



le scorie?
è un problema che hanno tutti gli altri paesi e non ho sentito rivolte per questo motivo..
se usano le centrlai nucleari vuol dire che producono scorie, se producono scorie vuol dire che in qualche modo vengono stoccate senza problemi per i cittadini mi pare..
vuol dire che in qualche modo si può risolvere il problema per il momento..
basta volerlo..
chi si appella a questi parziali problemi è chi non vuole faticare per risolvere il problema.. preferisce non affrontalro e dire no alle centrali..![]()


guarda che la sardegna non è la pattumiera italica...
siccome qui non si costruirà nessuna centrale (che cosa ce ne dovremmo fare? siamo 1 milione e mezzo di persone), direi che le vostre belle scorie ve le tenete voi, visto che tanto vi piacciono.
volete la bicicletta? benissimo, pedalate! ma da soli.


Dal mio personalissimo punto di vista non dovevamo fermarci (unici in Europa) nell'87 con tutte le spese di riconversione che arrivarono .
Ripartire adesso non mi sembra granchè intelligente .
La partita però è tutta sull'inquinamento complessivo che si gioca , così come , se vogliamo sui termovalorizzatori : inquinano di più (complessivamente) loro o le classiche discariche a cielo aperto ?
Voglio dire : sono 2 problemi da risolvere , comunque si inquina , bisogna scegliere il metodo che inquina meno , altro non si può fare .






http://www.ilmanifesto.it/argomenti-...272d86b83.html
Le varie balle di Scajola sul nucleare
Non credo che Scajola non sappia che sta raccontando un sacco di balle per giustificare la «storica» decisione di abbattere il «tabù del nucleare» nel nostro paese per portarlo finalmente (!) al livello tecnologico e produttivo dei paesi più avanzati dell'Occidente. Sa benissimo in primo luogo che, proprio in questi paesi (Stati uniti e Europa) di centrali nucleari non se ne costruiscono più dagli anni Settanta (la Finlandia ne ha una in costruzione che ha già sforato il costo previsto del 35 per cento) perché costano troppo e dunque sa che non è vero che l'energia prodotta in questo modo costa meno di quella proveniente da altre fonti.
In secondo luogo Scajola sa benissimo che gioca sulle parole quando parla, per tranquillizzare l'opinione pubblica sui problemi della sicurezza e delle scorie, di centrali «dell'ultima generazione» da iniziare a realizzare entro cinque anni, facendo surrettiziamente pensare che si tratterà di centrali all'avanguardia su queste questioni. In realtà, si tratta delle centrali di «terza generazione» disponibili oggi, che non contengono nessun sostanziale passo avanti avanti in termini di sicurezza e di quantità e qualità di scorie prodotte rispetto a quelle che oggi l'Europa sta già in parte smantellando, mentre quelle di «quarta generazione» che dovrebbero incorporare importanti innovazioni su queste questioni dovrebbero essere disponibili soltanto e forse, fra 25 anni.
Infine Scajola sa benissimo che il contributo dell'energia nucleare alla riduzione dell'emissione di CO2 in tutto il mondo andrà addirittura diminuendo nel futuro. E in particolare che quello che potrebbero fornire le centrali nucleari da realizzare in Italia - dato e non concesso che tutti i problemi di individuazione dei siti, di realizzazione di misure di sicurezza e di stoccaggio delle scorie possano essere risolti a colpi di bacchetta magica - sarebbe assolutamente irrisoria.
Non è un caso che l'Europa (con l'obiettivo del 20 per cento di solare e di eolico nel 2020) escluda il nucleare come possibile contributo.
E, proprio su questo tema, Scajola sa benissimo che gli investimenti in centrali nucleari faranno abortire miseramente ogni speranza di raggiungere l'obiettivo europeo, ostacolando il decollo dell'industria del nostro paese nelle tecnologie energetiche dell'avvenire: il solare, l'eolico e soprattutto il risparmio energetico. Perderemo dunque la speranza non dico di competere, ma di rincorrere la Germania, che è all'avanguardia per il solare (ma non eravamo noi il «paese del sole»?) e la Spagna che è in testa alla classifica nello sviluppo dell'eolico. Perderemo soprattutto anche questa occasione per sostituire il miraggio, peraltro anacronistico, di uno sviluppo industriale fondato sul modello novecentesco dell'industria pesante e centralizzata con uno sviluppo economico centrato sulle tecnologie «morbide» e sulla soft economy diffusa sul territorio.
Bisogna dunque domandarsi che cosa c'è dietro questo colossale battage pubblicitario che improvvisamente esplode, coinvolgendo la politica (con preoccupanti contributi anche dell'opposizione), il mondo della produzione con in testa la nuova Confindustria della Marcegaglia, e, naturalmente, il coro pressoché unanime dei media.
Non sono un esperto delle multidecennali faccende più o meno pulite dei protagonisti del capitalismo nostrano, che si è sempre ingrassato mettendo le mani - per usare uno slogan spudoratamente usato da uno dei maggiori esperti in materia - nelle tasche dei cittadini, ma non posso non rilevare collegamenti impressionanti tra questa operazione e alcuni episodi clamorosi di promesse mancate, di incompetenze clamorose, di colossali appropriazioni indebite di denaro pubblico.
Il ruolo dell'Impregilo, nello scandalo della «monnezza» in Campania ne è un recente esempio paradigmatico, ma i precedenti di imprese del genere sono numerosi. Non sarà che anche in questo caso tutto si ridurrà a un altro progetto faraonico (una strana coincidenza con il rilancio del ponte sullo Stretto di Messina) finalizzato soltanto a far intascare miliardi di euro ai soliti noti (e ai loro amici)?


Il manifesto che parla di balle
Come parlare di corda in casa dell'impiccato


secondo questa teoria nulla di nulla mai potrebbe essere REALIZZATO


Tralaltro l'articolo è pure sbagliato.
La Francia (che è in Europa) ha in costruzione una centrale a Flamanville e gli USA stanno ampliando con un secondo reattore un'altra centrale nucleare a Watts Bar.
E l'ultima generazione non è la III, ma la III+.