Premesso prima di tutto che i politici italiani contano meno di nulla.
Quando nel 1991 fu fondata la lega Nord in quei giorni si parlava anche del simbolo elettorale.
Allora il simbolo che poteva presentarsi alle votazioni senza raccogliere le firme era quello del guerriero. Pertanto era logico che tale figura fosse conservata .
Alle votazioni del 1992 si presentò a roma al Ministero dell‘interno il simbolo del guerriero con la scritta “lega nord” ; però tale simbolo era convalidato da un altro circolo interno con il simbolo del guerriero con la scritta “ lega lombarda”.
Pertanto due guerrieri nel simbolo: uno grande e l’altro piccolo nel cerchio interno. Il simbolo ufficiale della lega nord però aveva la derivazioni dal simbolo lombardo e niente che ricordasse il Veneto od il Piemonte.
Il capo dei Piemontesi non protestò per questa esclusione; mentre il veneto Rocchetta impose che sul simbolo vi fosse anche l’effigie del Leone di San Marco. Fu riportato sullo scudo del guerriero. Se si nota il simbolo del leone e ricavato da una prospettiva piatta anziché seguire la curvatura dello scudo. Vi è una incongruenza grafica, ma questo fu dovuto alla velocità in cui fu deciso l’aggiunta del leone.
E poi nessuno pensò di cambiare questa anomalia grafica.
Bossi in quei giorni accettò l’imposizione di Rocchetta, perché già fin da allora era evidente che il Veneto era una forza che andava lisciata e non bisognava farla arrabbiare.
Il Veneto è sempre stato un punto debole del centralismo della lega. Venezia non era solamente la capitale del Veneto ma la capitale di quella parte dell’italia che più si avvicinava al colosso della mitteleuropea. Fu persino comperato un palazzo a Venezia per fare la sede del governo padano. Puro fumo, e poi quando si vide che il Veneto era ormai soggiogato, il palazzo venne venduto.
Tuttavia la consistenza della lega si regge solamente fin quando il Veneto gli regge lo strascico.
L’unità d’italia non salta per qualche votazione o per qualche improbabile manifestazione più o meno violenta. L’unità d’italia salta più facilmente se vi una forza centripeta determinata da uno stato confinante.
Ecco dove sta la colpa di Haider. Lui è un austriaco, l’Europa si salva dalla sterminio culturale solamente se si riforma il blocco della confederazioni di stati che formarono l’impero asburgico. Adesso l’impero è finito, però i popoli sono sempre quelli, e senza la loro compattezza politica gli ottomani dilagano.
Certamente il concetto del Veneto che diventa partecipe ad una macroregione era solamente un primo passo. Per l’Austria era sufficiente la formazione di una zona che non fosse soggetta totalmente al pensiero mediterraneo.
L indipendenza del Veneto o qualcosa di intermedio andava bene .
Però si sa che se si forma una piccola incrinatura poi il sistema di rottura viaggia da solo.
Bisogna sapere che forti poteri vogliono che l’italia sia unita con roma capitale.
Certamente da un punto di vista territoriale non importa se perde il Veneto, al massimo si spreme di più il Piemonte e la Lombardia. Ma questo creerebbe una emulazione inarrestabile, e lo stato palladiano si sgretolerebbe in pochi anni.
Chi si mette contro l’unità d’italia è sempre un uomo morto.
Qui nessuno scherza.
Sono permessi i furti, sono permessi i debiti, è permesso la classe politica più corrotta di Europa, gli sforamenti del trattato di Maastrich , i bilanci creativi, è persino permessa l’ultima sparata di chiudere le borse, ma l’integrità dell’italia è sacra.





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