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Discussione: La razza ariana

  1. #11
    Klearchos
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    Leonella CARDARELLI, La civiltà indovedica.
    STORIA DELL’INDIA
    I libri di storia ci raccontano che la culla della civiltà è la Mesopotamia. In realtà il
    dinamismo delle sempre nuove scoperte ci porta a confutare questa annosa teoria e a
    spostare la culla della civiltà un po’ più ad est. Il problema fondamentale è che il
    paradigma dominante impiega molto tempo ad adattarsi alle nuove scoperte, quando ci si
    vuole adattare.
    Si suole dividere la storia dell’India in sette periodi:
    1)
    dal 3000 a.C al 1.500 a.C (periodo Harappa) nella valle dell’Indo, al confine con
    il Pakistan, si sviluppano le prime comunità indiane che daranno vita alle città di
    Harappa e Mohenjo-Daro, centri urbani altamente organizzati e specializzati in
    misurazione. La scrittura di Harappa è tuttora sconosciuta, non si può decifrare.
    2)
    dal 1.500 a.C. al 500 a.C. vi è stata la presunta invasione degli Ariani. E’ stato il
    linguista tedesco Muller a congetturare nel diciannovesimo secolo, tramite
    comparazioni delle lingue indoeuropee, l’esistenza di una civiltà denominata
    civiltà ariana. In seguito vedremo, però, che questa ipotesi non ha in realtà alcun
    fondamento scientifico né tanto meno archeologico.
    Secondo i libri di storia che hanno dato credito alla teoria di Muller il popolo
    ariano era un popolo che veniva dal nord ed era un popolo avanzato
    scientificamente. La civiltà ariana sarebbe stata una civiltà di pastori, che parlava
    il sanscrito per gli argomenti scientifici. Questa civiltà avrebbe distrutto la
    cultura di Harappa dopo averne assorbito le caratteristiche e avrebbe portato la
    sua civiltà in India
    3)
    dal 500 a.C. al 200 a.C nacquero e si diffusero il buddismo e il giainismo.
    Quest’ultima filosofia influì molto sulla matematica infatti quando morì la
    matematica vedica nacque la matematica giaina, che era al servizio della religione
    (gli Indiani erano molto precisi sia nei riti che nei calcoli, sia nella costruzione di
    templi sacri).
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    4)
    dal 200 a.C. al 400 d.C. gli Indiani ebbero i primi contatti con i Persiani e il
    mondo greco e subirono invasioni straniere. Fiorirono abbondantemente la
    cultura e la matematica e in quest’ultima disciplina, alla fine di questo periodo, si
    iniziò ad usare lo zero (la matematica indiana si contraddistingue per l’uso dello
    zero).
    5)
    dal 400 al 1200 la civiltà indiana fiorisce nella scienza, nella filosofia, nella
    medicina e nella letteratura. Nell’anno 1000 iniziano le invasioni musulmane.
    6)
    dal 1200 al 1700 nascono le prime dinastie musulmane e la comunità sikh.
    L’invasione musulmana durò fino al 1700 e cagionò la perdita definitiva di
    templi, monasteri, documenti e biblioteche
    7)
    Nel 1700 iniziò l’altrettanto devastante dominio britannico, chiamato Raj. Gli
    inglesi avevano intenzione di cristianizzare e modernizzare la civiltà hindu,
    creando una stirpe di ‘angloindiani’, cioè un popolo indiano di pelle e sangue ma
    inglese di mentalità. Il Raj britannico durò fino al 1947, anno della Dichiarazione
    d’indipendenza dell’India e del Pakistan
    In realtà tutte queste distinzioni (ognuno poi si crea le proprie) hanno semplice valore
    didattico, servono semplicemente a studiare ed inquadrare l’India in griglie concettuali
    che appartengono più a noi occidentali che agli Indiani nello specifico. L’India è
    portatrice di una conoscenza eterna definita sanathana dharma, una conoscenza contenuta
    e codificata nei libri sacri indiani che non possono essere catalogati storicamente in
    quanto essi non hanno uno svolgimento lineare. Nei testi sacri indiani ritroviamo i
    concetti e gli insegnamenti più antichi ma ugualmente le filosofie più attuali. C’è da porre
    anche in evidenza che la trasmissione del sapere in India avveniva solo per via orale e
    solo in tempi storici essa è stata trasferita in supporti scritti.. C’è infine da aggiungere
    che, storicamente, la civiltà indiana è anteriore al sopracitato 3000 a.C. in quanto i siti di
    Harappa e Mohenjo-daro rappresentano la fioritura finale di una civiltà molto più antica,
    iniziata con la città di Mehrgarh.
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    CONFUTAZIONE DELLA TEORIA DI MULLER
    La teoria della razza ariana fu creata dal linguista tedesco Max Muller nel diciannovesimo
    secolo. Muller morì all’alba del ventesimo secolo e nonostante le sue radici cristiane
    amava molto l’Oriente. Egli ha anche steso un’edizione critica del Rig-Veda (uno dei
    principali testi sacri indiani) e fu il fondatore della mitologia comparata. La razza ariana,
    però, così come la intendevano Muller e i suoi fautori, non è mai esistita o meglio: è
    esistita solo nella loro mente. Muller infatti, per elaborare la sua teoria di una razza ariana
    proveniente dal nord si è basato esclusivamente su comparazioni linguistiche. Possiamo
    osservare, infatti, che alcune parole sono linguisticamente simili in tutti i luoghi europei.
    Facciamo l’esempio di madre, esempio che ci fu proposto nel 1786 da Sir William Jones,
    studioso di sanscrito: questa parola è molto simile sia in latino (mater), sia in sanscrito
    (mata), in persiano (mathir), in francese (mère), in russo (matj), in armeno (mair), in
    olandese e fiammingo (moeder). E questi sono solo alcuni esempi.
    Di fronte a queste palesi somiglianze, da cui derivò la nascita della linguistica comparata,
    Muller è stato portato a congetturare la remota esistenza di un popolo comune diffuso in
    Europa. Gli studiosi ricostruirono non solo la lingua di questo presunto popolo ma
    anche la cultura. Questo popolo esisteva anche nella mente di Hitler e dei suoi fautori.
    Ma questo popolo inteso in tal modo è davvero esistito? O le cose stanno diversamente?
    Secondo alcuni studiosi, gnostici ad esempio, è possibile ricollegare la razza aria
    direttamente al mito di Atlandide. Facciamo un po’ di chiarezza per esulare da inutili
    fraintendimenti.
    Il popolo ariano che esisteva nella mente di questi studiosi non c’è mai stato ma in realtà
    è esistito molto tempo prima. Se accettiamo l’idea che sia esistito il popolo atlantideo
    possiamo comprendere come mai ogni popolo abbia parole etimologicamente e
    linguisticamente simili, possiamo comprendere come mai ogni popolo abbia sviluppato
    l’agricoltura e l’allevamento. Se accettiamo che i sopravvissuti di Atlantide (forse quelli
    che Bennet definisce “Maestri di saggezza”) abbiano cercato di adattarsi al nuovo
    scenario mondiale, non solo, ma di ricostituire le basi della conoscenza perduta,
    possiamo dire che il popolo che esisteva nella mente di Muller e dei suoi sostenitori è
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    esistito, sì, ma non era il popolo ariano proveniente dal nord quanto invece la civiltà
    atlantidea antidiluviana. Questo mito del popolo ariano attirò l’attenzione di Hitler in
    senso razzista e lui volle ricostruire questa razza ‘pura’ attraverso ciò che tutti noi
    tristemente conosciamo come nazismo. La parola ariano deriva da ‘arya’ che in sanscrito
    vuol dire nobile spiritualmente. La razza aria è la nostra razza: occidentale: africani,
    amerindiani, polari, orientali… siamo tutti ariani. La razza ariana (o aria) è la nostra
    razza, nata dopo quella atlantidea. Alcune fonti sostengono invece che la nostra razza si
    chiami razza aria in quanto è la prima a respirare l’aria, visto che in Atlantide vi era
    un’atmosfera acquosa.
    Vediamo ora per quali ragioni l’invasione ariana non si è mai verificata. In “Antica India
    la culla della civiltà” gli studiosi G. Feuerstein, S. Kak e D. Frawley ci forniscono ben
    diciotto argomentazioni che confutano la teoria di Muller.
    In questa sede esporrò solo le più significative:
    - i discendenti degli ariani (gli attuali indù) non hanno memoria di un’invasione ariana. A
    riguardo non vi è alcuna documentazione nei loro testi sacri,
    -i reperti archeologici ritrovati ad Harappa non fanno assolutamente pensare
    all’invasione,
    -sembra piuttosto che gli abitanti di Harappa si siano spostati a causa di cattive
    condizioni climatiche,
    - nessun testo sanscrito a noi pervenuto parla di un’invasione,
    - i documenti, i resti e la scrittura indiana presentano una forte continuità tra civiltà
    harappana e induismo post-vedico, senza interruzioni né invasioni. Connessioni esistono
    addirittura con la precedente civiltà legata alla città di Mehrgarh.
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    LA SPIRITUALITA’ DELL’INDIA E I TESTI SACRI
    I testi sacri indiani sono i Veda che si suddividono in quattro raccolte, dette Samhita, di
    inni e preghiere:
    - Rig-Veda, che contiene inni e preghiere da recitare durante riti e sacrifici,
    - Sama-Veda, che contiene melodie da cantare in specifiche occasioni,
    - Yajur-Veda, che contiene formule sacrificali per cerimonie,
    - Atharva-Veda, che contiene formule magiche ed incantesimi.
    La parola Veda deriva dalla radice sanscrita vid che significa conoscenza. Studio sui Veda
    I Veda sono incarnazione di ogni saggezza ed insegnano il modo di ottenere la purezza
    del cuore e di abbandonare le impurità. La loro rivelazione è ininterrotta ed infinita.
    L’importanza rivestita dai Veda è ufficialmente riconosciuta ma questi testi sono stati
    sottovalutati a lungo. Questa svalutazione è legata anche al fatto che il contenuto dei testi
    stessi è talmente profondo che per noi Occidentali è difficile comprenderlo ed è ancor
    più difficile tradurlo. Anche la datazione rappresenta un problema infatti essa è tuttora
