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Risultati da 131 a 140 di 185

Discussione: Mitica D'Angelo

  1. #131
    alternatIVa comunista
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    Citazione Originariamente Scritto da buran Visualizza Messaggio
    ... Sono discorsi più che conosciuti. Proprio per questo, sempre guardando l' "ortodossia" nominata nel precedente post, loro non si sono mai definiti un paese socialista, ma un paese in via di transizione verso il socialismo.
    dal 1949 c'è un determinato stato di cose in Cina. la mia impressione (magari mi sbaglio) è che dopo alcuni progressi iniziali ci sia stata una lenta regressione costante.
    sento sempre parlare di "transizione verso il socialismo", ma mi dà l'idea di uno che per andare da Roma a Firenze passa per New York.

  2. #132
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Comincio io (ovviamente nel merito, per esempio della Cina)

    La Cina e le imprese irresponsabili

    Se ne sono accorti. Molte compagnie cinesi perseguono ciecamente il profitto calpestando qualunque principio di responsabilità sociale e in Cina questo non può essere tollerato a lungo. Lo ha detto Cheng Siwei, vice-chairman della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, in un articolo pubblicato dal China Economy Weekly, organo del partito. Operai nelle miniere costretti a dure condizioni di lavoro, materiale scadente usato per produrre prodotti alimentari, scarichi inquinanti nei fiumi, sono alcune delle pratiche citate da Cheng. La società dalla imprese non si aspetta solo che producano profitto, ma anche uguaglianza e giustizia sociale. Quello che non si capisce è dove sia stato il dott. Cheng negli ultimi 20 anni. (Fonte: www.chinaview.cn)
    1) A parte che "nel merito" ci sono una 40ina abbondante di pagine divise in 3-4 topic su questo stesso forum. Vai dove sono postati e "nel merito" li contesti, non li fai riportare qui che è pure off-topic.

    2) Quello che tu riporti è un testo che è "nel merito"? Che nel merito di cosa? Del fatto che fanno una domanda retorica a fine ritaglio? Se vuoi la do io la risposta: in questi ultimi 20 anni erano a produrre sviluppo, il più velocemente possibile.

  3. #133
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    29/03/2007 119
    CINA
    Sottopagati i lavoratori cinesi di McDonald's, Kentucky Fried Chicken e Pizza-Hut
    Un quotidiano cinese afferma che i giganti americani dela ristorazione retribuiscono i dipendenti part-time meno del minimo salariale. Lavorano anche 10 ore di seguito senza pause e senza diritti. Dopo la denuncia di un giornale, ora le autorità svolgono indagini, alle quali le società dicono di collaborare. Intanto molti dipendenti preannunciano cause legali.
    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Cinque/sei yuan (65/77 centesimi di dollaro) l’ora: è la paga che i giganti della ristorazione veloce McDonald’s, Kentucky Fried Chicken (KFC) e Pizza-Hut danno in Cina ai dipendenti part-time. E ora questi le chiameranno in giudizio. La denuncia è del quotidiano New Express Daily di Guangzhou che, dopo mesi di accertamenti, rivela che le tre ditte pagano i lavoratori part-time molto meno dei minimi salariali previsti per legge e li fa lavorare quanto un dipendente a tempo pieno, senza riconoscere loro i relativi vantaggi.

    Secondo il quotidiano, la McDonald’s paga i dipendenti part-time 5,3 yuan l’ora a Guangzhou, 5,1 yuan a Dongguan e “più di 5 yuan” a Shenzhen. Sempre a Guahgzhou, la Pizza-Hut li paga 5,8 yuan l’ora e la KFC 5,5 yuan l’ora. La legge del Guangdong dice che i dipendenti a tempo parziale debbono ricevere almeno 7,5 yuan l’ora nelle grandi città come Guangzhou, 6,6 nella città di medie dimensioni come Dongguan e Zhuhai e 5,8 yuan in quelle piccole. La paga minima varia secondo la zona: a Pechino è di 550 yuan al mese, mentre nella più ricca Shanghai è di 650 yuan.

