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Liboni ha minacciato di uccidere anche suo fratello
MONTEFALCO (PERUGIA), 25 LUG - L'elicottero dei carabinieri sorvola a bassa quota il cielo di Montefalco - città di origine di Luciano Liboni - e tutti guardano all' insù. Poi giù commenti nei bar, per strada e persino in chiesa. 'Non sarà mica tornato a Montefalco?'', si interroga una signora in piazza del Certame, preoccupata per il fratello di Liboni, perché due anni fa lo stesso Luciano gli gridò in faccia: ''A Montefalco il primo che ammazzerò sarai tu''. Pare che al fratello avesse chiesto di dargli una mano finanziariamente per pagarsi gli avvocati. Ora quest' ultimo non si fa piu' vedere in giro nella cittadina, lavora in un ospedale, si e' sposato da poco e ha anche avuto un figlio. Luciano Liboni e' il primogenito di una numerosa famiglia. La mamma ha partorito ben sette figli, ma il tribunale dei minori, viste le condizioni di indigenza in cui versava la famiglia (il papà era muratore) ne affidò cinque ad un istituto religioso. Una signora che li conosce racconta: ''E' stato in seguito a questo affidamento che la mamma si e' ammalata, per il dolore, di esaurimento nervoso ed e' stata piu' volte ricoverata in ospedale''. Il ''lupo'', dunque, ha avuto un' infanzia disagiata. Un vicino di casa racconta che il padre, morto da qualche tempo, si ubriacava spesso nel bar di Montefalco e che i figli andavano non di rado a letto senza cena. ''Da qui - si dice in città - la ribellione che lo ha portato ad indossare la maschera di Rambo''. Da almeno un anno non si faceva vedere a casa della mamma, che vive nel centro storico. Le telefonava spesso, però, per informarsi sul suo stato di salute. Qualcuno accusa i servizi sociali. ''Se fosse stato aiutato - afferma un ex assessore comunale - se avesse avuto un impiego fisso,forse oggi non sarebbe diventato quella belva braccata che incute solo terrore''. Eppure una quindicina di anni fa, proprio lungo corso Mameli, la via principale di Montefalco, aveva aperto un bar, insieme ad un socio. Gli affari andavano anche benino, ma la società si e' quasi subito sfasciata e Liboni avrebbe cominciato così a compiere reati gravi, come le rapine. Racconta una signora della vicina Camiano: 'In carcere aveva imparato pure a dipingere e quattro anni fa, sulla piazza principale, aveva allestito una bancarella per vendere i suoi quadri naif''. Ma oggi la città ha paura e in molti se ne stanno col naso in su a controllare quegli elicotteri dei carabinieri che passano a bassa quota.
Segnalato a Latina Liboni, il pluriomicida
ricercato in mezza Italia
Roma, 25 lug. - Segnalato a Latina Liboni, il pluriomicida ricercato in mezza Italia: avrebbe tentato di rubare un'auto dopo aver rapinato un bus di linea. - Gli inquirenti stanno vagliando in queste ore le numerose segnalazioni pervenute ai centralini del 112 e 113. Particolarmente importante sarebbe la testimonianza di un cittadino che ha raccontato di aver visto Liboni aggirarsi con "fare minaccioso" attorno alla sua automobile, nell'area di un parcheggio, probabilmente per rubarla. Cautela da parte degli investigatori anche riguardo a un'altra segnalazione, sempre nella zona di Latina, che vorrebbe l'omicida protagonista di una rapina ai danni di un autista del Cotral. A tale proposito anche il questore della città, Alfonso Maria La Rotonda, ha espresso le proprie perplessità. Intanto e' stata ritrovata a Roma la moto rubata, sulla quale Liboni viaggiava quando ha ucciso il carabiniere Alessandro Giorgioni, a Sant'Agata Feltria, in provincia di Pesaro-Urbino. Il ritrovamento ad opera dei carabinieri tra la stazione Termini e il ministero dell'interno, non lontano da dove il pregiudicato ieri ha seminato il panico dopo aver sparato contro un agente che, insospettitosi, gli aveva chiesto i documenti. Sono dieci le compagnie di carabinieri impegnate nella ricerca del fuggiasco. Gli investigatori ritengono comunque che l'omicida possa nascondersi nelle regioni del centro Italia, tra Lazio, Marche, Umbria, Romagna e Toscana. Massiccia la presenza delle forze dell'ordine anche lungo la superstrada E45 Orte-Cesena.
Parte accidentalmente un colpo, agente ferisce collega
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Un agente di polizia è rimasto lievemente ferito oggi pomeriggio da un colpo di arma da fuoco sparato accidentalmente da un collega durante i particolari servizi di controllo disposti nell' ambito delle ricerche di Luciano Liboni, il fuggiasco accusato di aver ucciso due giorni fa un carabiniere nelle Marche e di aver sparato questa mattina a Roma contro alcuni poliziotti. E' successo lungo il raccordo autostradale Perugia-Bettolle. Alla polizia - si è appreso in questura - era giunta la segnalazione di una vettura che stava transitando sul raccordo Perugia-Bettolle, in direzione Firenze, con a bordo un uomo che sembrava somigliare a Liboni. Nei pressi di Ferro di Cavallo, alla periferia della città, tre pattuglie della polizia - una della stradale e due della squadra volante - si sono quindi attivate per raggiungere l’auto e tentare di farla accostare ai bordi della strada. La macchina è stata fermata dalla squadra volante, giunta per prima sul posto. Mentre gli agenti si apprestavano a fare scendere il conducente, per controllarlo, è sopraggiunta la pattuglia della stradale e a uno dei suoi componenti - secondo una prima ricostruzione della questura - è accidentalmente partito un colpo. Il proiettile ha sbattuto in terra, si è frammentato e due sue schegge hanno colpito un agente della volante ad una gamba. Il poliziotto è rimasto lievemente ferito e si trova ricoverato all' ospedale Silvestrini di Perugia. L' uomo che era stato fermato per il controllo è risultato essere un pregiudicato proveniente dal Nord Italia, effettivamente molto somigliante a Liboni, che è stato quindi lasciato andare.