Programma di IRS
irs.sr
iRS, una nuova politica per una nuova primavera indipendentista.
Creare politiche di sovranità a livello territoriale.
Avviare strategie per l’ideazione e la produzione di nuovi beni collettivi.
Portare nelle istituzioni sarde una classe dirigente nuova, onesta, competente, decisa, disposta a battersi e lavorare per un unico fine: il bene dei sardi, delle nostre comunità, della nostra nazione.
iRS, una forza politica nazionale.
8 candidati alla carica di Presidente. Più di 150 candidati alla carica di consigliere nei singoli collegi. Crescente radicamento sul territorio. Decine di sedi aperte nei nostri paesi. Presenza nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana delle nostre comunità. Continue iniziative e battaglie per la difesa dei diritti e gli interessi dei sardi. Un’azione costante rivolta alla costruzione di una terra in cui vivere meglio, in cui vivere da cittadini liberi della futura Repubblica di Sardegna.
Questa è la forza iRS. L’unica vera forza politica nazionale dei sardi.
Le province, i beni collettivi e il lavoro
Gli enti pubblici e le istituzioni locali, quali le Province, dovrebbero avere come unico compito quello di produrre “beni collettivi” ovvero tutto ciò di cui gli individui, le comunità locali, le imprese e in generale il territorio hanno bisogno per poter costruire un futuro di qualità, prosperità, benessere.
Infrastrutture per il trasporto, per la produzione e la distribuzione dell’energia, per l’istruzione, la formazione, l’erogazione dei servizi ai cittadini ed alle imprese. L’intelligenza collettiva, l’istruzione, le capacità e il saper fare. I progetti, le idee di futuro, le relazioni tra enti, comunità, individui e associazioni. Sono questi i beni collettivi – materiali, immateriali, relazionali – che dobbiamo ricominciare a produrre.
Tali beni sono indispensabili per creare un mercato del lavoro fluido, capace di fornire opportunità ai differenti tipi di professionalità presenti sul territorio e soprattutto capaci di rispondere alle aspettative di un popolo intero in termini di qualità della vita e di occupazione.
La creazione di lavoro, di qualità e diffuso, è l’unico reale obiettivo che ci si deve porre. La produzione di beni collettivi è lo strumento per farlo. Le nostre Province finora ne hanno prodotto pochi e di pessima qualità. E questo ha favorito semplicemente una rete assistenzialista, clientelare, fatta di spreco di risorse e di privilegi per pochi.
Ma ora è tempo di cambiare, ora è il nostro tempo. È il tempo dei sardi che sognano, osano, inventano, creano. Il tempo dei sardi che si impegnano, si battono, si uniscono per il bene della propria terra.
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Connettere (I Nuovi Beni Collettivi Materiali)
L’infrastrutturazione dei nostri territori, nonostante le numerose promesse, ha subito negli ultimi anni una costante perdita di competitività. L’esperienza delle piccole Repubbliche Europee ci insegna che strade, ferrovie, aeroporti e porti – così come reti energetiche efficienti in grado di ottimizzare l’utilizzo di risorse fondamentali quali il vento ed il sole – sono il cuore di un economia moderna capace di supportare i sistemi produttivi e la qualità della vita dei cittadini.
Formare (I Nuovi Beni Collettivi Immateriali)
La capacità di un popolo e di un territorio, di migliorare se stesso si può valutare dall’intelligenza collettiva che esso esprime. Investimenti importanti nelle politiche della formazione e dell’istruzione rappresentano un passo indispensabile da compiere. Gli enti provinciali rappresentano un attore fondamentale nella definizione di politiche volte ad incrementare i livelli di istruzione e ridurre l’abbandono scolastico. E questo si può fare attraverso integrazioni del reddito e borse di studio per le famiglie bisognose; incentivazione dei programmi didattici complementari (in campo informatico, linguistico sardo e straniero, storico, musicale, artistico, ecologico); collegando la formazione professionale al tessuto produttivo del territorio; rendendo la formazione permanente e aperta agli adulti; ristrutturando e riutilizzando i plessi scolastici in disuso; creando reti tra comuni per la fornitura dei servizi educativi e didattici; promuovendo reti museali e circuiti culturali all’interno di un circuito nazionale sardo; ridisegnando e rifinanziando la rete bibliotecaria; promuovendo progetti culturali di scambio e integrazione con le comunità straniere.