    approssimativa e molto incerta. Possiamo dire che i Veda sono stati svalutati dal mondo
    occidentale anche perché a differenza della Bibbia non contengono molte nozioni
    storiche (è possibile ricostruire un’archeologia della Bibbia ma non un’archeologia
    vedica) tuttavia, in compenso, i Veda abbondano di profonde conoscenze religiose
    filosofiche e culturali che non possono passare inosservate. Non solo, ad una lettura più
    attenta si vanno scoprendo conoscenze scientifiche che solo oggi, alla luce delle più
    recenti scoperte, ci appaiono chiaramente..
    Leggendo i Veda si scopre che la manifestazione religiosa per eccellenza dei popoli
    vedici era il sacrificio. La religione ha sempre rivestito un ruolo preponderante all’interno
    della società indiana. I testi sacri sono scritti in sanscrito. Il sanscrito è una lingua che
    restò immutata a lungo, fino alla fine del 500 a. C. In realtà i Veda non nascono con il
    sanscrito, sono anzi anteriori allo stesso sanscrito, poiché essi sono il rifacimento di inni
    molto più antichi che si perdono nella notte dei tempi.
    Abbiamo poi dei poemi epici quali il Mahabharata ed il Ramayana, i Purana e i Vedanga
    che spiegano i Veda e che ne sono una sorta di appendice.
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    I Vedanga sono divisi in sei parti (a seconda dell’argomento: fonetica, grammatica,
    astronomia ecc.) e sono sotto forma di sutra, cioè un modo di scrivere breve e poetico,
    con nomi lunghi e quasi senza l’uso dei verbi (tipo aforismi). Lo scopo dei sutra era di
    rendere il sapere più facilmente memorizzabile. Le parti principali dei Vedanga sono i
    Sulbasutra e i Kulpasutra. Mentre i Kulpasutra riguardano la matematica vedica, i
    Sulbasutra, che si dividono a loro volta in tre capitoli, sono più specifici poiché
    contengono le conoscenze volte alla misurazione e alla costruzione delle figure
    geometriche degli altari per sacrifici. La precisione era assolutamente importante in
    quanto un’inesattezza avrebbe invalidato il rituale. Nei Sulbasutra viene enunciato il
    famoso Teorema di Pitagora, che gli Indiani conoscevano dall’800 a.C. I Sulbasutra
    forniscono spiegazioni per due tipi di rituale: quello familiare (che richiedeva altari
    quadrati e circolari) e quello di comunità (i cui altari erano più complessi). Troviamo
    anche testi sulle leggi, sulla politica e sulla medicina, ad esempio Il codice di Manu è uno
    dei più importanti trattati riguardante le leggi. Di rilevante importanza è il Vedanta, cioè
    la parte finale dei Veda, e le Upanishad che sono dei testi esoterici. Il Vedanta si enuclea
    nei sei sistemi filosofici indiani (dharshan), dove la speculazione raggiunge livelli
    elevatissimi.
    INDIA, CULLA DELLA MATEMATICA
    Noi crediamo che il nostro sistema di numerazione derivi dal mondo arabo. Invero
    deriva dal mondo indiano, gli arabi lo hanno diffuso e portato sino a noi. Il mondo
    occidentale, con il suo eurocentrismo e grecocentrismo ha fatto molta fatica a
    riconoscere il valore culturale e scientifico dell’India. A tutt’oggi c’è chi vuole ostinarsi a
    cercare di dimostrare che gli Indiani abbiano acquisito il loro sapere matematico dai
    Greci (visto che sia i Greci che gli Indiani conoscevano la funzione di seno e il teorema
    di Pitagora). Tuttavia dobbiamo ammettere che è stato il contrario, vale a dire che molte
    forme culturali greche sono state prese in prestito dall’India. Il popolo indiano era in
    grado di denominare numeri altissimi ed utilizzava il sistema decimale per qualsiasi cosa:
    per contare, per misurare le lunghezze e i pesi.
    I numeri indiani hanno conosciuto varie fasi:
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    1) numeri kharosthi (utilizzati prima del 300 a.C) erano numeri da 1 a 10 ma senza il 9,
    2) numeri brahmi (dal 300 a.C. circa al 500 d.C) era presente il 9 e c’erano anche dei
    segni per le potenze di 10 ,
    3) numeri gwalior (dal 500 d.C. circa) sono un’evoluzione del sistema numerico brahmi e
    comprendono anche il numero 0. Lo 0 veniva chiamato ‘sunya’ e faceva pensare agli
    Indiani ad uno spazio celeste infinito e vuoto. La parola sunya vuol dire vuoto ma il
    concetto di vuoto per gli Indiani è diverso da come lo intendiamo noi. Per gli Indiani il
    vuoto è divino, è l’incontro tra cielo e terra, tra mondo materiale e mondo spirituale. Si
    tratta di un sistema decimale posizionale ed i numeri sono molto simili ai nostri.
    Il sistema gwalior lo troviamo sugli scritti e sugli oggetti.
    Quest’ultimo sistema numerico venne poi preso in prestito dagli arabi, che lo affinarono
    e lo portarono in Europa dove si sono successivamente sviluppati i numeri come li
    conosciamo noi.
    Gli Indiani sono molto famosi anche per i loro mattoni, cotti in fornaci e costruiti con
    una tecnologia molto avanzata già dall’antichissima epoca harappana. Essi utilizzavano i
    mattoni per costruire gli altari. Questi mattoni avevano un rapporto perfetto tra altezza
    (4), larghezza (2) e spessore (1). I nostri mattoni hanno ereditato lo stesso rapporto. C’è
    da dire che nel modo in cui gli altari venivano assemblati, gli Indiani celavano
    conoscenze scientifiche e spirituali.
    LA SOCIETA’ INDIANA
    La società indiana è conosciuta per la divisione in caste. Negli antichi testi dei Veda (e
    dunque nel progetto originario della società indiana), la divisione in caste era intesa come
    un mezzo che consentiva all’uomo di esplicare al meglio le proprie qualità e tendenze. Si
    nasceva in una casta, poi si veniva valutati ed inseriti in un’altra casta, rispondente al
    proprio carattere.
    Le cose cambiarono a causa dei sacerdoti (brahamani,cioè gli intellettuali santi) i quali
    volevano preservare la purezza della loro casta. Così i criteri di passaggio da una casta
    all’altra divennero molto rigidi e già all’epoca di Buddha (500 a.C.) si doveva restare nella
    casta in cui si era nati. C’erano inoltre persone che non appartenevano ad alcuna casta in
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    quanto svolgevano dei lavori ritenuti ignobili come ad esempio i macellai, i cacciatori, i
    pescatori, i boia, i becchini ecc. Essi, che per mezzo del loro mestiere attentavano alla
    vita umana ed animale, venivano disprezzati in quanto la filosofia indù è rispettosa di
    ogni forma di vita. Queste persone erano appunto i fuori-casta e si dividevano in paria,
    chandala, mleccha e asceti. I paria erano quelli che attentavano alla vita umana e animale;
    i chandala erano una sotto-parte dei paria ed erano precisamente i boia e i becchini; i
    mleccha erano gli stranieri ma se si integravano venivano ben accettati (perché gli Indiani
    non sono razzisti); gli asceti sono coloro che rinunciavano ai beni materiali e quindi per
    forza maggiore non appartenevano ad alcuna casta.
    I chandala erano i più “emarginati”: vivevano in villaggi a parte e dovevano andare in
    giro facendo risuonare delle nacchere per avvertire del loro avvicinarsi. Loro infatti
    dovevano stare lontano dagli altri poiché si pensava che potessero contaminare il resto
    della popolazione. Addirittura gli uomini di casta non potevano neanche guardarli per
    paura di essere contaminati e se per caso accadeva si facevano dei riti purificatori: ci si
    voltava in fretta, si bagnavano gli occhi con acqua profumata per difendersi dal
    malocchio, ci si asteneva dal cibo e dai liquori per tutto il giorno. L’uomo di casta poteva
    avere persino paura di essere sfiorato dal vento che prima sarebbe potuto passare sul
    corpo di un chandala.
    Naturalmente se veniva ucciso un chandala, non succedeva nulla al suo assassino, come
    oggi non accade nulla a chi uccide o maltratta un individuo senza cittadinanza.
    Gandhi (1869-1948), oltre a desiderare un’organizzazione delle caste così com’era in
    origine, voleva che anche i fuori-casta occupassero un posto degno nella società e che
    non fossero considerati inferiori agli altri.
    Nella società indiana l’amministrazione della giustizia era affidata ai brahamana La
    divisione in caste è ancora attuale in India.
    Oggi la società indiana risente forse delle invasioni che hanno tentato di cambiarne un
    po’ l’aspetto, ma questo solo all’apparenza. L’India è una terra forte, prende il meglio
    dagli altri, ma non rinnega le proprie radici. Gli Indiani seguono una doppia legislazione:
    una interiore (regole divine, dharma) ed una esteriore (regole date dagli uomini per gli
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    uomini). La spiritualità non è vista in India come una cosa a sé stante bensì è parte
    integrante di ogni fattore culturale.
    Da noi Occidentali l’India è vista oggi come una terra povera, in realtà la vera ricchezza
    di questo paese è culturale, interiore e filosofica ed è dimostrata dall’aver difeso la loro
    antica tradizione nonostante i disagi climatici e le invasioni musulmane ed inglesi.
    Bibliografia:
    Daniélou A. (1971) Histoire de l’Inde, Librairie Arthème Fayard; trad. it (1984) Storia
    dell’India, Ubaldini editore, Roma
    Sublash K, Frawley D, Feurstein G (1995) In search of the cradle of civilization; trad. it (1999)
    Antica India la culla della civiltà, Sperling & Kupfer editori, Milano
    Altre fonti:
    Ferrini, M. (2001) Contesto e fonti della letteratura vedica, Centro studi Bhaktivedanta,
    Dipartimento di Scienze tradizionali dell’India, Perignano (PI)
    Ferrini, M. (2001) Introduzione alla psicologia dell’India. L’India e l’Occidente, Centro studi
    Bhaktivedanta, Dipartimento di Scienze tradizionali dell’India, Perignano (PI)
    Storia e teoria dei sistemi di calcolo e comunicazione (materiale didattico del corso Storia e teoria
    dei sistemi di calcolo e comunicazione, prof. Di Gregorio M., A.A. 2004/2005, Facoltà
    di Lettere e filosofia, Università degli studi di L’Aquila).

