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  1. #11
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    probabilmente è vero quello che dice fdw.

    I giudici pagano meno i loro errori di altre categorie,e questo in parte è anche giustificato,in considerazione del fatto che spesso non esiste un'unica valutazione certa e inequivocabile dei fatti,e in considerazione del fatto,che ad esempio l'errore è fisiologicamente considerato dal sistema che ad esempio prevede proprio a garanzia 3 gradi di giudizio.

    Il punto è intendersi su quali siano gli errori,non certo quelli dei quali spesso sono additati populisticamente dai vari analfabeti come Massimo Giletti,o Castelli.

    Ad esempio : il giudice che ha impiegato 7 anni per scrivere una sentenza ha compiuto una negligenza ed infatti è stato punito dal Csm.

    Mentre che siano da punire ad esempio magistrati di sorveglianza che liberano persone che poi commettono reati è tutto da vedere,perchè la valutazione dei giudici di sorveglianza è a priori ,non a posteriori ed è una valutazione prognostica,quindi sul futuro.

    Nel caso dell'articolo di cui sopra bisognerebbe conoscere meglio i fatti,ma effettivamente potrebbe esserci delle negligenze..

  2. #12
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    Questo Pinatto aveva 3 mesi di tempo per motivare la sentenza e non l'ha fatto e intanto non si sa cosa cavolo d'altro ha combinato in quei tre mesi!
    Perdere in tutto 4 mesi di anzianità è una grande pena!
    Che schifo.

  3. #13
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    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/2898/48/

    Mafia, la porta girevole delle scarcerazioni
    di Marzio Tristano - 6 aprile 2008
    In Sicilia allarme giustizia-lumaca: da Riina jr ai boss di Messina tutti tornano in libertà. E adesso si muove il Guardasigilli Scotti

    A GELA un giudice dopo sette anni non deposita le motivazioni di una sentenza, viene trasferito ad un altro ufficio e, quando il caso viene sollevato, si precipita in Sicilia per redigere il verdetto in fretta e furia. A Palermo scadono i termini per la custodia cautelare
    di Giuseppe Riina, figlio del capo di Cosa Nostra Salvatore e per lui si aprono le porte del carcere con il ritorno a casa. A Messina i giudici di primo grado non riescono a trasmettere in tempo utile le carte del processo Mare Nostrum alle cosche peloritane, finito con una raffica di condanne, anche all'ergastolo e 12 pericolosi boss mafiosi, dei quali uno condannato a cinque ergastoli, riacquistano la libertà. Sul versante della giustizia ormai è emergenza scarcerazioni, per le disfunzioni registrate negli uffici giudiziari italiani. E proprio ieri il Guardasigilli Luigi Scotti, ha chiesto informazioni urgenti al presidente della Corte di Appello di Messina sulla scarcerazione di 12 boss di Cosa Nostra, tra cui Vincenzo Galati Giordano, Giovanni Aspa e uno dei fratelli Contempo Scavo, tornati in libertà per scadenza dei termini. Il ministro vuole vederci chiaro sui tempi delle singole cadenze processuali e del passaggio dei fascicoli da un grado di giudizio all'altro, e intende sapere se si siano verificati eventuali disfunzioni nella gestione dell'iter del procedimento. L'allarme era stato lanciato pochi giorni fa dal Silp-Cgil. Il sindacato di polizia aveva denunciato in una nota, «le facili scarcerazioni di importanti boss per decorrenza dei termini di custodia cautelare, criticando i tempi inaccettabili della giustizia nella città dello Stretto».
    Ma che cosa è successo a Messina? Sembra che la sentenza del processo Mare Nostrum, concluso una raffica di condanne, sia stata depositata dopo circa un anno, tempo impiegato da giudice estensore della sentenza e ritenuto tutto sommato compatibile con la mole delle carte processuali esaminate. Da quel momento, però, la macchina giudiziaria si è inceppata, e nessuno ha trasmesso il fascicolo processuale alla corte di assise di appello che, fissando la prima udienza, avrebbe potuto chiedere l'applicazione della legge sul congelamento dei termini di custodia cautelare bloccando così le scarcerazioni. «Non è più tollerabile che la giustizia messinese non riesca a fissare una data di un processo in secondo grado, causando così la decorrenza dei termini di carcerazione - è scritto nella nota del Silp - tutto ciò annulla il lungo e pericoloso lavoro intrapreso in questi anni dalle forze dell'ordine e dalle associazioni Antiracket per dare maggiore fiducia ed assistenza ai commercianti onesti che decidono di denunciare gli estortori». Tra i boss scarcerati, infatti, figurano anche alcuni pericolosi esponenti delle cosche tortoriciane, Galati Giordano e Contempo Scavo, che negli anni '90 terrorizzarono il comprensorio nebrodita dando vita, per reazione, al movimento antiracket guidato da Tano Grasso. Sulla vicenda il Silp-Cgil ha chiesto «l'intervento del prefetto di Messina affinchè riunisca urgentemente il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica».
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  4. #14
    Sospeso/a
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21 Visualizza Messaggio

