Trichet esprime fiducia (beato lui...) nel fatto che gli USA desiderino un dollaro forte , intanto i tassi di interesse restano fermi causa rischio inflazione...
secondo voi cosa dovrebbe fare la BCE?
e spiegarne i motivi naturalmente...


Trichet esprime fiducia (beato lui...) nel fatto che gli USA desiderino un dollaro forte , intanto i tassi di interesse restano fermi causa rischio inflazione...
secondo voi cosa dovrebbe fare la BCE?
e spiegarne i motivi naturalmente...


Per me bisogna aprire la caccia...


se la BCE segue alla lettera il suo statuto (come potrebbe non seguirlo) allora dovrebbe mantenerli fermi se non alzarli vista l'inflazione al galoppo.
il discorso della debolezza del dollaro non deve essere legato a quello dei ns tassi; sono due cose distinte.


In accordo con il suo mandato la BCE mantiene i tassi fermi e minaccia tra le righe eventuali interventi in rialzo, però la situazione macroeconomica non consente più di tenere dritta la barra solo in questa direzione.
L'apprezzamento a vista d'occhio dell'Euro sul dollaro ed il peggioramento costante della situazione economica in USA oramai recessiva rende necessario un ripensamento delle priorità monetarie. Dato che l'inflazione con un dollaro debole (meno acquisti da paesi dell'area dollaro) e prezzi delle materie in crescita ci fanno importare inflazione ugualmente anche con una moneta troppo forte è meglio accettare un'inflazione superiore a quanto stabilito a Maastricht ma dare stimolo all'economia tagliando i tassi anche solo di 1/4 di punto come segnale per indicare un cambio di vedute di fondo.
Corollario di questa manovra deve essere anche un cambio radicale di approccio verso la finanza creativa e speculativa dei prodotti derivati regolandone in modo drastico la creazione e la negoziazione tagliando così le unghie alla speculazione sui mercati dei future (incidente per almeno il 20% sui prezzi delle materie prime).
Per far questo ci vuole una riunione dei principali paesi e le palle per farlo...contro i grandi interessi finanziari mondiali che hanno spolpato il mondo negli ultimi 20 anni.
Solo così si potrà dare fiducia ai mercati sani e consentire un recupero dei guadagni dei lavoratori dei paesi cosiddetti ricchi del primo mondo.


Per ora è meglio lasciarli invariati. Riducendoli si mettere a rischio la stabilità dell'Euro, esponendolo a maggior inflazione, mentre aumentarli sarebbe un suicidio.


lasciarli fermi


Beh il fatto è anche piu complicato... il problema è che con un euro così forte rispetto al dollaro ( e quindi anche allo yuan -la moneta cinese- che è parzialmente ancorata al dollaro e quindi ne segue l' andamento) le esportazioni europee vengono spiazzate ( cioè diminuiscono) perchè diventano piu costose relativamente alle merci degli altri paesi, mentre le importazioni verso l' europa sono favorite. Questo mentre conviene alla Cina (che in questo modo cresce a livello di Pil anche e molto grazie alle esportazioni -export linked growth) e agli Stati Uniti che, in difficoltà proprio rispetto alla Cina (sempre per la questione dello yuan debole rispetto al dollaro che implica la stessa situazione sull' export e l' import) e con una domanda domestica in ribasso per la questione dei mutui subprime, possono in qualche modo cercare di combattere la recessione attraverso le esportazioni verso l' europa, tende a deprimere l' economia domestica dell' Unione e quindi ad invischiare l' Unione Europea, che già di per sè nn è messa molto bene, nella dinamica recessiva. Inoltre considerando il fatto che la differenza -spread- tra i tassi d' interesse è dell' 1% ci sarà una tendenza all' ulteriore apprezzamento dell' euro rispetto al dollaro e quindi un acuirsi del problema esportazioni importazioni. Per quanto riguarda il problema inflazione è vero che a tasso d' interesse reale invariato una riduzione del tasso nominale dovrebbe portare ad un incremento dell' aumento dei prezzi e quindi ad una ulteriore riduzione del potere d' acquisto ( già ridicolo in Italia) del reddito. A questo punto il problema dell' Unione diventa quello di capire di quanto la riduzione di reddito reale dovuta al peggioramento della bilancia commerciale (export-import) sia maggiore o minore di quella dovuta all' inflazione nel caso di riduzione del tasso nominale.Visto che i valori di tutti questi tassi vengono determinati dai fondamentali dell' economia questa situazione sta a rappresentare una situazione di declino economico e di competitività internazionale molto pericolosa sia per l' Unione che per gli Stati Uniti. Bisogna pensare al significato di qsta situazione e probabilmente di ripensare un attimo la situazione produttiva europea.... Grazie a Giogio B che mi ha reso in grado di scrivere qsto commento...


Vista la situazione sarebbe il caso di ridurli, ma seguendo lo statuto in base a cui la BCE deve agire è logico tenerli invariati.


La BCE deve fare solo una cosa: contenere l'inflazione.
Tutto il resto spetta ai governi.
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Il fatto è che nn è detto necessariamente che si debba ridurre il tasso d' interesse, dipende, come ho spiegato prima... Il punto è che la banca centrale si ponga il problema. Il fatto che nello statuto ci si ponga l' obiettivo della stabilità del sistema nn implica che in situazioni preoccupanti non si valuti attentamente la situazione e ci si accontenti dell' ottimismo di Trichet..La banca centrale è l' unica che può fare operazioni di mercato aperto che facciano variare il tasso d' interesse e può capitare la situazione in cui è meglio un periodo di inflazione un po piu elevata se aumenta la crescita del reddito pro capite.. I regolamenti nn possono essere interpretati in modo così restrittivo...