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Discussione: Nirvana

  1. #11
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Non mi pare....
    La realizzazione dello stato non duale non implica di per sè stessa l'estinzione.

    Nel Samputa si dice:
    "Non corrotto dalla lussuria e dalle impurità emotive, libero da ogni percezione dualistica, questa mente superiore è il Nirvana."

    se io sono presente "nella luce e nel buio, nel conoscibile e nell'inconoscibile" come posso operare la distinzione?

    naturalmente tu saprai già la storiella di Gorakhnath e Dattatreya ma permettimi di ricordarla per chi ancora la non la conoscesse

    vado a memoria e cercherò di essere breve:

    Gorakhnath aveva sviluppato un tale orgoglio per i risultati della sua sadhana che volle misurarsi con Dattatreya.
    Cercò il Maestro Divino e infine, quando l'incontrò, lo sfidò in una gara di poteri.
    Dattareya bonariamente accettò e volle giocare con lui a nascondino; Gorakhnath, come sfidante, avrebbe dovuto nascondersi per primo.
    Ghorakhnath scomparve ma subito Dattatreya sollevò il coperchio di un recipiente e con la mano prese una mosca lì deposta. Era Gorakhnath trasformatosi in mosca ma immediatamente riconosciuto da Dattatreya.
    Quindi il Maestro scomparve e Gorakhnath partì alla sua ricerca. Guardò nel fondo degli oceani, sulle vette più alte, nel centro della terrà, volò nello spazio, cercò tra le stelle lontane ma alla fine dovette ritornare, sconfitto, all'eremo del Maestro.
    Dattatreya si materializzò e Gorakhnath, prostandosi, esclamò: "Maestro, perdona la mia presunzione e, ti supplico, dimmi ora dove ti eri nascosto visto che Io non ho saputo ritrovarti."
    Dattatreya, nella sua infinita compassione, rispose:"Quando tu ti immergevi nell'oceano Io ero quell'oceano; quando salivi le cime più alte Io ero quelle cime; quando scendevi nella profondità della terra Io ero quella profondità; quando volavi nello spazio tra le stelle lontane Io ero quello spazio. Se tu avessi avuto la giusta comprensione mi avresti trovato subito, come Io ho trovato te."

    Gorakhnath non riusciva a trovare Dattatreya poiché manteneva la divisione, la dualità, tra il suo essere e quello del Maestro Divino.
    Ultima modifica di baba; 08-05-10 alle 01:01

  2. #12
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    Nel Samputa si dice:
    "Non corrotto dalla lussuria e dalle impurità emotive, libero da ogni percezione dualistica, questa mente superiore è il Nirvana."

    se io sono presente "nella luce e nel buio, nel conoscibile e nell'inconoscibile" come posso operare la distinzione?

    naturalmente tu saprai già la storiella di Gorakhnath e Dattatreya ma permettimi di ricordarla per chi ancora la non la conoscesse

    vado a memoria e cercherò di essere breve:

    Gorakhnath aveva sviluppato un tale orgoglio per i risultati della sua sadhana che volle misurarsi con Dattatreya.
    Cercò il Maestro Divino e infine, quando l'incontrò, lo sfidò in una gara di poteri.
    Dattareya bonariamente accettò e volle giocare con lui a nascondino; Gorakhnath, come sfidante, avrebbe dovuto nascondersi per primo.
    Ghorakhnath scomparve ma subito Dattatreya sollevò il coperchio di un recipiente e con la mano prese una mosca lì deposta. Era Gorakhnath trasformatosi in mosca ma immediatamente riconosciuto da Dattatreya.
    Quindi il Maestro scomparve e Gorakhnath partì alla sua ricerca. Guardò nel fondo degli oceani, sulle vette più alte, nel centro della terrà, volò nello spazio, cercò tra le stelle lontane ma alla fine dovette ritornare, sconfitto, all'eremo del Maestro.
    Dattatreya si materializzò e Gorakhnath, prostandosi, esclamò: "Maestro, perdona la mia presunzione e, ti supplico, dimmi ora dove ti eri nascosto visto che Io non ho saputo ritrovarti."
    Dattatreya, nella sua infinita compassione, rispose:"Quando tu ti immergevi nell'oceano Io ero quell'oceano; quando salivi le cime più alte Io ero quelle cime; quando scendevi nella profondità della terra Io ero quella profondità; quando volavi nello spazio tra le stelle lontane Io ero quello spazio. Se tu avessi avuto la giusta comprensione mi avresti trovato subito, come Io ho trovato te."