    Il quotidiano riporta i racconti di alcuni lavoratori. Uno studente universitario che lavora nel McDonald’s di Guangzhou racconta che l’orario arriva a 10 ore quotidiane senza pausa per il pasto. “Noi – spiega – dobbiamo lavorare veloci tutto il tempo e non possiamo prenderci pause”. Wang Huapinq, coautrice dell’indagine, dice che circa il 70% dei dipendenti part-time sono studenti e si chiede “come possano studiare, dopo un simile massacrante orario di lavoro”.

    La legge prevede che chi lavora più di 5 ore al giorno e di 30 ore a settimana va considerato un dipendente a tempo pieno con tutti i conseguenti diritti, come le ferie pagate. Ma KFC e Pizza-Hut non riconoscono questi diritti a chi è assunto come lavoratore part-time, qualsiasi orario poi lavori.

    Secondo dati ufficiali, McDonald’s e KFC hanno circa 3mila punti ristoro nel Paese con circa 200mila dipendenti. Oggi la McDonald’s in una dichiarazione dice che ha sempre rispettato le leggi e che sta collaborando con le autorità del lavoro “per chiarire la situazione”. Mentre la Yum Brands Inc. (per KFC e Pizza-Hut) sostiene che ci può essere stata incertezza se gli studenti siano compresi nella legge sul part-time. Non spiega, però, perché gli studenti possano essere esclusi dai minimi salariali.

    Ora Zhang Fengqi, vicedirettore del Dipartimento del Lavoro e per la sicurezza sociale del Guangdong ha aperto un’indagine e promette sanzioni per chi ha violato la legge. Le autorità ricordano anche che McDonald’s e KFC non hanno rappresentative sindacali aziendali.

    Intanto Zhu Yongping, avvocato di Guangzhou, dice che ci sono state “gravi violazioni” dei diritti dei lavoratori e annuncia azioni legali.
    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=8864


    Ps: asianews non è una portavoce di multinazionali ma una fonte di informazione di sinistra, che fa capo a persone di assoluta credibilità
    Ottimo testo, che va nella direzione di chi sostiene che in Cina ele cose vanno sempre meglio.
    Cosa dice l'articolo?

    1) In Cina c'è una normativa stringente sul diritto al lavoro e sui diritti dei lavoratori. Chi vuole fare il "furbo" deve per forza bypassarlo illegalmente.

    2) In Cina, a dispetto di chi pensa che si possa lavorare 25/8, oltre le 5 ore giornaliere è full-time, oltre le 30 settimanali anche. Insomma, una legislazione in linea con standard europei direi.

    3) In Cina se sgarri, alla fine riescono a beccarti e poi la devi vedere con le autorità preposte al giudizio di simili malefatte. Mi pare un'ottima cosa.

    Ma ora facciamo qualche esempio italiano:
    a) McDonald's è stato denunciato per comportamenti antisindacali anche in Italia. Che è successo? Ha perso delle cause e sborsato dei soldi. Punti ristoro non ne ha mai chiusi per questo motivo attraverso azioni disciplinari dello Stato. Che differenza con la Cina?

    b) In Italia bruciano vivi quasi una decina di poveracci e che si scopre? Si scopre che lavoravano in regime di straordinario continuato avendo però incarichi usuranti ed estremamente pericolosi. Li hanno beccati solo perché sono morti! Certo che oltre a guardare ai diritti dei lavoratori Cinesi iniziassimo a guardare a quelli Italiani non sarebbe affatto male. Tra l'altro c'è un'altra bella differenza tra Cina e Italia: in Cina mentre si sviluppano il Governo non ha remore ad assottigliare il margine di profitto sviluppando un nuovo statuto dei lavoratori (cosa che genererà la chiusura di almeno 10.000 aziende che non vogliono fare stare meglio i lavoratori), in Italia è esistito un equivalente?

    c) Sempre sulla Thyssen: è notizia di martedì che la Thyssen obbligava i dipendenti a tacere sui livelli di sfruttamento interno attraverso contratti personali. Di nuovo: se succede a 10.000 Km da noi urliamo allo scandalo, se esce sulla pagina locale, ah...solite cose...

