
Originariamente Scritto da
A.H.C.
Fuori gli anti-fascisti dalle Università
Che l’Università sia un luogo di “Resistenza Antifascista”? Che gli atenei, ed in particolare quello romano, siano il prodotto della censura comunista? Che la massima espressione culturale italiana sia un luogo di ritrovo per i rossi amanti del bastone? No certamente, non dovrebbe essere così, eppure alla Sapienza, questa settimana sarebbe stato difficile rispondere negativamente a quelle domande. La logica della ferocia, dell’aggressione del politicamente diverso, solo perché vuole, legittimamente autorizzato, tenere una conferenza sulle Foibe, conduce necessariamente ad un principio di autodifesa. Quando per far sentire le proprie anti-ragioni si occupa la facoltà, si minaccia dal più semplice assistente, al cattedrato al rettore finanche, significa che si è stati sconfitti. Troppo comodo usare la forza quando si è consci di vincere vigliaccamente, sbandierando di voler difendere degli ideali. Salvo poi lamentarsi e disperarsi contro chi la violenza l’ha usata perché aggredito, costretto, e violentato nell’anima dalla deturpazione e dall’odio anti-fascista. Coltelli, spranghe, mazze, alcuni dicono carrarmati, forse l’aviazione intera con i paracadutisti; per invece scoprire che trenta eroi, emulando le gloriose gesta dei resistenti, si sono gettati contro una macchina di ragazzi tentando di farli fuori. Politicamente l’avevano già fatto, ma si sa alle bestie non sazia solo la preda, vogliono veder scorrere il sangue. Saranno stati contenti dunque, di aver dato una nuova tinteggiata alle stantie bandiere rosse, di esser passati come vittime e come eroi, nell’opinione pubblica nazionale. Ma oltre questi quattro sciocchi prezzolati, al soldo di chi cerca un po’ di visibilità, la domanda da porsi è proprio relativa alle istituzioni accademiche. Come è possibile avallare una conferenza per poi, visto un atto di prevaricazione eclatante, ritirare l’autorizzazione ed accusare gli organizzatori di fomentare un clima di odio? Che immagine viene data dell’Università, della libertà di espressione e di parola, della discussione culturale se poi basta sbattere un po’ più forte i pugni per averla vinta? La gravità di questo spunto adombra tutti gli episodi successi a latere, della cui colpevolezza, come si evince, sono sempre artefici i valorosi anti-fascisti. Auspichiamo dunque che il Ministro prenda provvedimenti urgenti nei confronti del Rettore dell’Università di Roma La Sapienza, e del suo pro-Rettore che ha di fatto vietato la conferenza. Vorremmo delle scuse sentite e profonde, perché la causa di quel clima ed il fattore determinante delle scontro è stato proprio quel divieto. Vorremmo inoltre che il termine anti-fascismo, fosse citato alla stregua di violenza classista e radicale, di intolleranza e di sopruso verso gli altri. Ahinoi speranze queste, che resteranno tragicamente vane, salvo un giorno, quando non ci saranno dei punti di sutura ma un giovane steso sull’asfalto, a rammentare che sarebbe stato meglio agire. Resta solo il compito prezioso di difendere il valore dell’Università, l’impegno accademico di chi con devozione vi lavora dentro, come professore o come studente, e l’impegno morale di essere baluardo di Libertà. Resta anche il compito, certo meno piacevole, di bandire l’anti-fascismo dai luoghi di cultura, di bandire l’impegno resistente e soppiantarlo con l’impegno militante di parola. Difendere gli spazi conquistati, difendersi dall’anti-fascismo!
Ora e Sempre Anti-Antifascismo!