In realtà l'idea di rivoluzione permanente, o meglio di internazionalismo rivoluzionario, fu alla base dell'intero pensiero e operato di Lenin, che, come testimoniano i suoi discorsi pubblici oltre che i suoi scritti più celebri, intendeva spezzare in Russia l'anello debole dell'imperialismo europeo per propagare da quell'avamposto la rivoluzione, attraverso i partiti operai nazionali, tanto nell'Europa occidentale quanto nei Paesi coloniali, ben conscio che la rivoluzione socialista confinata in un Paese semifeudale e semianalfabeta sarebbe stata destinata al fallimento.
Il suo capolavoro strategico in questo senso fu la Terza Internazionale, alla cui costruzione dedicò le migliori energie e menti del partito bolscevico e dei giovani partiti comunisti europei e asiatici.
L'esportazione della rivoluzione (attraverso il consolidamento tattico-teorico e il coordinamento dei partiti comunisti mondiali) fu per Lenin una necessità, più che un presupposto teoretico, dal momento che la competizione con un sistema come quello capitalistico, 'internazionalista' per antonomasia, non poteva che realizzarsi sullo stesso terreno.
Penso che questo scorcio di secolo abbia sufficientemente dimostrato che
il socialismo, isolato e confinato in una enclave nazionale, può tutt'al più resistere, prolungare la sua agonia a prezzo di enormi sacrifici, ma alla fine deve cedere alla forza del capitale internazionale.





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