21/5/2008
Per Veltroni la strategia di Zapatero
FRANCESCO RAMELLA
L’incontro di venerdì scorso tra Berlusconi e Veltroni segna il primo passo concreto verso un nuovo stile di rapporti tra maggioranza e opposizione. La strategia del dialogo inaugurata dal segretario del Pd ricorda molto quella di Zapatero all’indomani della disfatta del Partito socialista (Psoe) nelle elezioni del 2000. Una sconfitta che consegna al Partito popolare di Aznar (Pp) la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari e porta la distanza tra i due partiti spagnoli oltre il 10% (nel 1996 era appena dell’1,2%). L’oposición útil lanciata dal neoeletto segretario socialista rappresenta una risposta alla crisi del Psoe ed è parte d’un disegno complessivo di rinnovamento del partito. Segna altresì una svolta nell’opposizione al governo Aznar, fino ad allora mirata prevalentemente a squalificare l’avversario politico.
La nuova linea tende ad accreditare il Psoe come una forza politica dialogante e responsabile sui temi di maggiore rilevanza nazionale, quali la lotta al terrorismo, la riforma del sistema giudiziario e le politiche per l’immigrazione. I socialisti si rendono disponibili a sostenere l’esecutivo sulle politiche di interesse generale, dimostrandosi capaci di anteporre le esigenze dei cittadini a quelle della competizione interpartitica. Senza per ciò rinunciare a differenziarsi dal governo, avanzando misure alternative a quelle della maggioranza. Non evitano neppure di scontrarsi frontalmente sulle decisioni impopolari assunte da Aznar (ad esempio sull’intervento in Iraq o sulla riduzione dei sussidi di disoccupazione). Questa strategia si rivela ben presto molto efficace, soprattutto presso l’elettorato moderato. I socialisti riescono rapidamente a ridurre il divario di consensi, riconquistando nel 2004 - complice l’attentato islamico alla stazione di Madrid - il governo del Paese. E tuttavia non va sottaciuto che l’oposición útil inizialmente incontra notevoli resistenze all’interno del Psoe: viene scambiata per un’opposizione debole.
Come si vede le analogie con il caso italiano non sono poche, e la dirigenza del centro-sinistra farebbe bene a tenerle presenti. Perché un’opposizione responsabile e costruttiva, in grado di recuperare iniziativa politica, è qualcosa di molto diverso da ogni forma di «melassa programmatica» e di «inciucismo» all’italiana. Al contrario, risulta utile per le sfide che il Pd deve oggi affrontare sul versante della strategia politica e della strutturazione del nuovo partito. Per fronteggiare le quali è necessario impostare un’opposizione «a doppio binario». Capace di ridare ai democratici un ruolo propulsivo nelle istituzioni e nella società, riguadagnando consensi sia tra gli elettori di centro sia tra quelli (delusi) di sinistra. Sul piano parlamentare e programmatico questo significa adottare un mix di confronto-scontro con il governo: dialogando in positivo sulle riforme istituzionali e sulle principali emergenze del Paese, ma contrapponendosi (anche radicalmente) sulle questioni in cui le distanze con la maggioranza risultano inconciliabili. Un modo di fare opposizione tutt’altro che facile. Niente affatto soft.
Per essere efficace, questa politica a doppio binario, oltre a un «governo-ombra», richiede anche un «partito-ombra». La costruzione, cioè, di una macchina organizzativa radicata nei territori, in grado di accompagnare - come un’ombra - le trasformazioni delle società locali. Per conseguire questo obiettivo non basta collocarsi responsabilmente nelle istituzioni, è necessario anche recuperare capacità di rappresentanza sociale, stimolando il reclutamento e la partecipazione degli iscritti. Lo stesso fece Zapatero nei primi anni della sua segreteria, rivitalizzando la militanza interna e utilizzandola massicciamente nella campagna elettorale del 2004. Una campagna condotta non solo sui media (vecchi e nuovi) ma anche porta a porta, per spiegare ai cittadini il nuovo corso socialista. Si tratta di sfide difficili. Non c’è dubbio. Che tuttavia il «nuovo centro-sinistra» deve affrontare se vuole dimostrare di essere credibile come forza di opposizione e di governo (alternativo). Laddove, in passato, è riuscito solamente nel compito opposto: stare al governo e all’opposizione... di sé stesso.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...zione=&sezione=




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