    Ad esempio : il giudice che ha impiegato 7 anni per scrivere una sentenza ha compiuto una negligenza ed infatti è stato punito dal Csm.

    e..
    No, guarda, se ti riferisci a Pinatto, non l'ha ancora motivata ad oggi!

    ...e dove sarebbe la punizione che rende giustizia?
    I 4 mesi in totale della perdita di anzianità valgono l'avere dei mafiosi giudicati da Pinatto colpevole, in libertà?

  5. #15
    naufrago
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    E quest'andazzo non è cosa nuova:

    http://archiviostorico.corriere.it/1...04307554.shtml


    CALABRIA, L' ALLARME DEL PROCURATORE AGGIUNTO BOEMI

    " I mafiosi scarcerati? Presto ce ne saranno altri "

    "I mafiosi scarcerati? Presto ce ne saranno altri" REGGIO CALABRIA - Non sa a che santo rivolgersi Salvatore Boemi, procuratore antimafia aggiunto di Reggio Calabria. Ancora scossa dalla clamorosa sentenza che ha assolto i vertici della "cupola" palermitana accusati dell'omicidio del procuratore generale della Cassazione Antonino Scopelliti, la Procura reggina subisce il kappao' con la scarcerazione, per decorrenza dei termini di custodia cautelare, di 62 imputati accusati di associazione a delinquere. Personaggi di grande spessore criminale coinvolti nella maxi - inchiesta denominata "Olimpia 1", la piu' estesa indagine mai svolta sulla 'ndrangheta, che ha portato in galera cinquecento persone. Venti delle 62 persone raggiunte dal provvedimento di custodia hanno lasciato il carcere. Tra queste, boss del calibro di Antonio Nirta, indicato come il patriarca della 'ndrangheta di San Luca; Pasquale Festa, ritenuto il capo di una delle piu' temibili cosche che operano a Reggio Calabria; Antonino Modapperi, cognato di Santo Araniti, uno dei presunti mandanti dell'omicidio Ligato; Giovanbattista Fracapane, incriminato come luogotenente del padrino reggino Paolo De Stefano. La scarcerazione poteva scattare anche per altri 42 indagati che pero' restano in stato di detenzione perche' imputati in altri procedimenti. Salvatore Boemi parla di giustizia in panne, di sconfitta finale. Il procuratore aggiunto tira in ballo le deficienze del Codice di procedura penale: "Un rito pensato per un criminale anglosassone. + difficile gestire con queste norme il reato associativo. I processi non si riescono a fare, si rischia di non farli mai e quando si riesce a iniziare qualche dibattimento, lo si fa a gabbie vuote, senza imputati". Lo sfogo di Salvatore Boemi trova riscontro nella situazione che rischia di travolgere l'amministrazione della giustizia a Reggio Calabria. Alle 62 persone per le quali sono scaduti i termini di carcerazione, presto si aggiungeranno molti altri presunti boss. A cominciare da Giorgio De Stefano, l'avvocato, il capo del fronte destefaniano. Un vero osso duro per gli investigatori, considerato la mente economica e criminale del gruppo oggi piu' omogeneo in provincia. Anche per lui il 1o luglio si apriranno le porte del carcere con la stessa motivazione degli altri: scadenza dei termini di custodia cautelare. Un provvedimento che ha gia' rimesso in liberta' Mico Libbri, capo carismatico delle cosche reggine, oggi anche lui - secondo gli inquirenti - al vertice di una delle piu' potenti famiglie mafiose. E come non ricordare la data del 3 giugno prossimo. Cinquanta esponenti della cosca Latella potranno ritornare liberi per scadenza del termine massimo della custodia cautelare: per ognuno di loro il pm ha chiesto l'ergastolo, con imputazioni che vanno dall'omicidio all'associazione a delinquere di stampo mafioso. Solo 35 giorni dunque di tempo per evitare che tutto cio' accada. "Non mi faccio illusioni - spiega Boemi -, si profila un'altra sconfitta". I pm hanno ingaggiato una corsa contro il tempo, nella speranza anche di chiudere i dibattimenti prima che tutto venga vanificato dalle scarcerazioni. Ma a rendere quasi tragicomico questo braccio di ferro che vede impegnata su tutti i fronti la magistratura reggina, c'e' stato ieri un imprevisto che rischia di rendere vani i tentativi di concludere nei termini il processo Latella. Il furgone blindato che conduceva Giacomo Latella, considerato il capo della omonima cosca, all'aula bunker di Reggio Calabria ha subito un incidente. Il presunto boss ha riportato la frattura dell'omero: 45 giorni di guarigione. Latella ha gia' fatto sapere attraverso i suoi legali di voler presenziare al dibattimento. Questo significa che il processo alla cosca subira' un forzato rinvio. L'equivalente dell'ennesima mazzata per il calendario processuale e per la speranza di riportare un po' d'ordine in una situazione sempre piu' caotica.
    Macri' Carlo

