Hai ragione.
Come detto in questo 3d, è lo stato a riconoscere ufficialmente che il sistema non può durare , e si è cautelato iniziando in modo soffice a mettere l’esercito i piazza.
Se salta l’economia, questo stato si smembra.
Moltissimi al Nord riconoscevano le giuste richieste di indipendenza , ma, per ragioni economiche, non potevano appoggiare, almeno moralmente, una scissione.
In quanto tale operazione poteva portare dei vantaggi, ma comunque avrebbe potuto portare anche degli sconvolgimenti imprevedibili a livello personale.
Pertanto, plauso teorico, ma all’atto pratico pensavano che è meglio non lasciare la strada vecchia per quella nuova.
Con questo adagio si è sempre andati aventi. Dietro a questo comportamento la partitocrazia ha costruito un buco nero stellare contabile.
Ma ora vi è sempre meno da salvare.
Se lo stato salta, come ormai è confermato dagli atti di cautela di ordine pubblico, allora diventerà una valanga la volontà di cambiare.
Lo Stato si divide.
Se non dividiamo, andrà sempre peggio. Non per lo stato, ma per i cittadini.
Certamente hai ragione che dovremmo scegliere il dittatore meno peggio ( veramente lo sceglieranno altri, noi lo ratificheremo solamente).
Questa strada potrà essere percorsa, ma sarà solamente temporanea.
Ma questo uomo del destino non potrà fare miracoli e la zavorra dell’economia del Sud costruita in 60 anni ci trascinerà sempre più a fondo.
Affogheremo, o taglieremo il filo che ci unisce?.
La tua frase “spero di vivere a lungo”, è sintomatica.
Però non vi è da aspettare tanto.
L’unica soluzione è mettersi in condizione di dare un aiuto a quanto di irreversibile sta apparendo.
Questo è la reazione alla mossa della resa dello stato.






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