
Originariamente Scritto da
mosongo
http://www.libero-news.it/pills/view/2173
In una cella indiana da 17 mesi
Il padre: innocente, aiutatelo
11/08/2008
Sono Giovanni Falcone, presidente dell’Associazione “Vivere liberi” ONLUS, e scrivo questa lettera a Libero-news per aiutare mio figlio Angelo, di 27 anni, rinchiuso dal 9 marzo 2007 nel carcere Indiano di Mandi, nello Stato Himachal Pradesch, assieme al suo amico Simone. I due giovani si erano recati in India per turismo, e avevano trovato alloggio a pagamento in una casa privata a Mandi.
La sera del 9 marzo, senza una spiegazione, la polizia indiana ha fatto irruzione nella casa/alloggio dove vivevano i ragazzi. I due, basiti per l’improvvisa e ingiustificata irruzione delle autorità nel loro alloggio, sono stati perquisiti senza, peraltro, che fosse trovato nulla di “compromettente” in loro possesso. Dopo poco, sempre senza alcuna spiegazione, la polizia ha condotto in centrale sia loro che il padrone di casa ed un amico di quest’ ultimo che si trovava nell’abitazione al momento dell’inatteso blitz.
Qui, mio figlio ed il suo amico sono stati trattenuti contro la loro volontà per 24 ore. Le autorità, con modi tutt’altro che civili, hanno impedito loro, nonostante le numerose ed insistenti richieste, di contattare l’Ambasciata e noi familiari in Italia. I ragazzi erano disorientati, non capivano una sola parola di quello che la polizia stava dicendo, non avevano idea di quali accuse venissero mosse contro di loro e perché. Non c’era un interprete, un avvocato, (come sarebbe invece obbligatorio, stando alle normative del diritto internazionale), nessuno che li potesse aiutare a capire cosa stesse succedendo. Dopo ore e ore trascorse “sequestrati” senza un motivo nella stazione della polizia di Mali, alcuni agenti hanno scritto un documento in lingua indi, costringendo Angelo e Simone a firmarlo. Più volte i due ragazzi, disperati per quell’assurdo incubo che stavano vivendo, hanno chiesto quale fosse il contenuto del documento che dovevano siglare ma nessuno ha dato loro una risposta.
Sono stati costretti, esausti, a firmare un foglio misterioso. Pochi giorni dopo, il mistero sul quel documento è stato, purtroppo, svelato.
Su quel foglio c’era scritto che la notte del 9 marzo mio figlio e il suo amico erano a bordo di un taxi, diretto all’aeroporto di Delhi, quando sono stati fermati da una pattuglia di polizia che ha rinvenuto, all’interno dell’auto, bel 18 chilogrammi di hashish. Di questi 10 kg sarebbero stati , stando alle dichiarazioni contenute nel documento, di proprietà dei due indiani presenti in casa quella sera (il padrone dell’abitazione e il suo amico) mentre gli altri 8 chili sono stati attribuiti ad Angelo e Simone. Per questo sono stati rinchiusi in carcere, da innocenti. Invano i due ragazzi hanno tentato di presentare una denuncia scritta all’ Ambasciata italiana in India, in cui spiegavano come erano andati realmente i fatti. La polizia non ha mai provveduto a inoltrare il documento a Delhi.
Da allora per noi e loro è iniziato il calvario. Angelo e Simone sono detenuti ingiustamente in carcere e vivono in condizioni igienico/sanitarie a dir poco allarmanti.
Hanno contratto persino l’epatite e a distanza di 17 mesi dalla loro reclusione non sono riuscito a ottenere giustizia.
Chiedo allo Stato e alle istituzioni competenti di intervenire affinché sia fatta, una volta per tutte, chiarezza su questo inspiegabile e drammatico caso.
Noi familiari siamo vittime, oltretutto, di ricatti e vere e proprie estorsioni da parte degli avvocati e dei traduttori. In India, per occuparsi del caso di mio figlio, ci sono stati alcuni legali che mi hanno chiesto parcelle di 100.000 €, e interpreti che per ogni udienza pretendono compensi di 500 € per tradurre qualche semplice frase. E’ quantomeno assurdo se si pensa che il reddito procapite annuo di un lavoratore medio in India è di 350 $.
Questo mi fa temere che dietro gli arresti assurdi e immotivati, come quello di cui sono stati vittime Angelo e Simone, ci sia l’intenzione di speculare sul dolore dei cittadini occidentali, visti da alcuni disonesti come fonti di guadagno facile.
Vi segnalo il mio blog.
Qui troverete tutte le informazioni, anche di tipo tecnico e giuridico, sul dramma vissuto da mio figlio e dal suo amico.
http://giovannifalcone.blogspot.com
Il calvario che sta vivendo mio figlio, abbandonato dalle istituzioni italiane in un carcere straniero per un crimine che non ha commesso, necessita di un intervento immediato del ministro degli Esteri, Franco Frattini.
E a lui che mi rivolgo, implorandolo di aiutarmi. Intanto, mi permetto di suggerire, vista l’esperienza che ho accumulato nel corso di questo drammatico anno e mezzo lontano da mio figlio, una serie di provvedimenti che potrebbero essere utili per aiutare chi, in futuro, si dovesse trovare a vivere l’incubo di Angelo e Simone.
1)Istituzione di un Garante dei detenuti all’Estero
2)Istituzione di un comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti disumani (purtroppo frequenti nelle carceri di molti paesi)
3) Istituzione da parte dell’ONU di una task force di Magistrati, Avvocati e Poliziotti in difesa dei diritti umanitari e a tutela delle Leggi Internazionali, troppo spesso ignorate
4) Proposta di una Consulta per gli Italiani detenuti all’estero, composta oltre che da Organi del MAE anche delle Associazioni dei parenti che regolarmente e a scadenza determinata si rechino nei vari carceri del mondo dove si trovano detenuti i cittadini con compiti di prendere coscienza delle condizioni di detenzioni e dei problemi (specie Sanitari-Legali- Traduttori e quant’altro serva) a cui si possa subito far fronte
5)Approvazione di una legge sul gratuito patrocinio, come previsto dall’art. 24 della costituzione (sia per gli Italiani detenuti all’estero che in patria.