    Pagina 6
    (30 aprile 1998) - Corriere della Sera

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Questo Pinatto aveva 3 mesi di tempo per motivare la sentenza e non l'ha fatto e intanto non si sa cosa cavolo d'altro ha combinato in quei tre mesi!
    in Italia abbiamo 16.000 magistrati divisi in 146 procure che lavorano praticamente giorno e notte coi fondi dimezzati all'epoca da Castelli.
    Lui Pinatto, tu Pinotto.

  7. #17
    Sospeso/a
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    in Italia abbiamo 16.000 magistrati divisi in 146 procure che lavorano praticamente giorno e notte coi fondi dimezzati all'epoca da Castelli.
    Lui Pinatto, tu Pinotto.
    Cosa io sia per te non ha importanza, ma veramente Pinatto - col sistema giuridico pur dimezzato da Castelli -, ha tempo di condannare a 24 anni i mafiosi e poi non ha tempo di scrivere la motivazione?
    Ma se li ha condannati, una motivazione o delle motivazioni ci devono pure essere state: non è che si doveva poi inventare chissà cosa nello scriverle!

    Doveva correre dietro ai ragazzini ladri?
    Che indaghino cosa ha fatto Pinatto in quel periodo che non ha potuto scrivere la motivazione in tre mesi per dei personaggi così pericolosi!

    Non ci vuole molto!
    Solo serietà nel proprio lavoro!

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Cosa io sia per te non ha importanza, ma veramente Pinatto - col sistema giuridico pur dimezzato da Castelli -, ha tempo di condannare a 24 anni i mafiosi e poi non ha tempo di scrivere la motivazione?
    ogni sentenza ha una motivazione, che il giudice deve redigere in buon italiano, e deve scrivere tutto, ma proprio tutto, pena decadenza della sentenza.
    Quella per la prescrizione di Andreotti era di 900 pagine. Poche?

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Solo serietà nel proprio lavoro!
    certo, come no, col ministro che ti dimezza i fondi e il premier che ti insulta e ti dà del pazzo, mentre la stampa di sua proprietà ti dpinge come un corrotto politicizzato, e tu devi lavorare seriamente

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    certo, come no, col ministro che ti dimezza i fondi e il premier che ti insulta e ti dà del pazzo, mentre la stampa di sua proprietà ti dpinge come un corrotto politicizzato, e tu devi lavorare seriamente
    Ma perché generalizzi buttando tutto in politica?
    Pinatto aveva o no condannati i processati?
    Aveva in sé stesso motivato la sentenza?
    Non doveva solo scriverla nei tre mesi?
    E allora, cosa tiri fuori i tagli?
    Ma per caso eri il suo scribacchino e ti ha licenziato?

 

 
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