  4. #134
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    Scritto in origine da bsiviglia


    Ps: asianews non è una portavoce di multinazionali ma una fonte di informazione di sinistra, che fa capo a persone di assoluta credibilità
    Fai bene a sottolinearlo, visto che l'articolo da te postato sottolinea in maniera oggettiva l'azione dell'autorità cinese per arginare le storture in ambito giuslavoristico (sono solo in Cina?).

    Aggiungo una informazione sperimentata in via diretta.

    Un soggetto straniero che investe in Cina tramite una società a capitale straniero è obbligato ad inserire nello Statuto della società una clausola di tutela nei confronti dei lavoratori.

  5. #135
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Denunciare gli sfruttamenti dei ragazzi è un reato punito col carcere
    Ma sui giornali del Guandong qualche vicenda sfugge al silenzio
    Cina, le "città segrete"
    del lavoro minorile
    dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI


    PECHINO - Jimi: in cinese è l'equivalente di "top secret". Nel 2000 il ministero del Lavoro e l'Ufficio di polizia per la protezione dei segreti di Stato hanno varato un regolamento che all'articolo 3 comma 1 classifica come jimi la "diffusione di informazioni sul lavoro minorile". Chiunque contribuisca a rivelare casi di sfruttamento di bambini nelle fabbriche cinesi è quindi imputabile di avere tradito "segreti di Stato". È un crimine per il quale si rischia l'arresto immediato, una condanna per le vie brevi senza avvocato difensore, e pesanti pene in carcere.

    Questo spiega perché sia molto difficile trovare informazioni sul lavoro infantile, una piaga sociale che secondo le stime più prudenti colpisce almeno 10 milioni di bambini in Cina (ma è ben più drastico l'Ufficio internazionale del lavoro con sede a Ginevra: calcola siano fino all'11,6% i minorenni costretti a lavorare, cioè molte decine di milioni). Eppure sui giornali del Guangdong - la regione meridionale che è il cuore della potenza industriale cinese - qualche vicenda sfugge alla legge del silenzio. Il sito online del quotidiano di Nanfang espone un'inchiesta sui lavoratori immigrati: c'è la foto di un sedicenne con un dito amputato da un incidente in fabbrica. Un'altra immagine, ripresa da lontano con il teleobiettivo, mostra una piccola impresa di giocattoli: tanti bambini lavorano seduti dietro i banconi.

    Si scopre che uno dei paraventi utilizzati per nascondere il lavoro minorile è camuffarlo come apprendistato organizzato dalle scuole. Zhang Li, un ragazzo di 15 anni, ha rivelato che la sua scuola tecnica lo ha portato insieme con altri 40 studenti (alcuni di soli 13 anni) a lavorare in una fabbrica elettronica di Shenzhen. Salario: dai 600 agli 800 yuan (60-80 euro) al mese per lavorare dall'alba a mezzanotte, e dormire stipati in 12 per stanza. L'inganno delle scuole usate come una copertura per far lavorare i ragazzi venne alla luce per la prima volta con una sciagura del 2001, riportata anche dai mass media nazionali. 42 bambini delle elementari morirono nel rogo di una scuola dello Jianxi. L'incendio era scoppiato perché quella in realtà non era una scuola ma una fabbrica di fuochi d'artificio. Non ha "bucato" i filtri della censura, invece, una tragedia più recente. È accaduta due giorni prima dello scorso Natale nel paesino di Beixinzhuang. Cinque ragazzine quattordicenni sono morte soffocate dal fumo nel sonno, nel minuscolo dormitorio adiacente alla fabbrica di tessuti in cui lavoravano. Particolare atroce, si sospetta che un paio di loro siano state sepolte ancora agonizzanti dal padrone dell'azienda che aveva fretta di fare sparire i corpi.

