Immagino che anche Roosevelt e Obama non siano di sinistra.![]()


Immagino che anche Roosevelt e Obama non siano di sinistra.![]()
Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)


Scusa Monsieur, ragiona. E' capitato spesso che un'idea della sinistra sia diventata appannaggio della destra e viceversa. Il romanticismo nacque rivoluzionario e morì conservatore. Il liberismo economico fu partorito nell'ambito della sinistra settecentesca per poi divenire il riferimento primo della destra. A volte succede che un'idea si affermi divenendo patrimonio di tutti smettendo di essere riferimento di una fazione. Quello che è successo ad esempio al keynesismo, fatto proprio anche da fascisti e conservatori, così come il neoliberismo ha caratterizzato alcune amministrazioni progressiste. La democrazia nasce a sinistra per assumere valore universale in occidente, così come la dittatura e l'autoritarismo trascendono le divisioni tra destra e sinistra.
Tutto questo per dire che oggi, salvo qualche caso isolato, la politica tutta ha assunto un carattere centrista e pragmatico nei confronti del quale usare termini di destra e sinistra, conservatori e socialisti, è fuorviante. Tremonti cos'è? Clinton cos'è? Sono politici liberali e democratici, moderatamente liberisti.
Forzando un po' la mano si può dire che tutto ciò abbia a che fare in un certo senso con la destra, identificando essa con le ragioni della moderazione e dell'equilibrio. Mentre non si confà per nulla alla sinistra che è sempre superamento radicale dello status quo.
Basti dirti che nemmano nel partito democratico USA va tanto di moda definirsi "liberal". Si definiscono più o meno tutti "moderates", i "liberal" sono i militanti green, i ragazzi arrabbiati di Move.On, Hollywood e tutto ciò che fa opinione a sinistra ma che resta fuori dall'ambito della politica.Chi siano questi molti che considerano il "liberalism" un residuo del passato non è dato saperlo, ma la mia impressione è che queste cose avresti potuto scriverle qualche anno fa, non ora.
Questa tua definizione del liberalism si attanaglia bene all'attuale moderatismo. Che non è sinistra, ma centro. Talvolta anche di centrodestra (i cosiddetti RINO's).Nel concreto il liberalism, consistente in una politica economica interventista e tesa all'uguaglianza sostanziale, a una politica estera interventista ma refrattaria all'utilizzo delle armi, a una politica sociale per l'approvazione dei diritti civili, non è mai stato così concretamente in atto. Se non te ne accorgi fa niente. Il pensiero marxista non si è evoluto, quello è. Io temo che tu confonda la sinistra col marxismo.
Era di sinistra, era! Oggi non lo è più, è diventata di destra. La sinistra è contro la guerra senza se e senza ma.Brown ha rapporti con esponenti democratici americani come con alcuni neocon e che apprezzi un'opera di una neocon sull'epoca vittoriana (che francamente non conosco, ma mi fido...)mi pare un po' poco sostanziosa come cosa. Comunque la motivazione concreta per la quale fai quest'accostamento penso sia riconducibile all'appoggio di Blair e Brown alla guerra in Iraq. Io sono contrario a quell'intervento ma una politica estera interventista in difesa della democrazia o dei diritti umani storicamente è di sinistra.
Solo nella propaganda liberal.E che il pensiero neocon sia di derivazione liberal o addirittura appunto trotzkista è ampiamente riconosciuto.
Infatti. La politica cambia e con essa la concezione di ciò che è destra e ciò che è sinistra.A seguito del crescere del pacifismo nei democratici americani il pensiero si è sviluppato come conservatore.
Aridaglie!I legami tra l'internazionalismo rivoluzionario di Trotsky e i neocon sono piuttosto evidenti.
Il pragmatismo è un tratto distintivo del conservatore classico. La questione è che alcuni conservatori contemporanei (nella fattispecie quelli americani) hanno superato a destra i conservatori classici agendo a volte come veri e propri "radicali". Per tale ragione il pragmatismo oggi identifica tanto alcuni conservatori quanto e ancora di più i moderati (di centro e anche di certa sinistra nominale). Va bene come motivazione?Potresti evitare di essere così sentenzioso senza nemmeno provare a motivare le sentenze. Tu hai scritto finora che eri conservatore proprio perché secondo te il conservatorismo era pragmatismo, ti invito a cambiare campo... tanto ci sei abituato a cambiare![]()
Ci sono tanti livelli di "liberismo". George W. Bush, da noi considerato un iperliberista, negli USA è stato perfino tacciato di socialismo. Per sinistra liberale io intendo Gladstone, che tra l'altro all'inizio era conservatore.No, la destra storica non è la sinistra liberale. La sinistra storica era la sinistra liberale. La sinistra socialcomunista lo spero che sia defunta.
Il liberismo o è liberismo o non lo è, non può essere moderato. O lo stato interviene oppure no. Io penso che debba intervenire, come la sinistra di tutto il mondo.
Stalinista invece sei tu, al pari della stragrande maggioranza dei sinistri, che non tollera nemmeno di gareggiare con i propri avversari (che non a caso sono sempre "reazionari" o "fascisti"). Vorrebbe "vincere facile", senza opposizione...Stalinista sarai te. La legge elettorale inglese è troppo distorsiva. Non si possono prendere decisioni in piena libertà con 1/3 dei voti.
Ancor oggi la gran bretagna rimane saldamente nell'alveo della rivoluzione thatcheriana. Il contributo laburista ha riguardato più che altro i rapporti sociali e culturali.Le ricette folli della Thatcher sono state proposte dai vari avversari di Blair nelle elezioni. Blair e Brown hanno seguito una politica di massicci investimenti nel pubblico.
Ultima modifica di Florian; 08-05-10 alle 21:19


