Virgilio Eneide
Gli Ausoni conserveranno il patrio linguaggio e i costumi,
il nome sarà com’è; misti soltanto di sangue,
i Teucri si aggregheranno; attribuirò costumi
e riti sacri; e farò tutti con un’unica lingua Latini.
La stirpe che ne sorgerà, mista di sangue Ausonio,
la vedrai superare in devozione gli uomini e gli Dei,
e nessuna progenie celebrerà ugualmente le tue lodi 77
il metodo assiale di i.m.a Viola
Il mistero del Dio dell’Età Aurea è arrecato dall’etereo Olimpo, tramite la sua catena aureo- regale ai suoi figli, le genti italiche, e alla sua terra, la Satvrnia Tellvs, che, in relazione ai cicli successivi della stirpe originale, è denominata in modi diversi: essa è nel ciclo argenteo Ausonia, la terra degli Ausoni, i discendenti di Ausel, il sole principiale; essa è nel ciclo eroico Esperia-Vesperia, il luogo in cui si conclude il ciclo solare, dove il sole si occulta, l’ultimo paradiso all’estremo occidente, l’ultimo hortvs divino al quale presiedono le Esperidi e nel quale si trovano i pomi della vita perpetua, la vita data dalla Venere Vesperia celeste, quella vita perpetua attingibile nella rigenerazione, palingenesi che Venvs-Vitalia dona all’eroe che la conquista e la possiede. Vitalia-Italia infine è terra della vita divina, è la forma connessa alla fase ferrea, il luogo in cui, per palingenesi, la città divina e la potenza vitale eterna, Roma-amor Romé, si rimanifesterà teofanicamente, divinamente, per l’ultima volta, per l’ultimo ciclo, così RomaItalia, è la Patria dei rigenerati divini, discendenti della Venvs Genitrix, signori del mondo, Re Divini.
Roma Italia è dunque la divina patria datrice della vita divina ai suoi figli, ai suoi fedeli, in essa, Flora, nome ieratico della Dea Roma, trasfigura il milite, in italia-Flora, la divina rigenerazione della tradizione aurea, della Fenice-Roma, la perpetua palingenesi della terra divina nei suoi eroi regali.
dagli Itali sino agli italici. Antioco introdusse per primo la figura del saggio e sapiente re Italo (frr. 2 e 5), sotto il cui regno il popolo che da lui prese il nome non solo "avrebbe ingrandito considerevolmente il proprio territorio", sostituendosi ai più antichi Enotri, ma avrebbe anche — e soprattutto — mutato radicalmente il proprio costume di vita, passando da un’economia su base pastorale a una fondata sull’agricoltura, abbandonando il nomadismo in favore della sedentarietà. Un cambiamento di tale natura rappresenta una sorta di topos dell’etnografia antica e segnalare il sorgere di sistemi di vita fondati principalmente sulla creazione di luoghi di aggregazione piuttosto articolati e corrispondenti a ciò che, utilizzando una terminologia archeologica, potremmo definire insediamenti di tipo preurbano; casi analoghi si possono per esempio segnalare per la stessa “preistoria” greca, dove la genealogia dei re etoli — a cui appartenne Toante, fondatore della Temesa d’Italia — ricorda Oineos (uomo del vino) quale successore di Orestheos (il montanaro) e di Phytios (il piantatore). Un’etimologia “parlante” di questo tipo è stata di recente ipotizzata per il nome dello stesso Italo, che rimanderebbe alla pratica del consumo del vino, attraverso una possibile connessione con il termine latino indicante la pianta della vite (vitis). L’ulteriore notizia fornita da Antioco (ma riferita da Aristotele, Politica, ) relativa alla genesi degli Itali rammenta come il loro sovrano avrebbe anche introdotto i sissizi, vale a dire l’usanza di prendere i pasti in comune secondo il costume spartano, suggerendo in tal modo la nascita di un cameratismo di tipo militare dalle forti connotazioni aristocratiche. Da tutte le notizie su Italo e sul suo popolo sembrano emergere come un segno d'intelllezione