    Gorakhnath non riusciva a trovare Dattatreya poiché manteneva la divisione, la dualità, tra il suo essere e quello del Maestro Divino.
    I miei studi mi hanno insegnato che anche l'asceta che ha sperimentato la non-dualità può non essere indenne da cadute. Egli ha coscienza di sè in quanto uno e tutto al tempo stesso ma occorre vedere quanto questa consapevolezza sia stabilmente acquisita. Solo un soffio separa l'illuminato dalla percezione duale e sappiamo che solo un volgere di sguardo differenzia il samsara dal nirvana. E sappiamo ad esempio che il bodhisattva rinuncia all'estinzione pur potendovisi spegnere. Vi è pure chi, pur nella beatitudine della coscienza non duale, non soffia ancora sulla fiamma.

    Fin qui la dottrina. Ma qui devo fermarmi, essendo ogni certezza frutto solo della concreta sperimentazione.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  3. #13
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    E sappiamo ad esempio che il bodhisattva rinuncia all'estinzione pur potendovisi spegnere. Vi è pure chi, pur nella beatitudine della coscienza non duale, non soffia ancora sulla fiamma.
    vero, potrei dire di un sadhak che pensava di aver praticato, col pensiero o se preferiamo con il sogno segreto, di acquisire la liberazione, di diventare un jivanmukta (sognare è così bello...) ma quando la sua confidenza col Guru divenne profonda questi gli suggerì di togliersi dalla testa quel pensiero poiché Egli aveva già stabilito che lui doveva reincarnarsi ancora per aiutarlo nel lavoro spirituale.
    Il discepolo che sperava di liberarsi definitivamente dal dolore e dalla sofferenza del samsara avrebbe dovuto ritornare e invischiarsi in quel marasma anche nelle vite future...
    essere un bodhisattva potrebbe rivelarsi, sotto un certo punto di vista, una... fregatura

  4. #14
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    I miei studi mi hanno insegnato che anche l'asceta che ha sperimentato la non-dualità può non essere indenne da cadute.
    Questa francamente mi sfugge. Ogni realizzazione spirituale è definitiva, ed è eterna.
    Forse intendi coloro che hanno compreso la non-dualità sono razionalmente, come materia di studio?

  5. #15
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    v
    Il discepolo che sperava di liberarsi definitivamente dal dolore e dalla sofferenza del samsara avrebbe dovuto ritornare e invischiarsi in quel marasma anche nelle vite future...
    essere un bodhisattva potrebbe rivelarsi, sotto un certo punto di vista, una... fregatura
    Il Bodhisattva ha "spento la sete", ha realizzato la "liberazione" - nirvana - che è la "cessazione del dukkha". I Bodhisattva sono coloro, che motivati da una grande compassione, generano la bodhicitta, il desiderio spontaneo di raggiungere la buddhità per venire in aiuto di tutti gli esseri viventi immersi nel dukkha o sofferenza.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Questa francamente mi sfugge. Ogni realizzazione spirituale è definitiva, ed è eterna.
    Forse intendi coloro che hanno compreso la non-dualità sono razionalmente, come materia di studio?
    La realizzazione spirituale può dirsi definitiva ed eterna unicamente quando si è FUORI dal gioco della creazione: solo allora si è liberi.

    L'uscita dal gioco però implica il ritorno nel non essere.

    Fino ad allora nemmeno gli stati più elevati ed informali mettono al riparo: la creazione è un atto dinamico ed eterno e comprende una molteplicità di stati, anche elevatissimi. Che cosa ci fa pensare che l'estinzione della dukkha ci metta al riparo?

    I testi canonici nulla dicono in proposito, e giustamente. Ma il bodhisattva non è la massima espressione della liberazione, pur essendo una condizione di grande livello. Oltre il Nirvana io credo vi sia altro, che nessuna mente razionale può cogliere.