    Lo si è saputo cinque mesi dopo, e solo grazie all'associazione umanitaria Human Rights in China. Sun Jiangfen, la mamma di una delle ragazzine morte, si è spiegata così: "Nelle campagne noi non possiamo permetterci di mandare i figli a scuola come fanno i cittadini. In questo villaggio ogni famiglia ha dei figli che lavorano in fabbrica". Sua figlia Jia Wanyun era diventata operaia a 14 anni perché i genitori potessero pagare gli studi al fratello. Le era stato promesso un salario di 85 euro al mese per lavorare dodici ore al giorno, sette giorni alla settimana, senza ferie. Quando è morta era in fabbrica già da più di un mese ma il padrone non le aveva versato lo stipendio, con la scusa che era ancora una apprendista.

    Le organizzazioni umanitarie che si battono per proteggere i bambini contestano la credibilità delle multinazionali che subappaltano la produzione in Cina, quando i manager occidentali affermano che nelle loro fabbriche i diritti umani sono rispettati. In realtà nelle aziende cinesi che riforniscono le multinazionali, i manager locali obbligano gli operai a imparare a memoria le risposte false che devono dare in caso di ispezione. Gli operai dell'azienda He Yi di Dongguan sono riusciti a procurare all'associazione China Labor Watch un esemplare originale delle "istruzioni per l'inganno": è un questionario in 28 punti distribuito dai capi, per preparare i lavoratori ad affrontare una visita dei rappresentanti di Wal-Mart, la grande catena di ipermercati americani. Una delle domande-risposte da imparare a memoria: "Avete mai visto lavorare dei minorenni in questa fabbrica? No, mai". Sono in tutto 28 domande, dal salario agli orari di lavoro, dalle ferie allo spazio vitale nei dormitori. Su ogni punto gli operai sono addestrati in anticipo, con l'obbligo di mentire se non vogliono perdere il posto. È previsto che rispondano di sì anche alla domanda: "Qui siete felici?"

    La He Yi di Dongguan è al centro di uno scandalo che colpisce una delle marche americane più celebri in tutto il pianeta, la Walt Disney. Alla He Yi nella stagione di punta (maggio-ottobre) 2.100 operai fabbricano bambole e giocattoli di plastica con il marchio Disney. Dall'interno della fabbrica gli operai insieme con il "manuale delle bugie" hanno fatto giungere agli attivisti umanitari anche le fotocopie dei veri cartellini orari, le buste paga autentiche. Fanno turni quotidiani che con gli straordinari obbligatori possono raggiungere le 18 ore al giorno. Hanno una settimana lavorativa di sette giorni su sette, con un solo giorno di riposo al mese. Le paghe sono di 13 centesimi di euro all'ora, inferiori perfino al salario minimo legale cinese. I ritardi nel pagare i salari sono frequenti, e 50 operai sono stati licenziati nel gennaio 2004 dopo aver osato protestare perché la paga non arrivava. Non c'è pensione, né assistenza sanitaria in caso di malattia. Nei dormitori vengono stipati venti operai per stanza. E si riducono a una farsa le ispezioni della Walt Disney: vengono annunciate con ben venti giorni di anticipo al management della He Yi, che obbliga gli operai a recitare una versione dei fatti più rassicurante. La Disney, messa di fronte a questi documenti, è costretta ad ammettere. Ho scritto alla direttrice delle Corporate Communications della Walt Disney Consumer Products negli Stati Uniti, Nidia Caceros Tatalovich, per avere una reazione ufficiale dell'azienda di fronte allo scandalo dei "giocattoli della miseria". Mi ha risposto che "una verifica condotta dalla Disney (in seguito alle denunce delle associazioni umanitarie, ndr) ha confermato la validità di varie accuse". La direttrice delle relazioni esterne aggiunge che adesso la Disney sta "incoraggiando" il management dell'azienda a migliorare le condizioni in fabbrica.

