono a quelle relative al pluripregiudicato. Secondo il racconto del benzinaio e del barista, l' uomo avrebbe fatto il pieno alla Yamaha, per un totale di 20 euro, e il benzinaio l' avrebbe dovuto rincorrere per dargli il resto. Mentre al barista lo sconosciuto avrebbe chiesto se la stazione di servizio si trovava in Romagna o gia oltre il confine con la Toscana. Intanto, mentre la caccia all' uomo prosegue (con ulteriori elementi raccolti a carico di Liboni, comprese le impronte digitali lasciate sul telefono del bar ''Ciccioni'' di Pereto di Sant' Agata Feltria, dove e' avvenuto l' omicidio), nuovi particolari emergono sulla dinamica dell' esecuzione. Stamane si e' avuta conferma che a chiamare la stazione dell' Arma di Sant' Agata Feltria era stata la titolare del bar, allarmata per l' aspetto trasandato ed equivoco di un cliente, da lei stessa poi riconosciuto come Liboni nelle foto segnaletiche. In caserma c' era l' appuntato Giorgioni (l' altro collega aveva già finito il turno), che con l' auto di servizio ha raggiunto il bar. Una volta dentro, ha chiesto all' avventore sospetto di mostrargli i documenti, e questi lo ha invitato a seguirlo, perché - ha spiegato - li aveva lasciati nella moto. Il carabiniere si e' incamminato dietro di lui ma, improvvisamente, lo sconosciuto si e' voltato facendo un balzo sulla destra e cercando di placcare Giorgioni. In quell' attimo il militare deve essersi reso conto del rischio che stava correndo, ma non ha avuto il tempo di estrarre l' arma d' ordinanza: il suo assassino e' stato più veloce, ha tirato fuori la sua pistola (forse una calibro 38 special) e ha colpito l' appuntato al collo e poi al cuore. In terra e' stato trovato un solo proiettile, forse scivolato inesploso dal caricatore. (UJcom) Ma/Mi
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    La tragedia di Sant'Agata Feltria
    (UJcom) SANT'AGATA FELTRIA (Pesaro) 22 lug 04 - Un carabiniere di 36 anni, Alessandro Giorgioni, è stato ucciso durante un controllo a Pereto di Sant'Agata Feltria, in provincia di Pesaro-Urbino, da un uomo che, dopo avergli sparato, è fuggito via. Il militare, che era sposato ed aveva un bambino di quattro anni, è morto sul colpo. Posti di blocco e ricerche sono state attivate in tutto il Centro Italia, subito dopo l'omicidio. Si cerca un pluripregiudicato umbro, latitante dal 2002.“Il Lupo”, Luciano Liboni - latitante da due anni – è il ricercato per l’efferato delitto. Secondo la ricostruzione, l'omicidio è avvenuto poco dopo le 12 e 30. Giorgioni, originario di Grosseto e residente a Montefeltro, mentre era in servizio come “Carabiniere di quartiere”, era stato chiamato dalla proprietaria del bar “Ciccioni”. La donna aveva richiesto il suo intervento in quanto un uomo “torvo e con la faccia butterata” era entrato da molto tempo nel locale e si era piazzato al telefono per una lunga chiamata. ''Mi fa vedere i documenti per favore?'' ''Prego, mi segua, li tengo nella moto''. Un breve scambio di battute fra il carabiniere, Alessandro Giorgioni e il suo assassino e poi, mentre lo sconosciuto usciva dal bar di Pereto, di Sant' Agata Feltria con l'appuntato al seguito, si è voltato all'improvviso e ha sparato due colpi. Uno alla gola del militare, l'altro al torace, quando la vittima era già a terra. Il carabiniere è morto sul colpo, mentre l'omicida è riuscito a dileguarsi a bordo della moto - una Yamaha Enduro di colore rosso - imboccando i tornanti delle 'Balze', in direzione della superstrada E45, dalla quale si possono raggiungere sia la Romagna sia l'Umbria. E' conosciuto dagli investigatori come 'il lupo' Luciano Liboni, e da oggi