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Discussione: L'egemonia

  1. #31
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da mancino Visualizza Messaggio
    Partito sociale? Creare sacche di alternativa all'interno del sistema capitalistico?
    no.

  2. #32
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    (Riesco finalmente a rispondere a questa discussione).

    Sono d'accordo con l'analisi iniziale di Palvesario e con le successive integrazioni. E' necessaria una analisi del blocco storico egemone, che ne rilevi le contraddizioni e le faccia esplodere. Per questo non sarà sufficiente una semplice opera di denuncia o agitazione, in un malinteso "ritorno ai classici" rivoluzionari. Oggi più che mai, è necessario che alla "pars destruens" sia affiancata una "pars construens" che, anche a mio avviso, passa obbligatoriamente per il partito sociale. Per questa strada si rimettono in campo le capacità di analisi, comunicazione e organizzazione di un partito comunista - ovvero la capacità di creare egemonia, specie dopo la devastante perdita di credibilità degli ultimi anni.

    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.

    Il "liberismo" esiste solo nelle ricette che Banca Mondiale e FMI propongono ai Paesi da rapinare. Le economie capitaliste "occidentali" ricorrono senza scrupoli a protezionismi e interventi statali nell'economia. E la destra, in particolare con Tremonti, sembra molto più intenzionata a muoversi in senso protezionista e demagogico (con ricadute a favore della cosiddetta G-F+ID) di un centro-sinistra appiattito sulle politiche europeiste e liberalizzatorie.

    Sebbene Preve sostenga il contrario, è proprio la percezione di questo orientamento protezionista (anche a favore di G-F+ID) che, a mio parere, dà forza alla destra italiana: nella sua linea apertamente reazionaria si identificano le classi medie (terrorizzate dalla prospettiva della proletarizzazione) e le classi popolari (più attratte dalla conservazione dell'esistente e da una gestione apertamente corporativa/paternalistica della politica, piuttosto che da un "riformismo" e una "concertazione sindacale" che negli ultimi 30 anni hanno significato essenzialmente riduzione dei salari e dei servizi pubblici, spesso ad opera del centro-sinistra). In questo contesto si formano i legami clientelari e di interesse citati da Palvesario (che, se l'analisi di Preve fosse corretta, sarebbero peculiari del blocco storico di centro-sinistra - cosa che non è).

    In sintesi, mi sembra che l'analisi di Preve sia inficiata da un estremismo di fondo, che lo porta a sostenere addirittura che il PD sarebbe il "coronamento storico" del comunismo italiano (mentre lui, evidentemente più comunista di tutti, non si è fatto fregare). Non la ritengo utile per capire (e incidere su) l'egemonia della destra in Italia.

  3. #33
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    (Riesco finalmente a rispondere a questa discussione).

    Sono d'accordo con l'analisi iniziale di Palvesario e con le successive integrazioni. E' necessaria una analisi del blocco storico egemone, che ne rilevi le contraddizioni e le faccia esplodere. Per questo non sarà sufficiente una semplice opera di denuncia o agitazione, in un malinteso "ritorno ai classici" rivoluzionari. Oggi più che mai, è necessario che alla "pars destruens" sia affiancata una "pars construens" che, anche a mio avviso, passa obbligatoriamente per il partito sociale. Per questa strada si rimettono in campo le capacità di analisi, comunicazione e organizzazione di un partito comunista - ovvero la capacità di creare egemonia, specie dopo la devastante perdita di credibilità degli ultimi anni.

    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.

    Il "liberismo" esiste solo nelle ricette che Banca Mondiale e FMI propongono ai Paesi da rapinare. Le economie capitaliste "occidentali" ricorrono senza scrupoli a protezionismi e interventi statali nell'economia. E la destra, in particolare con Tremonti, sembra molto più intenzionata a muoversi in senso protezionista e demagogico (con ricadute a favore della cosiddetta G-F+ID) di un centro-sinistra appiattito sulle politiche europeiste e liberalizzatorie.

    Sebbene Preve sostenga il contrario, è proprio la percezione di questo orientamento protezionista (anche a favore di G-F+ID) che, a mio parere, dà forza alla destra italiana: nella sua linea apertamente reazionaria si identificano le classi medie (terrorizzate dalla prospettiva della proletarizzazione) e le classi popolari (più attratte dalla conservazione dell'esistente e da una gestione apertamente corporativa/paternalistica della politica, piuttosto che da un "riformismo" e una "concertazione sindacale" che negli ultimi 30 anni hanno significato essenzialmente riduzione dei salari e dei servizi pubblici, spesso ad opera del centro-sinistra). In questo contesto si formano i legami clientelari e di interesse citati da Palvesario (che, se l'analisi di Preve fosse corretta, sarebbero peculiari del blocco storico di centro-sinistra - cosa che non è).

