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  1. #11
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
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    Ti chiedo però una cosa: hai mai avuto a che fare con i Rom in modo diretto? Io un pochino sì. Dalle mie parti sono stanziali da decenni: discendono da gente che vive in Italia forse da secoli, quindi parlano italiano (con un accento particolarissimo), mandano i figli a scuola (più o meno), hanno fissa dimora, etc.
    Tuttavia... Sono senz'altro vittime, ma anche portatori di pregiudizi. Non amano mescolarsi molto con i "normali", e hanno comportamenti costantemente illegali o comunque poco rispettosi degli altrui diritti. Nessuno interviene, perché formano solitamente comunità compatte, spesso colonizzano interi quartieri in cui dettano legge. In certi paesi, si sono viste scene da far west, con inseguimenti in auto, bastonate, mini-folle urlanti e poliziotti mezzi spaventati...
    Insomma, è un problema difficile da gestire.
    A me non piacciono le enclavi ne' le capannelle. Infatti pur vivendo all'estero non ho mai avuto il minimo interesse a cercare altri italiani ne' a "fare comunita'". Ovviamente e' inevitabile finire per conoscerne qualcuno, ma non li vado a cercare. Faccio amicizia con chiunque mi trovi a mio agio, indipendentemente dalla cittadinanza.

    Pero' non mi sento in diritto di criticare chi invece sente il bisogno di una comunita' del suo popolo in un paese straniero, sia essa Little Italy, Chinatown o un campo nomadi. I nomadi sono poi in situazione molto piu' difficile perche' un vero paese loro neanche ce l'hanno (si dice Romania, ma e' un po' come dire Israele, la situazione non e' cosi' semplice come per Italia e Italiani, Francia e Francesi eccetera).

    Allora, bisogna intendersi su cosa significa "mescolarsi" o "integrarsi". Nessuno ha il diritto di imporre ad un italiano all'estero di adottare tutte le tradizioni culturali locali e abbandonare le sue. Per fare un esempio banale, un italiano in giappone ha tutto il diritto di cucinarsi risotto o pastasciutta o polenta invece di "integrarsi" a mangiare il sushi, ne' deve essere costretto ad adottare le IDEE (pensa ad esempio a quelle religiose) locali. Pero' ovviamente deve rispettare le LEGGI.

    Alla fine il punto e' tutto qui: il rispetto della legge. Questo NON e' un fattore relativo alla cittadinanza bensi' alla residenza: se abiti QUI rispetti le leggi LOCALI.

    Dunque, cosa c'e' che non va negli zingari? Se infrangono una legge, ne devono pagare le conseguenze, ma non perche' sono zingari, semplicemente perche' l'hanno infranta. Tale a quale a tutti gli altri. La differenza non puo' essere fatta tra italiani, francesi, giapponesi e zingari, puo' solo essere fatta tra chi ha delitto e chi no. Non c'e' alcun altra soluzione sensata che giudicare il singolo individuo.

  2. #12
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    Giusto, però: intanto esistono, come ti dicevo, moltissimi zingari che sono italiani da decenni, forse secoli, che sono un discorso a parte, dove il problema "stranieri" non c'entra. Come si può considerare straniera gente che si chiama Di Rocco, Spinelli, Cirelli, Gualtieri, etc.? O che vive da generazioni in case di sua proprietà? Guarda che sono tanti, in certe regioni (tipo l'Abruzzo) gli zingari appartengono quasi solo a questa categoria.
    In secundis, l'illegalità va punita sempre e comunque, ma è un dato di fatto che spesso (non sempre!!!) gli zingari adottino l'illegalità come sistema di vita - lo dice, con tristezza, uno che fa sempre una gran fatica a difendere anche gli zingari dalle sparate razziste di qualche conoscente un po' estremista...
    Si tratta, ripeto, di un problema sociale complesso, con responsabilità pesanti da ambo le parti.
    Ripropongo anche l'esempio della lingua. Gli zingari non permettono assolutamente a nessuno di imparare il romanès. Poi però, salta fuori qualcuno che dice "il romanès dovrebbe essere tutelato come lingua minoritaria". Eh no: se vuoi tutelare la tua lingua, devi permettere che sia studiabile per tutti, affinché divenga un patrimonio comune, non un linguaggio in codice per facilitare le attività criminose.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Mappo Tappo Visualizza Messaggio
    Integrazione forzata? Questa formula sì che scatenerebbe la sinistra e poi perchè forzata? Chi non è cittadino italiano e non ha i requisiti per restare sul suolo italiano e al tempo stesso non vuole integrarsi deve semplicemente essere gentilmente accompagnato alla frontiera. Per tutti gli altri deve valere la rigorosa applicazione della legge italiana nei suoi aspetti di tutela come nei suoi aspetti di prevenzione e di repressione. Non mandi i tuoi figli a scuola, ma anzi li mandi a rubare, li costringi a prostituirsi? Tu finisci in galera, ti togliamo la potestà sui figli e lo Stato/Società cerca di salvare il salvabile con i tuoi ex figli.
    bravo

