





Avevo gia letto di questa scoperta ma procederei con cautela in quanto non è la prima volta dai tempi di Fleischmann e Pons che si annunciano, risultati positivi di esperimenti sulla fusione fredda, ma che poi si rivelano sempre dei falsi.
In caso questa fosse la volta buona rimane comunque l'ostruzione delle solite multinazionali del petrolio e del nucleare tradizionale, come le ha definitie Befree, che non sono una leggenda metropolitana ma un problema reale.
In caso però riuscisse ad andare tutto bene, e da questo esperimento nascesse uno sviluppo positivo, sarebbe un vero toccasana per il pianeta intero.






[QUOTE=trecciolina;7912943]E allora non devi stare a sentire quel babbione di Pecoraro Scanio e farti due conti.
Qui puoi verificare quante "mancate emissioni" si otterrebbero inserendo nel sistema energetico italiano 10 reattori EPR per una potenza totale di 16.000 MW, diciamo cinque centrali in tutto.
E' meglio respirarsi miliardi di metri cubi di inquinanti nocivi e pericolosi, svenarsi per ingrassare gli emiri, o riconoscere di avere torto?
Suvvia, ammettilo: pur di prevalere e continuare ad avere poltrone e potere sono disposto a (farvi) morire tutti poveri e coi tumori.
Sarebbe almeno una posizione intellettualmente onesta.


Tratto da www.simonespiga.tk
Fare Verde è pronta ad accettare la sfida lanciata al buon senso dal Ministro Scajola ed è certa che sarà possibile sul tema del ritorno al nucleare, ricreare un movimento ampio e trasversale come già accadde nel1986, anno in cui l'associazione mosse i suoi primi passi reagendo al disastro di Chernobyl.
"Anche a destra c'è già chi si schiera al nostro fianco" - ha affermato Massimo De Maio, presidente di Fare Verde - "L'onorevole Fabio Rampelli (PDL) ha più volte espresso la sua contrarietà ad un ritorno del nucleare da fissione in Italia. E Rampelli è solo la punta più avanzata di un movimento antinucleare che a destra ha una lunga storia e che in passato ha coinvolto lo stesso Sindaco Alemanno".
Proprio oggi l'on.Rampelli ha invitato il governo a non prendere decisioni affrettate che getterebbero l'Italia nella "preistoria energetica", affermando che l'atteggiamento tipico di alcuni politici italiani è sempre stato quello di parlare in modo encomiastico di tecnologie già considerate vecchie nei paesi più evoluti, insomma è un po' la sindrome del provincialismo.
Fare Verde condivide queste affermazioni e aggiunge che ad oggi, oltre ai proclami demagogici, non ha ancora sentito parole convincenti sui costi economici di un ritorno al nucleare nè tantomeno ha notizia di soluzioni definitive al problema delle scorie.
Tornare al nucleare significherebbe rischiare di mettersi nelle mani dell'azienda di stato francese EDF che da tempo conduce una campagna di vendita della propria tecnologia nucleare in giro per l'Europa. Alla faccia dell'indipendenza energetica. Fare Verde ricorda che la Francia è l'unico paese al mondo in cui il chilowattora nucleare ha un basso costo solo perchè fortemente sovvenzionato.
"Vogliamo ricordare al Ministro Scajola che la campagna elettorale è finita" - ha continuato De Maio - "e che ora l'Italia ha bisogno di proposte concrete, realizzabili, che riducano i costi dello stato. Per questo lo invitiamo a lavorare sul risparmio energetico. Un esempio tra le centinaia di interventi possibili: cambiare semplicemente i lampioni per strada con lampade a LED di tecnologia italiana ridurrebbe di colpo i consumi di due terzi, aiuterebbe aziende italiane eccellenti e ci aiuterebbe a risolvere i nostri problemi energetici molto prima del 2013".
Da questo punto di vista, molto meglio ha fatto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo che in una lettera all'Assosolare afferma: "L'attenzione del nostro Governo sul settore delle energie rinnovabili e' alta. Sono convinta che si tratta di un comparto che va promosso e rafforzato, perchè è dall'incremento dell'utilizzo di queste fonti che passa anche la soluzione dei problemi energetici del Paese".




questo è vero?
Nuovi impianti ed energia prodotta
L'eolico ha sorpassato il nucleare
ROMA - Il 2007 è stato l'anno del sorpasso: a livello globale, dal punto di vista dei nuovi impianti, l'eolico ha battuto il nucleare. L'anno scorso sono stati installati 20 mila megawatt di eolico contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall'atomo. E' un trend consolidato da anni e destinato, secondo le previsioni, a diventare ancora più netto nei prossimo quinquennio. Ma non basta. Per la prima volta l'eolico ha vinto la gara anche dal punto di vista dell'energia effettivamente prodotta. I due dati non coincidono perché le pale eoliche funzionano durante l'anno per un numero di ore inferiore a quello di impianto nucleare e dunque, a parità di potenza, producono meno elettricità.
"La novità è che, anche tenendo conto di questo differenziale di uso, nel 2007 l'eolico ha prodotto più elettricità del nucleare", spiega Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club. "E gli impianti eolici che verranno costruiti nel periodo 2008 - 2012, quello che chiude la prima fase degli accordi del protocollo di Kyoto, produrranno una quantità di elettricità pari a due volte e mezza quella del nuovo nucleare. Se poi nel conto mettiamo anche il solare fotovoltaico e termico possiamo dire che, tra il 2008 e il 2012, il contributo di queste fonti rinnovabili alla diminuzione delle emissioni serra sarà almeno 4 volte superiore al contributo netto prodotto dalle centrali nucleari costruite nello stesso periodo".
La tendenza è consolidata anche dal risveglio del gigante americano. Il 30 per cento di tutta la potenza elettrica installata durante il 2007 negli Usa viene dal vento e il dipartimento federale dell'energia prevede che entro il 2030 l'eolico raggiunga negli States una quota pari al 20 per cento dell'elettricità creando un'industria che, con l'indotto, darà lavoro a mezzo milione di persone. E' un dato in linea con l'andamento di paesi europei come la Danimarca (21 per cento di elettricità dall'eolico), la Spagna (12 per cento), il Portogallo (9 per cento), la Germania (7 per cento).
Nonostante le scelte dell'amministrazione Bush, che ha incentivato con fondi pubblici la costruzione di impianti nucleari, negli Stati Uniti l'energia dall'atomo resta invece ferma, sia pure a un considerevole livello, da trent'anni: l'ultimo ordine per una nuova centrale risale al 1978. Nell'aprile scorso sono stati annunciati impegni per 38 nuovi reattori nucleari, ma è molto probabile che il numero scenda drasticamente, come già è avvenuto in passato, nel momento in cui si passa alla fase dei conti operativi: le incertezze legate ai costi dello smaltimento delle scorie, ai tempi di realizzazione e allo smantellamento delle centrali a fine vita hanno rallentato la corsa dell'atomo.
In attesa della quarta generazione di reattori nucleari, che però deve ancora superare scogli teorici non trascurabili e non sarà pronta prima del 2030, le stime ufficiali prevedono una diminuzione del peso del nucleare nel mondo. La Iea (International Energy Agency) calcola che nel 2030 la quota di elettricità proveniente dall'atomo si ridurrà dall'attuale 16 per cento (è il 6 per cento dal punto di vista dell'energia totale) al 9-12 per cento.
(23 maggio 2008)
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