    In sintesi, mi sembra che l'analisi di Preve sia inficiata da un estremismo di fondo, che lo porta a sostenere addirittura che il PD sarebbe il "coronamento storico" del comunismo italiano (mentre lui, evidentemente più comunista di tutti, non si è fatto fregare). Non la ritengo utile per capire (e incidere su) l'egemonia della destra in Italia.
    Ecco un'analisi chiara, che mette le carte in tavola. Io non la condivido e proprio per questo ci voglio aggiungere una postilla.

    Quando le analisi della realtà divergono in modo radicale ci si colloca in prospettive strategiche differenti che rendono impossibile un lavoro comune (anche si il confronto si può ancora fare se le parti sono interessate).

    Se ne prenda atto ed ognuno per la sua strada politica, sperando che almeno una delle due parti riesca a fare qualcosa di concreto e positivo.

  4. #34
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    Sono d'accordo con l'analisi iniziale di Palvesario e con le successive integrazioni. E' necessaria una analisi del blocco storico egemone, che ne rilevi le contraddizioni e le faccia esplodere. Per questo non sarà sufficiente una semplice opera di denuncia o agitazione, in un malinteso "ritorno ai classici" rivoluzionari. Oggi più che mai, è necessario che alla "pars destruens" sia affiancata una "pars construens" che, anche a mio avviso, passa obbligatoriamente per il partito sociale. Per questa strada si rimettono in campo le capacità di analisi, comunicazione e organizzazione di un partito comunista - ovvero la capacità di creare egemonia, specie dopo la devastante perdita di credibilità degli ultimi anni.

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    Il "liberismo" esiste solo nelle ricette che Banca Mondiale e FMI propongono ai Paesi da rapinare. Le economie capitaliste "occidentali" ricorrono senza scrupoli a protezionismi e interventi statali nell'economia. E la destra, in particolare con Tremonti, sembra molto più intenzionata a muoversi in senso protezionista e demagogico (con ricadute a favore della cosiddetta G-F+ID) di un centro-sinistra appiattito sulle politiche europeiste e liberalizzatorie.

    Sebbene Preve sostenga il contrario, è proprio la percezione di questo orientamento protezionista (anche a favore di G-F+ID) che, a mio parere, dà forza alla destra italiana: nella sua linea apertamente reazionaria si identificano le classi medie (terrorizzate dalla prospettiva della proletarizzazione) e le classi popolari (più attratte dalla conservazione dell'esistente e da una gestione apertamente corporativa/paternalistica della politica, piuttosto che da un "riformismo" e una "concertazione sindacale" che negli ultimi 30 anni hanno significato essenzialmente riduzione dei salari e dei servizi pubblici, spesso ad opera del centro-sinistra). In questo contesto si formano i legami clientelari e di interesse citati da Palvesario (che, se l'analisi di Preve fosse corretta, sarebbero peculiari del blocco storico di centro-sinistra - cosa che non è).

    In sintesi, mi sembra che l'analisi di Preve sia inficiata da un estremismo di fondo, che lo porta a sostenere addirittura che il PD sarebbe il "coronamento storico" del comunismo italiano (mentre lui, evidentemente più comunista di tutti, non si è fatto fregare). Non la ritengo utile per capire (e incidere su) l'egemonia della destra in Italia.
    Ottimo,compagno!
    non entro nel merito della critica a Preve,ma cio' che mi preme evidenziare è che questo intervento pone in luce un cambiamento strisciante della destra avvenuto nell'ultimo anno,che è venuto alla luce con le prime mosse di questo governo.
    Alla luce di questo "ritorno al passato",se cosi' lo si vuole definire,tracciare una linea strategica per il futuro prossimo del partito sembrerebbe molto piu' semplice.
    Per dirla in parole semplici,il "berlusconismo" (inteso come blocco storico) pare alle corde,al partito non resta che fare emergere le contraddizioni.

  5. #35
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    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.

    Il "liberismo" esiste solo nelle ricette che Banca Mondiale e FMI propongono ai Paesi da rapinare. Le economie capitaliste "occidentali" ricorrono senza scrupoli a protezionismi e interventi statali nell'economia. E la destra, in particolare con Tremonti, sembra molto più intenzionata a muoversi in senso protezionista e demagogico (con ricadute a favore della cosiddetta G-F+ID) di un centro-sinistra appiattito sulle politiche europeiste e liberalizzatorie.

