





negli anni 60 la spesa per alimentari era del 43%, negli anni 2000 la spesa per alimentari e' del 19%. Vuol dire che la gente ad arrivare alla fine del mese ci pensa fino ad un certo punto...
http://www.repubblica.it/2007/10/sez...erdi-1036.html
Ma siamo più poveri o più ricchi?
Trent'anni fa per comprare un'utilitaria servivano poco più di tre stipendi e mezzo di un operaio. Oggi ce ne vogliono oltre sette. Vuol dire che il tenore di vita reale degli italiani è diminuito? Per capirlo abbiamo fatto lo stesso calcolo con i prezzi di altri prodotti. I risultati? Sorprendenti
Nel 1975, un appartamento in semiperiferia a Roma costava intorno ai 36 milioni di lire, l'equivalente di 145 stipendi di un operaio. Oggi, per lo stesso tipo di abitazione servono tra i 280 e i 600 mila euro, cioè tra i 250 e i 535 salari di un metalmeccanico. Sempre nel 1975, la spesa mensile media di una famiglia per la pasta era di 2.421 lire: quasi l'1 per cento della paga di un operaio. Oggi, è 2,70 euro, ossia lo 0,24 per cento dello stipendio, sempre di un operaio.
La domanda è dunque: eravamo, o ci sentivamo, più ricchi quando eravamo poveri e il bilancio familiare si basava sulle semplici coordinate pochi bisogni e ancor meno desideri? Sappiamo che da cinquant'anni a oggi il benessere degli italiani è cresciuto, perché abbiamo gli strumenti per misurarlo: l'aumento dell'aspettativa di vita e l'abbassamento della mortalità infantile, i due indicatori più efficaci per tastare il polso di una società. Ma in termini statistici è impossibile stabilire se siamo e ci sentiamo più ricchi o più poveri di allora: mancano i termini di paragone. La ricchezza (o la povertà) è infatti una questione relativa, dipendente dall'ambiente e dall'epoca.
Linda Laura Sabbadini, direttore centrale per le indagini su condizioni e qualità della vita dell'Istat, ci spiega che, fino agli anni Ottanta, le ricerche sulla condizione di vita delle famiglie avevano un taglio prevalentemente economico e non affrontavano altre dimensioni. "Se misuri il disagio economico non bastano i dati della spesa per i consumi e del reddito in senso lato, servono altri indicatori di deprivazione, la difficoltà ad acquistare alcuni beni, di stare al passo con i consumi della comunità di riferimento, ma gli strumenti per rilevare queste dimensioni sono più recenti".
Qualche pietra di paragone c'è: per esempio l'Inchiesta sulla miseria, quella che s'informava sulle scarpe, richiesta con urgenza all'istituto da una commissione parlamentare ad hoc nel 1951. "Oltre ai dati, colpiscono proprio i parametri di riferimento per definire la miseria" ricorda Sabbadini. "Allora era un deficit calorico del 19 per cento rispetto al fabbisogno della sussistenza, oggi il riferimento non può che essere una sana ed equilibrata alimentazione. L'eccesso calorico è semmai un valore negativo".
Dice Sabbadini che nei bilanci famigliari si sono ribaltate molte percentuali: nei primi anni Cinquanta 4 milioni di famiglie non mangiavano mai carne e 3,2 solo una volta a settimana. E se nel 1963 la spesa alimentare rappresentava il 43 per cento della spesa totale, oggi si ferma al 19, con punte più alte nelle famiglie più disagiate. "Prima bisognava far fronte ai bisogni fondamentali del vivere, per cui la domanda e l'offerta di beni e servizi non strettamente necessari era ridotta. E in una società ancora al 42 per cento agricola, come quella dei primi anni Cinquanta, c'era una diffusa autosufficienza alimentare. Le grandi tappe dell'esplosione dei consumi sono la ricostruzione, il boom economico e gli anni Ottanta"...