Roosevelt si diceva di centro leggermente spostato a sinistra (come De Gasperi). Nel suo partito la sinistra era rappresentata dal Henry Wallace. Di centro sono stati anche Truman (che la sinistra dell'epoca consideravano un "fascista"), Kennedy (anticomunista), Johnson (odiato dalla new left), Humphrey. Di sinistra è stato McGovern, ma non Carter che la ebbe contro. Clinton ha fatto capagna elettorale come uomo di centro, diversamente da Obama, che però nel concreto si sta dimostrando anche lui un centrista.
Che ci vuoi fare, sono tempi grami per la sinistra da quando non c'è più il muro. :sofico:


Vedi, Florian, io penso che a causa della tua età tu non riesca a non fare l'equazione sinistra=comunismo. Il New Deal non era di centro. La Nuova Frontiera e la Grande Società nemmeno. Johnson è stato un pessimo presidente per la guerra in Vietnam ma la sua politica interna è stata tra le più progressiste della storia americana. La riforma sanitaria è un tema tradizionalmente liberal, ora anche quello è centrista.
Ripeto, tutto ciò che è a destra di Bordiga è centrista...
Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)


pare anche a me e comunque il pensiero di destra come di sinistra si evolve nel tempo, vi propongo questo vecchio articolo di tony blair che spiega come tutto abbia una sua evoluzione.
di TONY BLAIR
I maggiori successi che il partito laburista ha registrato nella sua storia sono stati realizzati grazie alla passione riformista e al coraggio di intraprendere le riforme necessarie per far fronte alle nuove sfide. A metà del secolo scorso, il Labour ha combattuto contro i cinque giganti - miseria, malattia, ignoranza, squallore e disoccupazione - indicati da William Beveridge. Il governo Attlee (1945-1951) definì un quadro radicalmente riformato per i diritti di base all’occupazione, all’istruzione, alle tutele sociali e all’assistenza medica. La strategia politica del 1945 riuscì a creare un consenso trentennale per il welfare state, lo stato del benessere. La sfida principale era la costruzione di uno Stato in cui «l’equità per tutti» avrebbe messo al bando la povertà e la disoccupazione cresciute drammaticamente negli anni tra le due guerre. Adesso è tempo di riconoscere che le scelte adottate nel 1945, pur essendo state motivo di conquiste eccezionali, appartengono a una stagione ormai passata di cui non possiamo essere prigionieri. Oggi dobbiamo essere in grado di garantire sicurezza e nuove opportunità ai cittadini britannici partendo da una riforma radicale dei servizi pubblici. La sfida che ci attende è assicurare che tali servizi diventino universali, siano il motore dell’uguaglianza e si personalizzino rispondendo alle crescenti aspirazioni dei nostri cittadini. Negli ultimi cinque anni di governo abbiamo tracciato le fondamenta della nostra riforma dei servizi pubblici. In questo momento, mentre il ritmo delle riforme sta accelerando, dobbiamo continuare a sostenere con convinzione il nostro disegno politico in vista del traguardo che ci siamo prefissi e a cui sottende un unico messaggio: solo riforme radicali potranno garantire la giustizia sociale.
Le riforme devono soprattutto riconciliare due impulsi che spingono gli individui, la società e i governi in direzioni opposte.