    Sebbene Preve sostenga il contrario, è proprio la percezione di questo orientamento protezionista (anche a favore di G-F+ID) che, a mio parere, dà forza alla destra italiana: nella sua linea apertamente reazionaria si identificano le classi medie (terrorizzate dalla prospettiva della proletarizzazione) e le classi popolari (più attratte dalla conservazione dell'esistente e da una gestione apertamente corporativa/paternalistica della politica, piuttosto che da un "riformismo" e una "concertazione sindacale" che negli ultimi 30 anni hanno significato essenzialmente riduzione dei salari e dei servizi pubblici, spesso ad opera del centro-sinistra). In questo contesto si formano i legami clientelari e di interesse citati da Palvesario (che, se l'analisi di Preve fosse corretta, sarebbero peculiari del blocco storico di centro-sinistra - cosa che non è).

    In sintesi, mi sembra che l'analisi di Preve sia inficiata da un estremismo di fondo, che lo porta a sostenere addirittura che il PD sarebbe il "coronamento storico" del comunismo italiano (mentre lui, evidentemente più comunista di tutti, non si è fatto fregare). Non la ritengo utile per capire (e incidere su) l'egemonia della destra in Italia.
    Secondo te perché sono ribaltate le analisi dei blocchi in Preve e LaGrassa?

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Secondo te perché sono ribaltate le analisi dei blocchi in Preve e LaGrassa?
    Credo che questo sia dovuto all'"estremismo" che ho citato alla fine del mio precedente intervento (ma avrei dovuto sviluppare meglio il concetto).

    Preve e LaGrassa hanno entrambi militato, in modo diverso, nella sinistra italiana, in particolare extraparlamentare. Dal loro punto di vista, l'origine di ogni male è il "burocratismo" del PCI. Entrambi criticano la linea del PCI fin da Togliatti, e ritengono che il ceto politico prodotto dal Partito sia la parte peggiore della fauna politica italiana: traditori del proletariato e della rivoluzione, odiosi pseudo intellettuali snob, collusi con la "grande finanza e industria decotta" che, tramite politiche assistenzialiste e cooperative, hanno contribuito a far nascere e tenere in vita. Oggi, grazie al PD (e quindi alla fusione con parte del ceto politico dell'ex-sinistra DC), la storia continua. Da qui nasce la loro retorica dei "forchettoni rossi", che arriva a comprendere la sinistra "radicale" (ovvero PRC e PdCI, visti come subalterni).

    La reazione a tutto questo, almeno secondo Preve, sarebbe la svolta a destra dell'Italia: pur con tutti i suoi difetti, il berlusconismo è infatti lontano dal burocratismo e parassitismo del ceto politico nato dall'ex-PCI. E visto l'odio delle masse verso quest'ultimo, un forte consenso (addirittura egemonico e strutturale) verso Berlusconi sarebbe inevitabile.

    Al di là del merito delle loro analisi (che in gran parte non condivido), il loro errore principale sta nel ritenere che una parte consistente della popolazione italiana la pensi (magari confusamente) come loro. A me non sembra che le cose stiano così. Al contrario, il consenso alle destre si basa proprio sulla svolta liberista (e dunque antiburocratica) dell'ex-sinistra italiana, che predicando e praticando l'innovazione capitalistica secondo i dettami di Maastricht (con conseguenti ricadute, molto pesanti, sull'industria "decotta" e sulle classi popolari) apre enormi spazi di consenso a politiche di opposizione. Ma vista la progressiva atrofizzazione della sinistra e dei comunisti dalla scena politica, quale tipo di "opposizione" resta? Restano le tendenze reazionarie, corporativiste e nazionaliste. Ovvero il campo di battaglia ideale della destra italiana - che, non a caso, è da sempre è accusata da PDS-DS-PD di essere "liberista" solo a parole.

    Chiudo con una osservazione. Questo fenomeno di spostamento dell'ex-sinistra verso il centro non è nuovo. Si tratta di una riedizione del trasformismo, da sempre piaga della politica italiana, su cui anche Gramsci scrisse parecchio. Si tratta della cooptazione dei dirigenti dei movimenti popolari e del lavoro da parte dei poteri economici. E la conseguenza non è automaticamente (come pensa, forse, Bertinotti) l'apertura di uno "spazio a sinistra". L'unica conseguenza certa è l'allontanamento dei dirigenti e dei partiti dalle masse, che si ritrovano sole e spaesate, con conseguenze non sempre imprevedibili. Alberto Burgio ha scritto un bell'articolo su questo tema, che (a mio parere, e nonostante la conclusione ottimistica) spiega l'affermazione delle destre molto meglio di quanto non facciano Preve e La Grassa:

    Alberto Burgio
    Il paradosso innominabile della crisi democratica
    su Il Manifesto del 04/04/2008
    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=22624

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.
    Non mi sembra che Preve e La Grassa sostengano questo, anzi direi il contrario.