    Gli attivisti di China Labor Watch non vogliono aizzare il protezionismo anti-cinese in Occidente. Le loro denunce si concludono sempre con un appello: "Questa non è una campagna per il boicottaggio dei prodotti cinesi. Non vogliamo spingere le multinazionali americane ad annullare i loro acquisti. I lavoratori che ci hanno rivelato queste notizie non possono permettersi di perdere il posto. È meglio essere sfruttati che essere disoccupati. Loro chiedono solo di poter essere trattati come esseri umani". In questo avvertimento c'è una preoccupazione comprensibile. Le inchieste che cominciano a spezzare l'omertà sul lavoro minorile in Cina, sullo sfruttamento e sui soprusi contro i lavoratori, possono portare a conclusioni pericolose: un alibi per i paesi ricchi che vogliono chiudere le frontiere.

    Gli operai cinesi stanno indicando che un'altra soluzione è possibile. Nella stessa città di Dongguan c'è un gigante dell'industria calzaturiera che si chiama Stella International: 42.000 operai. Il nome di quell'azienda sta diventando il simbolo di una nuova èra per la Cina, la stagione delle lotte operaie. L'anno scorso il malcontento è esploso, la Stella è stata paralizzata dagli scioperi spontanei. Ci sono state anche manifestazioni violente, centinaia di operai hanno saccheggiato alcuni stabilimenti, hanno ferito un dirigente, finché un esercito di poliziotti ha riconquistato la fabbrica e arrestato i leader della rivolta. Tutta la vicenda è stata isolata da un cordone sanitario di censura. Ma di recente è trapelata una notizia sorprendente. Dieci leader della protesta operaia, condannati in primo grado a tre anni e mezzo di carcere, sono stati assolti dalla corte d'appello del Guangdong. È un segnale di speranza per i tanti altri conflitti sociali che sono già esplosi, e per quelli che covano sotto la cenere. Dalla protezione dei bambini agli aumenti salariali, dal diritto di sciopero al Welfare, i lavoratori cinesi cominciano a battersi per le loro conquiste sociali. In un paese dove la Asian Development Bank stima vi siano 230 milioni di persone sotto la soglia della povertà assoluta - un dollaro al giorno - la strada è ancora lunga.

    (23 maggio 2005)
    http://www.repubblica.it/2005/e/sezi...b/cinminb.html


    Ps: Federico Rampini vive da molti anni fra Cina e India
    Rampini lo conosciamo bene, numerosi sono gli articoli che sono stati esaminati e smontati alla prova dei fatti.
    Diciamo che Rampini soffre di anti-cinesismo congenito, unito però all'esaltazione dell'economia (liberista) indiana. Perciò le sue valutazioni sono sempre calibrate in funzione del personaggio che è.

    Nel merito dell'articolo possiamo dire che anche qua è buona cosa che tutto ciò esca.
    In Cina il lavoro minorile è vietato sotto i 16 anni. Questo per legge.
    Quindi chiunque fa lavorare persone più giovani sta infrangendo la legge.
    Il Governo effettua controlli ove può, ove riesce, con le disponibilità che possiede. Oppure tu sostieni che il governo chiuda un occhio su questa piaga? Se lo pensi lo devi sostenere argomentando. In Cina, essendoci un socialismo di mercato, parte del mercato stesso è tenuto dalla concorrenza privata. Sono loro che violano sistematicamente dove riescono gli alti standard del lavoro imposti dal Governo. Con la differenza che se vengono beccati finiscono nei casini (a differenza dell'Italia), che se un funzionario viene beccato a garantire attività illegali viene fucilato (e dalle nostre parti hanno depenalizzato certi reati fiscali) e altre "cosette" del genere.
    Quando qua beccano la famiglia che schiavizzava un'altra famiglia facendola addirittura immergere nella vasca dei piranha è cronaca folkloristica, di nuovo, se capita in Cina, si urla allo scandalo.