    Così mi appare.
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  7. #17
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Questa francamente mi sfugge. Ogni realizzazione spirituale è definitiva, ed è eterna.
    Forse intendi coloro che hanno compreso la non-dualità sono razionalmente, come materia di studio?
    se è come ho inteso io, forse che il bodhisatva rinuncia, per sua scelta o per obbligo, a spezzare il ciclo del samsara, non alla condizione del nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Il Bodhisattva ha "spento la sete", ha realizzato la "liberazione" - nirvana - che è la "cessazione del dukkha". I Bodhisattva sono coloro, che motivati da una grande compassione, generano la bodhicitta, il desiderio spontaneo di raggiungere la buddhità per venire in aiuto di tutti gli esseri viventi immersi nel dukkha o sofferenza.
    non saprei se possiamo intercambiare bodhisatva con buddha vivente, ma da quello che mi pare di aver compreso è che chi nasce in quella condizione solitamente non ne è consapevole; penso che successivamente egli deve svegliare il ricordo, raggiungere la consapevolezza del lavoro svolto precedentemente e della condizione guadagnata, poi sarà in grado di lavorare per il Guru (o il Buddha se vogliamo...) e per il bene degli esseri viventi
    Ultima modifica di baba; 08-05-10 alle 16:50

  8. #18
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    Predefinito Rif: Nirvana

    I Nirvana del buddismo
    di Laurent Deshayes



    Se per il Buddha Shakyamuni, il nirvana è al di là di ogni concetto, dunque di ogni formulazione, le dispute interne hanno sempre animato gli ambienti religiosi. Allora, liberazione spirituale, totale, più ampia, più globale, o più ristretta?

    Circa 2500 anni fa il Buddha Shakyamuni enunciava il suo primo insegnamento nel Parco delle Gazzelle, non lontano da Benares, e poneva come fondamento alla ricerca spirituale quattro Nobili Verità: la verità della sofferenza, della causa della sofferenza, della cessazione della sofferenza e del cammino che conduce alla cessazione. Al termine il praticante raggiunge il nirvana.

    Il senso iniziale di questa parola è stato conservato in tutti i paesi in cui si è diffuso il buddismo: il nirvana è “l’estinzione”, “l’al di là della sofferenza”, la fermata del ciclo delle nascite e delle morti, la scomparsa del fuoco del desiderio e dell’attaccamento, continuamente attizzato dall’ignoranza fondamentale della natura dello spirito. Pur precisando che il nirvana è al di là di ogni concetto, dunque di ogni formulazione, il Buddha ne dà a varie riprese una descrizione generale: nirvana è sinonimo di libertà assoluta dello spirito, una libertà già nel qui e ora, ma velata per chi non sa renderla manifesta.

    Se tale fu la definizione, il termine è stato talora utilizzato in modo meno specifico. Così l’idea diffusa in Occidente di un nirvana paragonabile a un settimo cielo, di uno stato di gioia profonda, esisteva già all’epoca di Shakyamuni. Lui stesso ne parla come “la più alta beatitudine” (Majjhima Nikaya, 1). Il passaggio dalla felicità spirituale all’estasi terrestre non era nelle intenzioni del Buddha, ma è avvenuto naturalmente, con la diffusione della via spirituale che proponeva.

    Egualmente si è potuto confondere talora il nirvana con un luogo, poiché una delle metafore utilizzate dal Buddha è che il praticante quando si libera dal mondo raggiunge “l’altra riva”. Si tratta ancora una volta di una interpretazione erronea, denunciata a più riprese dal Buddha.

    Infine, ma ciò non si appoggia su nulla di consistente nei testi, in Oriente si sono diffuse due credenze. L’una postula che la realizzazione del nirvana non possa essere che il fatto dei monaci, e che i laici non possano sperare di raggiungere che i primi gradini dell’emancipazione spirituale. Questa credenza è stata rafforzata dal fatto che, in maniera onorifica, si evoca la morte di un monaco dicendo, non che è deceduto, ma che ha raggiunto il nirvana. La seconda credenza vuole che tale realizzazione sia impossibile nell'epoca degenerata che attraversa il mondo, tanto vi è grande l'opacità spirituale.

