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Discussione: Rivoluzioni difficili

  1. #21
    Pensiero Libero
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    Citazione Originariamente Scritto da marcagioiosa Visualizza Messaggio
    Analisi corretta! La differenza tra terrorismo e rivolta sta nella quantità di eventi di tipo aggressivo che si riesce a concatenare in un lasso di tempo piuttosto breve. Il terrorismo è logoramento, ma uno stato organizzato trova nei tempi lunghi la possibilità di sgominarlo attraverso un'intensa attività investigativa. 10, 20, 30 azioni che si susseguono in un arco temporale ridotto rendono difficile l'intervento. Per esempio, se l'azione dei Serenissimi fosse stata il via per una catena di azioni quasi simultanee in differenti luoghi del Veneto, a quest'ora probabilmente staremmo a parlare d'altro che non di speranza di indipendenza. Lo spostamento a destra della Lega rende impossibile il coinvolgimento di quelle frange giovanili che potrebbero garantire le risorse umane necessarie alla costruzione di un processo di liberazione siffatto. Non saranno certo gli ultras di estrema destra da stadio a fornire il materiale umano necessario.
    Io mi diverto un casino a far notare ai miei amici leghisti e destristi quante inculate hanno preso e stanno prendendo...

  2. #22
    Pensiero Libero
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    Citazione Originariamente Scritto da TREVISAN Visualizza Messaggio
    i veneti lo spirito rivoluzionario non ce l'hanno nel dna , punto e basta. mica c'è bisogno di un partito per avere lo spirito indipendentista, in Corsica , in Croazia , in Irlanda e via disocrrendo il popolo ha uno spirito indipendentista a prescindere dall'orientamento politico, sia esso di destra o di sinistra. in Veneto questo non esiste. l'italia ha cancellato 1000 anni di storia veneta, e i veneti si sono abituati a essere italiani. ps: le frange giovanili, almeno a Treviso , sono in gran parte orientate a destra
    e hanno la bandiera dell'Italia sul balcone

  3. #23
    Razza Piave
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    bè si è vero, purtroppo

  4. #24
    Rifondazione Leghista
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    Citazione Originariamente Scritto da TREVISAN Visualizza Messaggio
    i veneti lo spirito rivoluzionario non ce l'hanno nel dna , punto e basta. mica c'è bisogno di un partito per avere lo spirito indipendentista, in Corsica , in Croazia , in Irlanda e via disocrrendo il popolo ha uno spirito indipendentista a prescindere dall'orientamento politico, sia esso di destra o di sinistra. in Veneto questo non esiste. l'italia ha cancellato 1000 anni di storia veneta, e i veneti si sono abituati a essere italiani. ps: le frange giovanili, almeno a Treviso , sono in gran parte orientate a destra
    Per una precisa scelta del gruppo dirigente leghista che proviene da quell'area politica (MSI). Ed infatti le parole d'ordine sono ormai diventate quelle dell'immigrazione, dell'islamismo da bloccare, dei comunisti da combattere. Niente più indipendentismo, sano nazionalismo veneto e lotta all'italomeridionalismo coloniale. I prefetti ed i questori calabresi o campani sono ormai accettati come tutori della legalità e di un territorio nel quale sono stranieri. Gli unici attacchi alla colonizzazione scolastica sudista vengono ormai solo da un Bossi che nelle riunioni locali viene smentito dai dirigenti locali a forza di " perchè sta male" e ""quelle sono vecchie battaglie con le quali non si prendono voti". Il percorso di formazione di una coscienza indipendentista dei Veneti si è fermato per una precisa scelta di potere. Si è scelto di prendere i comuni e le provincie e di ben governarli. Ammirevole decisione sul piano amministrativo, tradimento dal punto di vista del progetto politico. Ma del resto forse hai ragione tu. I Veneti non hanno mai brillato per il loro coraggio. Ricordo infatti che ai tempi del Governo della Padania non ci fu un solo veneto che accettò di farne parte per paura delle conseguenze, a partire dall'allora segretario Comencini che, come ricordava spesso Bossi, gli rispose "no, grazie", e come lui gli altri "eroi" che non ci tenevano a fare la parte dei martiri padani ma preferivano, allora come oggi, combattere la grande battaglia standosene comodamente seduti sugli scranni parlamentari.

