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  1. #21
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    Gioventù italiana ! Sii degna del tuo passato e del tuo avvenire.
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Se per Fascismo si intende una prassi, d'accordo.
    Se si pensa soltanto per un attimo di poter riottenere quello che è successo nel 1922, beh...saremo sempre di meno ogni anno che passa.
    Leggetevi le poesie di Trilussa, che già agli inizi del '900 scanzonava il reducismo risorgimentale...
    La Storia va avanti e non aspetta nessuno.
    Questo non significa arrendersi ad entrismo, opportunismo, trasformismo, democrazia partitica o parlamentare, e chi più ne ha più ne metta.
    Questo significa innestare una dinamica rivoluzionaria "potente".
    E smetterla, una volta per tutte, di fare del folklore da montanari svizzeri.
    E oltre alle buonissime convinzioni espresse da te e dagli altri qui bisogna capire che se non ci si libera della Colonizzazione culturale che da 17 secoli imperversa sui Popoli-Nazione europei, non ci si potrà mai liberare dalla schiavitù politica, economica e militare che subiamo fisicamente ogni giorno sulla nostra pelle.

    Mi spiego: quando parlo di Colonizzazione culturale, intendo ogni riferimento culturale che è utilizzato dai nemici dell’Italia e dell’Europa, per continuare a sottomettere i nostri Popoli.

    Se - per esprimere i nostri principi e valori o le nostre finalità - si accettano i parametri della cultura che ci ha colonizzato e che ci continua a colonizzare, è inutile continuare a combattere. La battagla è perduta prima di cominciarla!

    Per poterci Decolonizzare (e, quindi, sperare di potere decolonizzare i nostri Popoli-Nazione) dobbiamo prima di tutto decolonizzarci noi stessi, nella nostra mente e nel nostro spirito.

    Dobbiamo, cioè, riappropriarci dell’unica Cultura che è all’origine della nostra Civiltà: quella Greco-Latina.

    Tutto il resto, non è altro che un “innesto” innaturale su un tronco sano che è stato parassitato ed offuscato da culture estranee al nostro originale modo di essere, di esistere e di agire.

    Bisogna smetterla, in altre parole, di utilizzare – nel nostro linguaggio – i riferimenti culturali propagandati dal cristianesimo, dall’ebraismo, dall’islam, dalla massoneria, dall’illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi (americana e francese), dalla rivoluzione bolscevica, ecc.

    Non si tratta, quindi, di combattere certe “fedi” o certe “tendenze”, ma di rifiutare categoricamente l’utilizzazione del prolungamento culturale di quelle “fedi” per scopi politici, che è ciò che io chiamo la Colonizzazione culturale che ci tiene irrimediabilmente prigionieri nel nostro stesso essere, così come una “camicia di forza” tiene prigioniero un Uomo Libero.

    Senza dovere rinunciare a nessuna “fede” o a nessuna “tendenza”, è necessario scorticare il vecchio “mobile” del nostro essere per togliergli tutti quegli strati di “pittura” culturale con cui fino ad oggi è stato ricoperto, per riportarlo al suo stato naturale.

    Soltanto quando il “mobile” di cui sopra sarà riportato allo stato di “legno naturale”, si potranno riscoprire le potenzialità che fecero della Cultura greco-romana: la Cultura tout-court.

    Quel giorno, e soltanto quel giorno, potremo sperare di battere i nostri nemici, di liberarci delle attuali catene e di riprendere in mano il nostro destino.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Caio Vidacilio Visualizza Messaggio
    E oltre alle buonissime convinzioni espresse da te e dagli altri qui bisogna capire che se non ci si libera della Colonizzazione culturale che da 17 secoli imperversa sui Popoli-Nazione europei, non ci si potrà mai liberare dalla schiavitù politica, economica e militare che subiamo fisicamente ogni giorno sulla nostra pelle.

