LETTERA AL MANIFESTO di Alessandro Gigli
Noto con moltissima amarezza che Marco Melotti è morto... Non leggerò più i quaderni vis-a-vis o i Karletti, strumenti di conoscenza indispensabili per la mia formazione politico-rivoluzionaria di questi ultimi dieci anni. Quello che mi sconcerta è che certi intellettuali, i migliori che ci sono in circolazione oggi in Italia, finiscono sul vostro giornale solo post mortem: è inammissibile. Cari compagni de Il Manifesto, non c'è bisogno che ve lo dica io, ma tra pochi giorni, ad esempio, si svolgerà una manifestazione antirazzista senza (dico senza!) forchettoni rossi (PDCI - PRC - VERDI) e questo è sensazionale!
Basta leggere le sigle dei promotori per capire a chi questo giornale si potrebbe rivolgere per un'analisi, un articolo, un'intervista; ma niente, nulla... questa è la vostra tolleranza zero verso i veri intellettuali libertari, comunisti anarchici, marxisti rivoluzionari: il vostro falso pluralismo che non permette ai lettori di conoscere le varie realtà, da sempre extra (ora anti) parlamentari per scelta, vocazione, coscienza di classe. Non aspettate che "se ne vadano" altri per poi dire: "com'era bravo, intelligente, vero comunista, un compagno straordinario..." quando, in vita, li avete volutamente dimenticati per Mussi, Pecoraro Scanio, Ferrero e Diliberto... Che strazio!
A. Gigli
Utopista Rosso