Produrre (Nuova Economia, Nuove imprese)
Acquisire un nuovo protagonismo nella definizione di politiche industriali serie e integrabili con il nostro territorio. Incentivazione della nuova imprenditoria e supporto alla nascita, all’insediamento ed allo sviluppo delle imprese attraverso la realizzazione di servizi avanzati di affiancamento allo sviluppo delle produzioni, all’ampliamento dei mercati ed alla produzione di brevetti.
Migliorare le capacità progettuali dell’ente attraverso l’acquisizione di competenze specialistiche nell’accesso alle risorse gestite direttamente dall’unione europea. Interfacciarsi in maniera più forte e strutturata con l’UE.
Rafforzare il ruolo dell’agricoltura migliorando la qualità dei nostri sistemi rurali e producendo coerenti processi di territorializzazione della filiera turistica. Incentivare l’ingresso dei giovani in agricoltura tramite un fondo prestiti provinciali, con restituzione a lungo termine e a tasso agevolato. Incentivare le esperienze di filiera corta per favorire il mercato agroalimentare interno; raccordare le produzioni primarie con la trasformazione artigianale e industriale; sostenere l’agricoltura biologica non attraverso premi ma con misure di defiscalizzazione dei tributi locali. Rendere obbligatori i protocolli d’intesa tra le ASL, le scuole e i produttori locali per l’utilizzo dei prodotti del territorio nelle mense pubbliche. Collegare in modo sistematico l’agricoltura e il turismo, creando una rete delle attività agrituristiche e del turismo didattico.
Prendere cura (Un Nuovo Welfare)
Strategie scoordinate ed estemporanee stanno portando all’ampliamento dei processi di esclusione sociale rendendo drammatica la condizione di vita di migliaia di famiglie. Bisogna definire un Piano strategico provinciale sulle nuove povertà, capace di mettere a punto azioni di intervento in concertazione con il terzo settore; impostare politiche di coordinamento per la sperimentazione di un nuovo modello di welfare locale in grado di ottimizzare le risorse a disposizione e di garantire servizi di qualità; sviluppare politiche volte a rafforzare i servizi per l’infanzia, per gli anziani e per tutte le categorie svantaggiate; sviluppare politiche di conciliazione che permettano alle donne di partecipare più attivamente nel mercato del lavoro, garantendo un aumento del reddito familiare e producendo nuove opportunità di sviluppo dei servizi; intervenire seriamente sulle politiche del credito favorendo il credito cooperativo e locale; istituire un fondo per il microcredito, per venire incontro alle situazioni di maggiore emergenza che si vengono a verificare sul nostro territorio.
Partecipare (Una Nuova Democrazia)
Oggigiorno l’assunzione di decisioni e l’utilizzo delle risorse pubbliche prescinde da qualsiasi criterio di trasparenza e condivisione, valori necessari per una democrazia che voglia essere tale. Bisogna dunque rendere accessibili tutti gli atti attraverso la pubblicità e la comunicazione istituzionale; rendere visibili via web consigli provinciali e sedute di commissione; avviare, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, la realizzazione del Bilancio partecipativo per mettere in relazione le risorse e i progetti con le risorse finanziarie reali dell’ente; abbandonare le licenze informatiche proprietarie a favore di quelle libere e gratuite, sopprimere enti e uffici inutili, ridurre gli emolumenti dei consiglieri e di componenti della giunta provinciali. Bisogna insomma tagliare gli sprechi e mettere i cittadini e la loro partecipazione al centro della vita politica