  2. #12

  3. #13
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da i'm the lord Visualizza Messaggio
    Che cosa intendi?
    Intendo dire, provocatoriamente ma anche simpaticamente, che non credo che il colore della pelle ed i tratti somatici facciano la differenza.

  4. #14
    Klearchos
    Ospite

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    LA GERMANIA OCCULTA: DALLA TEOSOFIA ALL'ARIOSOFIA (2\2)

    GLI INIZIATI: IEROFANTI ED ARCONTI
    Il parallelo tra le due correnti di pensiero può andare oltre, rilevando la presenza di una élite di iniziati o Ierofanti-Arconti all 'interno delle due associazioni che avevano il compito di guidare la società da una base occulta, manifestando la potenza degli insegnamenti segreti in una collettività organizzata.
    Il wotanismo listiano venne, dunque, concepito a due livelli, secondo il diffuso sentimento volkisch, una unione politica (pangermanesimo) di tutti i popoli di razza ariana con la conseguente dominazione ed estirpazione delle razze inferiori e la creazione della scienza esoterica degli Armani, il nucleo elitario guida spirituale occulta del nuovo Ordine germanico.
    Nella sua elaborazione dell' Armanesimo, List prese a prestito vari elementi dai Rosacroce, dalla scienza gnostica e dalla Massoneria.
    La struttura dell' élite ariana era ripartita in tre gradi: apprendista, compagno e maestro della gerarchia della Loggia.
    Ogni grado era caratterizzato da un certo livello di iniziazione alla gnosi e caratterizzato da simboli e parole specifiche.
    List aveva creato una vera e propria organizzazione religiosa con lo scopo di specializzare ulteriormente i gradi degli iniziati.
    Dopo i primi sette anni di noviziato in cui leggeva le saghe tradizionali come l' "Edda" e riceveva insegnamenti teosofici elementari, l'iniziato si recava in altri centri armanici per accrescere la sua conoscenza occulta dopodiché diveniva maestro e messo al corrente degli ultimi segreti della gnosi.
    List credeva che l'insegnamento segreto dell'antico Armanesimo si fosse tramandato segretamente dagli antichi Germani all'ordine dei cavalieri Templari e fosse proseguito fino ai maghi del Rinascimento e da essi a noi attraverso la mediazione di varie sette rosacrociane.
    Forme ermetiche di sapere gnostico si inserirono nella teologia degli Armani in varie forme, ad esempio la gerarchia cabalistica dei dieci gradi propria di alcuni gruppi Rosacroce che List assimilò nella sua gnosi occulta, ritenendoli esponenti della conoscenza antica del Germanesima.
    Cabala, Rosicrucianesimo, gnosi e in parte insegnamenti magici confluirono nell 'ideologia volkisch proprio grazie a Guido von List che ne operò un recupero strutturale, teso a ritrovare il vero significato occulto del sapere antico-germanico.
    Tuttavia il vero significatoCrell' arianesimo si doveva realizzare nella corrente politica detta pangermanista, cioè l'ideologia della Deutschland iiber alles (ovvero "Germania al di sopra di tutto") che spingeva verso una conquista totale dell 'Europa.