    Una distribuzione in quattro gradi della liberazione spirituale è stata precisata dal Buddha. Se, da un punto di vista finale, il nirvana è uno stato libero da ogni cambiamento, senza apparizione, senza fine e dunque senza durata, la sua manifestazione dipende dalla qualità e dalla profondità della meditazione del praticante. Secondo l'itinerario spirituale, lo spirito può essere liberato “con“ o “senza residuo”, cioè con o senza un sottile e ultimo legame che lo unisce per una volta ancora al mondo ordinario.

    Dall'arhat al Bodhisattva

    Così l'ideale spirituale è l'arhat, il “nobile”, il “valoroso”. Questo grado di realizzazione spirituale corrisponde sia a un nirvana ritenuto incompleto, con un “vestigio di condizioni” (sopadishesha nirvana), sia a un nirvana pieno e intero, un' “estinzione totale” (parinirvana) che non si raggiunge che alla morte.Allora è un sinonimo dello stato di Buddha, uno stato pienamente “risvegliato”, onnisciente, onnipotente e onnipresente. Fin dall'epoca di Shakyamuni vi furono delle dispute interne sulla caratteristiche dello stato di arhat: si può parlare di liberazione spirituale se sussistono ancora tracce di attaccamento al mondo?

    Soprattutto al tempo della costituzione del Mahayana, il “Grande Veicolo”, all'alba dell'era cristiana, vive discussioni animarono le file dei religiosi. I problemi non provenivano dai testi del nuovo canone in sé, ma dalla loro interpretazione.

    L'ideale iniziale dell'arhat ha perduto il suo posto centrale per cederlo al bodhisattva, l'“essere di risveglio”, interamente votato non più alla propria liberazione spirituale, ma a quella degli altri. Il nirvana non è stato per questo relegato a un posto minore: la sua ricerca fu semplicemente rimandata fino al giorno in cui nessuna sofferenza sarà più sopportata dagli esseri, quali che siano.

    Fra i nuovi insegnamenti attribuiti al Buddha, quelli della Via di Mezzo, esplicitati dal maestro indiano Nagarjuna, hanno messo in valore una nuova percezione della liberazione spirituale: lo spirito liberato è al di là del mondo ordinario e del nirvana, che formano tutti e due, in qualche modo, le due facce di una stessa moneta. Una deduzione si è imposta, affrettata quanto mai: il nirvana, quale era stato definito fino allora non era che una mezza liberazione.

    Itinerario personale

    La terminologia è venuta in aiuto per sostenere la superiorità del nuovo sistema spirituale: gli eredi dell'insegnamento dato direttamente dal Buddha hanno formato il “Hinayana”, cioè il “Piccolo Veicolo” che fu opposto naturalmente al “Grande Veicolo”, Al primo, un insegnamento più semplice poiché i praticanti avevano capacità intellettuali limitate, al secondo, un insegnamento più profondo di fronte a una intelligenza più grande.

    Inoltre il compito e il posto della comunità monastica, che costituiva il cardine della trasmissione spirituale, si sono attenuati a profitto della comunità laica. Si è arrivati, non nei testi, ma nella credenza e nei discorsi, a una divisione molto riduttiva dei praticanti. Quelli del Piccolo Veicolo arrivavano a una liberazione spirituale ristretta perché originata da un mondo ripiegato su se stesso; quelli del Grande Veicolo arrivavano a una liberazione spirituale più ampia, più globale. Quindi l'ideale altruista del Bodhisattva fu considerato come superiore a quello dell'arhat, il cui itinerario era personale.

    In seguito è stato riconosciuto ai bodhisattva un potere singolare: la capacità di dare un secondo respiro spirituale agli arhat, per esempio per accedere a una liberazione definitiva dal ciclo delle nascite e delle morti e del proprio aldilà, il nirvana. E si è imposta una conclusione per alcuni fautori del Grande Veicolo: i bodhisattva sono spiritualmente superiori agli arhat. Quanto ai fautori del Piccolo Veicolo, essi hanno ignorato la disputa negando semplicemente ogni validità agli insegnamenti del Grande Veicolo. Quando il Buddha evocava, per mezzo di parabole, il carattere ineffabile del nirvana, la cui domanda “supera ogni risposta” (Samyutta Nikaya, 2), metteva un termine teorico a ogni speculazione. Malgrado ciò, e forse è una contraddizione inevitabile del buddismo, l'esperienza personale che si trova nel cuore della pratica spirituale, porta con sé necessariamente una riscoperta di quel che il Buddha ha mostrato. Da questo sono emerse nuove ricerche su uno stato la cui formulazione,in ogni modo, rimane insoddisfacente perché impossibile.

