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Discussione: Poesie

  1. #291
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    Predefinito Re: Poesie

    Citazione Originariamente Scritto da Maria Vittoria Visualizza Messaggio
    alimentarli per rafforzare la ragion critica individuale
    è opportuno perché
    vince chi ride.

    :-))
    azzz...gergo del Barbaro...e l'antonomasia...
    "solo Unna risata basta a seppellirvi..."
    Unno per tutti...
    azz...giornate sane..e le risate perse..
    ricordo mondine..
    l'Attila....​cercatore di tracce...
    Ultima modifica di attila621; 06-02-14 alle 10:23
    " l' uomo ha una tale passione per il sistema
    e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
    per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
    pur di legittimare la propria logica."
    Dostoevskij.

  2. #292
    in silenzio
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    Smile Re: Poesie

    DECLINAZIONE FORMATIVA

    1 risata mi seppellirà
    1 risata ti seppellirà
    1 risata lo e la seppellirà
    1 risata ci seppellirà
    1 risata vi seppellirà
    1 risata li e le seppellirà

    (poi ognuno potrà risorgere con un nuovo sorriso splendido splendente)

    Maria Vittoria
    6 Febbraio 2014
    Ultima modifica di Maria Vittoria; 06-02-14 alle 12:21
    di necessità virtù

  3. #293
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    Predefinito Re: Poesie

    E se Laura io trovassi che farei?
    O auto ove fresche dolci e chiare
    Le belle membra sue pose colei
    Che sì gentil presidentessa pare...

    E se al contrario me trovasse lei?
    dall’ auto di color di cielo e mare,
    sì lieto e grato tanto apprezzerei,
    Il suo chauffeur farebbe allontanare …

    Ma dato che giammai la troverò,
    e Laura Vanni incontrerà giammai
    (e meglio va così se no son guai),

    lei resti ai suoi singhiozzi sugli scranni
    ed io, meschino, per placar gli affanni,
    La solita barbera stapperò.
    Ultima modifica di vanni fucci; 08-02-14 alle 14:38

  4. #294
    utente
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    Predefinito Re: Poesie

    Son guai sicuri; sia la fuga lesta
    di Vanni Fucci, via da tal rovina:
    è certo che puo' perdere la testa
    chi a Laura in automobil s'avvicina;
    non per i palpiti d'un cuore in festa
    ma per quel vizio della ghigliottina.
    Pertanto anch'io consiglio un buon barbera:
    la testa girerà, ma sta dov'era!

  5. #295
    in silenzio
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    Predefinito Re: Poesie

    9.II.2014

    Un'autrice senza fretta
    viaggiando a proprie spese
    una volta si trovò
    su una nave perfetta.

    "Qui tutto è davvero perfetto!"
    tutto bello azzurro e rosa
    ogni cosa è al proprio posto
    e c'è un posto per ogni cosa!

    Gli scolari sono tutti bravi
    i maestri tutti pazienti
    e perfino i cani da guardia
    sono sempre sorridenti!

    Non c'è nulla che sia brutto
    non un quotidiano bugiardo;
    mai una sedia che sia scomoda
    o un orologio in ritardo!

    L'autrice era felice
    in questo mondo senza difetto.
    Poi a un tratto, con sorpresa,
    si svegliò sotto coperta ... sì
    ... ma in un letto !

    Aveva dunque sognato?
    Forse sì ... però ... chi sa
    ogni sogno se si vuole
    può diventare una realtà.

    (libera parafrasi di Nonna Ma Vie da "il paese senza errore" ne La gondola fantasma di Gianni Rodari , Einaudi, Torino 1972)
    di necessità virtù

  6. #296
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    Predefinito Re: Rif: Poesie

    “Presso Agatone che è buono al convito
    i buoni vengono senza l’ invito ” .
    Il Convivio, Platone
    _________________________________________
    Atene 416 a. C.

    Personaggi:
    - Apollodoro;
    - Alcuni suoi amici;
    - Lo straniero.

    Racconta Apollodoro:

    In casa d’Agatone quella sera
    un convitato strano certo c’era,
    e come Aristodemo raccontò
    subito dopo Socrate parlò.

