
Originariamente Scritto da
markos
C'è una considerazione fondamentale alla quale nè Merlino nè altri sostenitori della prima mozione hanno mai risposto convincentemente.
Oggi il PRC non è più il partito dell'8% degli anni scorsi; il 2,5% non è un fatto contingente delle ultime elezioni ma un dato consolidato e il partito così com'è non è più in grado di recuperare tutti quelli che l'hanno abbandonato.
Partire e restare sull'esistente quindi non ha senso, salvo scegliere di rimanere un ininfluente gruppuscolo minoritario. E allora, non a caso si sono prospettate due ipotesi, le sole capaci di riaggregare forze, raccogliere nuovi militanti e riavvicinare compagni singoli allontanatisi disgustati: un allargamento verso destra, con la costituente della sinistra oppure l'unificazione dei comunisti.
Sappiamo bene che con i comunisti italiani continuano ad esistere differenze (anche se molto meno di 10 anni fa: non dimentichiamoci che importanti esponenti iperistituzionalisti e diversi dirigenti moderato-opportunisti del PdCI hanno scelto nel frattempo altri lidi...), ma l'alternativa qual'è? L'autosufficienza illusoria e perdente? la confederazione delle sinistre?