
Originariamente Scritto da
wild side
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Scritto in origine da
Caio Vidacilio
E oltre alle buonissime convinzioni espresse da te e dagli altri qui bisogna capire che se non ci si libera della Colonizzazione culturale che da 17 secoli imperversa sui Popoli-Nazione europei, non ci si potrà mai liberare dalla schiavitù politica, economica e militare che subiamo fisicamente ogni giorno sulla nostra pelle.
Mi spiego: quando parlo di Colonizzazione culturale, intendo ogni riferimento culturale che è utilizzato dai nemici dell’Italia e dell’Europa, per continuare a sottomettere i nostri Popoli.
Se - per esprimere i nostri principi e valori o le nostre finalità - si accettano i parametri della cultura che ci ha colonizzato e che ci continua a colonizzare, è inutile continuare a combattere. La battagla è perduta prima di cominciarla!
Per poterci Decolonizzare (e, quindi, sperare di potere decolonizzare i nostri Popoli-Nazione) dobbiamo prima di tutto decolonizzarci noi stessi, nella nostra mente e nel nostro spirito.
Dobbiamo, cioè, riappropriarci dell’unica Cultura che è all’origine della nostra Civiltà: quella Greco-Latina.
Tutto il resto, non è altro che un “innesto” innaturale su un tronco sano che è stato parassitato ed offuscato da culture estranee al nostro originale modo di essere, di esistere e di agire.
Bisogna smetterla, in altre parole, di utilizzare – nel nostro linguaggio – i riferimenti culturali propagandati dal cristianesimo, dall’ebraismo, dall’islam, dalla massoneria, dall’illuminismo, dalle rivoluzioni borghesi (americana e francese), dalla rivoluzione bolscevica, ecc.
Non si tratta, quindi, di combattere certe “fedi” o certe “tendenze”, ma di rifiutare categoricamente l’utilizzazione del prolungamento culturale di quelle “fedi” per scopi politici, che è ciò che io chiamo la Colonizzazione culturale che ci tiene irrimediabilmente prigionieri nel nostro stesso essere, così come una “camicia di forza” tiene prigioniero un Uomo Libero.
Senza dovere rinunciare a nessuna “fede” o a nessuna “tendenza”, è necessario scorticare il vecchio “mobile” del nostro essere per togliergli tutti quegli strati di “pittura” culturale con cui fino ad oggi è stato ricoperto, per riportarlo al suo stato naturale.
Soltanto quando il “mobile” di cui sopra sarà riportato allo stato di “legno naturale”, si potranno riscoprire le potenzialità che fecero della Cultura greco-romana: la Cultura tout-court.
Quel giorno, e soltanto quel giorno, potremo sperare di battere i nostri nemici, di liberarci delle attuali catene e di riprendere in mano il nostro destino.
Questo discorso è di un buonsenso così raro (non solo su questo forum, ma direi all'interno della cd. "area") che quasi mi commuovi.
Detto questo, mi rifaccio al quesito posto da Impresentabile.
Il Fascismo-ideologia, quello che nacque da una manciata di sansepolcristi, non si presentava come un monolite. Esso comprendeva una pluralità di anime (politiche e sociali) che andava dal reducismo all'arditismo d'annunziano, dall'anarchismo ai filo-monarchici. Quello che poi nacque dalla marcia su Roma, fu una cosa assai diversa: lo squadrismo foraggiato dagli agrari in funzione antibolscevica, la fascistizzazione delle istituzioni con l'appoggio monarchico, il concordato con la Chiesa, ecc.
Se mi è concessa una forzatura: il Fascismo del 1919 (e, in parte, anche quello della RSI) è la Destra Radicale del dopoguerra italiano (dal MSI a ON, da TP a FN), il Fascismo "regime" dal '22 (o meglio dal '24) al '44 è l'odierna destra di governo. Con tutti i distinguo del caso, ma è pur sempre un paragone piuttosto calzante. In breve un Fascismo Rivoluzionario da contrapporre ad un Fascismo reazionario, filo-borghese e "controllato" (e finanziato) dagli agrari e dagli industriali.
Per questo io ritengo che oggi il nostro compito sia proprio quello di capire, sul piano personale, da che parte si vuol stare. Se si accetta l'atlantismo, l'occidentalismo, il liberismo, il cattolicesimo reazionario, le politiche del cd. sindacalismo concertativo e nefandezze del genere, credo si debba avere il coraggio di ritenersi elettori del PDL e chiudere con il mondo della DR.
Se invece si continua a pensare che Adolf Hitler non fosse pazzo e che c'è ancora una speranza di vivere con dignità per i Popoli europei, allora si può tranquillamente stare all'interno dell'"area", indipendentemente dalla scelte di carattere personale o morale.
Chi se la sente di giudicare l'operato politico di Goering come le farneticazioni di un tossico? Oppure chi è che etichetterebbe Hitler un mero deviato che sfogò sul mondo le proprie inibizioni e frustrazioni sessuali?
Usciamo da una visione personale del Fascismo e del post-Fascismo, per ricercare quali sono le vere ragioni che ci fanno sentire diversi, ma uniti, apertamente contrapposti, ma pronti a combattere per il camerata che ci precede e quelli che ci seguono.