Il primo di questi è l’individualismo. Un mondo in cui le opportunità di scelta aumentano, i servizi si individualizzano e crescono le possibilità di realizzare le proprie aspirazioni, è anche un mondo in cui il senso di insicurezza può divenire opprimente per chi si trova ad affrontare la vita da solo o senza gli strumenti e le risorse adatti. L’altro è l’interdipendenza, in un mondo in cui sfere una volta distinte oggi tendono inesorabilmente ad avvicinarsi grazie alle nuove tecnologie e alla maggiore fa cilità negli spostamenti e in cui i problemi di una parte del Globo si riflettono immediatamente sull’altra. Un mondo in cui si avverte il bisogno di legami comunitari e il rafforzamento della solidarietà all’interno della società. Servizi pubblici moderni - sanità, istruzione, trasporti, ordine pubblico - devono essere conciliati con la libertà dell’individuo di scegliere muovendosi all’interno di un contesto di solidarietà. La nostra strategia si articola nei quattro principi enunciati dopo le scorse elezioni: standard nazionali, devoluzione, nuovo trattamento contrattuale per i dipendenti pubblici e maggiori opportunità di scelta. Principi che si stanno sedimentando tra i promotori dell’innovazione dei servizi pubblici e che il Labour deve sostenere con chiarezza e convinzione. Politiche concepite per incentivare la collaborazione pubblico-privato, migliorare i servizi, modernizzare e ottimizzare il lavoro, promuovere la responsabilità non sono la ragion d’essere di questo governo laburista. Sono invece alcuni degli strumenti che utilizzeremo per portare a termine la nostra missione, ovvero creare servizi pubblici che soddisfino i bisogni dei cittadini all’interno di una società forte e coesa. La varietà di soluzioni è un principio importante del nostro programma di riforma. Abbi amo bisogno di più scelta, e non solo fra diversi fornitori di servizi pubblici ma anche all’interno di ogni servizio pubblico, in modo che i cittadini più svantaggiati possano accedere a servizi di qualità, diminuendo così le disuguaglianze e consolidando nella classe media la propensione verso servizi collettivi. Nella sfera dell’istruzione la possibilità di scegliere fra scuole diverse fa sì che un numero sempre maggiore di genitori possa orientarsi verso quella che soddisfa le esigenze dei propri figli. Nel servizio sanitario l’imperativo è dello stesso tipo, aumentare la diversificazione all’interno e fra i servizi. Le nostre esigenze aumentano in corrispondenza di vite più complicate e di ritmi più veloci. Anche l’accesso al Nhs, il Servizio sanitario nazionale, richiede dunque una più ampia differenziazione di servizi. Così come è necessaria una maggiore scelta fra i fornitori di servizi sanitari affinché si possano soddisfare le richieste individuali e rispettare i tempi di attesa per le operazioni compensando le insufficienze del servizio locale. Il New Labour crede fermamente nei servizi pubblici e negli operatori che ne garantiscono il funzionamento. La nostra visione è radicata in servizi pubblici forti che estendano la giustizia sociale a un’economia di mercato dinamica attraverso l’investimento nelle capacità di ogni individuo e non solo di un’élite. Crediamo che i servizi pubblici siano la scala d’accesso verso migliori opportunità e una fonte di sicurezza nell’economia globale poiché aiutano i nostri cittadini ad affrontare cambiamenti impre vedibili. Siamo quindi pronti non solo a investire di più nei servizi pubblici, ma anche ad assicurare che questi possano svolgere appieno il loro ruolo nella creazione di una società migliore e a riformare i sistemi e le strutture di tali servizi adattandoli all’era moderna. Se saremo abbastanza determinati a portare avanti la nostra missione riformatrice riusciremo a riabilitare i servizi pubblici dopo due decenni di negligenza e registreremo non solo un importante avanzamento delle politiche progressiste ma soprattutto lavoreremo per la giustizia sociale nella nostra società
Ultima modifica di democratico; 08-05-10 alle 21:39