    Aristofane lo giudicò poeta.
    Seria la voce aveva e l’aria lieta,
    la foggia del suo abito era strana
    e forse la sua terra assai lontana.

    Gli amici che lo stanno ascoltando:
    Apollodoro, non ti dilungare!
    Impazienti siam tutti d’ ascoltare
    d’ Aristodemo quanto riferì
    dell’uomo senza nome ch’ era lì.

    Apollodoro:
    Sforzarmi devo sì per ricordare
    e non è cosa facile da fare.
    Aristodemo stesso à rivelato
    che vino molto s’era consumato.

    Quell’uomo disse tante cose strane,
    d’amor, del bello e mai di quelle vane.
    Che abbia ben compreso lo straniero,
    Socrate soltanto credo invero.

    Le gambe un po’ piegate dai ginocchi,
    sembrava l’ascoltasse anche con gli occhi.
    da satiro lo sguardo assai arguto
    fu l’unico che poco abbia bevuto.

    Ma ora siate tutti quanti pronti:
    è giunta l’ora che io vi racconti
    di quanto Aristodemo mi descrisse
    di ciò che lo straniero allora disse.

    Quello che disse lo Straniero:
    Sarà perché non sono un ateniese,
    sarà perché è lontano il mio paese,
    sarà perché non uso le parole
    che amabilmente sempre qui si suole

    che quelle cose che sto per narrare
    potrete poco chiare reputare.
    Non ho problemi ad affermare tosto
    che mai certe domande m’ero posto,

    che qui profondi uomini ò sentito
    parlare con linguaggio assai forbito.
    Le pietre sulle pietre voi posate,
    con grazia quelle pietre trasformate.

    Poi quelle pietre ancora a colorare:
    è l’Arte che trascende il lavorare.
    Filosofi da noi non ce ne sono:
    siam musici sol di parole e suono.

    E’ l’arte nostra questa cosa sola
    parola e suono: su aria la parola.
    Noi nulla abbiamo che sia duraturo
    non pietre o statue, non colonne o muro.

    Solo la terra verde o brulla abbiamo
    coi carri su di essa ci muoviamo.
    Tonde le ruote i nostri carri hanno,
    le pietre vostre quadre e ferme stanno.

    Cos’è ‘l bello non ci chiedemmo mai,
    ma tutto ciò che è vivo amiamo assai,
    e quanto noi abbiamo sempre amato
    conserva in sé l’ impronta del Creato.

    Viva è per noi la cenere dei morti,
    quella che resta poi bruciati i corpi.
    E vivi senza indugio riteniamo
    gli spazi che a cavallo percorriamo.

    Apollodoro:
    Cessata a questo punto l’orazione
    l’uomo chiese un permesso ad Agatone.
    Sì giunto un servo gli si avvicinò
    qualcosa piano lui gli bisbigliò.

    Di casa mentre il servo se n’usciva

    col vento il suon d’un flauto là s’udiva,
    e d’una cetra quello nel contempo.
    Passò così sereno un po’ di tempo.

    Quando ‘l servo poco dopo tornò
    tutti quanti i presenti sconcertò.
    Sopra un vassoio grande e d’argento
    recava il servo un poco sgomento

    una sorpresa assai stravagante:
    sterco di cavallo ancora fumante.
    Solo Aristofane, tra lo stupore,
    non trattene le risa sue sonore.

    Agli altri tutti inoltre sembrò il caso
    di tapparsi velocemente il naso.
    Presso l’estraneo lo sterco fu posto:
    questi riprese a parlar composto.

    Lo straniero e le palle di sterco di cavallo:
    Or riprendendo il sospeso discorso:
    quando guardiamo lo spazio percorso
    non restano mai quelle strade vuote
    frammezzo alle impronte delle ruote.

    Quando sui carri noi stiamo viaggiando
    mentre i cavalli li stanno trainando,
    la via percorsa giammai si confonde
    grazie alle palle di cacca rotonde.

    In quelle sfere di sterco equino
    trovano gli uccelli cibo genuino;
    le scioglie battendo la pioggia poi,
    nessuna traccia rimane per noi.

    Così disciolte noi non ci avvediamo
    se nello stesso luogo ripassiamo.
    Di quella traccia fu breve il suo tempo
    poco il suo spazio e viva nel contempo.