  4. #14
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    Aggiungo qualche dato alle considerzioni di prima. A dimostrazione del fatto che l'essere stranieri c'entra poco con il problema rom: lo sapete che anche quelli "stanziali" che magari hanno casa e lavoro, non abbandonano l'antica (e fastidiosa) usanza di andare in giro per le campagne per elemosinare ai contadini viveri e spiccioli? E che se viene a tiro, non disdegnano assolutamente i furtarelli? Si tratta di una specie di mini-pizzo, perché chi consegna le cose richieste (olio, uova, verdure, legna, etc.) è meno esposto al rischio di furti in casa, o può addirittura contare sull'aiuto degli zingari per recuperare la eventuale refurtiva. So di cosa parlo.
    Tutto questo testimonia quel che già si sapeva: la cultura rom propone un approccio assolutamente particolare verso concetti come proprietà privata e denaro, un approccio non compatibile con la nostra società. Di qui, nascono molte e gravi incomprensioni reciproche.

  5. #15
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Non ci siamo assolutamente!

    Se un tale commette dei reati, va consegnato alla giustizia, punto e basta. Non c'e' nulla da aggiungere. La giustizia lo deve trattare solo in base a cio' che ha commesso, non in base ad altri fattori.

    Dire che la cultura rom istiga alla delinquenza non cambia di una virgola il discorso. Se davvero la cultura rom e' una cultura di illegalita', molto semplicemente significa che in proporzione i rom faranno piu' reati dei non-rom: la conseguenza e' solo che, quando commetteranno quei reati verranno puniti in base a cio' che hanno commesso. Se il tale rom per sua cultura commette 10 furti dev'essere giudicato per 10 furti, se l'altro ne commette 100 va giudicato per 100.

    Razzismo significa dire preventivamente che siccome il tal dei tali e' rom allora bisogna trattarlo diversamente perche' statisticamente i rom rubano di piu'. Assolutamente incompatibile con la cristianita' oltre che con le regole base del diritto dei paesi civilizzati.

    Ricordo a tutti, che la cultura italiana e' tristemente conosciuta in tutto il mondo per la sua maggior tendenza della media alla furbizia e all'illegalita'! Noi siamo per il resto del mondo occidentale quello che accusiamo i rom e gli extracomunitari di essere per noi. Eppure nessuno in europa o negli usa si sogna di schedare gli italiani perche' "statisticamente" o "culturalmente" sono piu' propensi a truffe, evasioni, furti e altre violazioni delle leggi.

  6. #16
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    [quote=Demogorgon;8151891]Non ci siamo assolutamente!

    Se un tale commette dei reati, va consegnato alla giustizia, punto e basta. Non c'e' nulla da aggiungere. La giustizia lo deve trattare solo in base a cio' che ha commesso, non in base ad altri fattori.

    Dire che la cultura rom istiga alla delinquenza non cambia di una virgola il discorso. Se davvero la cultura rom e' una cultura di illegalita', molto semplicemente significa che in proporzione i rom faranno piu' reati dei non-rom: la conseguenza e' solo che, quando commetteranno quei reati verranno puniti in base a cio' che hanno commesso. Se il tale rom per sua cultura commette 10 furti dev'essere giudicato per 10 furti, se l'altro ne commette 100 va giudicato per 100.

    Razzismo significa dire preventivamente che siccome il tal dei tali e' rom allora bisogna trattarlo diversamente perche' statisticamente i rom rubano di piu'. Assolutamente incompatibile con la cristianita' oltre che con le regole base del diritto dei paesi civilizzati.
    quote]

    Non hai assolutamente capito il senso di quel che ho detto, e/o non mi sono spiegato io.
    Sbattere in galera chi delinque (solo chi delinque!) è condizione necessaria, ma non sufficiente per risolvere il problema. Occorrono interventi profondi e difficilissimi a livello sociale e culturale, per abbattere sia i pregiudizi dei non-rom, sia quelli dei rom, altrimenti riempiremo le patrie galere ma non verremo a capo di nulla. Quindi, non misure speciali anti-zingari (schedature e simili), ma misure speciali pro-integrazione, che non significa omogeneizzare, ma portare tutti al rispetto di norme condivise.
    Se un popolo non ha le idee chiare sul concetto di proprietà privata (come i rom) o sull'uso del suolo pubblico, non è semplicemente punendo che si risolve il problema. Serve innanzitutto istruzione ed educazione alla legalità, intesa come base per la pacifica convivenza.