  5. #25
    Razza Piave
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    Citazione Originariamente Scritto da marcagioiosa Visualizza Messaggio
    Per una precisa scelta del gruppo dirigente leghista che proviene da quell'area politica (MSI). Ed infatti le parole d'ordine sono ormai diventate quelle dell'immigrazione, dell'islamismo da bloccare, dei comunisti da combattere. Niente più indipendentismo, sano nazionalismo veneto e lotta all'italomeridionalismo coloniale. I prefetti ed i questori calabresi o campani sono ormai accettati come tutori della legalità e di un territorio nel quale sono stranieri. Gli unici attacchi alla colonizzazione scolastica sudista vengono ormai solo da un Bossi che nelle riunioni locali viene smentito dai dirigenti locali a forza di " perchè sta male" e ""quelle sono vecchie battaglie con le quali non si prendono voti". Il percorso di formazione di una coscienza indipendentista dei Veneti si è fermato per una precisa scelta di potere. Si è scelto di prendere i comuni e le provincie e di ben governarli. Ammirevole decisione sul piano amministrativo, tradimento dal punto di vista del progetto politico. Ma del resto forse hai ragione tu. I Veneti non hanno mai brillato per il loro coraggio. Ricordo infatti che ai tempi del Governo della Padania non ci fu un solo veneto che accettò di farne parte per paura delle conseguenze, a partire dall'allora segretario Comencini che, come ricordava spesso Bossi, gli rispose "no, grazie", e come lui gli altri "eroi" che non ci tenevano a fare la parte dei martiri padani ma preferivano, allora come oggi, combattere la grande battaglia standosene comodamente seduti sugli scranni parlamentari.

    esatto, sono d'accordo con te

  6. #26
    Rifondazione Leghista
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    Citazione Originariamente Scritto da TREVISAN Visualizza Messaggio
    esatto, sono d'accordo con te
    Probabilmente in tanti sarebbero d'accordo con me. Ma quelli che contano hanno costituito un sodalizio inespugnabile, come si è visto anche nell'ultimo congresso veneto. Un accordo orizzontale fatto sotto la guida di Calderoli, per consolidare i poteri esistenti e neutralizzare i rischi di un cambiamento che la base avrebbe fortemente voluto. Il successo elettorale ha fatto da sigillo di garanzia al patto, ma in assenza di una vera risposta federalista, e la bozza Calderoli ne è ben lontana, i voti se ne andranno come in passato verso chi dà maggiori garanzie in termini di organizzazione. Per esempio Galan che molto scaltramente si è accordato con Formigoni per recuperare i voti persi a favore della Lega. Da qui alle prossime elezioni europee ne vedremo delle belle con la Lega impegnata a rincorrere Galan sul piano del federalismo, dovendo parare i colpi del governatore del Veneto che si scaglierà contro la riforma che porta la firma di Bossi, in quanto poco favorevole rispetto alle esigenze della nostra regione. E i leghisti non potranno fare di più, perchè altrimenti i parlamentari eletti al sud non la voterebbero. Ci propineranno il federalismo solidale che rifiutammo, quando venne proposto dal centro-sinistra, per intraprendere la più corretta via della devoluzione. Otto anni persi "pal caìgo"...

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da TREVISAN Visualizza Messaggio
    i veneti lo spirito rivoluzionario non ce l'hanno nel dna , punto e basta. mica c'è bisogno di un partito per avere lo spirito indipendentista, in Corsica , in Croazia , in Irlanda e via disocrrendo il popolo ha uno spirito indipendentista a prescindere dall'orientamento politico, sia esso di destra o di sinistra. in Veneto questo non esiste. l'italia ha cancellato 1000 anni di storia veneta, e i veneti si sono abituati a essere italiani. ps: le frange giovanili, almeno a Treviso , sono in gran parte orientate a destra

    E pensate che per spirito autonomista, siete insieme agli orobici, la nazione più avanzata. Immaginatevi il resto.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Wotan Visualizza Messaggio
    In linea generale posso essere d' accordo, credo che la maggioranza della gente che scrive in questo forum certe cose le conosce. Tu scrivi: "In mancanza di movimenti di riferimento (analoghi a quelli croati citati nel primo post) almeno ci lascino armare"...per me é qui che ti sbagli. Non si tratta di che "ti lascino" armarti. Non é che se oggi inizi a poter tenere pistole e fucili in casa tua, un domani avrai una popolazione pronta ad usarle per un obbiettivo. La maggioranza di quelli che al nord vorrebbero un arma é per difendersi dal marocchino o dallo zingaro che entra in casa sua. Punto. L' avvento di un Far west di sto tipo alla causa indipendentista non serve a nulla, perché ognuno difenderebbe solo il prorio giardino.