    LA TEOLOGIA DI VON LIEBENFELS
    Nato a Vienna nel 1874, Adolf Josef Lanz dopo una giovanile esperienza religiosa, in cui aveva svolto appassionate ricerche su testi gnostici e apocrifi, lasciò i voti e seguì la sua personale propensione verso una teologia gnostica e zoomorfa, in cui il male veniva ad identificarsi con le razze non ariane, e il bene con le fattezze dei biondi germani.
    Nel saggio "Teozoologia", ovvero l'eredità dei bruti sodomitici e l' "Electron degli dèi" (1905) Lanz utilizza teorie e fatti scientifici per consolidare le sue teorie razziali.
    Il suo interesse per le ultime scoperte come i raggi X, la radioattività, le radioonde, lo spinsero ad elaborare una singolare teologia scientifica in cui gli Dèi erano le più elevate forme di vita con poteri speciali di ricezione e trasmissione di segnali elettrici derivati da organi che si erano in seguito atrofizzati nelle ghiandole pituitaria e pineale.
    La regressione era derivata dall'unione degli uomini-dèi con gli uomini-bestie.
    La figura di Cristo colpisce Lanz che lo vede come puro esponente ariano, e interpretando frammenti apocrifi giunge ad asserire che i poteri di cui era dotato provenivano dall'Elektron divino, una sorta di forza cosmica simile al Fohat (la forza elettro-cosmica) blavatskiano.
    Il messaggio di salvezza del Cristo viene visto in funzione di una purificazione razziale della razza superiore aria, che avrebbe comportato la necessaria distruzione di un mondo corrotto per ripristinare l'etàdoro del Regno millenario.
    A tal scopo si sarebbe dovuta combattere una grandiosa crociata contro le razze inferiori, semitiche e slave, stabilendo un programma forzato di sterilizzazione e castrazione L'analogia con la dottrina geopolitica di Hitler è evidente.

    OSTARA, HITLER E ATLANTIDE
    Il periodico da lui fondato "Ostara" (dal nome della dea germanica della primavera) ebbe larga diffusione in Austria e Germania (raggiunse l'enorme tiratura di oltre 100.000 copie), Hitler stesso lo leggeva avidamente nella sua gioventù e si recò personalmente da Lanz per ottenere copie che mancavano alla sua collezione.
    Sulla rivista scrivevano iniziati e teosofi che inneggiavano alla ribellione contro le razze sub umane che stavano governando l'universo ariano.
    La salvezza derivava dall'attingere l'antica sapienza aria che era stata diffusa da antichissime civiltà come Lemuria e Atlantide.
    L'errore originale degli uomini-dèi era simile a quello di cui leggiamo in Genesi cap. 6, quando angeli scendono sulla terra e si accoppiano innaturalmente con donne umane.
    "Ostara" offriva una speranza di redenzione, grazie alla distruzione delle razze inferiori a favore della razza "degli uomini biondi".
    Lanz utilizzò nella sua teologia l'astrologia e definì una storia dell'Umanità come una guerra tra razze, il cui fine escatologico era chiaramente evidente nei suoi oroscopi.
    Per gli anni 1960-68 previde un'invasione mongola che avrebbe presagito la distruzione del sistema mondiale in favore di una rigenerazione razziale.
    A questa sarebbe seguito un nuovo millennio guidato da una sorta di Chiesa ariana, in cui una élite iniziata ai segreti ermetici del Germanesimo avrebbe guidato il mondo: una casta di monaci guerrieri come troveremo nell'Ordine Nero delle SS.
    Von Lanz fu influenzato anche dall'esempio dei cavalieri templari, anche perché il fondatore dell'Ordine Cistercense, di cui aveva fatto parte in gioventù, era quel Bernardo di Chiaravalle anima dell 'Ordine dei Cavalieri del Tempio.
    Nel 1907 Lanz fondò l'O.N.T. (Orda Navi Templi) che ebbe sede nel castello di Burg Werfenstein e il 25 dicembre dello stesso anno, giorno in cui il Sole torna a rinascere, alzò il vessillo dell'Ordine con uno swastika solare sulla bandiera.
    Lo scopo dell'Ordine era di promuovere la coscienza razziale tramite ricerche storico-archeologiche, studi religiosi e ripristino degli antichi rituali wotanici.
    Al castello si lavorò per creare un museo antropologico della razza ariana che sarà realizzato in seguito dal gruppo Ahnenerbe delle SS.
    Inoltre, si studiavano le scienze moderne per armonizzarle all'interno della teologia di Lanz, si celebravano feste solari e wotaniche cadenzate da un calendario spirituale e si svolgevano altre attività di tipo massonico.
    L'O.N.T. era diviso in vari gradi: presbitero, priore, semplice confratello e altri gradi differenziati dai simboli cuciti sulla tonaca.
    Nonostante la natura elitaria, le idee dell 'O.N.T. erano diffusissime in Germania ed Austria specialmente dopo la successiva elaborazione cristiana teozoologica, in cui il Graal veniva assimilato all'Electron, il potere divino degli ariani. Nel luglio del 1909 Hitler si recò a Werfenstein e venne ordinato da Lanz von Liebenfels Ordenbruder (confratello).
    Per gli anni a venire il Fuhrer cercò di mascherare questo incontro come pure gli elementi dell'ideologia segreta che dovevano manifestarsi essotericamente nei culti di massa e nella tecnologica applicazione delle teorie razziali di Lanz. Vater Georg, sopravvisse al suo ordenbruder e morì a Vienna il 22 aprile 1954.
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    di Pierluigi Tombetti
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  5. #15
    Klearchos
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    HITLER, IL CAUCASO E L'ASGARD DELLE ORIGINI (2\2)