    Mi spiego: quando parlo di Colonizzazione culturale, intendo ogni riferimento culturale che è utilizzato dai nemici dell’Italia e dell’Europa, per continuare a sottomettere i nostri Popoli.

    Se - per esprimere i nostri principi e valori o le nostre finalità - si accettano i parametri della cultura che ci ha colonizzato e che ci continua a colonizzare, è inutile continuare a combattere. La battagla è perduta prima di cominciarla!

    Per poterci Decolonizzare (e, quindi, sperare di potere decolonizzare i nostri Popoli-Nazione) dobbiamo prima di tutto decolonizzarci noi stessi, nella nostra mente e nel nostro spirito.

    Dobbiamo, cioè, riappropriarci dell’unica Cultura che è all’origine della nostra Civiltà: quella Greco-Latina.

    Tutto il resto, non è altro che un “innesto” innaturale su un tronco sano che è stato parassitato ed offuscato da culture estranee al nostro originale modo di essere, di esistere e di agire.

    Bisogna smetterla, in altre parole, di utilizzare – nel nostro linguaggio – i riferimenti culturali propagandati dal cristianesimo, dall’ebraismo, dall’islam, dalla massoneria, dall’illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi (americana e francese), dalla rivoluzione bolscevica, ecc.

    Non si tratta, quindi, di combattere certe “fedi” o certe “tendenze”, ma di rifiutare categoricamente l’utilizzazione del prolungamento culturale di quelle “fedi” per scopi politici, che è ciò che io chiamo la Colonizzazione culturale che ci tiene irrimediabilmente prigionieri nel nostro stesso essere, così come una “camicia di forza” tiene prigioniero un Uomo Libero.

    Senza dovere rinunciare a nessuna “fede” o a nessuna “tendenza”, è necessario scorticare il vecchio “mobile” del nostro essere per togliergli tutti quegli strati di “pittura” culturale con cui fino ad oggi è stato ricoperto, per riportarlo al suo stato naturale.

    Soltanto quando il “mobile” di cui sopra sarà riportato allo stato di “legno naturale”, si potranno riscoprire le potenzialità che fecero della Cultura greco-romana: la Cultura tout-court.

    Quel giorno, e soltanto quel giorno, potremo sperare di battere i nostri nemici, di liberarci delle attuali catene e di riprendere in mano il nostro destino.
    Brevemente... non è possibile, se non a livello ideale, il percorso che Tu indichi.
    Il mobile non può riportarsi allo stato di "legno naturale": esso è divenuto alla storia "mobile" e come tale deve rimanere, depurato degli inutili arzigogoli, delle impurità, degli innesti sbagliati, e dei tarli e dei parassiti. Ma pur sempre "mobile".
    Riportarlo allo stato naturale significherebbe aumentare il rischio che poi, da quel legno, non si possa che trarre uno sgabellino o legna da ardere.
    Occorre interpretare la storia, non rifiutarla.

  3. #23
    nissan
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile Visualizza Messaggio
    Se invece di perderci in chiacchiere individualiste ed egotiste, si concentrassero tutte le energie presenti in questo forum verso un comune obiettivo che cosa si otterrebbe? Si otterrebbe... il Fascismo!

    Mentre invece, ognun per sé, si ottiene esclusivamente quella nebulosa protoplasmatica e rissosa che abbiamo preso l'abitudine di definire la Destra radicale!
    ma muori

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da nissan Visualizza Messaggio
    ma muori
    "Dvlce et decorvm est pro Patria mori” (Orazio, Carm. II, 2, 13).

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Brevemente... non è possibile, se non a livello ideale, il percorso che Tu indichi.
    Il mobile non può riportarsi allo stato di "legno naturale": esso è divenuto alla storia "mobile" e come tale deve rimanere, depurato degli inutili arzigogoli, delle impurità, degli innesti sbagliati, e dei tarli e dei parassiti. Ma pur sempre "mobile".
    Riportarlo allo stato naturale significherebbe aumentare il rischio che poi, da quel legno, non si possa che trarre uno sgabellino o legna da ardere.
    Occorre interpretare la storia, non rifiutarla.