    Sfatiamo un mito o una leggenda tipo "re leone"; i croati, sotto la jugoslavia, non erano armati. E non erano organizzati. Non avevano un partito "croato", non lo hanno avuto per 45 anni. L' unica forma di associazione partitica era il partito socialista croato federato alla jugoslavia, dove seppur i membri erano croati, e pure i capi, gli stessi vertici erano pilotati da Belgrado. Franjo Tudjman, autocrate alla Bossi, politico e uomo mediocre (come Bossi) come militare della JNA (esercito federale jugoslavo) fue condannato e incarcerato (nel '70) per "deviazionismo nazionalista", giusto per capirci a che livello di non-organizzazione stavano i croati. Peró poi arriva un momento X, nel quale pochi folli (pochi!) decidono di giocarsi il tutto per tutto: comprano un po' di armi (poche e vecchie) ed iniziano ad esaltare "gli esaltabili": giovani senza arte ne parte, spostati senza lavoro, ragazzi annoiati nei bar della provincia, disoccupati, estremisti di destra e di sinistra, oppure estremisti senza un orrizzonte...e li appiccicano a un manipolo di nazionalisti con un po' di sale in zucca. I giochi sono fatti: hai giá i microgruppi che con in corpo 7 Favorit (birra croata) e 7 slivovitz (liquore fortissimo ottenuto dalla fermentazione delle prugne), escono di notte a mettere granate sotto i municipi o davanti alle stazioni di polizia...peró non in un solo municipio o una sola stazione ma 10, 20. Cosí inizió il principio del caos...alla fine é una vecchia storia: le rivoluzioni non le fanno i popoli, le fanno 4 gatti che riescono a fare talmente tanto casino da far credere che dietro di loro ci sia mezzo mondo.
    La storia della Germania nazista non é molto differente (solo per fare un esempio del concatenarsi degli eventi!): gli uomini di Hitler erano una minoranza ridottissima peró finirono per trascinare una nazione dove volevano loro. Stessa logica che seguirono, tornando alla ex-jugoslavia, serbi, bosniaci e pure i pezzenti dei kossovari.

    Stame ben

    Paolo
    Se permetti l'appunto, nel sistema di difesa dell'ex federazione Jugoslava, tutti i cittadini potevano essere armati. Oltre alla JNA, l'esercito federale, di Leva, esisteva una struttura di milizie territoriali che, all'occorrenza si attivava e trasformava ogni singolo cittadino in un combattente armato. Era una struttura grezza ma capillare, una specie di "Gladio" estesa a tutti i cittadini e nota a tutti gli jugoslavi. Quando la situazione era precipitata, non c'era voluto molto che i magazzini con le armi e l'equipaggiamento fossero svuotati. Se trovi delle foto dei miliziani della prima ora, noterai che avevano armi vecchie, perfino degli MP40 tedeschi della seconda guerra mondiale e perfino dei Mosin-Nagant di produzione ungherese. Quindi, potenzialmente, la possibilità di scendere in armi con un minimo di organizzazione ed inquadramento, ce l'avevano.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da marcagioiosa Visualizza Messaggio
    Analisi corretta! La differenza tra terrorismo e rivolta sta nella quantità di eventi di tipo aggressivo che si riesce a concatenare in un lasso di tempo piuttosto breve. Il terrorismo è logoramento, ma uno stato organizzato trova nei tempi lunghi la possibilità di sgominarlo attraverso un'intensa attività investigativa. 10, 20, 30 azioni che si susseguono in un arco temporale ridotto rendono difficile l'intervento. Per esempio, se l'azione dei Serenissimi fosse stata il via per una catena di azioni quasi simultanee in differenti luoghi del Veneto, a quest'ora probabilmente staremmo a parlare d'altro che non di speranza di indipendenza. Lo spostamento a destra della Lega rende impossibile il coinvolgimento di quelle frange giovanili che potrebbero garantire le risorse umane necessarie alla costruzione di un processo di liberazione siffatto. Non saranno certo gli ultras di estrema destra da stadio a fornire il materiale umano necessario.
    c'è stata emulazione eccome, anche se giornali e tv non hanno riportato le attività, i servizi le hanno registrate nel periodo 1997-2001:

    (tratto da http://www.serviziinformazionesicure...ine/relazioni#)

    Per Aspera ad Veritatem
    Rivista di intelligence e di cultura professionale
    © Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica
    [...]
    Documentazione di interesse
    Camera dei Deputati - XIII Legislatura - Relazione sulla politica informativa e della sicurezza presentata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Romano PRODI per il primo semestre 1997 (*)
    PARTE PRIMA - La sicurezza interna
    1. Profili generali della minaccia
    Il primo semestre 1997 è stato caratterizzato da una serie di eventi di varia natura e portata suscettibili di determinare situazioni pregiudizievoli per il Paese, a riprova dell'esistenza di una pluralità di interessi ostili al processo di evoluzione politico-istituzionale ed economica in atto.
    Gli episodi di intrusione nelle frequenze televisive e l'irruzione in piazza S. Marco del 9 maggio, cui ha fatto seguito una diffusa attività intimidatoria, di intossicazione e di procurato pericolo, pongono come minaccia prioritaria la degenerazione in senso eversivo di istanze secessioniste, che potrebbero
    estendersi ad altre zone del territorio.[...]
    2. Eversione
    a. fenomeno secessionista
    L'incursione a Venezia di un "commando" d'ispirazione secessionista, preceduta da alcuni atti di intrusione nelle frequenze televisive RAI, rappresenta un accentuato sviluppo in senso eversivo di posizioni radicali, espressione di atteggiamenti razzisti e di esasperato localismo.
    E' da evidenziare che la decisione di compiere, in segno di sfida e provocazione, un gesto tanto teatrale quanto disperato, potrebbe essere scaturita sia dalla presunzione che il clima di aggressiva contestazione allo Stato giustificasse iniziative di stampo destabilizzante, sia dalla percezione che il realizzarsi di riforme costituzionali in senso federalista avrebbe tolto motivazioni ad istanze di tipo secessionista.
    Al di là della specifica vicenda, ciò che rileva sul piano della sicurezza sono i numerosi, successivi episodi minatori - per lo più diretti contro Magistrati e Forze dell'ordine - che manifestano una pericolosa parcellizzazione di ambienti secessionisti radicali, anche a carattere spontaneista.
    Fenomeno, questo, che, se ancora alimentato da toni aggressivi e da atteggiamenti di intolleranza, potrebbe dar luogo a gesti emulativi, anche clamorosi, specie in concomitanza con eventi significativi o scadenze di ordine politico.
    D'altro canto, l'intendimento di elevare la soglia di contrapposizione allo Stato è già rinvenibile in alcuni comunicati - contenenti anche sigle ed espressioni mutuate dal terrorismo ideologico - che presentano caratteristiche eversive più marcate, una discreta conoscenza di tecniche destabilizzanti ed appaiono volti ad accreditare l'esistenza di un'organizzazione pronta a passare all'azione.
    In tale quadro, è doveroso prendere in considerazione l'eventualità che il diffondersi di siffatte manifestazioni possa innescare, a catena, processi analoghi in altre aree del Paese in cui, da tempo, talune frange palesano aspirazioni di tipo separatista. In questo senso, diventa più forte il rischio di suggestioni e di interazioni con settori più sperimentati, le cui attività oltranziste potrebbero essere assunte come modello di riferimento, sfruttando anche la risonanza di eventuali iniziative violente condotte, sia pure autonomamente ma in un unico contesto temporale, in diverse regioni.
    Ancora in termini più generali, vi è il pericolo che organizzazioni del terrorismo separatista presenti sul continente europeo costituiscano esempi sul piano delle modalità operative.
    La consapevolezza di come la questione secessionista possa rappresentare veicolo di "pubblicità" ha indotto l'eversione ideologica a sfruttare il fenomeno per ottenere maggiore visibilità. Aspetto, questo, che ha attirato l'interesse anche delle frange veterobrigatiste attive nel Nord-Est, protagoniste di iniziative propagandistiche tese a strumentalizzare la problematica separatista, attribuita ad un "disegno antiproletario" dello Stato.
    Il settore informativo continua ad esercitare la massima vigilanza, nell'ambito delle attribuzioni istituzionali, al fine di individuare ogni ulteriore segnale suscettibile di degenerazioni in senso eversivo.
    [...]
    secondo semestre 1997
    1. Profili generali della minaccia
    [...]Non sono da sottovalutare i pericoli provenienti dagli ambienti più estremi del secessionismo che perseguono tenacemente propositi di disgregazione dell'unità nazionale. In questo senso, gli episodi intimidatori in direzione di obiettivi dello Stato di elevato valore simbolico confermano il pericolo della degenerazione in senso eversivo delle istanze più oltranziste del progetto separatista.[...]
    2. Eversione
    [...]c. Fenomeno secessionista Il complesso degli elementi acquisiti in direzione dei fermenti secessionisti nel Nord-Est ha evidenziato il permanere del rischio di uno slittamento delle istanze oltranziste verso dinamiche di più marcata ostilità alle Istituzioni.
    D'altronde, il riconoscimento delle finalità eversive del commando di Piazza S. Marco, emergente dalla sentenza di condanna del 9 luglio emessa dalla Corte d'Assise di Venezia, costituisce autorevole conferma della degenerazione in senso destabilizzante di talune posizioni estreme.
    La forte risonanza dell'incursione di Venezia ha determinato, nei settori più radicali, iniziative di vario spessore che hanno posto in luce il tentativo di sfruttare avvenimenti al centro dell'attenzione generale, allo scopo di enfatizzare gli effetti di qualsiasi gesto dimostrativo.
    In questo senso, sono apparsi indicativi di una forte carica provocatoria gli episodi di contestazione e di intimidazione nei confronti della magistratura, di espressioni istituzionali di alta valenza simbolica e di strutture rappresentative dello Stato.
    Tali atteggiamenti, in un clima propagandistico dai toni sempre più aggressivi, sono il sintomo di un processo che - sorretto da una immagine virtuale di compattezza e di largo consenso - da una parte tende alla progressiva erosione del principio di legalità dello Stato, dall'altra cerca di ispirare, in maniera subdola, la convinzione che l'ipotesi estrema del secessionismo sia effettivamente praticabile.
    In questa fase di evoluzione potrebbero crearsi le premesse per la costituzione di un "humus" affine, per alcuni aspetti, a quello che determinò la nascita e la diffusione dell'estremismo politico nei primi anni '70.
    In tale scenario, è sempre possibile, pertanto, lo spostamento di talune frange verso una dimensione di maggiore operatività, soprattutto in occasione di manifestazioni e ricorrenze di particolare significato.
    Ulteriori spinte radicali potrebbero, inoltre, determinare l'insorgere di istanze speculari in altre aree del Paese, ove sono già presenti pulsioni di acceso localismo con le motivazioni più eterogenee.
    Non va, altresì, sottaciuta l'eventualità che si tenti di strumentalizzare i segnali di malcontento di categorie produttive a fini estranei alla protesta, in chiave separatista, allo scopo di alimentare conflittualità all'interno del Paese, con ulteriori riflessi sul piano dell'ordine pubblico.
    Il progetto secessionista appare idoneo a suscitare sentimenti e reazioni che rischiano di innescare una pericolosa spirale contrappositiva. In particolare, i gruppi della sinistra eversiva, anche di matrice brigatista, hanno continuato a trovare spunti propagandistici nella dura contestazione delle istanze autonomiste, ritenute espressione di un'asserita strategia "capitalista ed antiproletaria".
    E' oggetto di attenta valutazione il rischio che la linea radicale secessionista possa trovare corrispondenze di varia natura in ambienti estremisti esteri.
    Prosegue l'impegno dell' "intelligence", nell'ambito dei compiti istituzionali, al fine di prevenire accelerazioni in senso destabilizzante.