    SANGUE PURO
    Ma abbiamo visto che i Ceceni non sono Indoeuropei: perché Hitler doveva interessarsi tanto al luogo dove abitavano, se essi non erano "Ariani puri"? La spiegazione ci viene data da German Rauschning, uomo politico tedesco che, fedelissimo di Hitler, era stato nominato Presidente del Senato della Città Libera di Danzica nel 1932, ma che nel 1938 aveva rotto bruscamente con il Fuhrer e si era rifugiato in Francia.
    Qui scrisse vari libri in cui svelava la vera, orribile natura del nazismo: il più famoso fu il libro "Hitler mi ha detto..".
    Il volume fece sensazione, ma non fu compreso a fondo.
    In esso Rauscbriing svelava che la vera idea di Hitler era quella di fondare una religione del "Sangue Puro", il cui dio sarebbe stato il vecchio dio germanico-scandinavo Odino/Wotan, e la cui ideologia sarebbe stata custodita e applicata da un'aristocrazia guerriera-le famigerate SS.
    Ora, Rauschning ci spiega che queste nefaste idee dovevano essere attuate da un certo Richard Walter Darre.
    Chi era costui? Agronomo, Darre era stato incaricato di fondare un' associazione di produttori agricoli nel 1933.
    In seguito, Hitler lo aveva nominato "Reichsbauerifiihrer" (ovvero "Dirigente imperiale delagricoltura") e "Reichsernerungsministr" ("Dirigente imperiale agli approvvigionamenti"), ma lo aveva fatto anche diventare "GrupperiFuhrer SS" (generale luogotenente delle SS), ed in questa veste Darre divenne il capo della "Direzione Centrale delle SS per i problemi della razza e dell' emigrazione".
    Egli scrisse anche molti libri sulla dottrina della razza, sul marxismo e sull'agricoltura. Ma cosa aveva a che fare un agronomo con la razza?
    Darre doveva selezionare la nuova razza pura usando i sistemi che si usano in agricoltura e in biologia per la selezione delle piante e degli animali, e, con l'approvazione di Himmler cominciò a raccogliere una cartoteca con i dati biologici ed ereditari dell'aristocrazia nazista, a cominciare dalle SS.
    Darre disse a Rauschning: "Qui nasce la nuova aristocrazia.
    Raccogliamo il sangue migliore.
    Certamente, è ben difficile che riusciamo a purificare il sangue di tutto il popolo tedesco.
    Ma la nuova aristocrazia germanica sarà di razza pura nel senso letterale della parola".
    Abbiamo notato che Darre riteneva difficile far sì che tutti i tedeschi divenissero Ariani puri.
    Ma che caratteristiche dovevano avere questi famosi Ariani puri? La risposta ci viene data da Hitler stesso: gli Ariani puri dovevano essere i portatori del "carattere nordico".
    Nel definire questo "carattere nordico", Hitlerusò i seguenti termini: "In tutte le nazioni, anche in quelle più antiche e solidamente organizzate, si svolgono processi di decadenza e ridistribuzione.
    La parte attiva della nazione, nordica, pronta alla lotta, si solleverà di nuovo e diventerà l'elemento che dominerà questi spregevoli commercianti e pacifisti, questi puritani e faccendoni".
    Questa parte "nordica" della nazione poteva essere tale solo in virtù del sangue, perché il nazismo legava i caratteri morali a quelli biologici.
    Il tipo perfetto dell'uomo "nordico" poteva essere solo il suo dio: Odino.
    ODINO IN ASIA MINORE
    Le antiche cronache germaniche narrano che "Sigge", capo della tribù asiatica degli Azer, nel sec. I d.c. aveva condotto la sua gente dalle rive del Mar Caspio fino al nord dell'Europa.
    Dopo essere giunto dal Mar Caspio al Mar Nero, da lì si era recato in Russia, dove aveva lasciato uno dei suoi figli quale governante; in seguito aveva fatto lo stesso in Sassonia e in Franconia (parte nord dell'attuale Baviera).
    Poi era passato in Danimarca, la quale aveva accolto come governante il suo quinto figlio, Skold, e da lì in Svezia, dove un certo Hilf lo aveva ricevuto con grandi onori.
    Sigge si fermò a reggere la Svezia, e proclamò sua capitale Sigtuna. Poi emise un codice di leggi, fondò i suoi misteri, assunse il nome di Odino e organizzò un gruppo di dodici sacerdoti, detti "Drottar" (che Himmler replicò a Wewelsburg), che celebravano cerimonie segrete.
    Se il "Paese di Azer" era fra il Mar Caspio ed il Mar Nero, vuoI dire che era nel Caucaso.
    È proprio questo territorio che, nella saga islandese "Edda" diventa "Asgarcf', cioè la "Città degli Dèi", situata sulle montagne meridionali "al di là del Don".
    Per essere più esatti, "Asgarcf' vuoI dire "Giardino degli Asi".
    Nella mitologia germanicoscandinava, gli "Asi" sono gli dei buoni, opposti ai "Vasi", i malvagi, che furono spodestati dagli Asi guidati da Odino.
    Da Asgard, nel Caucaso, gli Asi erano emigrati in Germania e in Scandinavia: dunque nel Caucaso si trovava il mitico giardino da cui si era diffusa la "nordica" razza ariana, che si identificava a livello di sangue coi propri antenati divinizzati.
    Ora cominciamo a capire cosa Hitler cercasse veramente sul Caucaso, oltre al petrolio per le sue armate! Ora comincia a chiarirsi il motivo di una incomprensibile impresa alpinistica in tempo di guerra! Era fondata l'idea di Hitler di cercare la terra d'origine della razza ariana e patria dell'archetipo Wotan/Odino? Non è un mistero che, prima delle grandi invasioni barbariche che fecero crollare l'Impero Romano, i Visigoti e gli Ostrogoti (due gruppi del popolo dei Goti) siano vissuti in Ucraina e Russia meridionale, tant'è vero che in Crimea si conservò sino al XVI secolo la lingua Crimeo-Gotica, derivante dal dialetto ostrogoto.
    Secondo i risultati della scienza storica ufficiale, i Goti erano arrivati in Ucraina e Russia meridionale dalla foce della Vistola, dove si erano stabiliti all'inizio dell'era cristiana.
    Ma da quale luogo erano giunti alle foci della Vistola? Non esiste una risposta univoca a questa domanda, ma l'autore medioevale Saxo Grammaticus e le saghe irlandesi ed islandesi indicano proprio nel Caucaso la patria primigenia dei Vichinghi e dei popoli germanici.
    Appunto per ritrovare le tracce perdute dell' eredità ariana, Darre aveva fondato, già nel 1933, la "Ahnenerbe" (letteralmente: "Eredità degli antenati"), un gruppo incaricato di cercare e studiare i reperti della "razza nordica indogermanica".
    Ma gli abitanti del "Paese di Azer" erano proprio indeuropei?
    Forse non nel senso che diamo noi oggi a questo termine.
    La radice "As" non è indoeuropea, e nelle lingue germaniche non vuoI dire nulla: però in ceceno "Asar" significa "ispirazione divina", ed in antico germanico il termine che indica l'intelletto e l'ispirazione è "Woda", relazionabile proprio al dio "Wotan/Odino" (interessante notare che "Asar" è anche il nome che gli egizi davano ad Osiride, il loro corrispondente di Odino N.d.R.).
    Ecco il significato del nuovo nome dato al dio "Sigge".
    Ma anche il nome "Sigge" deriverebbe dall'unione di due parole cecene: "zie" ("indagare", "cercare") e "ga" ("vedere").
    In tutti e due i casi, il nome di Sigge/Odino corrisponde alle qualità che gli venivano attribuite: mago, stregone e grande guerriero.
    Ma Hitler riteneva ugualmente i Ceceni indoeuropei, esprimendosi così: "Là, in Oriente, si è conservato un resto del/' antica germanizzazione del Caucaso settentrionale.
    I Ceceni sono una tribù ariana".
    Hitler lo credeva perché lo storico 1. Karst, nel 1931, aveva scritto che i Ceceni erano un ramo della "grande tribù iperborico-paleoasiatica", che aveva occupato gli spazi dal Turan [Asia centrale e Turkestan cinese] fino a Canaan attraverso la Mesopotamia settentrionale.
    Dall'altra, perché per Hitler il tipo "ariano-nordico" e quello "ebraico" erano sìtipi biologici, ma, ancora di più, tipi filosofici e religiosi.
    Questa credenza irrazionale in miti di tipo magico ebbe precise conseguenze sulla conduzione della guerra da parte di Hitler, influenzandone le scelte in modo ingiustificabile. Scrive Baksan: "Le due più alte vette del Caucaso - l' El' brus e il Kazbek - furono proclamate montagne sacre agli Ariani [...]. Il ritorno alla terra sacra del Caucaso divenne per i Tedeschi un atto di enorme significato simbolico, ed i Ceceni vennero ritenuti non solo custodi di questa terra sacra, ma anche portatori del sangue aria no primordiale. [...] La fede nell'Asgard del Caucaso si rivelò fatale [per HitlerJ.
    Dopo il raggiungimento di una delle due vette di Asgard, l' El' brus, Hitler scagliò le sue truppe contro Stalingrado, senza vestiti pesanti, senza lubrificante invernale, senza i dovuti rifornimenti e le dovute riserve. Come finì quest' attacco, lo sanno tutti".
    Venuto a conoscenza della sconfitta subita dal feldmaresciallo von Paulus a Stalingrado, Gobbels scrisse: "Cercate di capire! E' l'Idea stessa, il concetto stesso dell' Universo che viene sconfitto.
    Le forze spirituali saranno sbaragliate e si avvicina il momento del Giudizio Universale".
    In effetti, il 2 febbraio 1943 il giudizio sul nazismo era stato già emesso senza appello.
    E Asgard? Sono state trovate nella regione del Caucaso tracce archeologiche dell' antica presenza dei popoli germanici in quel territorio? Fino ad ora, no, sebbene poco prima di morire l'esploratore norvegese, Thor Reyerdahl (cfr. HERA n.30 pag. 14) ha lavorato sulla
    stessa convinzione di Hitler.
    Con l'archeologo russo Sergei Lukyashko, Reyerdahl ha trovato nei pressi del Mar Nero, proprio grazie alla saga dell' "Edda", insediamenti antichi che egli attribuiva ai precursori dei vichinghi nordici.
    Il suo scopo dichiarato era proprio quello di trovare la patria di Odino/Wotan (cfr. HERA n.19 pag.ll).
    La sua scomparsa e gli eventi bellici in corso in quella zona renderanno difficili, al momento, ricerche esaurienti.
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    di Pierluigi Tombetti
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  6. #16
    Klearchos
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    Il piano occulto. La setta segreta delle SS e la ricerca della razza ariana