    (in Le monde des religions, 16, pp. 48-49)


    fonte: http://www.dimensionesperanza.it/are...-deshayes.html

  9. #19
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    La realizzazione spirituale può dirsi definitiva ed eterna unicamente quando si è FUORI dal gioco della creazione: solo allora si è liberi.

    L'uscita dal gioco però implica il ritorno nel non essere.

    Fino ad allora nemmeno gli stati più elevati ed informali mettono al riparo: la creazione è un atto dinamico ed eterno e comprende una molteplicità di stati, anche elevatissimi. Che cosa ci fa pensare che l'estinzione della dukkha ci metta al riparo?

    I testi canonici nulla dicono in proposito, e giustamente. Ma il bodhisattva non è la massima espressione della liberazione, pur essendo una condizione di grande livello. Oltre il Nirvana io credo vi sia altro, che nessuna mente razionale può cogliere.

    Così mi appare.
    Penso non sia inutile aggiungere alcune considerazioni.

    Nell'indicare il Nirvana come fine ultimo della ricerca spirituale, Il Buddha indica tre vie per pervenirvi. Comparati a dei carri vengono chiamati "Tre Veicoli":

    1 Il Veicolo dello Sravaka o Uditore, sono i discepoli del Buddha che udirono gli insegnamenti e li misero in pratica. Sono coloro che aspirano a raggiungere il più presto possibile il Nirvana per se stessi, in questa stessa vita. Il Veicolo dello Sravaka si percorre iniziando con le pratiche preliminari, e gli Uditori pervengono al primo Frutto, di "coloro che sono entrati nella corrente" o srota-apanna (sono entrati per la prima volta nella corrente della saggezza). In seguito lo Sravaka passa al secondo Frutto di "colui che ritorna una volta sola" o sakrdagamin, al termina di questa vita rinasce tra gli Dei e ritorna tra gli Umani per accedere al terzo Frutto, di "colui che non fa più ritorno" o anagamin. Colui che ha realizzato il terzo Frutto anche se non ottiene il Nirvana in questa vita, alla sua morte non rinasce mai più nel Mondo dei Desideri (gli esseri umani appartengono ad uno dei sei regni di questo Mondo) o Kamaloka (nella complicatissima cosmologia buddhista si distinguono tre Mondi: Kamaloka, dopo vi sono i Mondi popolati solamente dagli Dei, Rupaloka e Arupaloka), ma rinasce nelle "Pure Dimore" tra gli Dei, dove realizza il Nirvana senza tornare nel regno degli esseri umani, oppure continua in vita sino al culmine del sentiero, realizza il Frutto finale o arhat.

    2 Il Veicolo del Pratyekabuddha o "Colui che si è Illuminato da sé", sono coloro che seguono il percorso degli Sravaka ma in genere non vanno oltre il secondo Frutto. Rinascono in un piano celeste e terminano il percorso con una loro ultima rinascita terrestre in un'epoca priva di Buddha. Ottengono l'Illuminazione e il Nirvana con le loro forze, ma sono incapaci di guidare altri esseri allo stesso Frutto.

    3 Il Veicolo del Bodhisattva, sono coloro che dopo la Perfetta Illuminazione vengono chiamati i "Buddha perfettamente Illuminati"; ciò che cercano è l'Illuminazione Suprema (attraverso l'accumulo dei meriti e di saggezza) che li renderà capaci di "rimettere in movimento la ruota del Dharma in un mondo cieco e senza guida".

    Se si calcola che ognuno dei tre Veicoli possiedono cinque Sentieri, si hanno così un totale di quindici Sentieri. Nei cinque Sentieri, va notato che già nel quarto Sentiero si è liberi dal Samsara, coloro che arrivano al termine di questo Sentiero vengono chiamati Arya, mentre coloro che arrivano al termine del quinto Sentiero vengono chiamati Arhat.

  10. #20
    Papessa
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    Predefinito Rif: Nirvana

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Penso non sia inutile aggiungere alcune considerazioni.

