A me non piacciono le enclavi ne' le capannelle. Infatti pur vivendo all'estero non ho mai avuto il minimo interesse a cercare altri italiani ne' a "fare comunita'". Ovviamente e' inevitabile finire per conoscerne qualcuno, ma non li vado a cercare. Faccio amicizia con chiunque mi trovi a mio agio, indipendentemente dalla cittadinanza.
Pero' non mi sento in diritto di criticare chi invece sente il bisogno di una comunita' del suo popolo in un paese straniero, sia essa Little Italy, Chinatown o un campo nomadi. I nomadi sono poi in situazione molto piu' difficile perche' un vero paese loro neanche ce l'hanno (si dice Romania, ma e' un po' come dire Israele, la situazione non e' cosi' semplice come per Italia e Italiani, Francia e Francesi eccetera).
Allora, bisogna intendersi su cosa significa "mescolarsi" o "integrarsi". Nessuno ha il diritto di imporre ad un italiano all'estero di adottare tutte le tradizioni culturali locali e abbandonare le sue. Per fare un esempio banale, un italiano in giappone ha tutto il diritto di cucinarsi risotto o pastasciutta o polenta invece di "integrarsi" a mangiare il sushi, ne' deve essere costretto ad adottare le IDEE (pensa ad esempio a quelle religiose) locali. Pero' ovviamente deve rispettare le LEGGI.
Alla fine il punto e' tutto qui: il rispetto della legge. Questo NON e' un fattore relativo alla cittadinanza bensi' alla residenza: se abiti QUI rispetti le leggi LOCALI.
Dunque, cosa c'e' che non va negli zingari? Se infrangono una legge, ne devono pagare le conseguenze, ma non perche' sono zingari, semplicemente perche' l'hanno infranta. Tale a quale a tutti gli altri. La differenza non puo' essere fatta tra italiani, francesi, giapponesi e zingari, puo' solo essere fatta tra chi ha delitto e chi no. Non c'e' alcun altra soluzione sensata che giudicare il singolo individuo.





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