    di Pringle Heather


    • Prezzo: € 29.00
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    Disponibilità: Normalmente disponibile in 1/2 giorni lavorativi

    http://www.libreriauniversitaria.it/.../9788871806150

  7. #17
    Klearchos
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    RAZZA ATTRAVERSO NAZISMO, SUPERUOMO E OLIMPIADI

    Il Nazismo fondava le proprie solide basi nel “Mein Kampf” l’opera che Hitler scrisse durante il suo anno di prigionia. Il testo riprendeva molto le teorie di Rosenberg e Chamberlain e affermava che tutte le vicende umane potessero essere interpretate come un eterno conflitto tra razze superiori, ariani, e razze inferiori, ebrei. Il concetto di razza doveva essere inteso proprio come biologico – genetico. A capo della razza ariana doveva esserci il Fuhrer, un capo capace di interpretare le esigenze del popolo
    Tutta la storia è solo espressione dell'eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l'espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L'unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. E la guerra è l'unica cosa che può dare un senso più nobile all'esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta “ariana" o "nordica" è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l'unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo.
    Hitler, per ottenere il massimo dalla sua propaganda politica, riuscì, tramite abili manipolazioni, a fare in modo che il suo pensiero, le sue folli convinzioni, avessero dei nobili precedenti nelle menti superiori dei più grandi filosofi tedeschi. Per questo nel suo libro, il Mein Kampf, si trovano numerose citazioni falsate e manipolate dei più grandi filosofi tedeschi, tra i quali spiccano Fichte, Hegel.
    Ma soprattutto, tra i più grandi filosofi, quello che viene strumentalizzato maggiormente è Nietzsche; molto spesso i suoi testi erano particolarmente ambigui e, l’aggiunta di qualche parola in determinati punti, poteva totalmente stravolgere il significato delle sue parole. Ed è proprio questo che si fece per la propaganda nazista.

    Nel superuomo, la propaganda nazista, riconosceva l’uomo ariano, il “magnifico bruto biondo, sfrenatamente avido di vittoria e di bottino”. Così in “Così parlò Zarathustra” un suo libro, ovviamente manipolato dai nazisti, si ritrovano riferimenti all’esaltazione della guerra: “Dovete amare la pace come mezzo per una nuova guerra, e la pace breve più di quella lunga...la guerra e il coraggio, hanno compiuto azioni più grandi della carità”. Così nella “Volontà di potenza”, si legge di una nuova razza che si stava formando, facendo riferimento al suo superuomo. Hitler si riconosce ampiamente in questo superuomo, che si eleva (ma che nella Nietzschiana concezione andava semplicemente oltre) al di sopra dell’uomo, e che, seguito da un’élite di uomini sarebbe diventato il padrone della terra.
    L’ideologia nazista lesse la teoria del superuomo in una chiave politica, essi credevano che il filosofo volesse in questo modo profetizzare e annunciare l’arrivo di una classe di persone degne di comandare sul mondo intero. Le stesse caratteristiche dell’ubermensch vennero enormemente fraintese dai nazisti. La “Morte di Dio”, uno dei capitoli più eccitanti e importanti della filosofia di Nietzsche, venne distrutta e stravolta per ridurla in smanie di potere da parte di qualche gerarca nazi-fascista. La morte di Dio di Nietzsche non è qualcosa di politico o sociale ma è qualcosa di altamente esistenziale che rappresenta il punto del divenire completo verso il raggiungimento dell’oltre-uomo, verso la consapevolezza della volontà di vivere. Dio è l’essenza degli ideali umani che hanno bloccato l’uomo nel suo eterno divenire, Dio è quelle certezze e valori assoluti che l’uomo nella sua storia si è posto d’innanzi al caos vitale. La morte di Dio è il bisogno di andare oltre, e non distruggere, a ciò che l’uomo ha creato per fermare il proprio divenire, è la necessità di porsi d’avanti alla vita nella sua completa essenza, nel riconoscere nella vita stessa terrena la volontà di vivere, identificata da Nietzsche, nella volontà di potenza. I nazisti intesero la “Morte di Dio” come la distruzione culturale e fisica dei valori, ritenuti da loro stessi, fittizi e non necessari; ponevano il passaggio della morte di Dio necessario per creare sulle macerie della vecchia morale, dei vecchi valori, delle vecchie certezze, una nuova etica e morale, degna di un superuomo; un etica capace di far raggiungere lo scopo della volontà di potenza. La volontà di potenza in Nietzsche è l’ergersi d’innanzi al caos della vita, è l’affermazione totale del proprio io verso l’esterno, è la consapevolezza di riuscire a vivere la propria vita e di accettarla senza nessun valore umano-metafisico, ma solo terreno. L’enorme impatto che ebbe questo annuncio nietzschiano fu causa dell’interpretazione errata; per comodità si cercò di dare una lettura politica e sociale, e si identificò nell’uomo che raggiunge la volontà di potenza, cioè il superuomo, quell’uomo che è capace per la sua forza di sopprimere gli altri e comandare sul mondo intero. L’ambiguità sfocia in tutta la sua totalità filosofica proprio nella volontà di potenza, come tutta la filosofia di Nietzsche anche la volontà di potenza diviene un oggetto del soggetto, una interpretazione libera e non un fatto assoluto che tuttavia non ci deve far perdere il valore in sé di questa filosofia di carattere “dinamitardo”, capace di distruggere e costruire con le fondamenta del vecchio il nuovo.