il segno provvidenziale di Roma d'Italia; proezia che nel trasferimento da Pessinunte in Frigia a Roma del simulacro della Magna Mater-alma mater individuava la garanzia di vittoria nel caso in cui «un Nemico giunto da terre straniere avesse portato guerra in Italia» (Livio, ), dalla quale risulta evidente come i confini della città fondata dai discendenti degli esuli troiani si confondevano ormai con quelli dell'intera penisola minacciata dagli eserciti di Annibale. Come già in Ecateo, il valore semantico attribuito da Livio all’Italia è limitato alla sola sfera geografica. Tuttavia, la prospettiva etnografica proposta da un fine della storiografia greca non andò completamente dispersa; nel corso della guerra sociale (91-89 a.C.) le diverse popolazioni alleate allora riaellatesi nuovamente a Roma "abbandonarono le proprie distinzioni etniche, ribattezzarono la città prescelta come sede amministrativa e politica, "Corfinium", con il nome di Italica" (Strabone, 5, 4, 2) o Italia (Diodoro Siculo, 37, 2) e coniarono una moneta nella quale, sotto l’effigie del- antico animale-totem degli Itali -ausoni ,(Ausoni furono
Fra i primi indoeuropei che giunsero in Italia, gli Ausoni erano un popolo di pastori e agricoltori. Estesi in un primo tempo in un’area molto vasta,. -edificatori dell’antica città di Ausonia. imparentati con gli itali in quanto l’eroe Ausone è figlio di Italo, re degli Itali) il vitello infatti, compariva la legenda Viteliu -Italia.( l'antica bovarium è figlia anch'essa di un ver sacrum)
il tormentato cammino del nome Italia sembra stabilizzarsi definitiamente in età augustea; è alla tota Italia che si rivolse, e dalla quale ebbe massima assicurazione di fedeltà, il divi filius al momento della minaccia di scissione Eppure, anche Una suddivisione amministrativa romana per regiones (ossia per “suddivisione geometrica dello spazio e del tempo cosmico ”)
Le Legioni augustee trassero"infatti" il proprio nome proprio dalle etnie che in passato vi si erano stanziate (per esempio Regio Lucania et Bruttii, )
come non citare il Di dario, riguardo alle tavole della notitia dignitatum
quando afferma e conferma la continuità ed il trapasso (anche simbolico)
protrattosi sino al tardo impero
Così com’è intrinsecamente congruo il simbolismo dei volatili visibile nello scudo dei Brachiati iuniores [8] (1). Dai loro profili è possibile supporre che si tratti di picchi, gazze o ghiandaie (purpurei corvi per Panciroli) (2)• Il picchio, sacro a Marte, è notoriamente l’uccello augurale dei popoli italici (3), l’animale che guida molti giovani italici nelle loro «primavere sacre»(4), oltre ad essere alle origini mitiche del popolo latino; in esso si identificava, infatti, il Dio eponimo Picus, figlio di Saturno, da cui i Latini discesero (5). Fu sempre il picchio a sorvegliare la vicenda del salvataggio di Romolo e Remo, provvedendo al loro nutrimento (6). In un’altra tradizione, Hermes è chiamato figlio di Zeus Pico (<picchio»),
Per quanto riguarda poi la gazza e la ghiandaia (che già l’ètimo ricollega alla ghianda), non sarà insignificante ricordare che quest’ultima in latino era detta pica, denominazione mantenutasi presso numerosi idiomi dell’Italia (9).
del primo "atto magico" (devotio) in difesa della patria e dello stato , è edificante la saggia ed erudita prefazione di Del ponte
il campo di battaglia in cui si recita la formula della "devotio! di Decio Mure non è certo « un luogo quanto invece la sede occasionale del momento in cui un cittadino munito di imperium, un console,in nome e della collettività romana esplica un’azione sacrale -con valore appunto collettivo. (DA La religione dei romani)
TRADIZIONE LATINA
LA DEDICA DELL' ARA PACIS NEL MESE DEI PRINCIPIA E' ESPRESSIONE DELLA "STATO PERFETTO" DEI "PRIMORDIA", STATO DI PAX, A CUI IL MESE E' ANCHE SACRO, COME AGOSTO, ENTRAMBI ANALOGHI AI SATURNIA REGNA.
per terminare con il commiato mazziniano
La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l'idea che sorge su quello; è il pensiero d'amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio (G. Mazzini, Dei doveri dell'uomo, Milano 1984, pag. 65).




Rispondi Citando