    Nell'indicare il Nirvana come fine ultimo della ricerca spirituale, Il Buddha indica tre vie per pervenirvi. Comparati a dei carri vengono chiamati "Tre Veicoli":

    1 Il Veicolo dello Sravaka o Uditore, sono i discepoli del Buddha che udirono gli insegnamenti e li misero in pratica. Sono coloro che aspirano a raggiungere il più presto possibile il Nirvana per se stessi, in questa stessa vita. Il Veicolo dello Sravaka si percorre iniziando con le pratiche preliminari, e gli Uditori pervengono al primo Frutto, di "coloro che sono entrati nella corrente" o srota-apanna (sono entrati per la prima volta nella corrente della saggezza). In seguito lo Sravaka passa al secondo Frutto di "colui che ritorna una volta sola" o sakrdagamin, al termina di questa vita rinasce tra gli Dei e ritorna tra gli Umani per accedere al terzo Frutto, di "colui che non fa più ritorno" o anagamin. Colui che ha realizzato il terzo Frutto anche se non ottiene il Nirvana in questa vita, alla sua morte non rinasce mai più nel Mondo dei Desideri (gli esseri umani appartengono ad uno dei sei regni di questo Mondo) o Kamaloka (nella complicatissima cosmologia buddhista si distinguono tre Mondi: Kamaloka, dopo vi sono i Mondi popolati solamente dagli Dei, Rupaloka e Arupaloka), ma rinasce nelle "Pure Dimore" tra gli Dei, dove realizza il Nirvana senza tornare nel regno degli esseri umani, oppure continua in vita sino al culmine del sentiero, realizza il Frutto finale o arhat.

    2 Il Veicolo del Pratyekabuddha o "Colui che si è Illuminato da sé", sono coloro che seguono il percorso degli Sravaka ma in genere non vanno oltre il secondo Frutto. Rinascono in un piano celeste e terminano il percorso con una loro ultima rinascita terrestre in un'epoca priva di Buddha. Ottengono l'Illuminazione e il Nirvana con le loro forze, ma sono incapaci di guidare altri esseri allo stesso Frutto.

    3 Il Veicolo del Bodhisattva, sono coloro che dopo la Perfetta Illuminazione vengono chiamati i "Buddha perfettamente Illuminati"; ciò che cercano è l'Illuminazione Suprema (attraverso l'accumulo dei meriti e di saggezza) che li renderà capaci di "rimettere in movimento la ruota del Dharma in un mondo cieco e senza guida".

    Se si calcola che ognuno dei tre Veicoli possiedono cinque Sentieri, si hanno così un totale di quindici Sentieri. Nei cinque Sentieri, va notato che già nel quarto Sentiero si è liberi dal Samsara, coloro che arrivano al termine di questo Sentiero vengono chiamati Arya, mentre coloro che arrivano al termine del quinto Sentiero vengono chiamati Arhat.
    E dunque...coloro che non rinascono più nel kamaloka e neppure nell'arupaloka...colui che è definito "anagamin", e che non rinasce più in toto...cosa possiamo dire di costui? E' nella libertà assoluta dello spirito ma appartiene sempre e tuttora al manifesto?

    Se vi appartiene non è libero. Ciò che permane nel manifesto ESISTE, e l'esistenza non dà libertà.

    Dunque mi chiedo: la dottrina canonica ha adombrato questo oppure si è limitata a indicare le vie di uscita dal manifestarsi nei mondi del rupa e dell'arupa? Credo a quest'ultima ipotesi. E' la più logica. Ci si ferma a quel che serve davvero..non si va oltre.

    Interessante invece la distinzione tra arhat e bodhisattva: quest'ultima figura affine alla dottrina esoterico-cristiana della leggenda del cercatore del Graal il quale, una volta trovatolo, deve porsi la "domanda": a cosa mi serve il Graal? E la risposta che ne dà è simile a quella che crea il bodhisattva, per la salvezza del mondo.

    A mio avviso si tratta di figurazioni che sono tarde rispetto all'asciuttezza di una realtà dottrinale ed operativa originaria inaccessibile alle masse e fuori dal contesto simbolico dell'era dei Pesci, cui sia Buddhismo che Cristianesimo appartengono di diritto nei loro cardini essenziali.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

 

 
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