    Giulia Lucchini

    OLIMPIADI DI BERLINO 1936:
    PROPAGANDA DELLA RAZZA
    La città di Berlino fu scelta come sede dei Giochi olimpici del 1936 prima che Adolf Hitler diventasse cancelliere del Reich, e in un primo tempo il Führer non si dimostrò affatto entusiasta di ospitare “quell'indegno festival organizzato dagli Ebrei”. Ma cambiò idea quando qualcuno dei suoi collaboratori gli fece notare che le Olimpiadi avrebbero potuto diventare una formidabile arma di propaganda, mostrando al mondo la grandezza del popolo tedesco, la superiorità della razza ariana e la perfezione del modello statale fondato sulla dottrina del nazionalsocialismo. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi non bastava un’organizzazione precisa ed efficiente, occorrevano anche scenari grandiosi, cerimoniali altamente suggestivi e, naturalmente, il predominio sportivo degli atleti tedeschi. Hitler non badò a spese: fece costruire uno stadio della capienza di 100.000 spettatori, e accanto fu approntato un campo di parata dove si potevano riunire addirittura 500.000 persone. Queste due strutture facevano parte di un complesso denominato Reichssportfielde (campo sportivo del Reich), che aveva nel gigantismo il suo tratto dominante.
    La cerimonia di apertura si tenne il 1° agosto, in un tripudio di svastiche, con 120.000 persone che gridavano freneticamente “Heil Hitler”; il cerimoniale fu molto solenne e culminò con l’ingresso nello stadio di un tedoforo recante la fiaccola accesa a Olimpia e arrivata Berlino dopo un viaggio di 3.075 km grazie a staffette che avevano percorso 1 km a testa. Da allora tale procedura si sarebbe ripetuta a ogni edizione delle Olimpiadi.
    Dal punto di vista tecnico e organizzativo tutto funzionò alla perfezione, dallo svolgimento delle gare alla distribuzione del vitto agli atleti, dalle riprese televisive (le prime nella storia olimpica) a circuito chiuso alla pubblicazione di un bollettino quotidiano, l’Olympia Zeitung, stampato in 14 lingue con una tiratura di 300.000 copie. Il numero dei partecipanti raggiunse il numero iperbolico di 4066 (328 donne), in rappresentanza di 49 nazioni.L’indimenticabile dimostrazione di forza, che doveva stupire e intimorire il mondo, certo sarebbe rimasta incompleta (e in certo senso sarebbe stata vana) se i figli della Germania non avessero trionfato nelle competizioni sportive. Anche in questo senso la preparazione fu meticolosa, e culminò in un ritiro di tre mesi nella Foresta nera per tutti gli atleti della rappresentativa tedesca. I risultati furono più che soddisfacenti: alla fine il medagliere della Germania risultò il più ricco, con 36 medaglie d’oro contro le 24 degli Stati Uniti.



    L’ IMPREVISTO: JESSE OWENS
    Alla fine Hitler accettò che alle Olimpiadi partecipassero atleti neri e anche Ebrei e i Giochi si fecero anche se era chiaro che sarebbero stati una lotta per dimostrare la superiorità di una razza sulle altre. Le Olimpiadi di Berlino furono una manifestazione eccezionale dal punto di vista organizzativo e sportivo: per quindici giorni l’ attenzione del mondo si spostò sulla capitale tedesca e per il nazismo si rivelò una vittoria quasi su tutta la linea: la Germania vinse le Olimpiadi scalzando per la prima volta gli Stati Uniti, gli Italiani arrivarono terzi davanti ai Francesi e i Giapponesi quarti davanti agli Inglesi; in pratica i regimi dittatoriali sconfissero i paesi democratici, ma un episodio scalfì questa grande affermazione del Führer.
    La teoria predicata dal terzo Reich, circa la superiorità della razza ariana, subì un duro colpo di fronte alle imprese di un atleta del Michigan, Jesse Owens, il primo atleta di colore a ergersi protagonista assoluto nella storia dei Giochi.
    Per quattro volte Hitler dovette abbandonare lo stadio in fretta e furia pur di non stringere la mano al rappresentante di una razza ritenuta inferiore.
    Jesse Owens nasce nel 1913 a Danville in Alabama, di famiglia povera viene avvicinato agli studi solo grazie alle sue virtù atletiche. Ma questo giovane nero dal fisico non eccezionale è un buon investimento per l’ università statale dell’ Ohio. Quando, nel 1936, la selezione USA arriva in Germania per i Giochi Olimpici, Owens è tra gli atleti più attesi; e non delude: nonostante un clima poco favorevole ai successi degli atleti di colore, tutto lo stadio si alza in piedi per applaudire “lampo di ebano”.
    Owens vinse con facilità i 100m e i 200m e anche nel salto in lungò conquistò il successo dopo un’ accanita lotta contro l’ idolo di casa, il tedesco Luz Long. Proprio Long, atleta leale e sportivo vero, è il primo a complimentarsi con lui a fine gara. Ne esce un’ amicizia che si estenderà alla rispettive famiglie e che anche la morte di Long in guerra non incrinerà più.
    L’ oro nella staffetta 4x100 a tempo di record del mondo suggella la “sua” Olimpiade.
    Hitler si rifiuta di stringergli la mano, ma in patria Owens è festeggiato come un eroe popolare.
    Poi diventa professionista, ma nel 1956 a Melbourne ritorna alle Olimpiadi come rappresentante USA per volontà del presidente Eisenhower, che risponde così al vecchio rifiuto di Hitler.



    LENI RIEFENSTAHL: L’ ESTETA DEL NUOVO ORDINE
    Tutta la rassegna olimpica su seguita con grande impegno dai media dell’ epoca, in particolare Hitler commissionò alla regista Leni Riefenstahl la ripresa cinematografica dei Giochi, che rimane uno dei documenti più preziosi nella storia della cinematografia sportiva.
    La regista ebbe a disposizione dal regime hitleriano grandi mezzi (più di quaranta operatori, 500mila metri di pellicola per più di trecento ore di proiezione) e grazie a un montaggio creativo, ne ricavò uno splendido documentario in bianco e nero che trascende i limiti di un rapporto giornalistico per diventare una sorte di poema audiovisivo tra il mitico e il mistico.
    Olympia è una vera ovazione alla perfezione del corpo umano e alle potenzialità atletiche dello stesso. Potenzialità che devono avere una certa armonia classica, una bellezza dei movimenti che ricordi le migliori sculture greche.
    Nel lungometraggio, in cui di cui si celebrava il mito della superiorità della razza ariana, si può osservare la spettacolarizzazione delle masse che si contrappone ai ritratti degli atleti, simboli di bellezza fisica, dove l’ agone sportivo, i corpi perfetti servono a magnificare l’ individuo d’ eccezione per incarnare l’ uomo di una razza superiore e virile.
    Olympia non fu solo un resoconto dei giochi olimpici, ma monumento cinematografico allo sport, allo sforzo dell’ atleta, alla bellezza del corpo sulle stesse leggi naturali che, nate nell’ antichità, il nazismo aveva riscoperto nella sua magnificenza ed esaltato.




    http://www.leomajor.it/ipertesti/cor...cchini%201.htm

  8. #18
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    Non so voi ma io trovo la Bhagavadgita splendida.

    Non perché sia cruenta (lo è molto di più l'Antico Testamento, se è per questo), ma per quel suo distacco impassibile antitetico al pathos sentimentale evangelico e biblico.

    Questo a prescindere da qualsiasi partito preso.

  9. #19
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    Occhio a Wikipedia quando si parla di Razze e di Nazionalsocialismo


    Da wikipedia

    "Eugenetica nazista
    indica le politiche sociali razziste attuate dalla Germania nazista, aventi come fine il miglioramento della razza mediante l'eugenetica. In particolare essa era mirata a quanti furono identificati come "vite di nessun valore" (in Tedesco: Lebenunwertes Leben): devianti, "degenerati", dissidenti, ritardati e persone con difficoltà di apprendimento, omosessuali, persone pigre, malati mentali, religiosi, deboli ecc."

  10. #20
    Klearchos
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    Nazismo esoterico

    Pubblicato Settembre 15th, 2007
    da lucapq in Conoscenze altre
    Prendiamo le distanze da qualsiasi giudizio di carattere morale e politico. Allontaniamoci dagli aspetti del nazismo più meramente storici riguardanti battaglie, statistiche, numeri e analisi geopolitiche. Proviamo invece a osservare il fenomeno da un altro punto di vista e analizzarlo, se mi è concesso il termine, alla luce della definizione che ne diede Carl Gustav Jung. Il famoso psicoterapeuta svizzero apostrofò il nazionalsocialismo e l’ascesa di Hitler come una “psicosi di massa”, un’epidemia psichica la cui tensione ebbe sfogo con il regime totalitario.


