http://www.ansa.it/site/notizie/regi...106206063.html
» 2008-05-06 12:44
Rapine in villa: quattro scarcerati per decorrenza termini
Vittime furti, 'ci sentiamo presi in giro e abbiamo paura'
(ANSA) - BRESCIA, 6 MAG - Scarcerati per decorrenza dei termini, 4 dei presunti responsabili di alcune rapine in villa l'anno scorso nel Bresciano e nel Bergamasco. Erano finiti in manette prima due kosovari e un romeno, poi altri due kosovari. Dei cinque arrestati uno ha patteggiato, e gli altri sono stati scarcerati nei giorni scorsi. Un provvedimento che pero' non e' stato accettato dalle vittime delle rapine, che hanno commentato: ci sentiamo presi in giro e adesso che sono liberi abbiamo paura'.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200805articoli/32569girata.asp
6/5/2008 (15:18) - UN GRUPPO DI KOSOVARI CHE RAPINAVA VILLE
Polemica a Brescia, scarcerati quattro rapinatori per decorrenza dei termini
Il pm non ha chiesto né il rinvio a giudizio né la proroga. Tarquini: «Inammissibile». La rabbia delle vittime:«Ci sentiamo presi in grio»
BRESCIA
In carcere ci sono rimasti un anno. Ma poi hanno potuto uscire, per decorrenza termini, con il solo obbligo giornaliero di firma e di dimora imposto dal gip. Ma uno di loro è già "irreperibile" e nuovamente ricercato. È destinato a far discutere il caso di quattro kosovari accusati di aver messo a punto, nell’aprile dello scorso anno, ben quattro rapine ’violentè in ville dislocate sull’asse Bergamo-Brescia, scarcerati nei giorni scorsi perchè, a quanto pare, qualcosa si è bloccato nella macchina della giustizia.
Alla Procura di Brescia il magistrato titolare del fascicolo, stando alle prime informazioni, non ha provveduto nè a chiedere un supplemento di indagini a carico dei quattro rapinatori, nè a formalizzare una richiesta di rinvio a giudizio. Eppure, su di loro, gli elementi raccolti al momento dell’arresto erano già indicativi e se non bastasse un loro complice, il quinto della banda che aveva terrorizzato una serie di vittime, aveva patteggiato la pena riconoscendo di fatto la sua responsabilità rispetto alle accuse che erano state mosse a lui come agli altri. Ma qualcosa non ha funzionato. Qualcosa che ora il procuratore capo Giancarlo Tarquini intende chiarire fino in fondo. E mentre la politica grida allo scandalo, e c’è già chi suggerisce un invio urgente degli ispettori di via Arenula in Tribunale, a Brescia, il capo della procura ha chiesto una relazione dettagliata al suo sostituto e alla Procura Generale per comprendere come un simile episodio sia potuto succedere. È lui, Giancarlo Tarquini, il più indignato per quanto è accaduto.
Al telefono il magistrato definisce l’episodio «inammissibile». Spiega che «c’è stato un anno di tempo e i processi a carico di detenuti vanno celebrati nel più breve tempo possibile». Lui, sottolinea, di tutto questo «non ne sapeva assolutamente niente». E, di fronte alle notizie di stampa, non può che sprimere «un grande stupore». Tra il 25 aprile e il 1 maggio dello scorso anno la banda di kosovari aveva gettato il terrore tra Bergamo e Brescia. A loro gli inquirenti avevano attribuito almeno quattro rapine in villa dai contorni drammatici. La prima era avvenuta a Coccaglio, in provincia di Brescia, dove la banda era arrivata al punto di sparare e prendere a sassate i proprietari di un’abitazione che li avevano sorpresi a rubare a casa loro. Le successive due ’azionì contestate ai quattro kosovari erano avvenute nei giorni successivi, sempre di notte, nella bergamasca, a Credaro e a Cologno al Serio. E anche in quest’ultimo caso tra il proprietario della villa presa di mira e i ’banditì si era scatenato un conflitto a fuoco.
L’ultimo "colpo", in particolare, aveva rischiato di finire in tragedia. In quest’ultimo caso le due vittime, Fausto Brunelli e la moglie Lina erano stati aggrediti a Lonato, frazione di Brescia, mentre tornavano a casa dopo aver chiuso il loro bar. Lui era alla guida di un furgone, lei di una Lancia. Si erano ritrovati davanti a casa senza essersi accorti di chi li stava seguendo. I ’banditì li hanno affrontati a volto coperto, armati di una pistola e di un coltello. Uno di loro prese in ostaggio la donna, costretta a trattenersi all’interno dell’auto, in un prato, a cento metri dalla sua casa sotto la minaccia di un coltello alla gola. Gli altri hanno costretto l’uomo ad aprire il cancello e la porta di casa. Momenti di terrore che erano costati alla donna un infarto e un ricovero in terapia intensiva agli Ospedali Civili di Brescia. I carabinieri della compagnia di Chiari li avevano arrestati quella stessa notte, bloccandoli mentre si davano alla fuga a bordo di un’auto sulla quale erano stati trovati circa otto mila euro, alcuni dollari in contanti e dei gioielli. A finire subito in carcere erano stati in tre, due kosovari e un romeno. Poi, a "raggiungerli", erano stati altri due complici, due cugini, entrambi muratori, di età compresa tra i 29 e i 36 anni, anche loro kosovari.
Ora le vittime hanno paura. «Mia moglie -ha avuto modo di dichiarare Fausto Brunelli- dopo quella vicenda ebbe prima un infarto, poi una ricaduta. Ora viviamo nel terrore». Intanto da più parti si levano cori di protesta per quanto è accaduto. Il consigliere regionale lombardo della Lega Nord, Daniele Belotti ha inviato un esposto al Ministero della Giustizia con la quale chiede di «verificare con un’ispezione l’attività della Procura di Brescia al fine di individuare eventuali responsabilità» e perchè «venga fatta pubblicamente luce da parte della Procura bresciana o dagli ispettori ministeriali sui fatti che hanno portato alla scarcerazione dei 4 presunti rapinatori.» «Sono profondamente sconcertato -ha dichiarato Belotti- ed amareggiato per la scarcerazione di quattro presunti rapinatori kossovari per decorrenza dei termini. Purtroppo quanto è avvenuto non rappresenta un episodio isolato, visto che solo nelle ultime settimane sono emersi i casi di uno stupratore marocchino rilasciato a Padova e di nove spacciatori rilasciati a Bergamo per un difetto di notifica. Si tratta di episodi di malagiustizia che fanno crollare la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini , ma anche delle forze dell’ordine che vedono i loro sforzi vanificati dall’inefficienza altrui».
Semplicemente INDECENTE. E' ora che i giudici rispondano delle loro azioni, altrimenti il comune senso di insicurezza e sfiducia nella giustizia non farà altro che aumentare esponenzialmente.




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