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Discussione: socialisti

  1. #1
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    Predefinito socialisti

    I socialisti ci sono.
    Commentatori politici e media nei giorni del dopo voto hanno fortemente messo l’accento sul fatto che il Partito Socialista è scomparso dal panorama politico nazionale, solo perche’ i socialisti di Boselli non sono riusciti ad eleggere alcun parlamentare ne’ alla Camera ne’ al Senato.
    E’questa un’affermazione fuorviante ed ingenerosa per i Socialisti. Bisogna chiarire evidentemente, per evitare mistificazioni e strumentalizzazioni, che dal 1994 Boselli ha rappresentato solo una parte dei Socialisti Italiani, atteso che la cosiddetta diaspora ne ha frammentato la compattezza. Se lo SDI di Boselli e’ stato sconfitto e severamente punito dal voto, ciò è avvenuto solo a causa delle sue scelte politiche anacronistiche e poco lungimiranti, perpetuate negli anni all’ombra degli ex-comunisti e a difesa di interessi di nicchia fino alla colpevole estinzione di questi giorni.E’ vero che una lista Socialista non è riuscita a superare le soglie di sbarramento elettorale, ma è anche vero che, alla luce dei profondi cambiamenti del panorama politico e della sua semplificazione, i Socialisti hanno trovato lo spazio elettorale per essere presenti in Parlamento.
    Il Nuovo PSI è riuscito nell’intento e sarà portatore, in sede parlamentare, dei valori, della tradizione e della cultura liberalsocialista e riformista senza soffocare autonomia e principalmente identità, considerato che sul territorio nazionale centinaia di migliaia di attivisti e militanti lavorano generosamente per la continuità di questi valori.

    Antonino Di Trapani
    Coordinatore segreteria nazionale Nuovo Psi

    da www.nuovopsi.com
    Una interessante analisi di De Michelis, uno dei pochi se non l'unico nel PS,dotato di un certo cervello politico.

    Vi spiego le ragioni di una storica debacle.

    Gianni De Michelis - Tratto dall'Avanti! di oggi.