ricercato anche per l'omicidio dell'appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, ucciso ad un posto di blocco a Pereto di Sant' Agata Feltria (Pesaro Urbino). Nato 47 anni fa a Montefalco, piccolo centro del folignate, e' ricercato dai primi mesi del 2002 con l'accusa di tentativo di omicidio. Secondo gli investigatori fu infatti Liboni a ferire gravemente un operaio tuderte di 38 anni a Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia. L'episodio avvenne la sera del 19 febbraio del 2002. L'operaio era alla guida della sua Audi Avant - con con accanto la convivente, la figlia si trovava sul sedile posteriore - quando casualmente vide una Polo che era stata rubata qualche giorno prima a un'amica. L'uomo avviso' il 113 e mentre una pattuglia della squadra volante stava intervenendo si mise a seguire l' auto. Improvvisamente le due vetture si affiancarono nei pressi di un incrocio, forse perche' chi era a bordo della Polo si e' accorto di essere seguito. Dalla vettura parti' quindi un colpo di pistola che infranse il finestrino dell' Audi dal lato passeggero, attraverso' l' abitacolo sfiorando la donna per poi colpire alla testa l' operaio. La Polo riusci' quindi a fuggire prima dell'arrivo delle forze di polizia. L'operaio rimase gravemente ferito ma e' riuscito a salvarsi. Illese la compagna e la bambina. Per questo episodio a carico di Liboni e' stata disposta un'ordinanza di custodia cautelare da parte della magistratura perugina. Ma il 'lupo' e' ricercato anche per una sparatoria (senza feriti) avvenuta alla fine del marzo del 2002 con una pattuglia della guardia di finanza in una strada affollata di Civitavecchia, così come per una rapina compiuta nello spoletino. Nella citta' laziale il malvivente sparò una decina di colpi con una pistola calibro 38 special. All'alba del giorno dopo l'uomo sequestrò un uomo che stava recandosi al lavoro riuscendo a farsi portare fino a Roma dove poi fece perdere le sue tracce. Negli anni scorsi Liboni e' stato piu' volte arrestato e scarcerato per diverse rapine, soprattutto ai danni di uffici postali. Nel 1990, inoltre, venne accusato del furto di alcune opere d'arte di notevole valore, rubate tra l'Umbria, il Lazio e la Toscana. Del 'lupo' tra gli investigatori e' anche nota la passione per le moto con le quali si sposta frequentemente. Moto come la Yamaha, rubata a Terni, sulla quale viaggiava oggi. Abituato alla latitanza, personaggio solitario, Liboni finora e' sempre riuscito a sfuggire a polizia e carabinieri che lo ricercano in maniera serrata. La moto Yamaha, rossa, è risultata rubata a Terni il 12 luglio scorso in pieno giorno. Ora viene ricercata anche con l'aiuto di un elicottero, sempre che l'assassino nel frattempo non l'abbia abbandonata per un mezzo più sicuro. Intanto è stata autorizzata l'autopsia del giovane carabiniere e si sta cercando di mettere a confronto la descrizione dell'omicida fornita dalla proprietaria del bar e da almeno un altro cliente con le foto del sospettato. Sconvolta la giovane vedova del carabiniere: "Me l'hanno ucciso, me l'hanno ucciso". Queste le parole che è riuscita a pronunciare quando i generali Vallino e Reho sono andati a trovarla per portarle i saluti dell'Arma e dello Stato. (UJcom) Ma/MiHome Cronaca Top

  10. #40
    ombra nera
    Ospite

    Predefinito

    bisogna essere folli o inguaribili romantici per sfidare oltre ogni limite la sorte.

    lucidi e razionali per colpire un sistema intero.

    cinici e sprezzanti del giudizio altrui per andare contro.

    Onore all'ultimo ribelle! Onore al Lupo!

 

 
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