mi piacerebbe tirare fuori delle statistiche sulla soglia di poverta' percepita...
non scherzo mi piacerebbe davvero saperlo.
Quanti sono gli italiani sotto la soglia di poverta'?
Come questa percentuale si e' evoluta negli anni?
La soglia e' cambiata? Come viene calcolata.
Solo dopo uno studio serio in questa direzione sono disposto a dire che si stava peggio prima. Detto tra noi io non la vedo cosi'.
Qualcuno sta peggio, ma ho la sensazione che ora per soglia di poverta' troppi indicano l'impossibilita' di fare vacanze ai tropici, comprare la tv al plasma, il nokia n95 8gb, mobili di lusso ecc...
come si calcola la soglia di poverta'?
Quanti sono sotto questa soglia?
Come e' cambiata questa percentuale negli anni?
E perche' pellizza che e' un elettore del pdl apre un 3d del genere che smentisce il fatto che Prodi ci abbia messo in ginocchio?


c'erano diversi appelli negli anni banana che riguardavano il fatto che si incitava la gente ad avere ottimismo ed a spendere, qualcuno mi aiuta a trovarli?
Credo che mai come in questi anni ci sia stata una pressione mediatica verso la spesa a debito "che tanto poi andra' tutto bene"... c'e' da dire che la varieta' di offerta e il fatto che sembra essere tutto a portata di mano rende le tentazioni piu' difficili da resistere, prima tante cose erano al di fuori della portata dei nostri occhi...
le "societa' finanziarie" che ti fanno prestiti senza chiederti garanzie, ma a tassi altissimi, sono fiorite in questi anni come mai negli anni passati...




bisogna vedere cosa devi comprare coi soldi che chiedi in prestito, secondo la banca d'Italia a far salire la percentuale di insolvenze a fine mese erano spese per arredamento e vacanze...
non mi dire che sono spese necessarie...
l'unica spesa necessaria e' quella sul cibo, che e' passata dall'oltre 40% degli anni 40, 50 e 60 al 30% negli anni 80 per finire al 19% attuale...
quindi i soldi ci sono e vengono spesi diversamente rispetto a prima, ripeto le mie domande alle quali mi piacerebbe avere risposta.
come si calcola la soglia di poverta'?
Quanti sono sotto questa soglia?
Come e' cambiata questa percentuale negli anni?
Sfizio? Non so... certamente sono cambiate le abitudini e la percezione, e' cambiato il modo di vedere tante cose e di interpretare la poverta', questo e' evidente


Qui trovi qualche informazione:
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...veritalia.html


Io non sono economista e magari dirò una cazzata però: con l'introduzione dell'euro di sicuro non è che si è buttata una certa quantità di denaro che circolava, ovvero se a girare per l'italia nel 2000 c'erano 1.000 miliardi di lire (cifra ovviamente di pura fantasia) oggi dovrebbero esserci 516 milioni di euro, perchè mica questi soldi sono andati strappati o buttati in mare. Sono semplicemente passati dalla tasche di uno alle tasche di un'altro. Insomma se da un lato ci starà l'impiegato che si è trovato le tasche vuote a causa dell'aumento del pane e della pasta dall'altro lato avremo uno commerciante che vende pana e pasta che si ritroverà nelle tasche i soldi dell'impiegato. L'esempio vale per tutti gli altri settori.....per ognuno che ha debiti a causa dei prestiti contratti, ci sarà uno che ha una società finanziaria, un agente che avrà guadagnato i suoi soldi....ecc ecc.
Perchè allora secondo me in giro si sente lamentare tutti?? Ovvio perchè mica il fruttivendolo se negli ultimi 4 anni ha guadagnato come un pazzo va dicendo in giro "Ah ah....W l'euro che mi ha fatto arricchire alla faccia degli impiegati!" Starà zitto e magri quando sentirà qualcuno lamentarsi.....lo imiterà.
Inoltre magari se io fruttivendolo ho guadagnato 200.000 euro nel 2006, probabile che terrò parte di questi soldi in banca non facendoli girare, mentre se questi fossero rimasti nelle tasche di 200 impiegati, 1.000 euro ciascuno, sarebbero in giro.


c'era uno che intervistato si lamentava e poi entrava nel suo fiammante porche cayenne nuovo nuovo...
molto "chiagnono e fottono"
sono i piu' furbi, recitano una parte per proteggersi da invidie e non farsi individuare.
I media hanno amplificato il messaggio negativo ovviamente perche' faceva comodo.
In realta' non credo che ci siano piu' persone che stanno peggio oggi rispetto a 3 anni fa.
La ricchezza si e' redistribuita certamente. Ma a favore di qualcuno e non di tutti.