Per Aspera ad Veritatem
Rivista di intelligence e di cultura professionale
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Documentazione di interesse
Camera dei Deputati - XIII Legislatura - Relazione sulla politica informativa e della sicurezza presentata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Romano PRODI per il
primo semestre 1997 (*)
PARTE PRIMA - La sicurezza interna
1. Profili generali della minaccia
Il primo semestre 1997 è stato caratterizzato da una serie di eventi di varia natura e portata suscettibili di determinare situazioni pregiudizievoli per il Paese, a riprova dell'esistenza di una pluralità di interessi ostili al processo di evoluzione politico-istituzionale ed economica in atto.
Gli episodi di intrusione nelle frequenze televisive e l'irruzione in piazza S. Marco del 9 maggio, cui ha fatto seguito una diffusa attività intimidatoria, di intossicazione e di procurato pericolo, pongono come minaccia prioritaria la degenerazione in senso eversivo di istanze secessioniste, che potrebbero
estendersi ad altre zone del territorio.[...]
2. Eversione
a. fenomeno secessionista
L'incursione a Venezia di un "commando" d'ispirazione secessionista, preceduta da alcuni atti di intrusione nelle frequenze televisive RAI, rappresenta un accentuato sviluppo in senso eversivo di posizioni radicali, espressione di atteggiamenti razzisti e di esasperato localismo.
E' da evidenziare che la decisione di compiere, in segno di sfida e provocazione, un gesto tanto teatrale quanto disperato, potrebbe essere scaturita sia dalla presunzione che il clima di aggressiva contestazione allo Stato giustificasse iniziative di stampo destabilizzante, sia dalla percezione che il realizzarsi di riforme costituzionali in senso federalista avrebbe tolto motivazioni ad istanze di tipo secessionista.
Al di là della specifica vicenda, ciò che rileva sul piano della sicurezza sono i numerosi, successivi episodi minatori - per lo più diretti contro Magistrati e Forze dell'ordine - che manifestano una pericolosa parcellizzazione di ambienti secessionisti radicali, anche a carattere spontaneista.
Fenomeno, questo, che, se ancora alimentato da toni aggressivi e da atteggiamenti di intolleranza, potrebbe dar luogo a gesti emulativi, anche clamorosi, specie in concomitanza con eventi significativi o scadenze di ordine politico.
D'altro canto, l'intendimento di elevare la soglia di contrapposizione allo Stato è già rinvenibile in alcuni comunicati - contenenti anche sigle ed espressioni mutuate dal terrorismo ideologico - che presentano caratteristiche eversive più marcate, una discreta conoscenza di tecniche destabilizzanti ed appaiono volti ad accreditare l'esistenza di un'organizzazione pronta a passare all'azione.
In tale quadro, è doveroso prendere in considerazione l'eventualità che il diffondersi di siffatte manifestazioni possa innescare, a catena, processi analoghi in altre aree del Paese in cui, da tempo, talune frange palesano aspirazioni di tipo separatista. In questo senso, diventa più forte il rischio di suggestioni e di interazioni con settori più sperimentati, le cui attività oltranziste potrebbero essere assunte come modello di riferimento, sfruttando anche la risonanza di eventuali iniziative violente condotte, sia pure autonomamente ma in un unico contesto temporale, in diverse regioni.
Ancora in termini più generali, vi è il pericolo che organizzazioni del terrorismo separatista presenti sul continente europeo costituiscano esempi sul piano delle modalità operative.
La consapevolezza di come la questione secessionista possa rappresentare veicolo di "pubblicità" ha indotto l'eversione ideologica a sfruttare il fenomeno per ottenere maggiore visibilità. Aspetto, questo, che ha attirato l'interesse anche delle frange veterobrigatiste attive nel Nord-Est, protagoniste di iniziative propagandistiche tese a strumentalizzare la problematica separatista, attribuita ad un "disegno antiproletario" dello Stato.
Il settore informativo continua ad esercitare la massima vigilanza, nell'ambito delle attribuzioni istituzionali, al fine di individuare ogni ulteriore segnale suscettibile di degenerazioni in senso eversivo.
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secondo semestre 1997
1. Profili generali della minaccia
[...]Non sono da sottovalutare i pericoli provenienti dagli ambienti più estremi del secessionismo che perseguono tenacemente propositi di disgregazione dell'unità nazionale. In questo senso, gli episodi intimidatori in direzione di obiettivi dello Stato di elevato valore simbolico confermano il pericolo della degenerazione in senso eversivo delle istanze più oltranziste del progetto separatista.[...]
2. Eversione
[...]c. Fenomeno secessionista Il complesso degli elementi acquisiti in direzione dei fermenti secessionisti nel Nord-Est ha evidenziato il permanere del rischio di uno slittamento delle istanze oltranziste verso dinamiche di più marcata ostilità alle Istituzioni.
D'altronde, il riconoscimento delle finalità eversive del commando di Piazza S. Marco, emergente dalla sentenza di condanna del 9 luglio emessa dalla Corte d'Assise di Venezia, costituisce autorevole conferma della degenerazione in senso destabilizzante di talune posizioni estreme.
La forte risonanza dell'incursione di Venezia ha determinato, nei settori più radicali, iniziative di vario spessore che hanno posto in luce il tentativo di sfruttare avvenimenti al centro dell'attenzione generale, allo scopo di enfatizzare gli effetti di qualsiasi gesto dimostrativo.