    Di quello sterco l’impronta svanita
    esprime il senso dell’umana vita:
    della mia vita, ossia di me stesso,
    d’uno qualunque in questo consesso.

    Quando l’Acropoli ho visitato
    le imprese di Fidia ho contemplato.
    La statua d’Athena in particolare
    dicon si veda ben lungi dal mare.

    I naviganti ne ammirano alzata
    della sua lancia la punta dorata.
    Ma quella statua, voi siete sicuri,
    con la sua traccia nei tempi futuri

    vi dia più gioia, per tanta che sia,
    di quanta a noi osservare la via
    lasciando dietro sul nostro cammino
    le tonde palle di sterco equino?

    Apollodoro:
    Dalle chine dell’Olimpo distante
    giunse il fragore d’un tuono assordante
    e una folata assai forte di vento
    che recò seco quell’avvertimento.

    Non vi fu dubbio che fosse la Dea
    molto irritata che in quella assemblea
    uno straniero più senza ritegno
    l’avesse offesa lasciando il segno.

    Passato appena il secco spavento
    non si mostrava quell’uomo scontento.
    Poco quell’ira lo fece tremare
    se poi sicuro riprese a parlare.

    Lo straniero rivolto ai presenti:
    Dalle vostre fronti sì corrugate
    comprendo bene quello che pensate.
    Se ciò che pensa nessuno m’ha detto
    credo che sia per cordiale rispetto.

    Astiosa la dea e un poco zitella
    Dev’esser se la mia breve favella
    Che fu persino un po’ vuota e fugace
    D’ innervosirla è stata capace.

    Con l’arte vostra e le costruzioni
    son gli dei strani e le istituzioni.
    E’ sembra esser qui proprio la norma
    non liberarsi affatto dalla FORMA.

    Degli scultori muove lo scalpello
    mentre son alla ricerca del bello.
    Lei canti e versi guida discreta
    dei vostri musici e d’ogni poeta.

    Ho visto delle vostre città greche
    Sia templi che fontane e biblioteche.
    Ogni linea misurata riassume
    un’armonia di massa e volume.

    Si tratta, sempre, se dico la mia
    d’una compiuta umana armonia.
    In armoniosi marmorei volumi
    se stessi saziano i vostri numi

    quando compressi in mirabili forme
    di fissa bellezza si fanno orme.
    Ma loro manca la dote più ambita:
    forza creatrice, lo sguardo, la vita.

    E se, di grazia,voi paragonate
    una delle vostre più belle statue,
    che sia d’ Apollo o che sia d’Afrodite,
    Con questo sterco oppure, se ardite,

    con quello stesso che sta nella via,
    quella nel tempo è ferma, suvvia,
    questo lo sciogliersi e il ricomporsi
    rievoca il tempo e gli spazi percorsi,

    di anni e stagioni il ritmo rammenta.
    La vostra è Arte, ricerca attenta
    del bello immobile e in ogni sua forma
    d’umana armonia non sfugge la norma.

    Si stava qui festeggiando Agatone
    per il suo canto premiato campione.
    Ma tu Agatone, aedo fra i muri
    della tua casa, fissi e sicuri,

    Quello che è chiaro sai come il sole
    che dalla pietra non spremi parole.
    Ma meditate il cammino di Omero.
    A lungo vagando sul suo sentiero

    cercava il veggente la Verità.
    Non fu d’intoppo la sua cecità
    che nei suoi versi con il mistero
    pur la bellezza gli diede il Vero.

    Se a dare il bello è la forma stessa,
    si trova il Vero al di sopra di essa.
    O Ateniesi, quest’esortazione
    richiami al Vero ogni vostra azione.

    Che sia un aedo o musico sia,
    se voi provate a seguirne la via,
    sosta soltanto di rado un poeta
    e la ragione è sempre discreta.

    Per dire il Vero lo fa qualche volta
    e per un gesto d’Amore, talvolta.
    AMORE VERO che nel mondo regna
    Con quel poeta un confronto insegna:

    Alla cacca d’ equino s’accomuna
    che come pasto l’uccello consuma.
    Se i muri quadre le pietre hanno
    con ruote tonde tutti i carri vanno.

