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".......Anche la bandiera era un simbolo per noi. Cedere nella bandiera sarebbe stato cedere moralmente in molte altre cose. Noi portammo al fronte russo una bandiera che risaliva al passato remoto della nostra storia: lo splendido stendardo rosso e bianco della croce della Borgogna—coi bastoni nodosi di San Andrés—che i nostri grandi duchi di Occidente, a partire dal Medioevo, avevano fatto ondeggiare da Frisia e Zelanda all'Artois ed al Franco-contea. Carlo il Temerario l'aveva brandita nei suoi combattimenti tragici contro Luigi Xl, in Svizzera ed in Alsazia. Le nostre bandiere della Borgogna avevano condotto ai paesi dei Grandi Paese Bassi per secoli. Avevano attraversato i Pirenei per essere adottate nella Spagna di Carlos V. Avevamo solcato con lei gli oceani per ondeggiare in venti paesi dell'America ed Asia. Quella bandiera, per noi, era sacra.
D'altra parte, gli avevamo messo i colori—nero, giallo e rosso—del Belgio del 1830, quello che volevamo almeno salvare, e nella misura di tutte le nostre forze e dei nostri sonni, ingrandire e glorificare.
Ottenni anche questo.
E dopo dissi a Himmler: "Evidentemente, conserveremo il nostro cappellano. »
P.—Questo dovette traumatizzarlo.
R.—Naturalmente, era provocante. Un cappellano cattolico nelle Waffen SS non si sarebbe immaginato mai.
"Ascolti—dissi al Reichsführer—, abbiamo avuto con noi in quel fronte magnifici sacerdoti. Sono stati i nostri compagni ed il nostro appoggio morale in mezzo ai peggiori combattimenti. Come potrebbe pretendere lei allora, soldato e capo, che mettiamo per strada dei compagni di lotta tanto coraggiosi, appena entriamo nelle Waffen SS?"
Quell'argomento fu decisivo. Un soldato non poteva cacciare un altro soldato. Avevo vinto la battaglia dei curati.
Non potevamo cedere nenache in quel punto. Non è che io fossi clericale. Ancora mi facevano male i bernoccoli delle bastonate che mi assestò nel 1937 il primate del Belgio. Ma il nostro paese era religioso e non voleva soffrire pressione alcuna su quell'aspetto. Convinsi in tale modo Himmler che non avemmo solo i nostri sacerdoti, ma, di seguito, altri sacerdoti furono cappellani cattolici in altre unità delle Waffen SS.
Il più famoso di essi fu monsignore Mayol di Lupé, della Divisione francese delle Waffen SS, prelato contemporaneamente truculento e cortese agli estremi. Con la carnagione scarlatta come quella di un canonico della Borgogna, ed il viso allegro ed esuberante, avrebbe decorato splendidamente il "Libro delle Ore" di un primitivo fliammingo. Retto sulla sua cavalcatura, percorreva instancabile la steppa. Come Pedro l'Eremita, era disposto ad abbracciare gli infedeli, ma anche a romper loro il cranio a colpi di crocifisso se era necessario. Fu, nel fronte dell'Est l'ufficiale più pittoresco della Divisione "Carlomagno". Se avesse vinto sarebbe stato un magnifico cardinale di Parigi. Molto più distinto dei democratici prelati di oggi, sempre disposti ad avvicinarsi al sole che più scalda, ed ad abbracciarsi col rabbino di fronte.
Non chiesi mai ai nostri cappellani valloni che fossero rexisti. Al contrario, dicevo loro: "Che siate rexisti o no, importa poco; il vostro lavoro sta nelle anime e non nelle opinioni politiche, schede elettorali o rivendicazioni sindacali. Voglio solo nelle nostre file curati santi. »
Fu così, con l'accordo di Himmler, come quella Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana entrò nel 1943 nelle acque battesimali delle Waffen SS......."





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