Per la guerra in Iraq e cos'altro ?
Blair ha riformato la scuola e la sanità aumentandone fondi e qualità, la spesa sociale ha toccato la quota più alta della storia britannica e c'è stata una autentica rivoluzione nei diritti civili. Dove sta il thatcherismo politicamente corretto ?


GB, Clegg consulta Lib-Dem su alleanza
con Cameron ma la base è scontenta
I conservatori: accordo improbabile prima di lunedì. Manifestazione per la riforma elettorale
ROMA (8 maggio) – Dopo un'elezione senza una maggioranza, oggi il leader liberaldemocratico, Nick Clegg, ha incontrato i suoi parlamentari per discutere un'ipotesi di coalizione con i conservatori di David Cameron in una prospettiva che rimane quanto mai incerta a oltre 36 ore dalla chiusura dei seggi. Arrivando alla riunione, Clegg ha parlato di un processo decisinale che prenderà giorni, ribadendo che le quattro priorità del suo partito sono tasse più giuste, cambiamenti nel sistema educativo per favorire i ragazzi poveri, riforma della politica e un nuovo approccio ai temi economici.
Durante l'incontro un migliaio di sostenitori liberal-democratici hanno manifestato per reclamare la riforma elettorale. Clegg ha incontrato una delegazione, che gli ha consegnato una petizione con 20mila firme in favore del proporzionale. Il tema elettorale, soprattutto dopo un turno che ha visto i Lib-Dem penalizzati in seggi rispetto a un aumento dei voti, è uno degli ostacoli per una possibile alleanza con i conservatori, che non vogliono toccare l'uninominale secco
Primi colloqui. Ieri, dopo l'offerta di Cameron di discutere con il leader Lib-Dem una possibile alleanza in modo «forte, aperto e onnicomprensivo» e l'apertura all'ipotesi di una commissione per discutere di riforma elettorale, dirigenti dei due partiti hanno avuto i primi colloqui. Al termine, nel cuore della notte, il ministro-ombra tory William Hague si è limitato a dire: «Abbiamo avuto un primo incontro. Non c'è altro da dire».
Le possibili alleanze. Il lib-dem Simon Hughes ha dichiarato che «le cose vanno come si deve, ci si muove con cautela. Ma dovrete aspettare». Ma anche il premier laburista sconfitto, Gordon Brown, ha offerto discussioni a Clegg, dicendo che «se le discussioni fra Cameron e Clegg non dovessero approdare a nulla» lui è pronto a discutere su come sviluppare i punti di accordo. Per Clegg, concordano gli analisti, sarà però difficile far digerire ai suoi parlamentari un'alleanza tout-court con i conservatori, dai quali divergono su molte, importanti questioni: non solo la riforma elettorale, ma anche la politica fiscale, la difesa, l'Unione europea, l'euro, la politica estera.
E dalla base del partito, ricordano i media, numerose sono le proteste contro l'ipotesi di alleanza a destra. Secondo il commentatore politico della Bbc Nick Robinson, è più probabile che, invece di impegnarsi in un'alleanza di governo, Clegg potrebbe appoggiare dall'esterno un governo Cameron (di minoranza).
I Conservatori e i Liberaldemocratici avranno altri colloqui domenica, ma un accordo è improbabile prima di lunedì, fa sapere un portavoce dei Tory. L'incontro tra dirigenti dei due partiti (ma non i due leader David Cameron e Nick Clegg) inizierà alle 11 (le 12 in Italia). Il portavoce ha precisato che i deputati conservatori, che verranno informati sui colloqui, non si incontreranno prima di lunedì sera.
In caso di fallimento dei colloqui, c'è chi suggerisce una inedita maggioranza parlamentare: laburisti, liberaldemocratici e i nazionalisti scozzesi e gallesi. La maggioranza sarebbe garantita, ma a patto di concessioni alle rivendicazioni dello Scottish National Parti e del Plaid Cymru.
GB, Clegg consulta Lib-Dem su alleanza con Cameron ma la base è scontenta - Il Messaggero