    O Agatone, è stato un diletto
    partecipare a questo banchetto.
    E’ giunta l’ora però che io vada
    per ritornare a veder sulla strada

    tra le ruote del mio carro viaggiante
    sterco fresco di cavallo fumante
    che col suo sciogliersi e il decomporsi
    rievoca il tempo e gli spazi percorsi.

    ***** *****

    v.f. - febbraio 2014
    Ultima modifica di vanni fucci; 05-11-14 alle 21:08

  7. #297
    Me ne frego
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    Predefinito Re: Poesie

    Stupendo Vanni ....
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

  8. #298
    in silenzio
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    Predefinito Re: Rif: Poesie

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    “Presso Agatone che è buono al convito
    i buoni vengono senza l’ invito ” .
    Il Convivio, Platone
    _________________________________________
    Atene 416 a. C.

    Personaggi:
    - Apollodoro;
    - Alcuni suoi amici;
    - Lo straniero.

    Racconta Apollodoro:

    In casa d’Agatone quella sera
    un convitato strano certo c’era,
    e come Aristodemo raccontò
    subito dopo Socrate parlò.

    Aristofane lo giudicò poeta.
    Seria la voce aveva e l’aria lieta,
    la foggia del suo abito era strana
    e forse la sua terra assai lontana.

    Gli amici che lo stanno ascoltando:
    Apollodoro, non ti dilungare!
    Impazienti siamo tutti d’ ascoltare
    d’ Aristodemo quanto riferì
    dell’uomo senza nome ch’ era lì.

    Apollodoro:
    Sforzarmi devo sì per ricordare
    e non è cosa facile da fare.
    Aristodemo stesso à rivelato
    che vino molto s’era consumato.

    Quell’uomo disse tante cose strane,
    d’amor, del bello e mai di quelle vane.
    Che abbia ben compreso lo straniero,
    Socrate soltanto credo invero.

    Le gambe un po’ piegate dai ginocchi,
    sembrava l’ascoltasse anche con gli occhi.
    da satiro lo sguardo assai arguto
    fu l’unico che poco abbia bevuto.

    Ma ora siate tutti quanti pronti:
    è giunta l’ora che io vi racconti
    di quanto Aristodemo mi descrisse
    di ciò che lo straniero allora disse.

    Quello che disse lo Straniero:
    Sarà perché non sono un ateniese,
    sarà perché è lontano il mio paese,
    sarà perché non uso le parole
    che amabilmente sempre qui si suole

    che quelle cose che sto per narrare
    potrete poco chiare reputare.
    Non ho problemi ad affermare tosto
    che mai certe domande m’ero posto,

    che qui profondi uomini ò sentito
    parlare con linguaggio assai forbito.
    Le pietre sulle pietre voi posate,
    con grazia quelle pietre trasformate.

    Poi quelle pietre ancora a colorare:
    è l’Arte che trascende il lavorare.
    Filosofi da noi non ce ne sono:
    siam musici sol di parole e suono.

    E’ l’arte nostra questa cosa sola
    parola e suono: su aria la parola.
    Noi nulla abbiamo che sia duraturo
    non pietre o statue, non colonne o muro.

    Solo la terra verde o brulla abbiamo
    coi carri su di essa ci muoviamo.
    Tonde le ruote i nostri carri hanno,
    le pietre vostre quadre e ferme stanno.

    Cos’è ‘l bello non ci chiedemmo mai,
    ma tutto ciò che è vivo amiamo assai,
    e quanto noi abbiamo sempre amato
    conserva in sé l’ impronta del Creato.

    Viva è per noi la cenere dei morti,
    quella che resta poi bruciati i corpi.
    E vivi senza indugio riteniamo
    gli spazi che a cavallo percorriamo.

    Apollodoro:
    Cessata a questo punto l’orazione
    l’uomo chiese un permesso ad Agatone.
    Sì giunto un servo gli si avvicinò
    qualcosa piano lui gli bisbigliò.

    Di casa mentre il servo se n’usciva

    col vento il suon d’un flauto là s’udiva,
    e d’una cetra quello nel contempo.
    Passò così sereno un po’ di tempo.