    Meglio uno "sgabellino" originale e nostro che un mobile kitch che appartiene ad altri! Chi non riesce a liberarsi dalla "camicia di forza" che ci è stata imposta, non potrà mai sperare di potere ritornare ad essere Libero, Indipendente e Sovrano.

  6. #26
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  7. #27
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    Scritto in origine da Caio Vidacilio
    E oltre alle buonissime convinzioni espresse da te e dagli altri qui bisogna capire che se non ci si libera della Colonizzazione culturale che da 17 secoli imperversa sui Popoli-Nazione europei, non ci si potrà mai liberare dalla schiavitù politica, economica e militare che subiamo fisicamente ogni giorno sulla nostra pelle.

    Mi spiego: quando parlo di Colonizzazione culturale, intendo ogni riferimento culturale che è utilizzato dai nemici dell’Italia e dell’Europa, per continuare a sottomettere i nostri Popoli.

    Se - per esprimere i nostri principi e valori o le nostre finalità - si accettano i parametri della cultura che ci ha colonizzato e che ci continua a colonizzare, è inutile continuare a combattere. La battagla è perduta prima di cominciarla!

    Per poterci Decolonizzare (e, quindi, sperare di potere decolonizzare i nostri Popoli-Nazione) dobbiamo prima di tutto decolonizzarci noi stessi, nella nostra mente e nel nostro spirito.

    Dobbiamo, cioè, riappropriarci dell’unica Cultura che è all’origine della nostra Civiltà: quella Greco-Latina.

    Tutto il resto, non è altro che un “innesto” innaturale su un tronco sano che è stato parassitato ed offuscato da culture estranee al nostro originale modo di essere, di esistere e di agire.

    Bisogna smetterla, in altre parole, di utilizzare – nel nostro linguaggio – i riferimenti culturali propagandati dal cristianesimo, dall’ebraismo, dall’islam, dalla massoneria, dall’illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi (americana e francese), dalla rivoluzione bolscevica, ecc.

    Non si tratta, quindi, di combattere certe “fedi” o certe “tendenze”, ma di rifiutare categoricamente l’utilizzazione del prolungamento culturale di quelle “fedi” per scopi politici, che è ciò che io chiamo la Colonizzazione culturale che ci tiene irrimediabilmente prigionieri nel nostro stesso essere, così come una “camicia di forza” tiene prigioniero un Uomo Libero.

    Senza dovere rinunciare a nessuna “fede” o a nessuna “tendenza”, è necessario scorticare il vecchio “mobile” del nostro essere per togliergli tutti quegli strati di “pittura” culturale con cui fino ad oggi è stato ricoperto, per riportarlo al suo stato naturale.

    Soltanto quando il “mobile” di cui sopra sarà riportato allo stato di “legno naturale”, si potranno riscoprire le potenzialità che fecero della Cultura greco-romana: la Cultura tout-court.

    Quel giorno, e soltanto quel giorno, potremo sperare di battere i nostri nemici, di liberarci delle attuali catene e di riprendere in mano il nostro destino.


    Questo discorso è di un buonsenso così raro (non solo su questo forum, ma direi all'interno della cd. "area") che quasi mi commuovi.

