Intervengo con questo post per fare definitivamente chiarezza sulle mie posizioni che alcuni, tra cui zaffo, vorrebbero "confuse" o comunque altalenanti.
Dico subito che non è mai esistito un "Florian liberale" come un "Florian razzista", un "Florian di centrodestra" o un "Florian di estrema destra". In realtà le posizioni del sottoscritto sono state sempre le stesse soltanto che a volte si sono piegate alla necessità politica del momento.
Comunque, per quanti fossero rimasti sorpresi delle mie pretese "oscillazioni" farò un breve sunto della questione.
Io sono un conservatore che si rifà al pensiero di Edmund Burke. Questo conservatorismo si usa definirlo tradizionalista ed ha costituito la base teorica per una corrente interna al Conservative Party inglese e al Conservative Movement americano. Non tutto il CP è burkeano, anzi solo una minima parte oggi lo è, ovvero il gruppo del Cornerstone in cui spicca la presenza del filosofo Roger Scruton. Questa ala è oggetto di critiche da parte dei liberali thatcheriani (il cui pensiero non è sovrapponibile comunque alla Thatcher stessa) come dai moderati One Nation. Le accuse sono le solite: posizioni regressiste, xenofobe, razziste, fondamentaliste.
Negli USA il pensiero di Burke che ha attraversato tutta la storia del pensiero politico americano è stata ripresa nel dopoguerra da un intellettuale come Russell Kirk, che proprio grazie a Burke definì la sua posizione "conservatrice", laddove la destra dell'epoca si definiva piuttosto "individualista radicale", o "liberale". Il pensiero di Burke fornì il cemento per il tradizionalismo americano che per anni ha rappresentato la base del movimento conservatore insieme ai libertari di Hayek e agli anticomunisti di Burnham. I tradizionalisti erano generalmente cattolici e simpatizzavano per i carlisti spagnoli ed in genere per tutti i movimenti controrivoluzionari. Allora la National Review poteva vantarsi di essere "in lotta contro il mondo moderno".
A partire dagli anni ottanta, in concomitanza con la Presidenza Reagan gli equilibri interni al movimento conservatore cambiarono in quanto i tradizionalisti vennero scalzati dai nuovi entrati, i neoconservatori, che erano disinteressati alla tradizione e apostoli dell'american way of life. Furono loro a estromettere Burke dal conservatorismo a vantaggio di Locke. Dunque, arivato al potere il conservatorismo non spostò l'America a destra, ma si spostò esso stesso a sinistra!
Ho già menzionato in articoli vari le polemiche tra i neocon e i paleocon tradizionalisti per cui è inutile che ci ritorni sopra.
Da studioso del pensiero di destra, in particolar modo di quello americano, ho conosciuto tanto il tradizionalismo quanto le idee degli intellettuali straussiani sulle quali si sono basati i neocon. La visione straussiana, molto complessa, è fondamentalmente pessimista. Ne sono rimasto affascinato in quanto tende a combattere il liberalismo contemporaneo su posizioni che Strauss stesso riteneva "basse, ma solide". Gli straussiani non sono "entusiasti della democrazia", ma vedono in essa l'unico possibile argine contro la decadenza contemporanea. Questa posizione, in parte condivisibile, è stata distorta dai conservatori che hanno fatto di Strauss un apologeta dell'Americanismo, cosa che egli non era in alcun modo.
Dunque attraverso questa lettura forzata dei testi straussiani i neocons hanno combattuto la sinistra nel suo stesso campo, inneggiando a Roosevelt, ad un capitalismo temperato, all'integrazione razziale, a Lincoln, all'edonismo contemporaneo. Grazie al loro influsso il Partito Repubblicano degli anni novanta era solo un lontano parente di quello che era stato nei decenni passati.
Per tornare al sottoscritto, io ho difeso e tuttora difendo partigianamente le posizioni della destra. Sono il primo ad accettare la realpolitik e il compromesso politico quando è necessario per battere l'avversario, tuttavia so distinguere bene una posizione conservatrice da una che non lo è. Oggi il conservatorismo vero è quello paleocon di Pat Buchanan, ovvero il diretto discendente della linea Burke-Kirk, oppure Goldwater-Reagan. I neoconservatori (termine che oggi può rappresentare bene il'intera fascia del conservatorismo Repubblicano) invece si rifanno ad una linea diversa, del tipo Locke-Tocqueville-Strauss oppure Lincoln-Roosevelt-Truman-Reagan.
Io ho difeso George W. Bush dal primo all'ultimo giorno del suo mandato. Considero l'avvento di Obama una sciagura da allontanare con ogni mezzo. Mi auguro una vittoria Repubblicana con McCain, nello stesso modo in cui spero che in Inghilterra vinca Cameron. Però non posso scambiare quello che considero il "meno peggio" per una conquista "esaltante". A me Bush ha deluso non perchè è stato troppo di destra, ma al contrario perchè lo è stato troppo poco. Ha usato la voce grossa per interessi liberal e non conservatori. Su questi ultimi, invece, ha spesso colpevolmente sorvolato.
I paleocons a mio avviso sbagliano quando giocano al "tanto peggio tanto meglio" e si augurano una vittoria democratica per risollevare le sorti del conservatorismo americano. Può darsi che abbiano ragione, tuttavia il mio antiliberalismo non mi consente di fare un passo del genere. Motivo per cui, dunque, sarò ancora nonostante tutto con McCain.
Tuttavia non mi dite di essere un conservatore spurio perchè non lo sono e non lo voglio essere. Non sono come Giuliano Ferrara che da buon straussiano esalta la globalizzazione e il mondo libero da conquistare a suon di bombe.
Ferrara da buon neocon non obiettò nulla al suo amico Mieli quando diede in tv del fascista a Goldwater. Perchè, giustamente, per lui che conservatore non è (o lo è solo di striscio) il Repubblicanesimo "buono" inizia solo con Reagan.
Ecco quel che vi dovevo dire. Adesso sta a voi farvi un esame di coscienza e decidere cosa essere, se dei conservatori autentici in senso Burkeano, o soltanto piuttosto degli "americanisti" liberali.




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