    Quando ‘l servo poco dopo tornò
    tutti quanti i presenti sconcertò.
    Sopra un vassoio grande e d’argento
    recava il servo un poco sgomento

    una sorpresa assai stravagante:
    sterco di cavallo ancor fumante.
    Solo Aristofane, tra lo stupore,
    non trattene le risa sue sonore.

    Agli altri tutti inoltre sembrò il caso
    di tapparsi velocemente il naso.
    Presso l’estraneo lo sterco fu posto:
    questi riprese a parlar composto.

    Lo straniero e le palle di sterco di cavallo:
    Or riprendendo il sospeso discorso:
    quando guardiamo lo spazio percorso
    non restano mai quelle strade vuote
    frammezzo alle impronte delle ruote.

    Quando sui carri noi stiamo viaggiando
    mentre i cavalli li stanno trainando,
    la via percorsa giammai si confonde
    grazie alle palle di cacca rotonde.

    In quelle sfere di sterco equino
    trovano gli uccelli cibo genuino;
    le scioglie battendo la pioggia poi,
    nessuna traccia rimane per noi.

    Così disciolte noi non ci avvediamo
    se nello stesso luogo ripassiamo.
    Di quella traccia fu breve il suo tempo
    poco il suo spazio e viva nel contempo.

    Di quello sterco l’impronta svanita
    esprime il senso dell’umana vita:
    della mia vita, ossia di me stesso,
    d’uno qualunque in questo consesso.

    Quando l’Acropoli ho visitato
    le imprese di Fidia ho contemplato.
    La statua d’Athena in particolare
    dicon si veda ben lungi dal mare.

    I naviganti ne ammirano alzata
    della sua lancia la punta dorata.
    Ma quella statua, voi siete sicuri,
    con la sua traccia nei tempi futuri

    vi dia più gioia, per tanta che sia,
    di quanta a noi osservare la via
    lasciando dietro sul nostro cammino
    le tonde palle di sterco equino?

    Apollodoro:
    Dalle chine dell’Olimpo distante
    giunse il fragore d’un tuono assordante
    e una folata assai forte di vento
    che recò seco quell’avvertimento.

    Non vi fu dubbio che fosse la Dea
    molto irritata che in quella assemblea
    uno straniero più senza ritegno
    l’avesse offesa lasciando il segno.

    Passato appena il secco spavento
    non si mostrava quell’uomo scontento.
    Poco quell’ira lo fece tremare
    se poi sicuro riprese a parlare.

    Lo straniero rivolto ai presenti:
    Dalle vostre fronti corrugate
    comprendo bene quello che pensate,
    Se ciò che pensa nessuno m’ha detto
    credo che sia per cordiale rispetto.

    Astiosa la dea e un poco zitella
    Dev’esser se la mia breve favella
    Che fu persino un po’ vuota e fugace
    D’ innervosirla è stata capace.

    Con l’arte vostra e le costruzioni
    son gli dei strani e le istituzioni.
    E’ sembra esser qui proprio la norma
    non liberarsi affatto dalla FORMA.

    Degli scultori muove lo scalpello
    mentre son alla ricerca del bello.
    Lei canti e versi guida discreta
    dei vostri musici e d’ogni poeta.

    Ho visto delle vostre città greche
    Sia templi che fontane e biblioteche.
    Ogni linea misurata riassume
    un’armonia di massa e volume.

    Si tratta, sempre, se dico la mia
    d’una compiuta umana armonia.
    In armoniosi marmorei volumi
    se stessi saziano i vostri numi

    quando compressi in mirabili forme
    di fissa bellezza si fanno orme.
    Ma loro manca la dote più ambita:
    forza creatrice, lo sguardo, la vita.

    E se, di grazia,voi paragonate
    una delle vostre più belle statue,
    che sia d’ Apollo o che sia d’Afrodite,
    Con questo sterco oppure, se ardite,

    con quello stesso che sta nella via,
    quella nel tempo è ferma, suvvia,
    questo lo sciogliersi e il ricomporsi
    rievoca il tempo e gli spazi percorsi,

    di anni e stagioni il ritmo rammenta.
    La vostra è Arte, ricerca attenta
    del bello immobile e in ogni sua forma
    d’umana armonia non sfugge la norma.