  6. #136
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    Citazione Originariamente Scritto da buran Visualizza Messaggio
    Il fatto che ci siano scioperi e agitazioni, e che lo stato intervenga anche per tutelare dei diritti non mi sembra una cosa negativa, piuttosto testimonia che, tutto sommato, l'immagine di una cupa dittatura al servizio delle multinazionali che schiavizza le masse lavoratrici è caricaturale. Del resto la Cina, dal punto di vista dell' "ortodossia", si definisce un paese in via di transizione verso il socialismo, e il fatto che la lotta di classe sia viva è, se vogliamo, molto maoista.
    Appunto. Questa è la lettura delle persone ragionevoli e non dei teocrati dei diritti umani (degli altri però).

  7. #137
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Con questo non voglio dire che la Cina non abbia fatto degli enormi balzi economici in avanti, ma che si trova nello stadio dell'accumulazione capitalistica primaria, probabilmente necessario per passare da Paese agricolo a Paese industriale. Che i cinesi ne traggano benefici, è sicuro. Tuttavia questo non esclude sfruttamento intensivo della forza lavoro, sfruttamento di bambini (come, per esempio, nella rivoluzione industriale inglese) ecc nè fa della Cina il paese di Bengodi. Quindi, anche nella questione Tibet, secondo me, si tratta solo di una questione strategica, non certo di liberare tibetani dall' oscurantismo clericale (il bisogno, da parte della Cina, di un territorio cuscinetto con l' India, sua concorrente naturale e anch'essa nella fase di accumulazione capitalistica primaria, nonchè dotata di armamento nucleare, al pari suo).
    1) Che siano alla fase di accumulazione primaria è vero e sbagliato ad un tempo. In un capitalismo globalmente orientato al finanziario non basta più effettuare l'accumulazione primaria, devono combinarla con altri elementi di natura non produttiva bensì speculativa. Per questo l'apertura ai mercati (oltre ad altre motivazioni molto importanti). Ma questo lo dicono gli stessi Cinesi, mica lo nascondono in che fase sono.

    2) Che la Cina sia il paese di Bengodi mi pare l'abbia letto solo tu e quelli che il pregiudizio anticinese devono per forza interpretarlo in senso dicotomico accreditando a chi non è contro la Cina "senza se e senza ma" l'appartenenza ad una fantomatica quinta colonna del PCC. Tra l'altro stessa lettura che ne fanno i fascisti, vedasi i relativi post sul forum di Dx radicale.

    3) La Cina ha scatenato le forze dello sviluppo. Queste forze sono gigantesche e pericolose, sono la classica immagine dell'apprendista stregone. Il Governo cinese sa benissimo che scatenare le forze dello sviluppo provoca contraddizioni e tensioni, però l'alternativa era rimanere un paese tra i 5 più poveri del mondo, espropriato delle proprie risorse nazionali, trasformato in pattumiera e/o disneyland dell'Occidente. Loro hanno scelto di non starci e giocarsela, sapendo bene che questa partita non è esente da rischi, anche enormi. Per questo che c'è sfruttamento, miseria diffusa (sempre meno però!) e problemi similari: perché le forze scatenate vanno imbrigliate ma non sempre ce la si fa.
    Ma tu, al posto loro, che avresti fatto?

    4) Il Tibet può essere una questione geopolitica strategica, una questione economica strategica e altri mille motivi. Resta il fatto che è una regione cinese e quindi sta a loro gestire la patata bollente. Ma poi, visto che aleggia sempre sto "free Tibet", nel merito (visto che ti piace tanto il termine), quanti erano a manifestare? Con che composizione sociale? Cosa volevano? Mi sai rispondere a queste tre domande visto che di solito oltre al "free Tibet" di ordinanza la maggior parte dei paladini dei diritti civili (altrui) non sa andare? grazie.