    Il risultato elettorale, come è stato affermato da quasi tutti i commentatori, ha rappresentato un vero e proprio terremoto e consegna all’Italia un panorama politico totalmente nuovo, di cui vedremo gli effetti sul governo concreto del Paese. Quello su cui bisognerà riflettere ancora e compiere delle analisi un po’ più approfondite è l’effettiva natura del terremoto in questione. Io personalmente ho qualche dubbio sull’interpretazione che sostiene che tale risultato rappresenti una scelta definitiva degli italiani nei confronti di un sistema compiutamente e irreversibilmente bipartitico. In una parola, non credo che gli italiani abbiano seppellito il cosiddetto bipolarismo bastardo per sostituirlo con un bipartitismo, a mio parere, ancora più bastardo. In realtà il drenaggio a favore delle due coalizioni che si fronteggiavano è stata più la conseguenza di una legge elettorale, la quale, unica al mondo, prevede quella vera e propria anomalia democratica che è rappresentata dal premio di maggioranza. Ciò ovviamente riduce la competizione a sole due squadre principali ed è significativo il fatto che gli elettori in ambedue le compagini abbiano privilegiato l’alleato minore e non già quello maggiore. Se poi andiamo a guardare risultati come quelli dei collegi per la Camera di Lombardia 2, Veneto 1 e Veneto 2 credo che occorrerà riflettere sul fatto che in queste tre aree, assai significative dal punto di vista demografico ed economico, la Lega abbia conseguito un risultato di sostanziale parità con il Popolo della libertà. Bisognerà inoltre riflettere sulle ragioni che in meno di due anni hanno portato allo spostamento di oltre il sette per cento dei voti da uno schieramento all’altro, nonché sulle ragioni che hanno condotto al fallimento della strategia veltroniana sia rispetto all’obiettivo del recupero di un consenso riformista al Nord che rispetto all’obiettivo di un recupero elettorale verso i settori centrali della società italiana. Sta di fatto che il terremoto è avvenuto e che, anche se i suoi effetti non possono essere ritenuti definitivi e irreversibili, con essi bisognerà fare i conti durante quella che, con ogni probabilità, si caratterizzerà come una vera e propria fase di transizione verso una nuova normalità politica per il nostro Paese. Nonostante tutto, restiamo dell’idea che tale recupero di normalità europea dovrà comportare anche un ulteriore avvicinamento dei connotati delle forze politiche maggiori a quelli delle principali famiglie politiche europee. Vedremo come giocheranno i due prossimi passaggi elettorali che inevitabilmente connoteranno tale fase di transizione e quindi le elezioni europee del 2009 e quelle regionali del 2010. In questa prospettiva dovremo nelle prossime ore valutare la situazione dei socialisti: il risultato che il partito ha conseguito costituisce una vera e propria debacle e non basta, per spiegarne le ragioni, richiamarsi all’effetto perverso del richiamo al voto utile o alle responsabilità veltroniane nel porsi l’obiettivo di completare, a quindici anni da Mani pulite, la definitiva cancellazione di ogni traccia di socialismo originale e autentico. È nostro dovere, e dovere soprattutto del gruppo dirigente che si è assunto la responsabilità di guidare il processo che abbiamo voluto definire costituente, di riflettere sulle ragioni che hanno portato a tale risultato e di capire perché non siamo riusciti a mettere in atto almeno in parte quelle difese che hanno consentito a Casini e all’Unione di centro di reggere alla pressione di Berlusconi, nonostante la straordinaria vittoria che il fallimento di Prodi gli ha regalato. Né vale per consolarci la constatazione della debacle della Sinistra Arcobaleno, che deve la sua sconfitta all’incapacità di offrire al suo elettorato una credibile prospettiva politica, dopo il fallimento del tentativo di fornire una convincente prova di forza di governo. Veltroni, sia pure nel contesto di una bruciante sconfitta, ha avuto buon gioco nell’offrire una alternativa più credibile all’elettorato popolare della sinistra radicale, ma tale buon gioco non avrebbe dovuto risultare efficace nei confronti di quella quota dell’elettorato riformista sul quale, almeno il ricordo del passato, avrebbe dovuto esercitare un qualche effetto. La verità è che il Partito socialista e Boselli (che a livello nazionale hanno fatto registrare uno 0,9% tanto alla Camera, quanto al Senato, ndr) non hanno saputo lanciare nessun messaggio convincente e credibile agli elettori che fornisse loro una buona ragione per resistere al richiamo del voto utile e per mantenere la preferenza a una forza che dichiarava la sua esplicita identità socialista. L’unico messaggio è stato quello del laicismo, tra l’altro declinato in forme tali da allontanare più consensi di quelli che avvicinava. Inoltre abbiamo pagato il prezzo di una transizione incompiuta tra lo Sdi e il Nuovo Partito socialista; lo Sdi apparteneva irrimediabilmente alla fase definitivamente archiviata del bipolarismo, ivi compresa una fortemente penalizzante propensione per Romano Prodi, divenuto nel frattempo il simbolo del fallimento dell’azione di governo nel nostro Paese; la conseguenza è stata che l’elettorato dello Sdi è stato inevitabilmente e facilmente risucchiato da Veltroni, come si è visto in alcune regioni del Sud, e non siamo stati capaci di sostituirlo almeno in parte con una porzione di quella avanguardia riformista che il Veltroni del “ma anche” non era in grado di fornire né probabilmente alla fine ha preferito la sponda dei Tremonti, dei Sacconi e dei Brunetta. Che fare ora? La prima risposta istintiva è quella che deriva dal dovere di non arrendersi. Ancora, di aver tentato di portare a termine un progetto compiuto di costruzione del nuovo partito e quindi di accettare la sfida delle ulteriori verifiche del 2009 e del 2010. Al tempo stesso però deve essere chiaro che si devono verificare due condizioni imprescindibili: da un lato una chiara espressione di volontà dei militanti che appena due mesi fa hanno scelto l’adesione al nuovo partito e dall’altro la definitiva e irreversibile archiviazione delle identità da cui è nata la costituente, nessuna delle quali è in grado di reggere al terremoto politico risultante dalle elezioni. Tutto ciò inoltre dovrà accompagnarsi a un forte rinnovamento del gruppo dirigente e alla contemporanea messa a punto di un credibile messaggio politico, accompagnato dalla chiara individuazione di un percorso che permetta di cogliere le crepe che si apriranno nello schema di quel bipartitismo che, come abbiamo detto, è stato messo fortemente in dubbio dagli stessi elettori. Certo, su questi aspetti di programma e di linea politica bisognerà discutere ma la risposta dovrà guardare in avanti e sotto questo profilo non si può davvero pensare che il socialismo in Italia abbia un futuro guardando nella direzione dei Bertinotti o, peggio, dei Diliberto, anziché in quella dei Blair o degli Zapatero.