    Ci sono aspetti poco accademici infatti, su cui gli storici tendono a glissare le loro analisi, che investono gli ambiti dell’occulto e dell’esoterico; sotto certi aspetti il nazismo non fu solo un movimento politico ma anche un’esperienza filosofica e panreligiosa, permeata da un forte substrato mistico, e vissuta in maniera totalizzante almeno da parte degli esponenti più di spicco dell’entourage di Hitler.
    L’ideale della razza ariana fu innanzitutto accompagnato dal risveglio del culto dell’archetipo Wotan / Odino, antico padrone del pantheon germanico e prosopopea del Dio guerriero e bellicoso, al fine di avviare un’unità politica e nazionale condivisa da una tradizione mitologica già consolidata per una maggior presa spirituale. Sacralità e belligeranza venivano a unirsi, sotto la guida dell’archetipo personificato da Hitler, in modo di ridestare l’anima del popolo tedesco.
    A questo si accostò anche la funzione esercitata dalla mistica musica di Richard Wagner. Dal “Parsifal” a “L’anello dei nibelunghi” il minimo comune denominatore è il cosiddetto völk, parola che si potrebbe tradurre con i termini razza e popolo, ma in italiano non esiste un significato corrispondente che unisca l’elemento biologico a quello culturale. Il völk possiede connotati che attraversano trasversalmente ambiti assai diversi: popolazione e territorio, cultura e l’anelito alla purezza di sangue. Insomma, un saldo legame fra individuo e una misteriosa “forza vitale” che plasma l’uomo germanico, ideale risvegliato dai movimenti romantici tedeschi e sfociato con il Terzo Reich di Hitler, detto anche regno dei Mille Anni, esattamente tanti quanti sarebbero dovuti durare nei loro progetti.
    Il sottofondo esoterico al movimento nazista-ariano fu offerto dalla teosofia di Madame Blavatsky, scuola filosofica che si poneva l’obiettivo di risvegliare le facoltà latenti dell’uomo per una maggiore consapevolezza spirituale e che affacciava i suoi interessi verso l’oriente asiatico. La svastica, conosciuta nella simbologia induista come segno solare e di fertilità, e i sincretismi religiosi, offerti dalla teosofia, ispirarono i fondatori e gli esponenti delle maggiori sette segrete ariane. Personaggi controversi come Guido Von List e Josef Lanz Von Liebenfels tracciarono una sottile linea di congiunzione fra il passato mitologico tedesco e moderne evocazioni orientalistiche legate alle aree geografiche del Tibet e del Caucaso. Nel primo caso si trattava della probabile ubicazione del mitico regno di Agartha e della sua capitale Shambala, dove, secondo la Blavatsky, una razza pura ariana si era mantenuta ancora intatta, nel secondo caso si sottolineava l’area di provenienza dei popoli ariani. Il Caucaso in special modo risulta essere piuttosto significativo, dato che è proprio da quel territorio che l’umanità rimosse i suoi primi passi dopo il diluvio universale. Questioni di rinascita quindi. Più affascinante può essere il discorso sulla svastica che Hitler elesse a simbolo dell’impero nazista. La simbologia Induista la vuole però rivolta in senso antiorario, ma questo simbolo possiede una tradizione molto più capillare: era conosciuta nel Nord America e nel Sud America, era chiamata “Croce di Thor” presso gli antichi pagani, ed era infine anche utilizzata dalla religione ebraica (!!). La svastica è quindi uno dei più antichi segni religiosi dell’umanità.
    La creazione di un’elite occulta era per tanto un punto di partenza obbligato per le mire espansionistiche politiche e soprattutto culturali e spirituali tedesche. Nel caso specifico, il braccio destro di Hitler, Heinrich Himmler, si occupò di questi aspetti facendo adattare una vecchio castello nella Westfalia, e più precisamente a Wewelsburg, a sede della accademia della SS, che dal punto di vista architettonico richiama proporzioni e forme esoteriche. Questo quindi era il centro simbolico dell’impero Nazista e qui venivano compiute cerimonie in particolari periodi dell’anno (durante i solstizi per esempio) con varie ricorrenze numeriche (il numero 12). Proprio da questo punto il Nuovo Ordine nazista avrebbe compiuto i primi passi per la divulgazione essoterica dei principi ariani. Secondo la geomanzia, le linee energetiche terrestri che passano attraverso i territori tedeschi favorirebbero proprio il punto dove sorge il castello di Wewelsburg la cui forma ricorda quella di una freccia. Più precisamente il significato occulto di tale conformazione architettonica richiama la Lancia di Longino, l’arma del centurione romano che ferì il costato di Cristo morente sulla croce.
    Nel progetto di Himmler, parallelo alla formazione dei soldati della SS, c’era quindi la formazione di un nucleo scelto di dodici fedelissimi generali (12 come gli apostoli ricordiamo) che praticavano la meditazione runica. Questa pratica consisteva nell’uso delle rune per un sistema di meditazione yoga che, incanalando le energie attraverso tutti gli organi più importanti, corrispondenti ciascuno a un particolare chackra, consentiva di raggiungere l’immortalità, lo stato di Superuomo. Un connubio fra riflessione pranayama e simbologia runica. In questa panreligione veniva anche enfatizzata l’esaltazione della natura in tutti i suoi aspetti, anche quella sessuale, e l’eredità ancestrale degli antiche popolazioni germaniche veniva assimilata attraverso gli stessi simboli pagani runici precristiani di morte e rinascita iniziatica. Ricordiamo ancora: questione di rinascita quindi; simbolica, fisica, spirituale e politica.
    I fedelissimi di Himmler erano concepiti come uomini soldato (Superuomini) che ricordano i cavalieri teutonici e forse più da vicino, per altri aspetti, i Gesuiti. Insomma, un Nuovo Ordine cavalleresco religioso che praticava i propri riti nella cripta più a nord del Castello di Wewelsburg, chiamata guardacaso Walhalla, come il paradiso degli antichi guerrieri germanici.
    Entrando maggiormente nello specifico mi soffermo ora sulla Thule, la più importante setta segreta del periodo nazista. Nata nel 1919 a Berlino, questa loggia offrì uomini, idee e simboli (la svastica) al nascente Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi guidata da Hitler. Il nome deriva, non a caso, dalla originaria patria della mitica razza degli Iperborei, e corrisponde all’Eden dell’età dell’oro delle antiche popolazioni germaniche. Thule era situata a nord, e proprio in quella direzione puntava la fortezza di Wewelsburg, come abbiamo precedentemente detto. All’Accademia del castello lo studio era rivolto principalmente alla ricerca del popolo degli Ariani, e proprio da questo punto partiva la caccia dei nazisti in diverse parti del mondo: dall’Antartide al Tibet, fino alla Piana di Giza. In Egitto, si dice, che Rommel fosse impegnato nella ricerca del mitico “Libro dei misteri di Thot” scritto da una popolazione pre-egiziana e collocato proprio nella Camera della Regina della Piramide di Cheope.
    Le ricerche comunque erano rivolte anche verso altre obiettivi come per esempio l’Arca dell’Alleanza, il Santo Graal e tutti quei manufatti cristiani che si dice fossero entrati in contatto con Cristo. Infatti, secondo la loro visione del mondo, il figlio di Dio era uno dei rappresentanti della pura razza ariana e possedere una reliquia di tale genere significava per i nazisti entrare in diretto contatto spirituale con i loro degni e unici progenitori.
    Anche questo è stato il nazismo.



    http://www.heyokeproject.com/nazismo-esoterico/

 

 
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