    Detto questo, mi rifaccio al quesito posto da Impresentabile.
    Il Fascismo-ideologia, quello che nacque da una manciata di sansepolcristi, non si presentava come un monolite. Esso comprendeva una pluralità di anime (politiche e sociali) che andava dal reducismo all'arditismo d'annunziano, dall'anarchismo ai filo-monarchici. Quello che poi nacque dalla marcia su Roma, fu una cosa assai diversa: lo squadrismo foraggiato dagli agrari in funzione antibolscevica, la fascistizzazione delle istituzioni con l'appoggio monarchico, il concordato con la Chiesa, ecc.
    Se mi è concessa una forzatura: il Fascismo del 1919 (e, in parte, anche quello della RSI) è la Destra Radicale del dopoguerra italiano (dal MSI a ON, da TP a FN), il Fascismo "regime" dal '22 (o meglio dal '24) al '44 è l'odierna destra di governo. Con tutti i distinguo del caso, ma è pur sempre un paragone piuttosto calzante. In breve un Fascismo Rivoluzionario da contrapporre ad un Fascismo reazionario, filo-borghese e "controllato" (e finanziato) dagli agrari e dagli industriali.
    Per questo io ritengo che oggi il nostro compito sia proprio quello di capire, sul piano personale, da che parte si vuol stare. Se si accetta l'atlantismo, l'occidentalismo, il liberismo, il cattolicesimo reazionario, le politiche del cd. sindacalismo concertativo e nefandezze del genere, credo si debba avere il coraggio di ritenersi elettori del PDL e chiudere con il mondo della DR.
    Se invece si continua a pensare che Adolf Hitler non fosse pazzo e che c'è ancora una speranza di vivere con dignità per i Popoli europei, allora si può tranquillamente stare all'interno dell'"area", indipendentemente dalla scelte di carattere personale o morale.
    Chi se la sente di giudicare l'operato politico di Goering come le farneticazioni di un tossico? Oppure chi è che etichetterebbe Hitler un mero deviato che sfogò sul mondo le proprie inibizioni e frustrazioni sessuali?
    Usciamo da una visione personale del Fascismo e del post-Fascismo, per ricercare quali sono le vere ragioni che ci fanno sentire diversi, ma uniti, apertamente contrapposti, ma pronti a combattere per il camerata che ci precede e quelli che ci seguono.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da wild side Visualizza Messaggio
    Se invece si continua a pensare che Adolf Hitler non fosse pazzo e che c'è ancora una speranza di vivere con dignità per i Popoli europei, allora si può tranquillamente stare all'interno dell'"area"
    Ma se si lasciasse il passato nel cuore e si smettesse di parlarne ?
    Sarà un caso che per mettere in difficoltà uno della DR che vuole risolvere i problemi attuali e non fare il nostalgico viene sempre posta la fatidica domanda : "Cosa ne pensi di Hitler e Mussolini ?"

    Basta coi nostalgismi, chissenefrega, per la gente comune, indottrinata dai compagni, Hitler era un pazzo e Mussolini un idiota. Possiamo rifarci a quelle idee benissimo senza rievocare il passato, cosa che non ci giova affatto.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Sansepolcrista Visualizza Messaggio
    Ma se si lasciasse il passato nel cuore e si smettesse di parlarne ?
    Sarà un caso che per mettere in difficoltà uno della DR che vuole risolvere i problemi attuali e non fare il nostalgico viene sempre posta la fatidica domanda : "Cosa ne pensi di Hitler e Mussolini ?"

    Basta coi nostalgismi, chissenefrega, per la gente comune, indottrinata dai compagni, Hitler era un pazzo e Mussolini un idiota. Possiamo rifarci a quelle idee benissimo senza rievocare il passato, cosa che non ci giova affatto.
    Sì, ma occorre gettare il cuore molto oltre l'ostacolo...

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da wild side Visualizza Messaggio
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    Scritto in origine da Caio Vidacilio
    E oltre alle buonissime convinzioni espresse da te e dagli altri qui bisogna capire che se non ci si libera della Colonizzazione culturale che da 17 secoli imperversa sui Popoli-Nazione europei, non ci si potrà mai liberare dalla schiavitù politica, economica e militare che subiamo fisicamente ogni giorno sulla nostra pelle.

    Mi spiego: quando parlo di Colonizzazione culturale, intendo ogni riferimento culturale che è utilizzato dai nemici dell’Italia e dell’Europa, per continuare a sottomettere i nostri Popoli.

    Se - per esprimere i nostri principi e valori o le nostre finalità - si accettano i parametri della cultura che ci ha colonizzato e che ci continua a colonizzare, è inutile continuare a combattere. La battagla è perduta prima di cominciarla!