    Gianni De Michelis
    omar proietti

  2. #2
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    Se lo SDI di Boselli e’ stato sconfitto e severamente punito dal voto, ciò è avvenuto solo a causa delle sue scelte politiche anacronistiche e poco lungimiranti, perpetuate negli anni all’ombra degli ex-comunisti [..] fino alla colpevole estinzione di questi giorni.
    come può una persona in grado di leggere e scrivere, come certamente è l'estensore dell'articolo, sostenere che Boselli abbia pagato in queste elezioni il fatto di essere stato all'ombra degli ex-comunisti? Casomai i guai sono cominciati quando ha voluto distaccarsene (prima con la RnP, poi con il PS); a ben vedere, ci provò anche con il trifoglio (qualcuno se lo ricorda?)

  3. #3
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    Hai perfettamente ragione Lucifero; del resto il risultato dei socialisti era prevedibile.

  4. #4
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    Predefinito Per 9.000 voti Boselli ha perso il finanziamento pubblico...

    Per soli 9.000 voti Boselli ha perso il finanziamento pubblico. La spocchia pre-elettorale mostrata dai socialisti che non hanno voluto inserire nel loro simbolo la dicitura "Laici, liberali, repubblicani" li ha condannati a questa seconda sconfitta, forse anche più dolorosa dell'uscita di scena dal Parlamento. Noi del FUR e la Federazione dei Liberali avremmo tranquillamente garantito questi voti, che sono andati in larga misura al PLI dell'amico De Luca. Chi è causa del suo male pianga se stesso...

  5. #5
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    il PS secondo me ha sbagliato a connotarsi così socialista.

    Ma una volta fatto, Giuseppe, modificare il simbolo non era possibile, perché il PS non è un partito e non ha un padrone, e si reggeva su accordi sottoscritti da tutti.

    Forse avreste dovuto partire un po' prima.

    P.S.
    comunque mi sembra una ingiustizia (o un errore) che il finanziamento si basi sui soli dati italiani. sommando quelli starnieri, la percentuale sale oltre l'1% (numero ridicolo, ma non in un forum di repubblicani)

  6. #6
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    Il PS ha voluto giocare la carta dell'orgoglio socialista, ha perduto ed è stato cancellato. Questo dicono i numeri. Alla fine,tocca ammetterlo, vecchie volpi della politica come Giorgio La Malfa e Marco Pannella avevano capito meglio di altri come sarebbero andate le cose ed oggi grazie alla loro astuzia, anche un po' spregiudicata ovviamente, sono ancora in Parlamento(Pannella poi è riuscito a farsi "pagare" i pochissimi voti portati al PD con ben 9 parlamentari..direi che è stato un fenomeno come venditore del prodotto "Radicali"..). Purtroppo fuori da una possibile area di governo(perchè tale era stata vista anche l'alleanza PD-IDV) non c'erano elettori e solo grazie alla sua tradizione enorme(e ai voti di Cuffaro..) si è salvata la sola UDC. Nemmeno la migliore riedizione della Rosa nel Pugno sarebbe arrivata al 4% in queste elezioni, come invece sono straconvinto che anche lo scalcagnato PS alleato al PD avrebbe preso più del 2%(cosi' come l'IDV senza alleanza con PD avrebbe preso meno del 2% e qui ha sbagliato il PD a non fare completamente piazza pulita e a tenersi ancora Di Pietro..). Ora per il PS non resta che prendere atto dei numeri e sciogliersi dentro al PD cercando di farlo diventare un partito sullo stile del New Labour o del PSOE. Altre cose sarebbero una perdita di tempo.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da IX Febbraio Visualizza Messaggio
    Il PS ha voluto giocare la carta dell'orgoglio socialista, ha perduto ed è stato cancellato. Questo dicono i numeri. Alla fine,tocca ammetterlo, vecchie volpi della politica come Giorgio La Malfa e Marco Pannella avevano capito meglio di altri come sarebbero andate le cose
    Ferma restando la mia critica all'orgoglio socialista, il PS sapeva benissimo, come le vecchie volpi suddette, come sarebbero andate le cose (0.5% più o meno).
    Il fatto è che Pannella è potuto andare dentro il PD perché sapeva che sopravviverà comunque facendo politica a suo modo; LaMalfa, politica non ne fa, ma sta lì aspettando che passi la nottata.
    Il PS, pur partito "antico" come il PRI, è in una fase diversa, per cui immergersi adesso dentro il PD avrebbe signifiicato che il PS non doveva nascere proprio, visto che è nato per non affogarsi dentro il PD.
    Diversa era la alleanza in coalizione, ma quella non l'ha voluta il PD, che segue sempre quello che D'Alema disse più o meno a LaMalfa: (a senso) "se siete come noi non servite, se non siete come noi siete inutili"

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da IX Febbraio Visualizza Messaggio
    qui ha sbagliato il PD a non fare completamente piazza pulita e a tenersi ancora Di Pietro..).
    al PD dipietro serviva per non farsi attaccare in campagna elettorale da girotondini e giustizialisti.
    Pannella per non farsi attaccare sulla laicità.