In questo senso, sono apparsi indicativi di una forte carica provocatoria gli episodi di contestazione e di intimidazione nei confronti della magistratura, di espressioni istituzionali di alta valenza simbolica e di strutture rappresentative dello Stato.
Tali atteggiamenti, in un clima propagandistico dai toni sempre più aggressivi, sono il sintomo di un processo che - sorretto da una immagine virtuale di compattezza e di largo consenso - da una parte tende alla progressiva erosione del principio di legalità dello Stato, dall'altra cerca di ispirare, in maniera subdola, la convinzione che l'ipotesi estrema del secessionismo sia effettivamente praticabile.
In questa fase di evoluzione potrebbero crearsi le premesse per la costituzione di un "humus" affine, per alcuni aspetti, a quello che determinò la nascita e la diffusione dell'estremismo politico nei primi anni '70.
In tale scenario, è sempre possibile, pertanto, lo spostamento di talune frange verso una dimensione di maggiore operatività, soprattutto in occasione di manifestazioni e ricorrenze di particolare significato.
Ulteriori spinte radicali potrebbero, inoltre, determinare l'insorgere di istanze speculari in altre aree del Paese, ove sono già presenti pulsioni di acceso localismo con le motivazioni più eterogenee.
Non va, altresì, sottaciuta l'eventualità che si tenti di strumentalizzare i segnali di malcontento di categorie produttive a fini estranei alla protesta, in chiave separatista, allo scopo di alimentare conflittualità all'interno del Paese, con ulteriori riflessi sul piano dell'ordine pubblico.
Il progetto secessionista appare idoneo a suscitare sentimenti e reazioni che rischiano di innescare una pericolosa spirale contrappositiva. In particolare, i gruppi della sinistra eversiva, anche di matrice brigatista, hanno continuato a trovare spunti propagandistici nella dura contestazione delle istanze autonomiste, ritenute espressione di un'asserita strategia "capitalista ed antiproletaria".
E' oggetto di attenta valutazione il rischio che la linea radicale secessionista possa trovare corrispondenze di varia natura in ambienti estremisti esteri.
Prosegue l'impegno dell' "intelligence", nell'ambito dei compiti istituzionali, al fine di prevenire accelerazioni in senso destabilizzante.
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primo semestre 1998
[...]3. Degenerazioni del fenomeno secessionista
L'incursione armata dello scorso anno a Venezia ed il riconoscimento giudiziario delle finalità eversive hanno costituito l'indicatore più evidente di come il fenomeno secessionista, nell'interpretazione militante datane dalle componenti più radicali, potesse tradursi in minaccia destabilizzante dell'ordine democratico. In questo senso, si è resa necessaria la particolare attivazione dell'intelligence finalizzata a cogliere, al di là di toni e moduli espressivi diversificati, eventuali dinamiche degenerative.
In effetti, l'insieme delle evidenze sulle frange separatiste estremiste denota il persistere di sacche che non escludono una evoluzione operativa in chiave eversiva. Tali settori, pur se in maniera più defilata
rispetto al passato - verosimilmente per effetto di una decisa azione di contrasto - si sono resi protagonisti di gesti intimidatori che hanno rivelato una perdurante ostilità nei confronti della Magistratura, delle Forze dell'ordine nonché delle altre espressioni ritenute rappresentative dello Stato.
Si tratta di episodi che, sebbene di modesto profilo, evidenziano l'intento di mantenere viva la tensione, anche mediante la contestazione delle scelte del Governo e, soprattutto, della politica di ripresa economica nel Mezzogiorno che, negli ambienti secessionisti radicali del nord est, viene
strumentalmente impiegata per alimentare sentimenti di malcontento e di rifiuto nei confronti dello Stato e favorire atteggiamenti antisolidali e di egoistico localismo.
In siffatto contesto, è sempre possibile che nuclei più determinati cerchino di assumere un "ruolo di avanguardia" rispetto alle altre frange, con il compimento di azioni eclatanti contro obiettivi simbolo.
In questo senso, particolarmente insidiosa potrebbe rivelarsi la strategia tesa a provocare un effetto "trascinamento", attraverso la proliferazione di nuove sigle, onde creare la suggestione dell'esistenza di un più ampio fronte ed indurre all'azione le componenti ancora incerte.
Per altro verso, l'insistenza con cui certa propaganda secessionista cerca di accreditare un'immagine repressiva dello Stato potrebbe determinare, in taluni, l'erronea percezione della delegittimazione e dell'isolamento dei magistrati impegnati in inchieste giudiziarie sul fenomeno e la conseguente
convinzione di un contesto "favorevole" al compimento di gesti violenti.
Ad articolare ulteriormente la situazione concorre, inoltre, la contrapposizione fra elementi secessionisti e frange più estreme dell'antagonismo ideologico, cui potrebbero essere ricondotti taluni episodi ancora di dubbia matrice.
Permane, infine, il rischio di analoghe degenerazioni in senso separatista di istanze proprie di altri ambiti regionali, laddove il disagio sociale potrebbe prestarsi ad essere manipolato in funzione antistatale. Sono all'attenzione eventuali collegamenti con più agguerriti gruppi indipendentisti di altri
Paesi nonché possibili strumentalizzazioni da parte di ambienti stranieri interessati.