
Originariamente Scritto da
Lev Davidovic
Scusa, ma quando Marx, mi pare nell'Ideologia tedesca, se ne esce con frasi come "non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza" ovvero "il pensiero dominante è quello delle classi dominanti" non ti sembra che abbia capito (e anticipato) già tutto il discorso posteriore? Non conosco granchè di Marcuse, Adorno e Horkheimer, ma mi sembra che tutte le loro riflessioni siano già contemplate dal materialismo storico, o no? Certo, le forme di dominio psicologico e controllo sociale cambiano di epoca in epoca, si fanno più raffinate e teconologiche, non me la sentirei però di considerare il dominio dei mass media più pernicioso del dominio sulle coscienze esercitato per fare un esempio dal parroco, dal notabile, dal medico di paese in società contadine come la Russia di inizi '900 o la Sicilia degli anni '50. Il rincoglionimento collettivo dura finchè le grandi masse, per motivi molto terra terra, si risvegliano e allora saltano tutti gli schemi.
Il vizio culturale della sinistra 'post-moderna', certo vittima di una batosta storica di non poco conto, sta proprio nell'aver sostituito all'analisi della psicologia delle masse quella dell'individuo, insistendo sulla sua unicità e complessità e sull'immaterialità dei suoi bisogni, perdendo di vista il quadro storico d'insieme e maturando una profonda sfiducia nelle masse, il che a mio avviso si traduce in immobilità politica e derive idealistiche.
Insomma non contrapporrei il piano psicologico con quello materiale (socio-economico) in quanto è il metodo dialettico stesso che ci mette in guardia dal frantumare la realtà più di quanto essa non lo sia già. Dovremmo piuttosto ricordarci che ogni fenomeno umano è storicamente determinato e che è la storia,l'insieme delle vite dei singoli, non la coscienza o peggio il subconscio dell'individuo, il primo terreno in cui si producono cambiamenti epocali.