    Per poterci Decolonizzare (e, quindi, sperare di potere decolonizzare i nostri Popoli-Nazione) dobbiamo prima di tutto decolonizzarci noi stessi, nella nostra mente e nel nostro spirito.

    Dobbiamo, cioè, riappropriarci dell’unica Cultura che è all’origine della nostra Civiltà: quella Greco-Latina.

    Tutto il resto, non è altro che un “innesto” innaturale su un tronco sano che è stato parassitato ed offuscato da culture estranee al nostro originale modo di essere, di esistere e di agire.

    Bisogna smetterla, in altre parole, di utilizzare – nel nostro linguaggio – i riferimenti culturali propagandati dal cristianesimo, dall’ebraismo, dall’islam, dalla massoneria, dall’illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi (americana e francese), dalla rivoluzione bolscevica, ecc.

    Non si tratta, quindi, di combattere certe “fedi” o certe “tendenze”, ma di rifiutare categoricamente l’utilizzazione del prolungamento culturale di quelle “fedi” per scopi politici, che è ciò che io chiamo la Colonizzazione culturale che ci tiene irrimediabilmente prigionieri nel nostro stesso essere, così come una “camicia di forza” tiene prigioniero un Uomo Libero.

    Senza dovere rinunciare a nessuna “fede” o a nessuna “tendenza”, è necessario scorticare il vecchio “mobile” del nostro essere per togliergli tutti quegli strati di “pittura” culturale con cui fino ad oggi è stato ricoperto, per riportarlo al suo stato naturale.

    Soltanto quando il “mobile” di cui sopra sarà riportato allo stato di “legno naturale”, si potranno riscoprire le potenzialità che fecero della Cultura greco-romana: la Cultura tout-court.

    Quel giorno, e soltanto quel giorno, potremo sperare di battere i nostri nemici, di liberarci delle attuali catene e di riprendere in mano il nostro destino.


    Questo discorso è di un buonsenso così raro (non solo su questo forum, ma direi all'interno della cd. "area") che quasi mi commuovi.

    Detto questo, mi rifaccio al quesito posto da Impresentabile.
    Il Fascismo-ideologia, quello che nacque da una manciata di sansepolcristi, non si presentava come un monolite. Esso comprendeva una pluralità di anime (politiche e sociali) che andava dal reducismo all'arditismo d'annunziano, dall'anarchismo ai filo-monarchici. Quello che poi nacque dalla marcia su Roma, fu una cosa assai diversa: lo squadrismo foraggiato dagli agrari in funzione antibolscevica, la fascistizzazione delle istituzioni con l'appoggio monarchico, il concordato con la Chiesa, ecc.
    Se mi è concessa una forzatura: il Fascismo del 1919 (e, in parte, anche quello della RSI) è la Destra Radicale del dopoguerra italiano (dal MSI a ON, da TP a FN), il Fascismo "regime" dal '22 (o meglio dal '24) al '44 è l'odierna destra di governo. Con tutti i distinguo del caso, ma è pur sempre un paragone piuttosto calzante. In breve un Fascismo Rivoluzionario da contrapporre ad un Fascismo reazionario, filo-borghese e "controllato" (e finanziato) dagli agrari e dagli industriali.
    Per questo io ritengo che oggi il nostro compito sia proprio quello di capire, sul piano personale, da che parte si vuol stare. Se si accetta l'atlantismo, l'occidentalismo, il liberismo, il cattolicesimo reazionario, le politiche del cd. sindacalismo concertativo e nefandezze del genere, credo si debba avere il coraggio di ritenersi elettori del PDL e chiudere con il mondo della DR.
    Se invece si continua a pensare che Adolf Hitler non fosse pazzo e che c'è ancora una speranza di vivere con dignità per i Popoli europei, allora si può tranquillamente stare all'interno dell'"area", indipendentemente dalla scelte di carattere personale o morale.
    Chi se la sente di giudicare l'operato politico di Goering come le farneticazioni di un tossico? Oppure chi è che etichetterebbe Hitler un mero deviato che sfogò sul mondo le proprie inibizioni e frustrazioni sessuali?
    Usciamo da una visione personale del Fascismo e del post-Fascismo, per ricercare quali sono le vere ragioni che ci fanno sentire diversi, ma uniti, apertamente contrapposti, ma pronti a combattere per il camerata che ci precede e quelli che ci seguono.