58% of voters want Cameron to rule on his own
The poll was taken by BPIX for the Mail on Sunday.




David Cameron writes to Tory supporters
"From the bottom of my heart - thank you.
Thank you for voting Conservative on Thursday. Every vote counts and you helped Britain vote for change.
More than that, I want to thank you for fighting and campaigning so hard for the past few weeks. I know how hard every supporter, member and activist worked during this campaign. I know how tough and gruelling it was. I know how tired you all feel now. You'll have blisters from all the pavements you've pounded; paper-cuts from the envelopes you've stuffed; bruised knuckles from the doors you've knocked on.
But I don't want you to doubt for one minute that it has been worth it. First of all, we should be proud not just of how hard we fought, but the way we fought. Our campaign was unremittingly positive and optimistic - and that's just what our country needed.
Second, we should be proud of the results we achieved. We gained more seats than at any election since 1931. We became the largest party in the House of Commons by a considerable margin. And we got two million more votes than Labour - and indeed, more votes than Labour did when they won in 2005. The swing we achieved was massive by historic standards.
By any measure, these are really impressive results and I, the Shadow Cabinet, our MPs old and new, and all our candidates owe each and every one of you a huge thank you.
But however much pride we can take in the enormous advance, we have to accept that we fell short of an overall majority. I know how much you wanted one - I wanted one too. But now we have to work with what we have. As I have been saying these past couple of days, it is vital Britain gets strong, stable and decisive government. The challenges we face - a war in Afghanistan, the debt crisis and an economy that is stuck, deep social problems, political crisis - call for nothing less. So it is in Britain's national interest that the Conservative Party rises to this challenge and works to secure good government for our country.
That's why yesterday, I made a big, open and comprehensive offer to Liberal Democrats. I want - and I believe the country expects - our two parties to work out how we can deliver strong and stable government to tackle Britain's big and urgent problems. Right now, talks are underway. Inevitably, there will be masses of unfounded speculation in the press, but I wanted to tell you my thinking directly, and I hope I'll be able to give you direct updates as we move forward.
So first, I want to make clear that I do not believe any future government should give more powers to Brussels, be weak on immigration or put the country's defences at risk. So we will stand firm on these issues.
But I also believe there are many areas of common ground between us and the Liberal Democrats - such as the need for education reform, building a low-carbon economy, reforming our political system, decentralising power, protecting civil liberties and scrapping ID cards.
There are also areas where I believe we in the Conservative Party can give ground, both in the national interest and in the interests of forging an open and trusting partnership. For example, we want to work with the Liberal Democrats to see how we can afford to reduce taxes on the lowest paid. Of course, we hope to see a similarly constructive approach from the Liberal Democrats - not least on the urgent issue of tackling the deficit.
Inevitably, these negotiations will involve compromise. But that's what working together in the national interest means. I hope we can sort things out as quickly as possible, for the good of the country. But we won't rush into any agreement.
We've got to make sure that anything that results really is the best possible outcome for Britain - that it really is in the national interest. After all, that's what this party has always been about. That's what I'm about. And I know that's what you want, and what the country wants right now too.
Thank you."
thetorydiary