    [...]
    primo semestre 1998
    [...]3. Degenerazioni del fenomeno secessionista
    L'incursione armata dello scorso anno a Venezia ed il riconoscimento giudiziario delle finalità eversive hanno costituito l'indicatore più evidente di come il fenomeno secessionista, nell'interpretazione militante datane dalle componenti più radicali, potesse tradursi in minaccia destabilizzante dell'ordine democratico. In questo senso, si è resa necessaria la particolare attivazione dell'intelligence finalizzata a cogliere, al di là di toni e moduli espressivi diversificati, eventuali dinamiche degenerative.
    In effetti, l'insieme delle evidenze sulle frange separatiste estremiste denota il persistere di sacche che non escludono una evoluzione operativa in chiave eversiva. Tali settori, pur se in maniera più defilata
    rispetto al passato - verosimilmente per effetto di una decisa azione di contrasto - si sono resi protagonisti di gesti intimidatori che hanno rivelato una perdurante ostilità nei confronti della Magistratura, delle Forze dell'ordine nonché delle altre espressioni ritenute rappresentative dello Stato.
    Si tratta di episodi che, sebbene di modesto profilo, evidenziano l'intento di mantenere viva la tensione, anche mediante la contestazione delle scelte del Governo e, soprattutto, della politica di ripresa economica nel Mezzogiorno che, negli ambienti secessionisti radicali del nord est, viene
    strumentalmente impiegata per alimentare sentimenti di malcontento e di rifiuto nei confronti dello Stato e favorire atteggiamenti antisolidali e di egoistico localismo.
    In siffatto contesto, è sempre possibile che nuclei più determinati cerchino di assumere un "ruolo di avanguardia" rispetto alle altre frange, con il compimento di azioni eclatanti contro obiettivi simbolo.
    In questo senso, particolarmente insidiosa potrebbe rivelarsi la strategia tesa a provocare un effetto "trascinamento", attraverso la proliferazione di nuove sigle, onde creare la suggestione dell'esistenza di un più ampio fronte ed indurre all'azione le componenti ancora incerte.
    Per altro verso, l'insistenza con cui certa propaganda secessionista cerca di accreditare un'immagine repressiva dello Stato potrebbe determinare, in taluni, l'erronea percezione della delegittimazione e dell'isolamento dei magistrati impegnati in inchieste giudiziarie sul fenomeno e la conseguente
    convinzione di un contesto "favorevole" al compimento di gesti violenti.
    Ad articolare ulteriormente la situazione concorre, inoltre, la contrapposizione fra elementi secessionisti e frange più estreme dell'antagonismo ideologico, cui potrebbero essere ricondotti taluni episodi ancora di dubbia matrice.
    Permane, infine, il rischio di analoghe degenerazioni in senso separatista di istanze proprie di altri ambiti regionali, laddove il disagio sociale potrebbe prestarsi ad essere manipolato in funzione antistatale. Sono all'attenzione eventuali collegamenti con più agguerriti gruppi indipendentisti di altri
    Paesi nonché possibili strumentalizzazioni da parte di ambienti stranieri interessati.
    Dopodiché il profilo del fenomeno è andato diminunendo, restando sempre presente fino a tutto il 2001. Dalla relazione del primo semestre 2002 è sparito ogni riferimento al fenomeno.