    Lo scopo di entrambe queste alleanze era di stare tranquilli in campagna elettorale (pensate che pannella abbia portato più di 10 voti?);
    mentre lo scopo della non alleanza con il PS era di distruggerlo, perché la presenza di un PS per un partito passato dal comunismo all'anchismo è imbarazante.

    Il problema ora gli sorgerà dal fatto che ha fatto terra bruciata anche dove non voleva farne, cioè nella sinistra comunista, e questo mal glie ne incoglierà; ma questo è off-topic.

  9. #9
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    Si sa che i postcomunisti per riflesso antico nutrono il sogno dell'estinzione dei repubblicani e dei socialisti perchè da sempre sono quelli che in assoluto hanno odiato di più e di un odio viscerale ed antico. Io credo che il PS non si aspettasse un risultato cosi' modesto e penso che comunque ora tocchi al PS andare nel PD a costo zero o quasi. Cosi' come medesima sorte avranno i Verdi, quelli di Sinistra Democratica e di gran parte di Rifondazione. Sono partiti oramai solo di assessori e di consiglieri e li vedo già ora in Emilia Romagna cercare di riposizionarsi che il cadavere della Sinistra Arcobaleno è ancora caldo, figuriamoci tra sei mesi o un anno. Per i repubblicani spero che la sorte possa essere un po' diversa ma bisognerà lavorare davvero sodo e soprattutto cercare di interpretare bene quanto e come sia cambiata la politica italiani e gli elettori italiani.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da lucifero Visualizza Messaggio
    come può una persona in grado di leggere e scrivere, come certamente è l'estensore dell'articolo, sostenere che Boselli abbia pagato in queste elezioni il fatto di essere stato all'ombra degli ex-comunisti? Casomai i guai sono cominciati quando ha voluto distaccarsene (prima con la RnP, poi con il PS); a ben vedere, ci provò anche con il trifoglio (qualcuno se lo ricorda?)
    No,la vera domanda è come può una persona in grado di leggere e scrivere negare il fatto che Boselli abbia pagato la sua sudditanza agli ex-post comunisti.
    Ha per anni e anni portato avanti una linea politica non solo all'ombra degli ex comunisti,ma incredibilmente appiattita sia sulla logica bipolare e maggioritaria con per di più una del tutto acritica collocazione nell'Unione, sia sul sostegno altrettanto acritico, perfino all'ultimo disgraziato governo Prodi.L'unico segnale (peraltro molto relativo) di orgoglio e di autonomia politica,lo ha dato soltanto in queste elezioni e non- si badi bene- per scelta,ma per costrizione essendo stato abbandonato al suo destino e cioè preso a calci nel sedere, proprio dagli ex comunisti e dal resto dell'Unione Prodi compreso e cioè da coloro ai quali lui ha leccato il deredano in tutti questi anni, scodinzolando come un cagnolino in attesa che gli venga buttato l'osso.
    Non solo,ha scimmiottato pateticamente i radicali travestendosi da laicista integralista e mangiapreti da quattro soldi come fa notare anche De Michelis, per poi essere stato gettato a mare anche da quest'ultimi con tanto di relative derisioni.Vedi a questo proposito, gli attacchi che Pannella gli ha rivolto pochi giorni fa.
    Ma basta pensare al fatto che ha candidato a sindaco di Roma dico di Roma non di Roccacannuccia,un pagliaccio come Grillini.
    No,ha avuto esattamente quello che si è meritato anzi,lo ha avuto con incredibile ritardo.Se quelli rimasti o che rimarranno nel PS finalmente lo capiscono bene,altrimenti...affari loro.I primi segnali non sono incoraggianti perchè tra loro c'è addirittura qualcuno che vaneggiando in preda al delirio,avanza addirittura l'idea di una intesa con la sinistra comunista e radicale.
    Certo che se l'eventuale supposta rinascita dei socialisti verrà affidata ad Angius o a Spini, allora beh...il primo che verrà a parlarmi di dialogo dei repubblicani con i socialisti, si beccherà un tale vaffanculo che l'amministratore di POL mi bannerà in eterno!
    omar proietti

 

 
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