    Non c'è dubbio che i campioni delle politiche liberiste, in questi anni, li abbiamo trovati nel campo del cosiddetto centrosinistra: cos'altro è stato il governo Prodi se non lo stanco ripetere la solfa del controllo della spesa pubblica, del diminuire il debito pubblico, delle liberalizzazioni (le lenzuolate di Bersani) e via andare.

    Dall'altra parte, il cosiddetto centrodestra si è sicuramente distinto per la critica a quello che Tremonti definisce "mercatismo", per l'insofferenza verso le compatibilità con i dettati europei in tema di politica della spesa pubblica, per la richiesta di protezionismo nei confronti della nostra economia, in primo luogo per la piccola e media impresa che, effettivamente, non riesce più a competere sui mercati globali facendo solo leva sul costo del lavoro.

    Il problema che Preve mette in evidenza è che, a fronte dell'espropriazione delle politiche monetarie agli stati nazionali, tutto questo rimane comunque lettera morta, ovvero un ululare alla luna.

    Non è un caso se il DPEF (triennale) appena varato prevede:
    • pareggio di bilancio entro il 2011 da raggiungere con tagli di spesa pubblica su sanità e istruzione che si possono tranquillamente definire "macelleria sociale"
    • nessuna riduzione della pressione fiscale almeno fino al 2013
    • cessione delle quote statali di alcune aziende (Poste, Tirrenia, ecc.)
    • inflazione programmata dichiaratamente sotto il 50% di quella reale, con conseguente ulteriore perdita di potere di acquisto da parte dei salariati
    Insomma, onestamente neanche Prodi e Padoa Schioppa avrebbero saputo fare di meglio.

    Però questo è esattamente il contrario di quello che il blocco sociale che ha mandato al governo Berlusconi si attendeva da lui.

    Direi che se in Italia esistesse una forza anticapitalista seria, con capacità di lavorare al radicamento sociale, avrebbe delle grosse possibilità.

    Peccato non ci sia.

  8. #38
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    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.
    Non mi sembra che Preve e La Grassa sostengano questo, anzi direi il contrario.
    Potresti approfondire questo passaggio, ovvero: cosa sostengono in realtà Preve e La Grassa, e dove è sbagliata la mia interpretazione del loro pensiero?

    Lo chiedo anche perchè concordo con il resto del tuo intervento - ma data la contrapposizione iniziale, mi aspettavo divergenze anche nel resto dei contenuti.

  9. #39
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    ...
    Entrando nel merito dell'analisi del blocco sociale dominante, però, non mi trovo d'accordo con Preve e LaGrassa, che sostanzialmente contrappongono un blocco storico della (ex?) sinistra (basato su "grande finanza e industria decotta" e sindacati corporativizzati, e dunque economicamente conservatore) a un blocco storico berlusconiano (legato alle classi medie e che, per esclusione, immagino sarebbe percepito come maggiormente innovatore e "liberista", in grado di disfarsi delle oligarchie economiche e dei ceti politici PCI/DC ossificati). A me sembra che questa analisi vada completamente capovolta.
    ...
    Mi sembra che Preve e La Grassa sostengano esattamente il contrario di quanto gli attribuisci e, in sintesi, esattamente le stesse cose che vedi tu.

    In realtà sarebbe assurdo pensare che la grande finanza possa essere antiglobalizzazione visto che la caratteristica più importante del fenomeno è proprio la finanziarizzazione del capitale.

    Altrettanto assurdo pensare che i ceti medi, spinti dai flussi della globalizzazione alla concorrenza con la forza lavoro a basso costo mondiale e quindi in via di proletarizzazione, possano essere favorevoli a politiche neoliberiste (vedi la rivolta dei tassisti a Roma o dei padroncini dei TIR).

    In sostanza, anche loro vedono un centrosinistra neoliberista ed un centrodestra antiglobalizzazione (almeno a parole).

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da stefnp Visualizza Messaggio
    In sostanza, anche loro vedono un centrosinistra neoliberista ed un centrodestra antiglobalizzazione (almeno a parole).
    Puoi citare qualche scritto in cui emerga più chiaramente questo pensiero?

    Comunque i passaggi citati mi sembrano abbastanza chiari: secondo Preve, il consenso alla destra deriva dalla sua opposizione a una sinistra che rappresenta «lavoro subalterno sindacalizzato, pensionati picisti identitari, alta finanza e industria decotta, centri sociali urlanti parassitari, apparati semicolti di cinema topografici, ceto politico DC ed infine mercenariato PCI-PDS-DS». Questo mi pare corrisponda, appunto, ad un blocco storico burocratico, corrotto e conservatore.

 

 
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