



se ti può consolare ho sentito correr voce che tra alcuni sedicenti ferreriani siano con noi in vista di un premio di entrata in caso di scissione.. (son tattiche politiciste che capitano un po' ovunque, non è niente di nuovo).


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Dalle mie parti si dice:"Ciau Nineta". Come dire:"Ciao ti saluto, ormai è finita e non c'è più nulla da fare", si usa anche per riferirsi a qualcosa perso a causa di una cazzata. In entrambi i casi, il significato della frase è utilizzabile per questa possente iniziativa politica! Con gente così, forse riusciamo ancora a perdere qualche punto percentuale e chiudere baracca e burattini.


Vabbè, facciamoci del male. Vi posto pure il volantino pseudoobama.
Il riferimento all'"uccello" per voi è incomprensibile, si tratta di questo enorme coso posto alle porte della città dal sindaco precendente http://www.gravinaoggi.it/images/pg088_1_00.jpg
Ecco qua, deliziatevi:
CHANGEWE NEED
Diamo in calce, fedelmente trascritto, il documento con cui la maggioranza (4 su 7 ) del Direttivo PD di Gravina, attualmente diretto dall’ex Sindaco Rino Vendola, ha rassegnato le dimissioni al fine di protestare contro la gestione personalistica del partito da parte del Segretario e contro il conseguente rifiuto di aprire un discorso di prospettiva in direzione di un rinnovato centro-sinistra riformatore e progressista. Ovviamente cogliamo questo come un invito di alto significato politico in quanto teso ad aprire una trattativa amministrativa tra persone per bene e tuttavia riteniamo per ora di prestare attenzione a quel passaggio in cui il documento consiglia di riflettere su quanto silenziosamente si consumain questi giorni. Le indiscrezioni ci dicono che l’ assordante silenzio di cui si fa cenno nel documento si deve al fatto che l’avv. Vendola sta in questo ore riproponendo la propria candidatura alla suprema carica della città.
E’ questo un segno di crisi, il sicuro segnale di un bisogno di cambiamento da parte di una città che non vuole essere rappresentata da un “uccello”, né tanto meno dall’uccello del sindaco o come oggi si dice, dello sceriffo. Di una città di tradizione democratiche e di sinistra che intende chiudere l’epoca di una gestione egocentrica, schizoide e contraddittoria contornata da un’entourage di cittadini o ricattati o intimiditi o favoriti, per lo più “incaricati” (per meriti o di amicizia o di famiglia o di sudditanza).
C’è da mettersi dietro alle spalle un’epoca di trasformismo politico inedito in questa città (salvo un Ribaltabile rimasto celebre), in una città sottoposta per altro dalla recente esperienza ad uno scempio edilizio voluto dal vertice e manipolato da speculatori, affaristi, ingegneri e architetti al servizio di un regime governato da un figlio degenere che – come direbbe uno psichiatra – ha infierito sadicamente contro la madre, la madre terra, che l’ha messo al mondo e l’ha nutrito. Il nostro sceriffo non è nuovo a cose di questo genere: era assessore quando la Giunta democristiana decretò la distruzione di Piazza della Repubblica, quella con gli alberi e col chiosco di Damiani che si spingeva fino al lungomare di Porta San Michele (si disse allora :’un lungomare senza il mare’). E’ un avvocato e però quella dell’urbanistica è rimasta la sua vocazione. Ed infatti: ha distrutto il Parco Bimbi della Pineta, ha allargato e ristretto le strade (Via Bari ,Via Ragni), ha chiuso ed aperto parcheggi, ha cancellato dalla topografia della città una strada panoramica che affacciava sulla Gravina (in Cavato Sant’Andrea) ed altre non numerabili piacevolezze del genere. Fortuna che gli è mancato il tempo di compiere altri misfatti, come quello di spianare il “Tuppetto” com’era nelle sue intenzioni o come quello di donare agli amici, agli amici degli amici, ai parenti e ai parenti dei parenti l’acquisito finanziamento di 200 miliardi per il recupero delle periferie
Tanto per stare nel simbolo, pare che adesso Gravina abbia avuto un sussulto (di stile, di orgoglio civico,di solidarismo , anch’esso essenziale ad una comunità) avendo deciso di voltar pagina tanto per non star più alle dipendenze dell’uccello del suo sceriffo. Che sia stato spodestato precocemente anzi tempo non è perché siamo stati graziati da una qualche divinità (qualche volta la provvidenza della storia fa di questi scherzi) bensì perché è stato il Vendola stesso a volere e ad augurarsi la propria fine (politica). Si è infatti eretto uno splendido monumento alla memoria,un mausoleo funebre che l’indigeno ed il visitatore potranno piacevolmente ammirare (al posto dei paesaggi sulla gravina ed al posto della Cola Cola) a Porta cosiddetta dell’Aquila (angolo Scuola Elementare/accesso alla gravina). E’ l’ultimo., il più bel ricordo di sé che egli ci lascia.
Per parte nostra riteniamo soltanto di dover rivolgere ai gravinesi l’invito a darsi un colpo di reni. Si può cambiare, come dicono gli americani: Change.We need.
Partito della Rifondazione Comunista di Gravina c.i.p. c/o via libertà, Gravina 28 settembre 2008