  10. #30
    bah.. bastian contrario
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    Citazione Originariamente Scritto da TREVISAN Visualizza Messaggio
    i veneti lo spirito rivoluzionario non ce l'hanno nel dna , punto e basta. mica c'è bisogno di un partito per avere lo spirito indipendentista, in Corsica , in Croazia , in Irlanda e via disocrrendo il popolo ha uno spirito indipendentista a prescindere dall'orientamento politico, sia esso di destra o di sinistra. in Veneto questo non esiste. l'italia ha cancellato 1000 anni di storia veneta, e i veneti si sono abituati a essere italiani. ps: le frange giovanili, almeno a Treviso , sono in gran parte orientate a destra
    Hai ragione.

    In realtà siamo ben poco indipendentisti, ma a differenza di te penso che ci sia la possibilità di scovare quello che di latente c'è in tutti noi.
    Il tentativo dei Serenissimi, per quanto goffo, è rimasto nella memoria anche di quelli che più di ogni altro sono legati ai governicchi romani.
    Capisco che è solo un esempio e che poco conta, in effetti noi Veneti siamo ben lobotomizzati dal regime ma in fondo in fondo qualcheccosa di buono penso lo si possa scovare.
    Vi ricordate cosa avevano fatto i Serenissimi prima della scalata al campanile?
    Vi ricordate che avevano radiodiffuso dei comunicati?
    E' mia opinione che siano queste le cose da cui prendere esempio.
    Tutto quello che va dalle varie manifestazioni di cultura veneta, sagre, eventi, a delle provocazioni al limite della legalità, questo per cercare di risvegliare il Venetismo che dorme in noi. Questo lo vedrei come una possibile accensione di miccia.



    W San Marco.

 

 
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