    Si stava qui festeggiando Agatone
    per il suo canto premiato campione.
    Ma tu Agatone, aedo fra i muri
    della tua casa, fissi e sicuri,

    Quello che è chiaro sai come il sole
    che dalla pietra non spremi parole.
    Ma meditate il cammino di Omero.
    a lungo vagando sul suo sentiero

    cercava il veggente la Verità.
    Non fu d’intoppo la sua cecità
    che nei suoi versi con il mistero
    pur la bellezza gli diede il Vero.

    Se a dare il bello è la forma stessa,
    si trova il Vero al di sopra di essa.
    O Ateniesi, quest’esortazione
    richiami al Vero ogni vostra azione.

    Che sia un aedo o musico sia,
    se voi provate a seguirne la via,
    sosta soltanto di rado un poeta
    e la ragione è sempre discreta.

    Per dire il Vero lo fa qualche volta
    e per un gesto d’Amore, talvolta.
    AMORE VERO che nel mondo regna
    Con quel poeta un confronto insegna:

    Alla cacca d’ equino s’accomuna
    che come pasto l’uccello consuma.
    Se i muri quadre le pietre hanno
    con ruote tonde tutti i carri vanno.

    O Agatone, è stato un diletto
    partecipare a questo banchetto.
    E’ giunta l’ora però che io vada
    per ritornare a veder sulla strada

    tra le ruote del mio carro viaggiante
    sterco fresco di cavallo fumante
    che col suo sciogliersi e il decomporsi
    rievoca il tempo e gli spazi percorsi.

    ***** *****

    v.f. - febbraio 2014

    Atene, 2014 circa dall'inizio di un'arte umana socialmente utile
    Genius Loci: un convivio filosofico
    Personaggi:
    Apollodoro
    Nomade celta
    Convitati
    Santippe
    Ruth

    Santippe: " E non finisce mica il cielo se sull'Acropoli di ogni città continuiamo a edificare templi, mentre i nomadi continuano a girovagare. Se entrambi parlassero meno finiremmo prima di servire a tavola e potremmo sparecchiare. E' dall'alba che sono in piedi e domani sarà un altro giorno di duro lavoro. Basta con quel miele sulle focaccine! E tu, presto, riporta in cucina le ciotole con le olive, che quei senzafondo ci stanno vuotando la dispensa."

    Ruth: "Mia cara Santippe, hai ragione. Sarà opportuno spostare i confronti dialettici in altra sede, in modo da preservare le riserve alimentari.
    Hai notato come il vino altera il bevitore e come ogni commensale resti sulle sue posizioni, senza alcuna reale capacità di sintesi?
    Atena ama i triliti e l'ulivo; Dioniso esporta vitigni & i nomadi accettando in dono da Poseidone il cavallo rendono possibile la raccolta di un oro nero molto prezioso per rendere più fertile l'amata e dura terra nostra.
    Ma ora ti lascio proseguire il tuo lavorio: torno ad ascoltare e tradurre fra me e me, per educare chi verrà dopo di noi"

    Maria Vittoria Cavina, Felsina Bononia, 29 Giugno 2014
    di necessità virtù

  9. #299
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    Predefinito Re: Poesie

    Disse Santippe a Socrate sofista:
    - Te lo conferman pure da Agatone
    quel che ripeto alla tua faccia trista
    mattina e sera, non senza ragione:
    e lo straniero dalla saggia vista
    mi dà sostegno in quel che ti ripeto
    quando tu torni da giornate a zonzo:
    è un complimento, devi esser lieto
    quando ti dico che tu se' uno stronzo. -

  10. #300
    in silenzio
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    Predefinito Re: Poesie

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Disse Santippe a Socrate sofista:
    - Te lo conferman pure da Agatone
    quel che ripeto alla tua faccia trista
    mattina e sera, non senza ragione:
    e lo straniero dalla saggia vista
    mi dà sostegno in quel che ti ripeto
    quando tu torni da giornate a zonzo:
    è un complimento, devi esser lieto
    quando ti dico che tu se' uno stronzo. -
    (e Ruth silente andava meditando:
    "Se stronzo è chi lo stronzo fa ... meglio di un filosofo resta un equino.
    Ed in assenza di cavallo o mulo meglio di un troppo umano un bovino basterà")
    di necessità virtù

 

 
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