  8. #138
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    a) mai detto "cupa dittatura al servizio delle multinazionali", semmai al servizio del'autoctona accumulazione del capitale (probabilmente necessaria, come in ogni paese in via di industrializzazione)
    Quindi rimane il "cupa dittatura"? Ma non è che sta cupa dittatura fa il paio con la dittatura del proletariato, in questo caso sviluppata localmente in funzione del contesto e della cultura cinese? Oppure manco la dittatura del proletariato va più bene?

    b) io sono sempre dalla parte dei lavoratori. Di più, credo che il conflitto sia vitale per l'evoluzione di una società, come dimostra la Storia. Senza conflitto, c'è la stasi e poi la decadenza.
    Appunto, in Cina sono TUTTI consci che lo sviluppo pianificato ma aperto parzialmente al mercato genera contraddizioni e lotte. Lo sanno bene e cercano di sviluppare il paese riducendo i contrasti ove possibile. Mi citi un'operazione del Governo cinese che possa essere considerata contraria ai lavoratori? Sto parlando del Governo, non di Wal Mart o McDonald's che si sa che se possono al lavoratore lo mettono direttamente nel panino.

    c) dove andrà la Cina non lo sappiamo nè io nè tu. Sicuramente va verso il diventare una potenza economica e geopolitica (dati anche l'estensione del territorio e il gran numero di abitanti) e verso lo sviluppo delle forze produttive
    Vero. E questo è un male?

    Ps: insomma, vogliamo dar credito o no al buon vecchio barbuto di Treviri? Secondo il vecchio Karl, dopo il feudalesimo, si passa per la borghesia e questo è un bene (tra feudalesimo e capitalismo, meglio il capitalismo), non un male per lo sviluppo di un paese ma anche per i lavoratori. E però, sarebbe meglio chiamare le cose con il loro nome: trattasi di capitalismo.
    Eh no cara mia, barare non vale.
    Il capitalismo come step di sviluppo economico non è detto che non sia possibile imbrigliarlo tramite pianificazione politica onde favorire nel modo più indolore possibile il trapasso al socialismo. C'ha provato Lenin perché non dovrebbero provarci i Cinesi?
    Loro lo sanno bene che cosa stanno attraversando, per questo che stanno costruendo una "griglia" su cui poggiare il capitalismo come sistema economico in modo che, una volta compiuto il suo compito storico possa essere sostituito da un sistema che è già pronto nelle sue fondamenta. E infatti i Cinesi si apprestano a dire: noi entreremo nel socialismo, non che lo sono già. Però il capitalismo, essendo una fase non bypassabile completamente, presuppone tutto quello che poi vediamo che capita: sviluppo accelerato, sfruttamento, inquinamento...Tu riusciresti a far transitare nel socialismo la Cina senza passare per il capitalismo? Ottimo, mi dai a grandi linee la ricetta che la passo a Hu Jintao?

  9. #139
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    Ma, vedi, come disse Keynes, "nel lungo periodo, saremo tutti morti". E questa è una verità incontrovertibile. Non mi pongo il problema di cosa accadrà nel lontano futuro (visto anche quanto è accaduto nei paesi a cosiddetto "socialismo reale"). A me interessa che le condizioni dei lavoratori migliorino e questo ovunque e che i lavoratori abbiano le condizioni per le loro rivendicazioni. Sarà minimalista, ma c'è tantissimo da fare.
    I lavoratori in Cina nel 2008 stanno decisamente meglio rispetto ai lavoratori cinesi del 1960. Obiettivo raggiunto dunque, stringiamoci le mani in segno di pace.

  10. #140
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    1) Che siano alla fase di accumulazione primaria è vero e sbagliato ad un tempo. In un capitalismo globalmente orientato al finanziario non basta più effettuare l'accumulazione primaria, devono combinarla con altri elementi di natura non produttiva bensì speculativa.
    Non è mai bastata l'accumulazione primaria sic et simpliciter.
    GLi studi di Braudel hanno sottolineato come lo sviluppo europeo sia a sua volta legato al ruolo di quelli che lui, se non vado errato, chiamava mercanti di alta quota (o lunga tratta). Insomma la necessità di sviluppare assieme al capitalismo produttivo uno mercantile, attraverso cui "innestarsi" nel sistema economico e che ha lo scopo di sfruttare la moltiplicazione del capitale offerta dall'azione speculativa.
    Ovviamente nell'Europa in transizione verso il capitalismo gli strumenti finanziari che avevano a disposizione erano inferiori a quelli attualmente disponibili, ma il ragionamento si adatta ugualmente.

 

 
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