    Il vero problema da chiarire, tra coloro che si ispirano alle idee di Mussolini, non è tra il Fascismo ideologia (che poi non fu mai tale, in quanto era esclusivamente metodo di vita e di lavoro, nonché modo volitivo di essere, di esistere e di agire !) ed il Fascismo regime (da non svalutare troppo, poiché come ebbe a confessare un giorno De Felice, fu « La più grande Rivoluzione che la Storia abbia mai ricordato » !), ma tra il Sistema che da più di 60 anni continua a mantenerci schiavi sulla nostra Terra ed a soffocare l’anelito di Libertà, di Indipendenza, di Autodeterminazione e di Sovranità politica, economica, culturale e militare dei nostri Popoli-Nazione europei.

    Se vogliamo che il Fascismo abbia una chance di risorgere (non come fatto anacronistico o nostalgico di chi pensa ad un’impossibile e macchiettistica restaurazione reazionaria, conservatrice e folcloristica di un periodo storico in un altro…), è indispensabile tirare un’indelebile ed invalicabile ‘linea di demarcazione’, tra coloro a cui (anche minimamente) sta bene il Sistema così come lo conosciamo e lo subiamo da circa 63 anni e coloro, invece, che lo aborriscono e lo vogliono sicuramente cambiare.

    In altre parole, per determinare chi sono i nostri amici e quali sono i nostri nemici (e porre fine, di conseguenza ed una volta per tutte, a più di sessant’anni di inutili e controproducenti dialoghi o malsani equivoci), è sufficiente porre, ai nostri interlocutori, questa semplice alternativa:

    - Chi accetta anche minimamente il Sistema in vigore (fosse pure, per banale ignoranza o noncuranza; oppure, in quanto è direttamente o indirettamente portato a perseguire delle particolari ed egoistiche finalità strategiche, politiche o elettorali; ecc.) è, e resta, un nostro nemico (polemon/hostis). E questo, anche se il “chi” in questione, dovesse presentarsi, al nostro cospetto, in classica e regolamentare uniforme della MVSN, con tanto di camicia nera, stivaloni rigidi, berretto con relativa aquila, orbace, sahariana nera, saluto romano, ecc., e cantando gli inni e le canzoni del Fascismo immortale.

    - Chi rifiuta, invece, a priori e radicalmente, il suddetto Sistema e lo vuole indubbiamente abbattere, per potere riuscire a liberare la nostra Patria Italia/Europa dalla colonizzazione politica, economica, culturale e militare che ci è stata subdolamente imposta negli ultimi 63 anni (e, quindi, tentare di edificare una nuova società ed un nuovo Stato), è sicuramente un nostro amico (philos/amicus) o un nostro camerata (etairos/sodalis). E questo, anche se colui che dovesse accettare di integrare i ranghi della futura Rivoluzione, decidesse di farlo, vestito da partigiano, con la stella rossa sul berretto ed il quadro di Lenin, di Stalin o di Mao sotto il braccio!

    Il giorno che avremo il coraggio politico, civile e morale di porre la suddetta alternativa ai nostri quotidiani interlocutori, avremo risolto il problema degli imbrogli politici che ci portiamo dietro, come una palla al piede, da almeno 63 anni. E soprattutto, avremo posto la prima pietra della futura insorgenza del nuovo Fascismo.

    Naturalmente, non del Fascismo che fu. Ma del Fascismo che sarà e che saremo capaci, tutti insieme, di realizzare!

 

 
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