  7. #17
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    SILENZIO ASSORDANTE CONTRO L’INDECENTE PROPOSTA DI MARONI
    PRIMA PERÒ LE IMPRONTE
    DEI PARLAMENTARI E DEI FIGLI

    «Spetta al Governo», ha detto monsignor Marchetto di Migrantes, «favorire le iniziative di istruzione che sono alimentate nei campi rom solo dalle associazioni di volontariato».


    Alla prima prova d’esame i ministri "cattolici" del Governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell’uomo vale zero. Il principio della responsabilità di proteggere (cioè, il riconoscimento dell’unità della famiglia umana e l’attenzione per la dignità di ogni uomo e donna), ampiamente illustrato da papa Benedetto XVI all’Onu, è carta straccia. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom. Avremmo dato credito al ministro se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla. Il prefetto di Roma, Carlo Mosca, s’è rifiutato di schedare, il presidente del Veneto, Galan, ha parlato di "fantapolitica", ma il ministro non arretra d’un millimetro.
    Non stupisce, invece, il silenzio della nuova presidente della Commissione per l’infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di Governo. Non sappiamo cosa ne pensi Berlusconi: permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini?
    A sessant’anni dalle leggi razziali, l’Italia non ha ancora fatto i conti con le sue tragiche responsabilità (non ce ne siamo vergognati abbastanza). In particolare, quei conti non li ha fatti il Centrodestra al Governo, se un ministro propone il concetto di razza nell’ordinamento giuridico. Perché di questo si tratta. Come quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella gialla al braccio, in segno di pubblico ludibrio.
    Oggi, con le impronte digitali, uno Stato di polizia mostra il volto più feroce a piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c’è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? Rende meno, forse, politicamente? Ma c’è di più. Stiamo assistendo al crepuscolo della giustizia e alla nascita di un diritto penale straordinario per gli stranieri poveri. La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (firmata anche dall’Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun Tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita.
    È giusto reprimere, con forza, chi nei campi nomadi delinque, ma le misure di Maroni non servono a combattere l’accattonaggio (che non è reato). C’è un solo modo perché i bambini rom non vadano a rubare: mandarli a scuola. Qui, sì, ci vorrebbe un decreto legge perché, ogni mattina, pulmini della polizia passassero nei campi nomadi a raccoglierli. Per la sicurezza sarebbero soldi ben spesi.
    Quanto alle impronte, se vogliamo prenderle, cominciamo dai nostri figli; ancor meglio, dai parlamentari: i cittadini saprebbero chi lavora e chi marina, e anche chi fa il furbo, votando al posto di un altro. L’affossa "pianisti" sarebbe l’unico "lodo" gradito agli italiani.

    http://www.sanpaolo.org/fc/0827fc/0827fc05.htm


  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    E' un problema grossissimo, e l'esperienza mi spinge a ritenere che non si può assolutamente essere buonisti in casi del genere. I Rom non vogliono intergrarsi, almeno per il momento. Pensate, ad esempio, che coloro che hanno cercato di imparare la loro lingua hanno dovuto vivere per mesi travestiti da zingari, altrimenti non c'è verso: agli "estranei" non rivelerebbero una sola parola.
    Beh per non essere scoperti fingevano di essere zingari muti ?

  9. #19
    Io non esisto
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    Sono solo frutto della tua immaginazione
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Beh per non essere scoperti fingevano di essere zingari muti ?

    Eh, già... come han fatto?

  10. #20
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da Mappo Tappo Visualizza Messaggio
    Integrazione forzata? Questa formula sì che scatenerebbe la sinistra e poi perchè forzata? Chi non è cittadino italiano e non ha i requisiti per restare sul suolo italiano e al tempo stesso non vuole integrarsi deve semplicemente essere gentilmente accompagnato alla frontiera.
    Sai bene che ciò non vale per i ROM che godono dei diritti dati loro da una convenzione (di Strasburgo se non erro) in quanto senza patria. Non è che li puoi rispedire a casa...

 

 
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